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-Nobel Fisica a padri dell'hard disk
- Nobel medicina a un italoamericano
(di Alessandra Baldini)
NEW YORK - La vendetta e' un piatto al global warming: dopo aver vinto un Emmy per la televisione e un Oscar per le sue battaglie verdi, l'ex vicepresidente Al Gore, 59 anni, ha condiviso con il Comitato Intergovernativo dell'Onu per i Cambiamenti Climatici (Iccp, una rete di 2.000 scienziati) il premio Nobel piu' ambito, quello per la Pace.
Il mutamento climatico ''e' la piu' grande sfida dell'umanita''', ma e' anche ''una grande opportunita''' ha commentato l'ex numero due di Bill Clinton, che devolvera' la sua meta' del premio da 1,56 milioni di dollari alla fondazione bipartisan e no-profit Alliance for Climate Protection. A Palo Alto, in California, Gore si e' presentato davanti alle telecamere ma non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti, eludendo quella che ogni reporter negli Usa avrebbe voluto porgli: usera' la piattaforma del premio per candidarsi alla Casa Bianca?
Per Gore potrebbe essere una nuova vendetta: l'occasione per far fuori Hillary Clinton, con cui dai tempi dello scandalo Monica Lewinski non corre affatto buon sangue.
Il crescendo del Draft Gore Movement, il movimento di base per convincere il vincitore del voto popolare del 2000 a uscire dall'esilio politico con una raccolta forte finora di oltre da 136 mila firme, raggiungera' probabilmente il suo apice alla vigilia del 2 novembre, scadenza ultima per entrare in gioco nelle primarie del New Hampshire. Ma le chance di un ingresso in pista sembrano minime: ''Gli ho chiesto tante di quelle volte di farlo che mi ha chiesto di smettere di chiamarlo'', ha detto l'ex presidente Jimmy Carter, vincitore di un premio Nobel per la Pace nel 2002.
Oggi, nel giorno dell'annuncio da Oslo, e' stato negli Usa il giorno delle congratulazioni: al coro unanime dei democratici, guidato dall'antico boss Bill Clinton e dalla potenziale rivale e vecchia nemica Hillary, si e' unita anche la Casa Bianca di George W. Bush con un indispettito: ''Gore sara' felicissimo'' e poi un fermo e secco: ''Noi non cambiamo rotta''.
E' un piccolo paradosso della storia: nel giorno della rivincita di Gore, il rivale del 2000 che lo derideva col soprannome di 'Ozone Man' e' al nadir della popolarita', azzoppato oltre che dal naturale processo di senescenza dei presidenti americani a fine mandato, da scelte politiche impopolari in politica interna e sul fronte dell'effetto serra.
Bush aveva snobbato il discorso di Gore all'Onu e a fine settembre l'autore di ''Una scomoda verita''' gli aveva chiesto di lanciare un nuovo Piano Marshall Globale per l'ambiente. Oggi il senso del Nobel - come si legge nella motivazione - e' un riconoscimento che Gore ha fatto piu' di ogni altro (con la sola eccezione di Madre Natura, ha notato il settimanale 'Time') per provocare una rivoluzione nel modo di pensare dell'opinione pubblica sulle misure che occorre adottare per fermare il global warming: una stragrande maggioranza di americani - il 90% dei democratici, l'80% degli indipendenti, il 60% dei repubblicani - e' convinto che una ''azione immediata'' sia necessaria per far fronte all'emergenza clima.
Che questa consapevolezza possa far da trampolino a una nuova corsa presidenziale in un campo dominato dalla front-runner (e antica rivale) Hillary Clinton e' tutto da vedere. Fonti vicine a Gore hanno ribadito che l'ex vice di Bill Clinton non ha intenzione di candidarsi. ''Non lo fara''', ha confermato 'Time', notando che entrando in gara ''Gore si brucerebbe una felicita' conquistata a fatica, ed e' ancora piu' felice e realizzato adesso che i fatti gli hanno dato ragione''. Quanto e' realistica una candidatura di Gore? Gli ostacoli pratici di mettere in piedi una macchina elettorale in questa fase avanzata della corsa sono molti. Ma per James Carville, ex stratega di Bill Clinton, c'e' ''il 25 per cento'' di possibilita' che l'ex vice di Bill si rimetta in gioco e ''non e' ancora troppo tardi''.
Ma ogni premio che passa per Gore e' la conferma che ha fatto la scelta giusta a lasciare la politica attiva: ''Sara' lui il kingmaker delle prossime elezioni'', ha pronosticato la sua ex collaboratrice Donna Brazile, che oggi e' alla Cnn. E cosi' il 'New York Times': ''Con la scelta del candidato a cui dara' il suo appoggio, sara' l'ago della bilancia della campagna''.
Il mutamento climatico ''e' la piu' grande sfida dell'umanita''', ma e' anche ''una grande opportunita''' ha commentato l'ex numero due di Bill Clinton, che devolvera' la sua meta' del premio da 1,56 milioni di dollari alla fondazione bipartisan e no-profit Alliance for Climate Protection. A Palo Alto, in California, Gore si e' presentato davanti alle telecamere ma non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti, eludendo quella che ogni reporter negli Usa avrebbe voluto porgli: usera' la piattaforma del premio per candidarsi alla Casa Bianca?
Per Gore potrebbe essere una nuova vendetta: l'occasione per far fuori Hillary Clinton, con cui dai tempi dello scandalo Monica Lewinski non corre affatto buon sangue.
Il crescendo del Draft Gore Movement, il movimento di base per convincere il vincitore del voto popolare del 2000 a uscire dall'esilio politico con una raccolta forte finora di oltre da 136 mila firme, raggiungera' probabilmente il suo apice alla vigilia del 2 novembre, scadenza ultima per entrare in gioco nelle primarie del New Hampshire. Ma le chance di un ingresso in pista sembrano minime: ''Gli ho chiesto tante di quelle volte di farlo che mi ha chiesto di smettere di chiamarlo'', ha detto l'ex presidente Jimmy Carter, vincitore di un premio Nobel per la Pace nel 2002.
Oggi, nel giorno dell'annuncio da Oslo, e' stato negli Usa il giorno delle congratulazioni: al coro unanime dei democratici, guidato dall'antico boss Bill Clinton e dalla potenziale rivale e vecchia nemica Hillary, si e' unita anche la Casa Bianca di George W. Bush con un indispettito: ''Gore sara' felicissimo'' e poi un fermo e secco: ''Noi non cambiamo rotta''.
E' un piccolo paradosso della storia: nel giorno della rivincita di Gore, il rivale del 2000 che lo derideva col soprannome di 'Ozone Man' e' al nadir della popolarita', azzoppato oltre che dal naturale processo di senescenza dei presidenti americani a fine mandato, da scelte politiche impopolari in politica interna e sul fronte dell'effetto serra.
Bush aveva snobbato il discorso di Gore all'Onu e a fine settembre l'autore di ''Una scomoda verita''' gli aveva chiesto di lanciare un nuovo Piano Marshall Globale per l'ambiente. Oggi il senso del Nobel - come si legge nella motivazione - e' un riconoscimento che Gore ha fatto piu' di ogni altro (con la sola eccezione di Madre Natura, ha notato il settimanale 'Time') per provocare una rivoluzione nel modo di pensare dell'opinione pubblica sulle misure che occorre adottare per fermare il global warming: una stragrande maggioranza di americani - il 90% dei democratici, l'80% degli indipendenti, il 60% dei repubblicani - e' convinto che una ''azione immediata'' sia necessaria per far fronte all'emergenza clima.
Che questa consapevolezza possa far da trampolino a una nuova corsa presidenziale in un campo dominato dalla front-runner (e antica rivale) Hillary Clinton e' tutto da vedere. Fonti vicine a Gore hanno ribadito che l'ex vice di Bill Clinton non ha intenzione di candidarsi. ''Non lo fara''', ha confermato 'Time', notando che entrando in gara ''Gore si brucerebbe una felicita' conquistata a fatica, ed e' ancora piu' felice e realizzato adesso che i fatti gli hanno dato ragione''. Quanto e' realistica una candidatura di Gore? Gli ostacoli pratici di mettere in piedi una macchina elettorale in questa fase avanzata della corsa sono molti. Ma per James Carville, ex stratega di Bill Clinton, c'e' ''il 25 per cento'' di possibilita' che l'ex vice di Bill si rimetta in gioco e ''non e' ancora troppo tardi''.
Ma ogni premio che passa per Gore e' la conferma che ha fatto la scelta giusta a lasciare la politica attiva: ''Sara' lui il kingmaker delle prossime elezioni'', ha pronosticato la sua ex collaboratrice Donna Brazile, che oggi e' alla Cnn. E cosi' il 'New York Times': ''Con la scelta del candidato a cui dara' il suo appoggio, sara' l'ago della bilancia della campagna''.
APPROFONDIMENTI
L'ex presidente che lotta per la terra
WASHINGTON - Il Premio Nobel per la Pace Al Gore ha trascorso sedici anni al Congresso e otto alla Casa Bianca prima di diventare il più famoso paladino della lotta al riscaldamento del pianeta.
Nato il 31 marzo 1948 a Washington, Albert Arnold 'Al' Gore, figlio di un famoso senatore del Tennessee ha respirato politica sin da bambino dividendo il tempo tra una stanza d'hotel nella capitale e la fattoria di famiglia nel Tennessee tra tabacco e mucche.
Laureato ad Harvard, suo compagno di stanza era l'attore Tommy Lee Jones, Gore non cercò di evitare la divisa (pur essendo contro la Guerra del Vietnam) entrando nel 1969 nell'esercito e finendo per cinque mesi, nel 1971, in Indocina come giornalista militare. Poco prima di essere inviato in Vietnam aveva sposato nel 1970 Mary Elizabeth 'Tipper' Aitcheson, suo compagna di liceo. Rientrato negli Usa Gore fece per cinque anni il giornalista passando poi a studiare legge ("con la penna non posso cambiare le cose") ma solo per lanciarsi in politica alla prima opportunità: un seggio vacante di deputato nel Tennessee. Gore vinse le elezioni facendo il deputato per otto anni (dal 1977 al 1985) prima di passare poi al Senato dove rimase fino al 1993 quando divenne vice-presidente degli Stati Uniti.
Nel 1988 si era candidato alla Casa Bianca ma la nomination democratica era stata vinta da Michael Dukakis. Nell'aprile 1989 un incidente al figlio Albert, 6 anni, rimasto a lungo in pericolo di morte dopo essere stato investito da una vettura, aveva sconvolto la vita di Gore e scosso le sue priorità: meno politica, più tempo per la famiglia e gli interessi personali. Era nato in questo periodo il libro 'Earth in the Balance', dedicato alla protezione dell'ambiente, un anticipo delle sue battaglie future. Scelto nel luglio 1992 da Bill Clinton come suo vice era approdato, vinte le elezioni, alla Casa Bianca dove era rimasto per otto anni fino al gennaio 2001, come vice-presidente. Nelle elezioni del 2000 aveva finalmente conquistato la candidatura democratica alla presidenza e quando l'America aveva votato nel novembre i sondaggi lo vedevano collo a collo col rivale repubblicano George W. Bush.
La battaglia tra i due fu decisa dalla Florida dopo una notte di colpi di scena ed un mese di battaglie legali sul riconto chiesto da Gore (Bush aveva solo 537 voti in più in Florida). Il voto decisivo venne dalla Corte Suprema che si espresse, per 5 voti a 4, contro il riconto dei voti della Florida. Gore accettò il verdetto "per il bene della unità del paese", ma in cuor suo sapeva di avere vinto. La Casa Bianca gli era stata scippata. La profonda delusione segnò la nascita del nuovo Gore, disgustato dalla politica e paladino delle battaglie per l'ambiente. Le sue conferenze sul pericolo del mutamento del clima attirano folle sempre più numerose.
Il suo libro 'Una Verita' Scomoda' diventa un bestseller mondiale. Il documentario dallo stesso titolo vince in febbraio l'Oscar. Nel discorso di ringraziamento Gore afferma che il problema del clima "Non è una questione politica ma ormai una questione morale". In luglio Gore organizza il concerto mondiale 'Live Earth' per rafforzare la consapevolezza del problema del clima. Gore è ormai una superstar mondiale ed il paladino più famoso della causa ambientale.
Nato il 31 marzo 1948 a Washington, Albert Arnold 'Al' Gore, figlio di un famoso senatore del Tennessee ha respirato politica sin da bambino dividendo il tempo tra una stanza d'hotel nella capitale e la fattoria di famiglia nel Tennessee tra tabacco e mucche.
Laureato ad Harvard, suo compagno di stanza era l'attore Tommy Lee Jones, Gore non cercò di evitare la divisa (pur essendo contro la Guerra del Vietnam) entrando nel 1969 nell'esercito e finendo per cinque mesi, nel 1971, in Indocina come giornalista militare. Poco prima di essere inviato in Vietnam aveva sposato nel 1970 Mary Elizabeth 'Tipper' Aitcheson, suo compagna di liceo. Rientrato negli Usa Gore fece per cinque anni il giornalista passando poi a studiare legge ("con la penna non posso cambiare le cose") ma solo per lanciarsi in politica alla prima opportunità: un seggio vacante di deputato nel Tennessee. Gore vinse le elezioni facendo il deputato per otto anni (dal 1977 al 1985) prima di passare poi al Senato dove rimase fino al 1993 quando divenne vice-presidente degli Stati Uniti.
Nel 1988 si era candidato alla Casa Bianca ma la nomination democratica era stata vinta da Michael Dukakis. Nell'aprile 1989 un incidente al figlio Albert, 6 anni, rimasto a lungo in pericolo di morte dopo essere stato investito da una vettura, aveva sconvolto la vita di Gore e scosso le sue priorità: meno politica, più tempo per la famiglia e gli interessi personali. Era nato in questo periodo il libro 'Earth in the Balance', dedicato alla protezione dell'ambiente, un anticipo delle sue battaglie future. Scelto nel luglio 1992 da Bill Clinton come suo vice era approdato, vinte le elezioni, alla Casa Bianca dove era rimasto per otto anni fino al gennaio 2001, come vice-presidente. Nelle elezioni del 2000 aveva finalmente conquistato la candidatura democratica alla presidenza e quando l'America aveva votato nel novembre i sondaggi lo vedevano collo a collo col rivale repubblicano George W. Bush.
La battaglia tra i due fu decisa dalla Florida dopo una notte di colpi di scena ed un mese di battaglie legali sul riconto chiesto da Gore (Bush aveva solo 537 voti in più in Florida). Il voto decisivo venne dalla Corte Suprema che si espresse, per 5 voti a 4, contro il riconto dei voti della Florida. Gore accettò il verdetto "per il bene della unità del paese", ma in cuor suo sapeva di avere vinto. La Casa Bianca gli era stata scippata. La profonda delusione segnò la nascita del nuovo Gore, disgustato dalla politica e paladino delle battaglie per l'ambiente. Le sue conferenze sul pericolo del mutamento del clima attirano folle sempre più numerose.
Il suo libro 'Una Verita' Scomoda' diventa un bestseller mondiale. Il documentario dallo stesso titolo vince in febbraio l'Oscar. Nel discorso di ringraziamento Gore afferma che il problema del clima "Non è una questione politica ma ormai una questione morale". In luglio Gore organizza il concerto mondiale 'Live Earth' per rafforzare la consapevolezza del problema del clima. Gore è ormai una superstar mondiale ed il paladino più famoso della causa ambientale.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















