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Martedì, 24 Giugno : 2008 Il Messaggero
SEUL (24 giugno) - Nel 1953 era alto un metro e cinquanta. Aveva 17 anni. Combatteva contro i suoi fratelli-nemici devoti a Kim Il Sung. Mancavano pochi giorni all'armistizio del 27 luglio. Non sarebbe cambiato nulla. I "fratelli" del nord separati da quelli del sud dal 38 parallelo come stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ma intanto 2 milioni di persone erano morte. Nel listino ufficiale dei caduti diffuso dal regime di Pyongyang c'era anche il suo nome, Kim Jin-soo [*], che invece era stato ferito durante un combattimento proprio pochi giorni prima dell'armistizio e fatto prigioniero dalle truppe della Corea del Nord. Oggi Kim ha 72 anni, è alto un metro e quaranta e pesa 35 chili. In mezzo a quei dieci centrimetri persi in una vita di stenti, 55 anni di prigionia, 40 trascorsi a lavorare in una miniera nella provincia di Pyeongan, gli ultimi 10 come agricoltore a Hamgyeong.
Nella Corea del Nord Kim ha provato ed è riuscito a sopravvivere. Si è fatto una famiglia. Dalla moglie ha avuto quattro figli, 3 femmine e un maschio. Ha provato a dimenticare la sua terra, forse c'è riuscito, ma la libertà, quella, non è riuscita a dimenticarla. E allora ha deciso, come fanno tanti altri suoi colleghi-prigionieri. Ha organizzato la "grande fuga". Si è rivolto a Choi Sung-Yong, capo Abductees’ Family Union Association, una delle tante associazioni impegnate nella lotta per il rimpatrio dei sudcoreani. Ha attraversato il fiume Duman al confine tra Corea del Nord e Cina. E' rimasto lì in attesa di riceve l'autorizzazione per lasciare il paese e quindi tornare a casa.
Ad aspettarlo il fratello. I genitori, ovviamente, sono morti. La sua famiglia, qulla creata nei 55 anni di prigionia, l'ha lasciata nella Corea del Nord. Forse perché il viaggio era troppo rischioso, o forse perché la moglie e i figli non si sentivano prigionieri nella loro terra. Ma Kim non ha mai dimenticato l'odore del fiore mugunghwa, il fiore nazionale della Corea, quello che potrà rivedere con gli occhi di un uomo libero, quello che in coreano significa "immortale", come la voglia di tornare a casa.
Choi Sung-Yong racconta che negli anni Settanta 458 coreani del sud, soprattutto pescatori, sono stati catturati dal governo del Nord. Più di 500 prigionieri di guerra non sono più tornati a casa.
Nella Corea del Nord Kim ha provato ed è riuscito a sopravvivere. Si è fatto una famiglia. Dalla moglie ha avuto quattro figli, 3 femmine e un maschio. Ha provato a dimenticare la sua terra, forse c'è riuscito, ma la libertà, quella, non è riuscita a dimenticarla. E allora ha deciso, come fanno tanti altri suoi colleghi-prigionieri. Ha organizzato la "grande fuga". Si è rivolto a Choi Sung-Yong, capo Abductees’ Family Union Association, una delle tante associazioni impegnate nella lotta per il rimpatrio dei sudcoreani. Ha attraversato il fiume Duman al confine tra Corea del Nord e Cina. E' rimasto lì in attesa di riceve l'autorizzazione per lasciare il paese e quindi tornare a casa.
Ad aspettarlo il fratello. I genitori, ovviamente, sono morti. La sua famiglia, qulla creata nei 55 anni di prigionia, l'ha lasciata nella Corea del Nord. Forse perché il viaggio era troppo rischioso, o forse perché la moglie e i figli non si sentivano prigionieri nella loro terra. Ma Kim non ha mai dimenticato l'odore del fiore mugunghwa, il fiore nazionale della Corea, quello che potrà rivedere con gli occhi di un uomo libero, quello che in coreano significa "immortale", come la voglia di tornare a casa.
Choi Sung-Yong racconta che negli anni Settanta 458 coreani del sud, soprattutto pescatori, sono stati catturati dal governo del Nord. Più di 500 prigionieri di guerra non sono più tornati a casa.
[*]
Citazione:PoW 'escapes after 55 years'
From correspondents in Seoul
June 24, 2008 06:06pm
Article from: Agence France-Presse
A SOUTH Korean prisoner of war has escaped North Korea after 55 years and is waiting in a third country to return to his homeland, an activist said today.
The 78-year-old man was in a South Korean consulate after fleeing the communist state on June 14, Choi Sung-Yong, who arranged the rescue, said.
The man was captured by North Korean troops in 1953 after suffering a gunshot wound to the knee.
"He had worked as a coal miner in North Hamgyong province. He fled alone through China, leaving his wife and children at his home," Mr Choi said.
"He is sick and being attended by South Korean officials," said the South Korean activist, who has arranged at least 10 previous escapes.
Mr Choi did not elaborate on the PoW's rescue, which involved arranging border crossings. If caught in China, refugees from North Korea face repatriation and harsh punishment - possibly even a death sentence.
By official count 485 South Koreans, mostly fishermen, were seized in the Cold War decades following the 1950-53 Korean conflict. More than 500 prisoners of war were never sent home in 1953.
North Korea denies holding any South Koreans against their will, though some have managed to escape and come South.
Pyongyang has also allowed a selected number of PoWs or abductees to meet South Korean relatives in the North.
South Korea's new President Lee Myung-Bak has pledged to take a firmer line with Pyongyang and to push the regime on its human rights record.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















