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PRIVACY: INTERCETTAZIONI, "ANOMALIA ITALIANA"
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Mercoledì, 16 Luglio : 2008

PRIVACY: INTERCETTAZIONI,
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 "ANOMALIA ITALIANA"


ROMA - "Troppo frequentemente in questi anni le informazioni raccolte durante le indagini sono state oggetto di pubblicazione e di diffusione al di fuori dei processi. Fenomeno questo che, nella misura e nei modi in cui in molti casi è avvenuto, ha costituito e costituisce indubbiamente una anomalia tutta italiana". Lo dice il presidente del Garante per la protezione dei dati personali Francesco Pizzetti nella sua relazione annuale al Parlamento parlando della pubblicazione delle intercettazioni. Fenomeno che avviene in "un Paese che vuole tutto sapere e tutto conoscere, ma nel quale è purtroppo tuttora irrisolto il cortocircuito tra le ragioni della giustizia, dell'informazione e della tutela della riservatezza".

Il Garante rivolge quindi un appello ai giornalisti. "Fermatevi e riflettete". Per Pizzetti, che rilancia un tema già affrontato ieri dal presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Corrado Calabrò nella relazione annuale, ci sono "troppi processi mediatici, troppa commistione fra realtà e reality". Si riferisce ai talk show "basati su fatti ed episodi della politica, della vita sociale, delle relazioni interpersonali, che mettono in piazza, nei moderni fori telematici, vicende spesso anche privatissime". Così a suo avviso "questa non è informazione, non è trasparenza, non è un servizio che si fa all'opinione pubblica e alla democrazia. Non è giusto, in nome di una trasparenza che diventa prima di tutto spettacolo, e talvolta persino morbosità, invocare la legittimità di ogni invasione nella sfera più intima delle persone". Per questo il Garante "chiede al Parlamento, e specificamente ai presidenti delle due Camere, misure opportune per evitare che nelle interrogazioni e nelle interpellanze pubblicate in rete dopo anni, siano riportati dati e fatti che, utili per il dibattito parlamentare di allora, possono però continuare a ledere gravemente le persone citate".

UFFICI GIUDIZIARI ALL'ANNO ZERO
"Le verifiche svolte al Tribunale di Roma, anche se circoscritte alle Sezioni civili e del lavoro, ci hanno confermato che la protezione dei dati negli uffici giudiziari è ancora quasi all'anno zero". A lanciare l'allarme é il presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali Francesco Pizzetti nel suo discorso di presentazione del lavoro annuale dell'ufficio al Parlamento. Da qui gli interventi del garante che chiede protezione per i dati e risorse per la tutela effettiva dei diritti dei cittadini.

RIS HA 20MILA CAMPIONI, SERVE LEGGE SU DNA
"Urge una legislazione chiara in materia di banche dati del Dna". A chiederlo è il presidente dell'Autorità per la protezione dei dati personali Francesco Pizzetti, che nella relazione annuale cita un dato significativo: "la nostra attività ispettiva e le nostre ispezioni al Ris di Parma sul trattamento dei campioni biologici da loro detenuti in misura vicina alle ventimila unità, hanno rappresentato un'esperienza importante". Per Pizzetti serve una legislazione sulle banche dati del Dna e "il legislatore deve definire i tempi di conservazione: le finalità per le quali tali campioni o i loro marcatori possono essere conservati; il tempo entro il quale essi devono essere distrutti; le regole che devono presiedere al loro utilizzo".

IMPRONTE, NO ALL'USO DISCRIMINATORIO Dal Garante per la protezione dei dati personali viene un "fermo e chiaro invito alla moderazione" nell'uso delle impronte digitali e dei dati biometrici che "si va diffondendo a macchia d'olio, sia nel mondo del lavoro sia in altri ambiti", perché sono "potenzialmente lesivi della dignità delle persone" e quindi non vanno usate "secondo criteri discriminatori". Lo dice il presidente dell'Autorità Francesco Pizzetti nella sua relazione annuale al Parlamento.

  





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