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PROCESSO BERLUSCONI-MILLS: sviluppi
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Martedi, 17 Giugno : 2008

PROCESSO MILLS:
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Berlusconi HA RICUSATO IL GIUDICE GANDUS


Collegata:
- BLOCCA-PROCESSI, SCHIFANI: SARA' UNA SEDUTA VIVACE
- BERLUSCONI RICUSA GIUDICE VELTRONI: STOP DIALOGO

MILANO - E' stata depositata nella cancelleria della quinta sezione della Corte d'Appello di Milano l'istanza con la quale Silvio Berlusconi ha ricusato il presidente della decima sezione del Tribunale di Milano, Nicoletta Gandus. La ricusazione riguarda il processo in cui il premier è imputato per corruzione in atti giudiziari con l'avvocato inglese David Mills.

BLOCCA PROCESSI, PROTESTE AL SENATO - Il Presidente del Senato, Renato Schifani, ha letto in Aula la lettera ricevuta ieri dal Premier, Silvio Berlusconi sulla necessita di arrivare ad una sospensione di alcuni processi. Dai banchi dell' opposizione si sono levate proteste quando Schifani ha letto i punti in cui Berlusconi parla di "aggressione" da parte delle "toghe di sinistra". Il presidente del Senato ha tirato dritto e al termine della lettura dai banchi della maggioranza sono arrivati applausi e contestazioni dall'opposizione che già ad avvio dei lavori dell'Aula aveva criticato la lettera del presidente del Consiglio denunciando "uno strappo anticostituzionale" e un cambiamento di clima, con una impossibilità di aprire un dialogo tra maggioranza e opposizione.

DI PIETRO, PER PREMIER ACCUSE GRAVISSIME - "La maggioranza va avanti seguendo gli ordini di Berlusconi che deve sistemare i suoi guai giudiziari. Noi riteniamo che la corruzione in atti giudiziari, come ipotesi accusatoria, compiuta da un presidente del Consiglio sia un reato gravissimo, non c'é reato più grave per un premier". Lo afferma il leader dell'Idv Antonio di Pietro commentando le dichiarazioni di Berlusconi e l'inserimento nel dl sicurezza di due emendamenti che consentono la sospensione dei processi fino al giugno 2002. Parlando dell'atteggiamento del Partito Democratico, il leader dell'Idv aggiunge: "Aspettiamo di vedere i fatti".

"Non ho mai dichiarato che i due emendamenti che sospendono i processi sono incostituzionali. Del resto lo stesso giornalista non mi attribuisce una dichiarazione in tal senso. Ho semplicemente detto che preferisco leggere i testi prima di esprimere giudizi". Lo dichiara il senatore Roberto Castelli, sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, che precisa così il suo pensiero sui due emendamenti al decreto sicurezza messi a punto dai relatori Filippo Berselli e Carlo Vizzini e ribattezzati "salva premier".

 Il vicepresidente del gruppo del Pdl al Senato Gaetano Quagliariello difende gli emendamenti presentati al decreto e definiti 'salva-premier' perché di fatto "privilegiano quei processi che riguardano reati che suscitano grave allarme sociale". Ma la vera norma, quella che serve sul serio, per Quagliariello, è il cosiddetto Lodo Maccanico: la legge che garantisce l'impunità e la sospensione dei processi nei confronti delle alte cariche dello Stato fino al termine del loro mandato. Una norma che la maggioranza chiama Lodo Maccanico, visto che il primo a proporre questo tipo di soluzione su Antonio Maccanico in Commissione Affari Costituzionali della Camera e che l'opposizione definisce invece 'Lodo Schifani' visto che fu l'attuale capo del Senato a farla propria dopo che venne 'sconfessata' dal centrosinistra. "Una legge che consenta di governare - osserva Quagliariello - serve. Ma nessuno chiede impunità. Semplicemente riteniamo sia giusto che i conti con la giustizia si facciano dopo, alla fine del mandato ricevuto dagli cittadini". "E' dal '94 ad oggi che stiamo parlando dei guai giudiziari di Berlusconi - prosegue - e' ora di smetterla. Ripeto, non chiediamo sconti o impunità, ma vogliamo che ora si parli di Alitalia, rifiuti e di tutti i problemi che assillano gli italiani". "Il Lodo Maccanico insomma, serve, e noi ci dobbiamo mettere la faccia e dobbiamo prendere questa strada a volto scoperto, senza sotterfugi e senza paura. Gli emendamenti presentati ieri sono congrui perché non si può pensare di fare il Lodo Maccanico quando i buoi sono già scappati... . Ovviamente tenendo conto di tutti i suggerimenti che ci sono arrivati dalla Corte Costituzionale".

ZANDA, OPPOSIZIONE CON TUTTI STRUMENTI REGOLAMENTO - Quello che accade con gli emendamenti al decreto sulla sicurezza prefigura una "rottura unilaterale" del dialogo e i senatori del Pd sono pronti a opporsi agli emendamenti "salva premier" con tutti gli strumenti previsti dal Regolamento di palazzo Madama: equivale a una sentenza il giudizio del vice presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda, che riconosce fondato l'allarme di chi invoca "un'emergenza democratica". "Ma avete presente che cosa è successo in poche settimane, su norme rilevanti?", chiede Zanda rivolto ai cronisti. Ed enumera i provvedimenti che hanno fatto storcere il naso, e non solo, all'opposizione. "Si comincia con la norma 'salva Rete 4', si passa all'emendamento sulla società Autostrade, per arrivare al patteggiamento allargato. Poi si riprende con Alitalia, trasformando il prestito ponte in capitalizzazione fresca della società, con ciò esponendo il Paese alla procedura di infrazione da parte della Ue. Fino ad arrivare alla sospensione dei processi. Tutto ciò - chiosa Zanda - prefigura una rottura unilaterale del dialogo, perché alcune di queste norme sono palesemente incostituzionali". In queste condizioni rischia di calare il sipario sulle riforme? "Di quali riforme parliamo? Nessuno ha visto un'iniziativa del governo sulle riforme costituzionali. Oggi possiamo soltanto prendere atto di quello accade nelle aule. Di riforme - conclude Zanda - finora non si vede traccia".



Ultima modifica di Redazione il 10 Lug 2008 13:47, modificato 1 volta in totale 






ViviCentro (art. 19 e 21)

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Messaggio Berlusconi-Mills, giudici si riservano su ricusazione 
 

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Giovedì, 10 Luglio : 2008

Berlusconi-Mills,
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giudici si riservano su ricusazione


MILANO (Reuters) - I giudici della Corte d'Appello di Milano si sono riservati oggi di decidere sull'istanza di ricusazione presentata dai legali del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nei confronti di Nicoletta Gandus, presidente del collegio giudicante nel processo sui presunti fondi neri Mediaset in cui il premier è imputato insieme all'avvocato britannico David Mills per corruzione giudiziaria. Lo hanno riferito fonti giudiziarie.

La corte ha ora cinque giorni a disposizione per valutare il caso e prendere una decisione finale.

Il sostituto procuratore generale Laura Bertolé Viale sulla ricusazione per presunta "inimicizia grave" ha già espresso parere negativo definendola "inammissibile".

"Ci aspettiamo giustizia", ha commentato Niccolò Ghedini, uno dei legali del premier, parlando con i giornalisti, e -- alla domanda su che fine farà il processo con la norma sospendi-processi e il Lodo Alfano -- ha auspicato di poter "finire il processo Mills-Berlusconi perchè sono convinto che (Berlusconi) verrà assolto".

Al centro del processo, che ha preso il via nel marzo 2007, c'è l'accusa secondo cui Berlusconi nel 1997 fece inviare 600.000 dollari a Mills come ricompensa per non aver rivelato in due processi, in qualità di testimone -- e quindi con l'obbligo di legge di dire il vero e non tacere nulla -- le informazioni su due società off-shore usate da Mediaset, secondo la procura, per creare fondi neri.

Sia Berlusconi sia Mills hanno sempre respinto le accuse, e il gruppo di Segrate ha ribadito in più occasioni in diverse note la propria correttezza e trasparenza.

  





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Messaggio Approvata la risoluzione a tutela dei magistrati citati dal 
 

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Giovedì, 10 Luglio : 2008 La Stampa

Mills, il Csm contro Berlusconi
    
Approvata la risoluzione a tutela
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dei magistrati citati dal premier


ROMA - I provvedimenti della magistratura possono essere criticati, ma non si può arrivare alla denigrazione. È il richiamo di cui si fa interprete la Prima Commissione del Csm, che oggi ha approvato la proposta di risoluzione «a tutela dei magistrati» di Milano del processo Mills, che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha accusato di politicizzazione nella lettera inviata il 16 giugno scorso al presidente del Senato Renato Schifani.

Contro il documento, che ora dovrà essere sottoposto al plenum, ha votato il consigliere laico della Cdl Gianfranco Anedda.Secondo i consiglieri di Palazzo dei Marescialli, le affermazioni del premier avrebbero leso il «prestigio» della magistratura, il che consente al Csm di intervenire a tutela dei giudici chiamati in causa. Tra politica e autorità giudiziaria serve invece «rispetto reciproco», è la sollecitazione che si ribadisce.

A favore della proposta di risoluzione - che ricalca testi già adottati altre volte dall’organo di autogoverno della magistratura in casi analoghi - hanno votato gli altri cinque componenti della Prima Commissione: il presidente Antonio Patrono (Mi), che della pratica è relatore, assieme ai colleghi togati Fabio Roia (Unicost), Livio Pepino (Md) e Mario Fresa (Movimento per la giustizia), e al consigliere laico di centrosinistra Letizia Vacca. In una nota, il Csm fa sapere però che «il testo del documento rimane secretato» e «sarà disponibile all’atto dell’inserimento all’ordine del giorno dell’Assemblea plenaria, in data da definire». È probabile, però, che già la prossima settimana il plenum possa discutere la proposta di risoluzione.

L’apertura della pratica a tutela dei giudici milanesi era stata disposta, il giorno stesso della lettera di Berlusconi a Schifani, dal comitato di presidenza del Csm: sia a tutela del «sostituto procuratore milanese» accusato «di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici» che di magistrati del «Tribunale di Milano anch’esso politicizzato e supinamente adagiato sulle tesi accusatorie». Il primo via libera alla proposta di risoluzione da Palazzo dei Marescialli arriva proprio nel giorno in cui i giudici della Corte d’Appello di Milano si sono riuniti per discutere l’istanza di ricusazione del presidente del collegio chiamato a giudicare Berlusconi e Mills, Nicoletta Gandus, presentata dai legali del premier per «inimicizia grave». Decisione che si sono riservati di adottare, entro 5 giorni.

  





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Messaggio Mills, respinta istanza ricusazione giudice Gandus 
 

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Giovedì, 17 Luglio : 2008

Mills,
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respinta istanza ricusazione giudice Gandus


MILANO - I giudici della quinta sezione della Corte d'Appello di Milano hanno respinto l'istanza di ricusazione del giudice Nicoletta Gandus presentata da Silvio Berlusconi nell'ambito del processo in cui è imputato insieme all'avvocato David Mills.

L'istanza di ricusazione era stata presentata dal presidente del consiglio attraverso i suoi legali, gli avvocati Niccolò Ghedini e Pietro Longo, lo scorso 17 giugno. La richiesta di ricusazione è stata però respinta in quanto i giudici hanno ritenuto infondati i motivi per cui era stata presentata.

La difesa di Berlusconi sosteneva che la Gandus con una serie di interventi su siti internet ha dimostrato "grave inimicizia" nei confronti del premier imputato al processo che si sta celebrando davanti alla decima sezione penale del tribunale di Milano presieduta dallo stesso giudice Gandus. Le motivazioni con cui la Corte d'appello ha rigettato nel merito l'istanza sono di 16 pagine.

GIUDICI, NON INIMICIZIA MA MANIFESTAZIONI PENSIERO - "I documenti che dovrebbero dimostrare l'inimicizia grave tra la dott.sa Gandus e il ricusante (...) sono mere manifestazioni di pensiero relative non a rapporti personali o comportamenti dell'on. Silvio Berlusconi ma semplicemente critiche a testi di legge approvati dal Parlamento durante la legislatura 2001/2006, nella quale quest'ultimo è stato capo del governo".

E' questo uno dei passaggi delle motivazioni con cui oggi i giudici della Corte d'Appello di Milano hanno respinto l'istanza di ricusazione del giudice Gandus presentata dalla difese di Silvio Berlusconi nell'ambito del processo nel quale il presidente del consiglio é imputato insieme all'avvocato David Mills.

  





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Messaggio Il Csm: "Il premier rispetti i giudici" 
 

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Venerdì, 18 Luglio : 2008

PROCESSO MILLS

Il Csm:
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"Il premier rispetti i giudici"


una seduta del csm

Messaggio per il presidente del Consiglio nella risoluzione proposta dalla Prima Commissione di palazzo dei Marescialli.
Bufera su Gasparri: "Il Csm è una cloaca". Poi si scusa


Roma, - Il presidente del Consiglio rispetti i magistrati. E' il messaggio contenuto nella risoluzione proposta dalla Prima Commissione del Csm, a tutela dei magistrati del processo Mills attaccati dal premier Silvio Berlusconi nella lettera inviata al presidente del Senato Renato Schifani. Un documento che la prossima settimana sarà discusso dal plenum di Palazzo dei Marescialli. Alle toghe milanesi, sottolinea la Commissione rivendicando il compito del Csm di intervenire a loro tutela, sono state rivolte "gravi accuse manifestamente idonee a delegittimarne l'operato", attraverso "espressioni denigratorie".

"CSM CLOACA"

Ennesimo scontro tra maggioranza di governo e magistratura. A far esplodere la bagarre questa volta è stato il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, che, ospite di Radio Radicale, si è lasciato sfuggire una dura affermazione nei confronti di Palazzo dei Marescialli: "La cloaca del Csm correntizzato, partitizzato e parcellizzato è uno scandalo che offende gli italiani". La replica dell'Anm contro "l'invettiva volgare e qualunquista" non si fa attendere, accompagnata dall'indignazione di tutta l'opposizione nonostante le due precisazioni che l'ex ministro fa nel pomeriggio.

Gasparri assicura che "non intendeva denigrare l'istituzione in quanto tale o chi ne ha la guida operativa. L'espressione - si difende - era collegata alle note polemiche con taluni esponenti del Csm che recentemente hanno assunto iniziative che hanno alimentato un acceso dibattito anche in riferimento ai compiti ed ai limiti delle diverse istituzioni".

Ma l'apologia non basta: "La magistratura italiana non si farà trascinare sul terreno dell'invettiva volgare e qualunquista, e continuerà a perseguire la strada del rispetto tra le istituzioni dello Stato", sottolinea il presidente dell'Anm, Luca Palamara. E aggiunge: "Ma a chi quella strada mostra quotidianamente di abbandonare rispondiamo che difenderemo strenuamente i valori della Costituzione e dell'indipendenza della magistratura contro i tentativi ormai chiari di superare l'attuale sistema di divisione dei poteri dello Stato e volti a delegittimare l'intera magistratura e l'organo di governo autonomo".

Per Massimo D'Alema le dichiarazioni di Gasparri "sono una manifestazione di dipendenza dall'agenda del presidente del Consiglio. Non credo che si possa neppure commentare". E il senatore del Pd Luigi Lusi chiede che il presidente del Senato Renato Schifani censuri il linguaggio di Gasparri. Anche l'Udc con Michele Vietti si aspetta che "dalla maggioranza si levi qualche voce ragionevole che, censurando il linguaggio dell'insulto, scelga quello delle proposte serie".

Alza la voce anche l'Italia dei Valori, duramente criticata la scorsa settimana per i toni di Piazza Navona: "Le parole di Gasparri che, a differenza di Grillo e della Guzzanti, purtroppo per noi non è un comico, sono squallide e desolanti. Ci domandiamo se tutti i benpensanti prezzolati della politica e dell`informazione, che si sono stracciati le vesti dopo piazza Navona, siano oggi tutti distratti perché in vacanza al mare o all`estero", afferma Massimo Donadi.

 Ma dalla maggioranza è Silvio Berlusconi in persona a difendere il presidente dei senatori del suo partito con un commento telegrafico: "Gasparri ha già fatto una precisazione che ha posto la parola fine a questo problema". E in serata è lo stesso Gasparri ad inviare una seconda precisazione in cui ammette che le espressioni da lui usate sono state "eccessive" ma "sono state il frutto di un acceso scambio di idee in una trasmissione radiofonica aperta al libero confronto, ma purtroppo anche al libero insulto nei miei confronti". E si impegna a cercare di ricondurre la polemica nel contesto di una normale dialettica parlamentare.

  





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Messaggio Mills, consulente premier: nessun flusso misterioso 
 

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Venerdì, 18 Luglio : 2008

Mills, consulente premier:
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nessun flusso misterioso


MILANO - Nessun "flusso misterioso" nelle movimentazioni finanziarie dell'armatore Diego Attanasio e nemmeno nessuna commistione di denaro con qualsiasi altra persona, men che meno con chi aveva chiamato a gestire il suo patrimonio, cioé l'avvocato David Mills. E' quanto ha sostenuto oggi Claudia Tavernari, consulente della difesa di Silvio Berlusconi imputato a Milano insieme al legale inglese. E' stata dedicata alla deposizione dell'esperta contabile del Presidente del Consiglio l'udienza di oggi, l'ultima prima dell' approvazione del lodo Alfano e del quasi certo 'congelamento' della posizione del premier e la prima dopo il rigetto dell' istanza di ricusazione del presidente del collegio giudicante, Nicoletta Gandus.

Per circa sette ore la commercialista, che ha illustrato solo una parte della sua consulenza (migliaia di pagine rilegate in tre volumi, uno verde e due rossi e messe anche su cd rom), attraverso una serie di lucidi proiettati su uno schermo (per circa un'ora è saltata la corrente e quindi la proiezione), ha ricostruito i movimenti di denaro di Attanasio sui suoi conti in Morgan Stanley e su quelli affidati per la gestione allo studio dei fratelli Marrache dal 1997 al 2001. Conti su cui sono stati versati 7 milioni 950 mila dollari dei 10 milioni ricavati dalla vendita della motonave Ocean Installer e sui quali, secondo l'esperta contabile, non ci sono state entrate mentre per le uscite si è risaliti anche al beneficiario. In base all'esame della documentazione agli atti dell'indagine e del processo, la consulente ha in sostanza spiegato al Tribunale, che nei conti correnti analizzati non c'é traccia di alcun versamento di 600 mila dollari, cifra che secondo l'accusa sarebbe stata versata da Berlusconi a Mills, tramite il manager Fininvest Carlo Bernasconi (scomparso anni fa).

Sebbene non sia mai stato menzionato nel corso dell' udienza, il lodo Alfano aleggiava in aula. L'avv. Niccolò Ghedini, difensore di Berlusconi, ai cronisti che gli chiedevano cosa sarebbe accaduto, ha ripetuto: "Vediamo se si sospende, vediamo se passa la legge", lasciando intendere anche qualche improbabile colpo di scena. Nonostante l'imminente approvazione, il processo, dopo anche una discussione sulle prossime date, è stato aggiornato al 19 settembre con il proseguimento dell'audizione del consulente del premier (in programma il capitolo sui 2 milioni e 50 mila dollari finiti su un conto di Cim Banque di Ginevra). In realtà per quella data la posizione del presidente del Consiglio dovrebbe essere già stata stralciata e automaticamente 'congelata', mentre si dovrebbe andare avanti per Mills. Non è escluso che venga sollevata un'eccezione di legittimità costituzionale e la parola passi alla Consulta e che, come qualcuno ha ipotizzato, si fermi anche il dibattimento per l'avvocato inglese. E in serata le toghe del processo Mills sono state al centro di una risoluzione del Csm con la quale è stato chiesto al premier di rispettare i magistrati e di non denigrarli.

  





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Venerdì, 25 Luglio : 2008

Mills, Csm rinvia a settembre delibera su premier


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ROMA - Slitta in autunno, alla ripresa dell'attività dopo la pausa estiva, il dibattito al Csm sulla risoluzione che bacchetta il premier per le "espressioni denigratorie" usate nei confronti di pm e giudici del suo processo, da lui accusati di agire per "finalità mediatiche e politiche". Un rinvio deciso dal plenum all'unanimità, su proposta del vice presidente Nicola Mancino, che ha spiegato questa scelta con la necessità di "rasserenare i rapporti istituzionali" dopo le recenti "polemiche strumentali" che sono arrivate sino a mettere in discussione la stessa "legittimazione" del Csm.      

Determinante per lo slittamento è stata la protesta dei consiglieri laici del centro-destra, che già in Prima Commissione avevano votato contro la risoluzione a "tutela" dei magistrati del processo Mills (sospeso, grazie al lodo Alfano, per il premier che è accusato di corruzione in atti giudiziari), contestando al Csm di andare al di là delle sue competenze. Mercoledi' sera avevano fatto sapere che avrebbero lasciato l'aula, facendo mancare il numero legale. Una mossa che ha spinto Mancino, sentito il Quirinale, a formalizzare la proposta di un rinvio a un plenum straordinario al quale forse parteciperà anche il capo dello Stato; un'occasione in cui riflettere, secondo il vice presidente, anche su ruolo, funzioni e natura del Csm.

Il rinvio comunque non è una rinuncia a parlare. E così Mancino coglie l'occasione per lanciare un monito: "La democrazia si regge se la magistratura è autonoma e indipendente. Ogni ferita che si arreca all' ordine giudiziario nuoce alla democrazia". Parole che potrebbero avere come destinatario proprio il presidente del Consiglio, che non solo ha accusato i suoi giudici di agire per finalità politiche nella lettera inviata un mese fa al presidente del Senato Renato Schifani, ma che qualche giorno dopo ha parlato di "giudici e pm politicizzati " che "vogliono sovvertire la democrazia" e che rappresentano una "metastasi". Ed è proprio per queste  espressioni che il Csm ha deciso di scendere in campo.

Non rinunciano a far sentire la loro voce nemmeno i consiglieri togati, che pure avrebbero voluto che quel documento si discutesse subito, ma che alla fine hanno aderito con tutti gli altri alla richiesta di Mancino. Il differimento "non può autorizzare dubbi sulla doverosità per il Csm di interventi a tutela della giurisdizione" puntualizza Livio Pepino (Magistratura democratica). Insiste sullo stesso tasto Giuseppe Maria Berruti: "Le democrazie hanno livelli di guardia e avvisatori costituzionali che devono funzionare nei momenti di crisi; quando i magistrati sentono determinate espressioni provenienti da esponenti politici hanno il diritto di sapere  come noi li consideriamo". Ed è condivisa, anche dai laici del centro-destra, la "condanna"di Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl che ha definito il Csm "una cloaca".

Il retroscena: la minaccia dei laici Pdl fa slittare il plenum del Csm

ROMA (Il Messaggero) - E' stata la minaccia dei consiglieri laici di centro-destra di far mancare oggi il numero legale, a far slittare al plenum del Csm in autunno la discussione sulla risoluzione a tutela dei magistrati del processo Mills, accusati dal presidente del Consiglio di agire per finalità politiche. A chiedere e ottenere il rinvio è stato oggi il vice presidente del Csm, Nicola Mancino: una proposta maturata già ieri sera, dopo un colloquio con il Quirinale, e sulla quale il numero due di Palazzo dei marescialli ha interpellato i presidenti dei gruppi del Consiglio superiore, prima di formalizzarla.

Il caso è scoppiato ieri sera, al termine di un plenum in cui si discuteva di ordinaria amministrazione. I laici Gianfranco Anedda (An), Michele Saponara (FI) e Ugo Bergamo (Udc) hanno fatto sapere al vice presidente che avrebbero lasciato l'aula al momento della discussione del documento che, con il consenso del capo dello Stato, era stato posto all'ordine del giorno già dalla scorsa settimana; una mossa che, vista l'assenza per altre ragioni della laica del Pdci Letizia Vacca, oggi avrebbe fatto venir meno il numero legale, paralizzando il Csm.

Di qui la preoccupazione di Mancino che ha subito informato il Quirinale. Poi ci sono stati i colloqui con i capigruppo, ai quali - raccontano - il vice presidente ha riferito che il "consiglio" di Giorgio Napolitano (che del Csm è il presidente), era quello di rinviare. Un consiglio che, proprio per la sua provenienza, non poteva non essere accolto, anche da parte dei consiglieri togati, che avrebbero invece voluto discutere del caso. E che oggi hanno almeno ottenuto che sul rinv