ROMA - Prova a disinnescare la miccia il presidente del Consiglio, invocando la "terribile complicazione" del problema dei rom per il quale vanno studiate tutte le soluzioni. Ma il dito del ministro Paolo Ferrero puntato contro gli Enti locali, colpevoli per le condizioni disumane in cui vivono intere comunità rom ha sollevato un vespaio di polemiche. I quattro bimbi rom morti a Livorno hanno riaperto antiche ferite e riproposto la questione dell'integrazione, particolarmente avvertita nei grandi centri urbani. Prodi ha provato a inserire la questione sul più ampio contesto europeo, pur riconoscendo che l'Italia è meno preparata di altri Paesi perché qui il fenomeno è più recente.
Ma sindaci e amministratori locali hanno però rifiutato di sedere sul banco degli imputati al quale li ha chiamati Ferrero. Leonardo Domenici, presidente dell'Associazione dei Comuni (Anci) e Fabio Sturani, sindaco di Ancona, hanno letto nelle parole di Ferrero il tentativo dello scaricabarile e ricordato che il titolo V della Costituzione consegna nelle mani dello Stato ogni responsabilità in materia di immigrazione. I sindaci hanno messo in chiaro che una politica di accoglienza ha bisogno di due linee guida: da un lato la legalità, valore che va fatto rispettare da tutti, dall'altro le risorse necessarie per costruire condizioni dignitose nelle strutture che ospitano i rom.
Domenici ha insistito su un punto, in particolare: calibrare il tasto dell'integrazione "a cominciare dalla situazione dei minori perché dobbiamo garantire che essi non siano tenuti in condizioni di marginalità né sfruttati per attività di tipo illegale". La proposta al governo è chiara: si avvii un tavolo di concertazione e si mettano le risorse necessarie "e non i 3 milioni - ha spiegato Sturani - che sono come una mezza goccia d'acqua".
Tasto caro anche al sindaco di Venezia, Cacciari, che al governo rimprovera di aver tagliato oltre misura i fondi ai Comuni. Alla dialettica, per così dire, fra istituzioni - governo e Comuni - si è intrecciato uno scontro politico meno british fra i due schieramenti. Le parole di Prodi "non dicono nulla" a Marco Rizzo (Pdci), che le ha trovate "né di destra né di sinistra". Il leader dell'Udc, Casini, ha indicato nel rispetto della legalità e nella fine dei campi abusivi la via maestra per affrontare il problema in modo meno episodico. Gasparri (An) e Napoli (Fi) indicano nella tragedia di Livorno il fallimento delle politiche di integrazione del governo. Per Napoli non funziona "un'integrazione forzata", ma Gasparri rincara osservando che bisogna "far capire che la vera solidarietà consiste nel non consentire il rifiuto di elementari regole di vita civile".
Per la Lega Nord, Roberto Maroni accusa Prodi di aver compreso tardi la dimensione politica della questione rom. E De Corato, vice sindaco di Milano, spiega che la Spagna di Zapatero e l'Inghilterra di Blair non devono affrontare la stessa emergenza avendo votato l'ingresso della Romania nella Ue. Per Nello Formisano, dell'Italia dei Valori, la solidarietà ha bisogno di politiche attive ma va coniugata con il "pugno fermo" verso quanti rifiutano la regolarizzazione.
FIORI BIANCHI TRA LE POLEMICHE
Fiori bianchi e polemiche a Livorno, dopo la strage. Primo giorno in carcere per i genitori dei quattro bambini romeni: le due coppie sono accusate di concorso in incendio colposo e abbandono di minore e incapace (in riferimento ai due piccoli sordomuti) con l' aggravante della morte e sono rinchiuse in isolamento.
Hanno ricevuto solo la visita degli investigatori che gli hanno notificato gli avvisi di garanzia per le accuse che gli sono state mosse dalla procura livornese. Domani, il pm Antonio Giaconi conferirà ai medici legali Luigi Papi e Alessandro Bassi Luciani l'incarico per svolgere l'autopsia sui corpi dei bambini, che potrebbe iniziare già il giorno successivo. L'esame autoptico potrebbe fornire ulteriori informazioni utili alla ricostruzione dell'episodio, per comprendere in che modo si è sviluppato l'incendio che ha ucciso i piccoli rom e completamente distrutto l'alloggio di fortuna nel quale vivano e allestito neanche due mesi prima sotto un ponte alla periferia nord. Intanto però la città riflette su quanto è accaduto e la strage dell'altra notte resterà viva per anni nella memoria di molti. Una mano anonima ha legato un mazzo di fiori bianchi al guardrail del cavalcavia sotto al quale si è sviluppato l'incendio. Per tutto il giorno molti passanti si sono fermati sul luogo della tragedia non solo per curiosare, ma anche per sostare in un momento di raccoglimento per le piccole vittime.
Un comportamento che un po' stride con quanto è accaduto ieri sera e con le polemiche scoppiate tra Comune (che ha proclamato il lutto cittadino) ed esercenti per la sospensione delle manifestazioni ludiche della kermesse "Effetto Venezia", che chiude stasera senza il tradizionale spettacolo pirotecnico. I commercianti hanno lamentato una forte perdita economica ed hanno criticato una decisione che avrebbe in questo modo solo avvantaggiato gli esercenti del Lungomare. Così ieri sera sono state abbassate le luci per circa 15 minuti. Intanto dalle istituzioni religiose di Livorno viene la proposta di un tavolo di confronto tra le istituzioni religiose, politiche e le associazioni di volontariato in ogni città per favorire l'integrazione delle comunità più disagiate e, in generale, di chi vive ai margini della società. La suggerisce monsignor Paolo Razzauti, reggente della diocesi, che ha espresso "sconcerto e tristezza" per la morte dei quattro bambini rom in seguito all'incendio della baracca in cui vivevano.
17:10
ROMA - A settembre il ministero della Solidarietà sociale destinerà 3 milioni di euro a progetti di integrazione delle popolazioni rom in cinque grandi città, fra cui Napoli e Torino, ma quanto è successo a Livorno è frutto anche del disinteresse delle amministrazioni locali che, in molti casi, di fronte alle condizioni disumane dei "campi" preferiscono "girare la testa dall'altra parte".
Contiene una promessa e un duro atto d'accusa agli Enti locali l'intervista a 'la Repubblica' del ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero. Il tragico rogo di Livorno in cui hanno perso la vita 4 bimbi rom non è figlio del caso, spiega Ferrero, ma dei ritardi accumulati dalle amministrazioni locali nello sviluppo di politiche concrete di integrazione, un obiettivo che non si ottiene "spostando i campi nomadi dal centro delle città alle periferie".
In questo modo, secondo Ferrero, si creano soltanto banlieu mentre la filosofia del campo nomadi "va sostituita con la filosofia dell'integrazione, dando case e servizi, e questo di certo allontanerebbe le tensioni sociali". Ferrero osserva che integrazione "vuol dire anche rispetto per le regole e per la legge".
Ma il ministro punta l'indice anche sul clima politico per cui la destra "investe sulla paura della gente come capitale politico". Sulla vicenda di Livorno interviene con un'intervista a 'Il Messaggero' anche il ministro per la Famiglia. Rosi Bindi è sulla stessa lunghezza d'onda del collega Ferrero, però con alcune precisazioni. "Il processo di integrazione - spiega Bindi - non è semplice da fare accettare. Conosco sindaci che hanno perso consenso tra i loro cittadini per avere fatto i campi e per averli attrezzati. Per realizzare siti attrezzati occorre avere il consenso della popolazione, ma queste sono azioni che richiedono un lungo periodo".
Il ministro per la Famiglia fa anche riferimento ad alcune caratteristiche tipiche dei rom. Per quanto riguarda il lavoro, ad esempio, Bindi fa notare che è un "argomento difficile" perché "un nomade non sarà mai un impiegato o un operaio in fabbrica". "La loro tipicità - spiega - richiede progetti profondamente rispettosi". Insomma, le politiche di integrazione vanno messe in atto considerando però che si tratta "di popoli con una propria cultura, una propria unicità e che tra l'altro non sono stanziali". Nei campi, è ancora l'invito di Bindi, "occorre poi distinguere tra nomadi e gruppi immigrati che si sono inseriti ma che non hanno nulla a che fare con loro".
Ma sindaci e amministratori locali hanno però rifiutato di sedere sul banco degli imputati al quale li ha chiamati Ferrero. Leonardo Domenici, presidente dell'Associazione dei Comuni (Anci) e Fabio Sturani, sindaco di Ancona, hanno letto nelle parole di Ferrero il tentativo dello scaricabarile e ricordato che il titolo V della Costituzione consegna nelle mani dello Stato ogni responsabilità in materia di immigrazione. I sindaci hanno messo in chiaro che una politica di accoglienza ha bisogno di due linee guida: da un lato la legalità, valore che va fatto rispettare da tutti, dall'altro le risorse necessarie per costruire condizioni dignitose nelle strutture che ospitano i rom.
Domenici ha insistito su un punto, in particolare: calibrare il tasto dell'integrazione "a cominciare dalla situazione dei minori perché dobbiamo garantire che essi non siano tenuti in condizioni di marginalità né sfruttati per attività di tipo illegale". La proposta al governo è chiara: si avvii un tavolo di concertazione e si mettano le risorse necessarie "e non i 3 milioni - ha spiegato Sturani - che sono come una mezza goccia d'acqua".
Tasto caro anche al sindaco di Venezia, Cacciari, che al governo rimprovera di aver tagliato oltre misura i fondi ai Comuni. Alla dialettica, per così dire, fra istituzioni - governo e Comuni - si è intrecciato uno scontro politico meno british fra i due schieramenti. Le parole di Prodi "non dicono nulla" a Marco Rizzo (Pdci), che le ha trovate "né di destra né di sinistra". Il leader dell'Udc, Casini, ha indicato nel rispetto della legalità e nella fine dei campi abusivi la via maestra per affrontare il problema in modo meno episodico. Gasparri (An) e Napoli (Fi) indicano nella tragedia di Livorno il fallimento delle politiche di integrazione del governo. Per Napoli non funziona "un'integrazione forzata", ma Gasparri rincara osservando che bisogna "far capire che la vera solidarietà consiste nel non consentire il rifiuto di elementari regole di vita civile".
Per la Lega Nord, Roberto Maroni accusa Prodi di aver compreso tardi la dimensione politica della questione rom. E De Corato, vice sindaco di Milano, spiega che la Spagna di Zapatero e l'Inghilterra di Blair non devono affrontare la stessa emergenza avendo votato l'ingresso della Romania nella Ue. Per Nello Formisano, dell'Italia dei Valori, la solidarietà ha bisogno di politiche attive ma va coniugata con il "pugno fermo" verso quanti rifiutano la regolarizzazione.
FIORI BIANCHI TRA LE POLEMICHE
Fiori bianchi e polemiche a Livorno, dopo la strage. Primo giorno in carcere per i genitori dei quattro bambini romeni: le due coppie sono accusate di concorso in incendio colposo e abbandono di minore e incapace (in riferimento ai due piccoli sordomuti) con l' aggravante della morte e sono rinchiuse in isolamento.
Hanno ricevuto solo la visita degli investigatori che gli hanno notificato gli avvisi di garanzia per le accuse che gli sono state mosse dalla procura livornese. Domani, il pm Antonio Giaconi conferirà ai medici legali Luigi Papi e Alessandro Bassi Luciani l'incarico per svolgere l'autopsia sui corpi dei bambini, che potrebbe iniziare già il giorno successivo. L'esame autoptico potrebbe fornire ulteriori informazioni utili alla ricostruzione dell'episodio, per comprendere in che modo si è sviluppato l'incendio che ha ucciso i piccoli rom e completamente distrutto l'alloggio di fortuna nel quale vivano e allestito neanche due mesi prima sotto un ponte alla periferia nord. Intanto però la città riflette su quanto è accaduto e la strage dell'altra notte resterà viva per anni nella memoria di molti. Una mano anonima ha legato un mazzo di fiori bianchi al guardrail del cavalcavia sotto al quale si è sviluppato l'incendio. Per tutto il giorno molti passanti si sono fermati sul luogo della tragedia non solo per curiosare, ma anche per sostare in un momento di raccoglimento per le piccole vittime.
Un comportamento che un po' stride con quanto è accaduto ieri sera e con le polemiche scoppiate tra Comune (che ha proclamato il lutto cittadino) ed esercenti per la sospensione delle manifestazioni ludiche della kermesse "Effetto Venezia", che chiude stasera senza il tradizionale spettacolo pirotecnico. I commercianti hanno lamentato una forte perdita economica ed hanno criticato una decisione che avrebbe in questo modo solo avvantaggiato gli esercenti del Lungomare. Così ieri sera sono state abbassate le luci per circa 15 minuti. Intanto dalle istituzioni religiose di Livorno viene la proposta di un tavolo di confronto tra le istituzioni religiose, politiche e le associazioni di volontariato in ogni città per favorire l'integrazione delle comunità più disagiate e, in generale, di chi vive ai margini della società. La suggerisce monsignor Paolo Razzauti, reggente della diocesi, che ha espresso "sconcerto e tristezza" per la morte dei quattro bambini rom in seguito all'incendio della baracca in cui vivevano.
17:10
Ferrero:
"I Comuni girano la testa dall'altra parte"
"I Comuni girano la testa dall'altra parte"
Contiene una promessa e un duro atto d'accusa agli Enti locali l'intervista a 'la Repubblica' del ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero. Il tragico rogo di Livorno in cui hanno perso la vita 4 bimbi rom non è figlio del caso, spiega Ferrero, ma dei ritardi accumulati dalle amministrazioni locali nello sviluppo di politiche concrete di integrazione, un obiettivo che non si ottiene "spostando i campi nomadi dal centro delle città alle periferie".
In questo modo, secondo Ferrero, si creano soltanto banlieu mentre la filosofia del campo nomadi "va sostituita con la filosofia dell'integrazione, dando case e servizi, e questo di certo allontanerebbe le tensioni sociali". Ferrero osserva che integrazione "vuol dire anche rispetto per le regole e per la legge".
Ma il ministro punta l'indice anche sul clima politico per cui la destra "investe sulla paura della gente come capitale politico". Sulla vicenda di Livorno interviene con un'intervista a 'Il Messaggero' anche il ministro per la Famiglia. Rosi Bindi è sulla stessa lunghezza d'onda del collega Ferrero, però con alcune precisazioni. "Il processo di integrazione - spiega Bindi - non è semplice da fare accettare. Conosco sindaci che hanno perso consenso tra i loro cittadini per avere fatto i campi e per averli attrezzati. Per realizzare siti attrezzati occorre avere il consenso della popolazione, ma queste sono azioni che richiedono un lungo periodo".
Il ministro per la Famiglia fa anche riferimento ad alcune caratteristiche tipiche dei rom. Per quanto riguarda il lavoro, ad esempio, Bindi fa notare che è un "argomento difficile" perché "un nomade non sarà mai un impiegato o un operaio in fabbrica". "La loro tipicità - spiega - richiede progetti profondamente rispettosi". Insomma, le politiche di integrazione vanno messe in atto considerando però che si tratta "di popoli con una propria cultura, una propria unicità e che tra l'altro non sono stanziali". Nei campi, è ancora l'invito di Bindi, "occorre poi distinguere tra nomadi e gruppi immigrati che si sono inseriti ma che non hanno nulla a che fare con loro".
- Horacio Verbitsky
















