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Giovedì, 3 Luglio : 2008
COLLEGATA:
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INTERCETTAZIONI: BERLUSCONI RINUNCIA AL DL, NON VA A MATRIX
ROMA - Rientro a Viale Mazzini per Agostino Saccà, che riprende possesso della sua poltrona di direttore di Rai Fiction sulla quale lo ha rimesso il giudice del lavoro. Ma con la Rai è ancora guerra: in serata l'azienda consegna al dirigente una nuova contestazione disciplinare, basata sulla seconda tranche di intercettazioni acquisite dalla procura di Napoli. Come da prassi, Saccà ha ora cinque giorni di tempo per difendersi con eventuali controdeduzioni.
A quanto si apprende, i 'capi d'accusà per Saccà sarebbero analoghi a quelli del primo procedimento disciplinare a suo carico: l'inserimento indebito nel tentativo di modificare assetti aziendali con l'aiuto di pressioni esterne; il progetto Pegasus, che sarebbe stato comunicato ai vertici di Mediaset prima che alla stessa Rai; un ruolo improprio nel progetto di realizzazione della Città della fiction in Calabria; la segnalazione di attrici e soubrette non per fini aziendali, ma per interessi privati. Si chiude così con amarezza una giornata iniziata per Saccà alle 9 con l'arrivo all'ingresso laterale di via Pasubio, attorniato da alcuni cronisti e fotografi, ma anche da colleghi e dipendenti per un saluto. "Anche negli stralci delle intercettazioni che si continuano a pubblicare - è il suo primo commento - non c'é alcunché di rilevante. Continua a non essere chiaro il motivo per cui queste intercettazioni sono state mandate qui e rese pubbliche". Poche ore dopo, l'istanza di accesso al suo fascicolo.
"Dubito - commenta uno dei legali di Saccà, il professor Federico Tedeschini - che possano essere depositate e trasmesse a terzi intercettazioni che non sono funzionali al perseguimento di alcun reato". A piano terra, intanto, c'é la presentazione del progetto di lettura della Bibbia, che sarà inaugurata da Papa Benedetto XVI il 5 ottobre. I cronisti intercettano il presidente Claudio Petruccioli e gli chiedono di Saccà: "E che ne so io? Non l'ho visto", replica seccamente. Allarga le braccia anche il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce: "Non l'ho visto". Incalzato dalle domande, Petruccioli poi risponde: "Saccà è rammaricato per la diffusione dei testi delle intercettazioni? Voglio considerarlo un segno di rammarico per il fatto che quelle cose siano state dette". "Il punto non è chi ha detto cosa - replica il legale di Saccà - ma l'uso che si fa, fuori del processo penale, di materiale probatorio che può essere utilizzato solo nell'ambito del processo e che solo a tal fine gli è stato inviato dai magistrati".
L'azienda però non ci sta: in una nota sottolinea che le intercettazioni sono state "legittimamente acquisite" dalla procura e che "il trattamento a fini disciplinari dei dati contenuti nelle intercettazioni trova sicuro fondamento legittimante nel Codice della privacy". Insiste Tedeschini: "Il Codice della Privacy non c'entra. La Rai ha violato il Codice di procedura penale, che all'articolo 270 vieta l'uso delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli nei quali sono state disposte".
Delle 8.452 intercettazioni messe a disposizione a metà maggio in formato audio dalla procura di Napoli - spiegano in Rai - la struttura dell'Internal auditing, dopo averle ascoltate tutte, ne ha trascritte solo 148 ritenute di rilevanza aziendale. E in ogni caso, a quanto si apprende, questi documenti non sarebbero stati portati nella stanza del cda in occasione dell'ultima riunione, martedì scorso, ma sarebbero stati messi a disposizione in un secondo momento su insistenza di alcuni consiglieri e ritirati da tutti, senza alcuna obiezione (qualcuno avrebbe addirittura aperto le buste durante la riunione). Il giorno successivo, la restituzione del materiale da parte dei consiglieri Marco Staderini, Angelo Maria Petroni e Giuliano Urbani che oggi contesta il "comportamento improprio della direzione generale". Saccà, in ogni caso, non molla. In un'intervista a Panorama, in edicola domani, critica Petruccioli ("lo stimo, è un uomo equilibrato e intelligente, ma stavolta non lo capisco: io sono un uomo che ha onorato la Rai") e annuncia che sulla sua vicenda scriverà un libro.
A quanto si apprende, i 'capi d'accusà per Saccà sarebbero analoghi a quelli del primo procedimento disciplinare a suo carico: l'inserimento indebito nel tentativo di modificare assetti aziendali con l'aiuto di pressioni esterne; il progetto Pegasus, che sarebbe stato comunicato ai vertici di Mediaset prima che alla stessa Rai; un ruolo improprio nel progetto di realizzazione della Città della fiction in Calabria; la segnalazione di attrici e soubrette non per fini aziendali, ma per interessi privati. Si chiude così con amarezza una giornata iniziata per Saccà alle 9 con l'arrivo all'ingresso laterale di via Pasubio, attorniato da alcuni cronisti e fotografi, ma anche da colleghi e dipendenti per un saluto. "Anche negli stralci delle intercettazioni che si continuano a pubblicare - è il suo primo commento - non c'é alcunché di rilevante. Continua a non essere chiaro il motivo per cui queste intercettazioni sono state mandate qui e rese pubbliche". Poche ore dopo, l'istanza di accesso al suo fascicolo.
"Dubito - commenta uno dei legali di Saccà, il professor Federico Tedeschini - che possano essere depositate e trasmesse a terzi intercettazioni che non sono funzionali al perseguimento di alcun reato". A piano terra, intanto, c'é la presentazione del progetto di lettura della Bibbia, che sarà inaugurata da Papa Benedetto XVI il 5 ottobre. I cronisti intercettano il presidente Claudio Petruccioli e gli chiedono di Saccà: "E che ne so io? Non l'ho visto", replica seccamente. Allarga le braccia anche il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce: "Non l'ho visto". Incalzato dalle domande, Petruccioli poi risponde: "Saccà è rammaricato per la diffusione dei testi delle intercettazioni? Voglio considerarlo un segno di rammarico per il fatto che quelle cose siano state dette". "Il punto non è chi ha detto cosa - replica il legale di Saccà - ma l'uso che si fa, fuori del processo penale, di materiale probatorio che può essere utilizzato solo nell'ambito del processo e che solo a tal fine gli è stato inviato dai magistrati".
L'azienda però non ci sta: in una nota sottolinea che le intercettazioni sono state "legittimamente acquisite" dalla procura e che "il trattamento a fini disciplinari dei dati contenuti nelle intercettazioni trova sicuro fondamento legittimante nel Codice della privacy". Insiste Tedeschini: "Il Codice della Privacy non c'entra. La Rai ha violato il Codice di procedura penale, che all'articolo 270 vieta l'uso delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli nei quali sono state disposte".
Delle 8.452 intercettazioni messe a disposizione a metà maggio in formato audio dalla procura di Napoli - spiegano in Rai - la struttura dell'Internal auditing, dopo averle ascoltate tutte, ne ha trascritte solo 148 ritenute di rilevanza aziendale. E in ogni caso, a quanto si apprende, questi documenti non sarebbero stati portati nella stanza del cda in occasione dell'ultima riunione, martedì scorso, ma sarebbero stati messi a disposizione in un secondo momento su insistenza di alcuni consiglieri e ritirati da tutti, senza alcuna obiezione (qualcuno avrebbe addirittura aperto le buste durante la riunione). Il giorno successivo, la restituzione del materiale da parte dei consiglieri Marco Staderini, Angelo Maria Petroni e Giuliano Urbani che oggi contesta il "comportamento improprio della direzione generale". Saccà, in ogni caso, non molla. In un'intervista a Panorama, in edicola domani, critica Petruccioli ("lo stimo, è un uomo equilibrato e intelligente, ma stavolta non lo capisco: io sono un uomo che ha onorato la Rai") e annuncia che sulla sua vicenda scriverà un libro.
















