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Ratzinger e Don Gelmini, il caso politico di cui nessuno par
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Messaggio Ratzinger e Don Gelmini, il caso politico di cui nessuno par 
 



Mercoledì, 2 Aprile : 2008 blogsfere

Ratzinger e Don Gelmini,
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il caso politico di cui nessuno parla.


Intervista a Lucia Vania Gaito
Pubblicato da Eleonora,

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Nel giorno del rinvio a giudizio di Don Gelmini, sui giornali si parla di una rete politica di copertura che lo avrebbe protetto per molti anni. I nomi in chiaro sono Silvio Berlusconi, Taviani e Imposimato.

E' una patata bollente che in campagna elettorale dovrebbe scatenare una bufera, eppure tutto tace. Ne abbiamo parlato con Vania Lucia Gaito, traduttrice del documentario Sex crimes and the Vatican e autrice del libro inchiesta sulla pedofilia nel mondo cattolico Viaggio nel silenzio (Chiarelettere).

ImageVania, com'è possibile che nessuno parli del rinvio a giudizio e dei nomi eccellenti?

Questa è, immagino, una domanda retorica. Credo infatti che da molto tempo ormai siamo tutti abituati a cose di questo genere.

vaialucia.jpg Specialmente in periodi caldi come questi, in campagna elettorale, patate bollenti di questo genere, vere e proprie bombe in tutti gli altri paesi che si definiscono, come il nostro, democratici, vengono sapientemente disinnescate dalla stessa politica attraverso il sistematico controllo dell’informazione.

In Italia il coinvolgimento della politica nella vicenda Gelmini è incredibilmente passato inosservato. In un altro paese, invece, ci sarebbero state reazioni.

In un qualsiasi altro paese ci sarebbe stato quanto meno un impeachment, invece in Italia si tace, o al massimo si grida al complotto. Lo si grida sempre. A sentire certi esponenti politici, ci sono sempre fantomatiche toghe rosse pronte ad attaccarli. E gli italiani sono un popolo abituato a bersi di tutto. Perfino le più smaccate e clamorose menzogne.

Aggiungo che la Freedom House, che ogni anno stila un rapporto sul livello di libertà democratiche in ogni paese del mondo, ci classifica fra i paesi “semiliberi” in fatto di libertà di stampa. Per qualsiasi delle attuali compagini politiche risulta molto rischioso entrare nel merito di problematiche così scottanti, soprattutto in questo caso dove ad essere coinvolte sono proprio le gerarchie ecclesiastiche, inimicandosi le quali si è consapevoli di perdere un gran numero di voti.

L'inchiesta su Don Gelmini è un caso eccezionale o solo la punta dell'iceberg?

Una ex vittima, Marco Marchese, che ha fondato un’associazione in difesa delle vittime, l’Associazione per la Mobilitazione Sociale, riferisce che su 50 casi seguiti, 15 sono vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Moltissime testimonianze sono giunte anche a Bispensiero, il sito con il quale collaboro.

Una enorme parte di questo fenomeno è sommersa, non viene mai neppure denunciata. Per farle un esempio, don Bruno Puleo, il sacerdote che abusò di Marco, abusò di altri sei ragazzi. Durante le indagini i sei ragazzi rilasciarono alla procura le loro deposizioni, ma non sporsero mai denuncia.

Molte vittime si vergognano, si sentono in colpa, vivono nel silenzio e nell’orrore quanto gli è accaduto. Nel mio libro ho cercato di approfondire le motivazioni di tale silenzio, anche dal punto di vista psicologico.

Quanto pesa la politica nella difesa dei crimini di pedofilia e di abusi del mondo cattolico? Quali sono le responsabilità di destra e sinistra? Si potrebbe ipotizzare la stessa rete di copertura per Don Gelmini a sinistra?

Non vedo grande differenza fra gli esponenti politici della destra e della sinistra in Italia. Ad ascoltarli parlare, a leggere i programmi, non si notano differenze. L’atteggiamento di strenua difesa delle gerarchie cattoliche è assolutamente bipartisan.

Qual è  la posizione di Ratzinger in merito alla difesa delle vittime e alla denuncia dei reati?

Questo è un argomento piuttosto complesso, difficile da spiegare in poche frasi. L’impressione che io ho avuto è che esista una doppia chiave di lettura dei documenti ecclesiastici riguardanti i crimini sessuali, cioè il Crimen sollicitationis e il De Delictis gravioribus.

Il primo, risalente al 1962, pur non essendo stato emanato da Ratzinger, è stato per lunghi anni applicato dalla Chiesa. In particolare da parte della Congregazione per la dottrina della fede, per tutto il tempo in cui l’alloraCardinal Ratzinger ne è stato il capo. Il secondo documento, invece, firmato proprio da quest’ultimo, nel richiamare espressamente il “Crimen”, vi aggiunge del nuovo: la Congregazione avoca a sé (a Roma) tutte le cause di abusi sessuali nei confronti di minori, assumendosi, dunque, direttamente la responsabilità della gestione del problema. Nel documento si dichiara esplicitamente che tali casi sono coperti dal segreto Pontificio, pena la scomunica.

Il Vaticano, per bocca dei suoi portavoci, sostiene che si tratta semplicemente di procedure interne, riferite solo alla trattazione del fenomeno da parte della Chiesa, che nulla hanno a che fare col dovere civile di denunciare anche alla procura un abuso subito. Tuttavia mi risulta incomprensibile come ciò possa avvenire quando alla vittima stessa viene fatta giurare la segretezza, pena la scomunica. E questo è solo un esempio, in sintesi, delle incongruenze da me riscontrate, che ho analizzato anche nel libro.

C'è una parte della politica italiana o dell'opinione pubblica che punta ad occultare ancora questi reati?

Purtroppo, da parte dei vertici della Chiesa, vige tuttora un doppio codice morale, da falsi perbenisti. Cristo stesso definiva “sepolcri imbiancati” coloro che mettevano in atto simili comportamenti: a parole si tiene un atteggiamento tutto improntato all’etica, al bene, alla morale; diverso è quando si viene direttamente coinvolti nei fatti. Quando si parla di abusi sessuali o di pedofilia, si dimentica spesso che non si tratta solo di un “peccato” ma di un reato. Prendendo ad esempio le ben note dichiarazioni di Messori in proposito penso che non siamo lontani dal poter ravvisare gli estremi dell’apologia di reato.

Sugli abusi nella Chiesa, come è cambiata l'Italia negli ultimi anni?

Si comincia a parlarne. Se non altro è un inizio. In ogni caso per la gente comune, cattolici e non, è un fatto intollerabile.

Sex Crimes and Vatican: gli altri paesi ne sono usciti indignati. In Italia quali sono state le reazioni?

Ovviamente, molti hanno gridato all’anticlericalismo. Le testimonianze riportate nel video venivamo minimizzate come “casi isolati”, sebbene sia chiarissimo che il fenomeno è diffusissimo e non si tratta affatto di casi isolati. In ogni caso, tranne che a parole, nei fatti si è continuato a non mostrare alcuna vicinanza nei confronti delle vittime.

Paradossalmente, sono finiti sul banco degli imputati gli autori del documentario, le persone che hanno reso la loro testimonianza, io stessa che l’ho sottotitolato e l’ho messo in rete, Santoro che lo ha trasmesso. Eravamo, secondo molti, colpevoli di aver suscitato scandalo. Perché il vero scandalo sembra sia parlare apertamente, denunciare apertamente quanto avviene nel buio delle sacrestie, e non lo scempio bestiale che si fa e si continua a fare di migliaia di piccole vite condannate a subire in religioso silenzio.

  





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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