 | Caso Acc. Thyssen: Post ad aggiornamento continuo |  |
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 Re: Caso Acc. Thyssen: Post ad aggiornamento continuo
Mercoledì, 16 Gennaio : 2008
Thissenkrupp, storie di dolore oltraggiato
Giommaria Monti
Ma questi operai che fanno di tutto pur di farsi notare, anche morire bruciati vivi dall’olio vomitato dalle pompe in fabbrica!
Ma questi operai che vanno in giro “a fare gli eroi in tv”, raccontando dei compagni morti, del calore che ti fa sanguinare le ossa, della bugia di una fabbrica in dismissione che continua a lavorare!
E poi a Torino, “città dalla lunga tradizione sindacale di stampo comunista” (loro non lo sanno, ma sono rimasti comunisti. Lavorano in fabbrica, quindi...).
Questi operai che ci mettono un mese a morire dopo che il fuoco gli ha bruciato i terminali nervosi, e non sentono nemmeno più il dolore.
E il Governo Prodi con i ministri “schierati apertamente a favore degli operai” che trae vantaggio dall’incidente per distrarre l’opinione pubblica
dalle sue difficoltà.
Non sono parole paradossali.
Sono le note che si leggono in un documento della Thissenkrupp, la fabbrica dove sono morti sette operai bruciati dall’olio fuoriuscito dalle pompe.
Chi ha compilato il dossier sequestrato a Terni durante le perquisizioni in fabbrica e nelle abitazioni dei dirigenti sotto inchiesta, ha sentito il dovere di dire alla casa-madre in Germania cosa è successo dopo il rogo di Torino.
Ogni aggettivo per definirlo è insufficiente.
Non basta l’orrore, non basta lo sdegno.
Come non sono bastate le lacrime su quelle sette bare.
Forse quello che è successo era inevitabile, lo diranno i giudici.
Quello che era evitabilissimo è l’oltraggio al dolore: sarebbe opportuno che qualcuno rispondesse innanzitutto di questo.
Giornalista (Il Brescia)
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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 Re: Caso Acc. Thyssen: Post ad aggiornamento continuo
Venerdì, 18 Gennaio : 2008
Thyssen: incidente di Torino piu'
grave in ultimi tre anni
L'incendio nell'impianto di Torino della ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni, che è costato la vita il mese scorso a sette operai, ha rappresentato "il più grave" incidente mortale registrato a livello mondiale nel gruppo negli ultimi tre esercizi. E' quanto si legge in una mota distribuita oggi alla stampa in occasione dell'assemblea annuale degli azionisti della ThyssenKrupp a Bochum. "La frequenza di infortuni è calata costantemente dopo la fusione tra la Thyssen e la Krupp - si legge nella nota -. Hanno contribuito a questo sviluppo tutti i segmenti". In particolare, la ThyssenKrupp sottolinea che nell'esercizio 2006/2007 (al settembre scorso) "il tasso di infortuni nelle imprese tedesche del gruppo è sceso a 11,3 infortuni per ogni milione di ore di lavoro" contro una media tedesca di 17,5 infortuni per ogni milione di ore di lavoro. "Nonostante il calo del tasso di infortuni, si verificano però sempre incidenti gravi o mortali sul lavoro - osserva la nota -. In questo esercizio e nei due ultimi esercizi si sono verificati in totale a livello mondiale 21 infortuni mortali sul lavoro, di cui quello di Torino con sette operai deceduti è il più grave. Nello stesso periodo, sei collaboratori hanno perso la vita a causa di infortuni in itinere".
Redazione ha scritto: ndr: A chi - non nostro "lettore" abituale e giornaliero - volesse reperire facilmente tutti gli articoli inerenti (o connessi) all' argomento, si consiglia di utilizzare i menù di guida / indice reperibili e selezionabili in Home Page.
Volendo, potrà selezionare quello di CRONACA (inerente quindi a quest'area) anche cliccando qui. In testa allo stesso, poi, troverà anche i link per tutte le altre categorie.
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 Re: Caso Acc. Thyssen: Post ad aggiornamento continuo
Venerdì, 15 Febbraio : 2008 su La Stampa
Thyssen, arriva la prima condanna
Infortunio nel 2005, condannata la Thyssenkrupp
Un operaio rimase schiacciato nel 2005, mancavano i dispositivi di sicurezza
TORINO - Le indagini sulla tragedia di dicembre alla ThyssenKrupp procedono a ritmo serrato. Intanto l'acciaieria è stata condannata per un altro incidente accaduto nel 2005. Un operaio dello stabilimento torinese, Ernesto Carbone, rimase schiacciato da un muletto guidato da un dipendente di un'altra società che stava effettuando dei lavori per conto della multinazionale tedesca. Per la mancanza di dispositivi di sicurezza la Thyssen è stata condannata.
Secondo la procura di Torino, infatti, l’azienda aveva in qualche modo concorso al verificarsi dell’infortunio non avendo dotato lo stabilimento dei necessari dispositivi di sicurezza, in particolare della segnaletica che aiutasse il conducente del muletto nella guida del mezzo.
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 Re: Caso Acc. Thyssen: Post ad aggiornamento continuo
Domenica, 24 Febbraio : 2008
ROGO THYSSEN: SEI INDAGATI,
UNO PER OMICIDIO VOLONTARIO
TORINO - Alle 13,45 la Procura di Torino ha chiuso formalmente l' indagine sul rogo della Thyssenkrupp del 6 dicembre scorso costato la vita a sette operai. Il reato più grave, contestato al solo Harald Espenhahn, amministratore delegato del gruppo italiano, è l' omicidio volontario con dolo eventuale e l' incendio con dolo eventuale. Per gli altri, a seconda delle condotte, si ipotizza l' omicidio colposo e l' incendio colposo con colpa cosciente e l' omissione volontaria di cautele contro gli incidenti.
Oltre all'amministratore delegato Espenhahm, l'unico che risponde di omicidio volontario con dolo eventuale, il provvedimento depositato dalla Procura riguarda i consiglieri delegati Marco Cucci e Gerald Priegnitz, un responsabile in servizio alla sede di Terni della multinazionale, Daniele Moroni, il direttore dello stabilimento di Torino Giuseppe Salerno, il responsabile del servizio prevenzione protezione ai rischi sul lavoro Cosimo Cafueri. La ThyssenKrupp è inoltre chiamata in causa come persona giuridica. L'indagine è durata in tutto due mesi e 19 giorni e ha portato gli inquirenti a raccogliere oltre 200 mila pagine di documenti, racchiusi in 170 faldoni
OMICIDIO VOLONTARIO SI BASA SU DUE FATTORI
L' accusa di omicidio volontario si basa su due elementi. L' amministratore delegato Harald Espenhanh ha posticipato dal 2006-2007 al 2007-2008 gli investimenti per il miglioramento dei sistemi antincendio dello stabilimento di Torino, pur sapendo che a quella data la sede sarebbe stata chiusa. Il secondo punto riguarda l' adeguamento della linea 5, quella dove si verificò il disastro: anche in questo caso, nonostante le indicazioni tecniche fornite da un gruppo di studio interno all 'azienda e anche da una compagnia assicuratrice, e' stato deciso di dotarla di impianti di rivelazione incendi e di spegnimento all' epoca successiva al trasferimento a Terni, nonostante gli impianti fossero in piena attività.
La chiave di volta individuata dagli inquirenti per contestare il dolo è un incendio avvenuto il 22 giugno 2006 in una delle sedi in Germania della multinazionale, la Thyssenkrupp Nirosta: un incendio così grave che, come si osservava in un rapporto interno, "solo per miracolo non c' erano stati né morti né feriti". In seguito all' incidente le assicurazioni imposero una franchigia specifica di 100 milioni di euro invece dei 30 previsti fino a quel momento, e in diverse sedi del gruppo si resero necessari numerosi interventi di adeguamento degli standard di sicurezza. A Torino però, secondo i magistrati,non vennero prese iniziative, in quanto già dal 2005 si era previsto di trasferire gli impianti a Terni: un trasloco che fu ritardato, fra le altre cose, anche per evitare problemi di immagine, in quanto nel 2006 il capoluogo piemontese avrebbe ospitato le Olimpiadi invernali e sarebbe stata al centro dell' attenzione mondiale.
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 Re: Caso Acc. Thyssen: Post ad aggiornamento continuo
Martedì, 8 Aprile : 2008 21:20
THYSSEN, FIOM DENUNCIA:
PRESSIONI CONTRO RICORSI
TORINO - La Thyssenkrupp, l'acciaieria torinese dove il 6 dicembre hanno perso la vita tra le fiamme sette operai, è di nuovo sul banco degli imputati.
La Fiom denuncia: ai lavoratori che lasciano l'azienda, perché hanno trovato un nuovo lavoro o per entrare in mobilità, fa firmare un verbale. Nascosto nel testo, articolato e di difficile lettura, c'é l'impegno a non costituirsi parte civile, ma anche a non ricorrere contro eventuali responsabilità penali dei dirigenti.
Ma l'azienda, in serata, replica: sono clausole che hanno "lo stesso contenuto e gli stessi riferimenti da molti anni, anche quando i siti produttivi di Terni e di Torino sono appartenuti a diversi azionisti, anche pubblici".
E ricorda che "i verbali vengono sottoscritti, ricorrendone le condizioni, in funzione di conciliatori, da un rappresentante delle associazioni datoriali e da uno delle organizzazioni sindacali di categoria". Il verbale è già stato firmato da una trentina di lavoratori. I legali, che si preparano alla costituzione parte civile di tutti i lavoratori in forza alla Thyssen al momento dell'incendio, sono sul piede di guerra. "Chiederemo che venga riconosciuto che quel verbale firmato dai lavoratori non possa essere inteso come una rinuncia a un diritto. L'azienda ha travalicato i limiti", spiega l'avvocato Elena Poli. La Fiom parla di "un fatto gravissimo" e, insieme agli altri sindacati, conferma l'intenzione di costituirsi parte civile. "Se la Thyssen - dice il segretario generale della Fiom torinese, Giorgio Airaudo - utilizzava questo verbale già prima della strage, nasce il sospetto che avesse interesse a cautelarsi. Se invece è stato modificato, ci troviamo di fronte a un'azienda che tenta di sottrarre ai lavoratori un diritto, quello di costituirsi parte civile. In ogni caso, per noi sono atti non validi, lavoreremo perché vengano rimossi gli effetti". Per il leader nazionale della Fiom, Gianni Rinaldini, che invita i lavoratori a non firmare, "é un fatto gravissimo che arriva all'indomani della tragedia della Thyssenkrupp e conferma l'atteggiamento di assoluta arroganza dell'azienda e mancanza di ogni forma di sensibilità, soprattutto tenuto conto del procedimento giudiziario in corso nei confronti dei dirigenti della multinazionale. Il sindacato proseguirà la costituzione di parte civile contro la Thyssenkrupp". Duro anche il giudizio espresso da Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom. "Questa vicenda - afferma - dimostra che i dirigenti della Thyssenkrupp sono dei mascalzoni e bisogna fare il possibile perché abbiano la sanzione che meritano".
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 Re: Caso Acc. Thyssen: Post ad aggiornamento continuo
 = News con documentazione video
Martedì, 14 Ottobre : 2008 Il Messaggero
Strage alla Thyssen,
il pm: a processo sei dirigenti
L'avvocato Cesare Zaccone con Raffaele Guariniello
«Finanziamenti per la sicurezza mai utilizzati»
TORINO - E' ripresa questa mattina (ieri per chi legge) a Torino l'udienza preliminare per il rogo che uccise sette operai della ThyssenKrupp lo scorso 6 dicembre. La pubblica accusa ha ribadito la richiesta di rinvio a giudizio di sei dirigenti della multinazionale tedesca, argomentando: «Alla ThyssenKrupp si sono rappresentati il rischio di un incendio nello stabilimento di Torino».
Finanziamenti mai utilizzati. Il pm Francesca Traverso, analizzando la documentazione sequestrata durante le indagini, ha parlato delle responsabilità dei tre componenti del comitato esecutivo. Ricordando che, nel febbraio 2007, dopo un grave incendio scoppiato in una filiale in Germania, la casa madre convocò un meeting per parlare del problema: per lo stabilimento di Torino furono così disposti dei finanziamenti. Che però non vennero mai utilizzati.
Le accuse. Il pm Laura Longo si è concentrata sulla ricostruzione dell'incidente e sulle responsabilità dei singonli. L'accusa più grave è quella di omicidio volontario con dolo eventuale mossa all'amministratore delegato Harald Espenhahn. Per gli altri si parla di omicidio colposo con colpa cosciente.
Guariniello. Presente all'udienza anche il procuratore Raffaele Guariniello, secondo il quale ad essere chiamata in causa è anche l'azienda come persona giuridica. Quanto è successo, sostiene il procuratore, «non è colpa della scelta di un singolo, ma di una politica aziendale: si tratta di reati commessi nell'interesse e a vantaggio della società».
L'udienza. Nel corso dell'intervento dei pm, alcuni dei familiari delle vittime sono usciti dall'aula. «Non ce la facciamo ad ascoltare il modo in cui sono morti i nostri cari», ha detto una signora. Dopo due ore e mezza, l'udienza è stata rinviata alla fine di ottobre.
Il documento aziendale. Durante le indagini, la procura ha sequestrato un documento interno alla ThyssenKrupp stilato dopo l'incendio di Torino. Città nella quale, recita la nota, «alcuni dei maggiori sindacalisti provengono dalla scuola filocomunista». E la città è stata «anche una culla delle brigate rosse». Finora non è stato possibile attribuire ad alcun dirigente la stesura del documento, che contiene valutazioni sulla vicenda e una descrizione di quella che, secondo l'estensore, è la situazione torinese. Nel capoluogo torinese, prosegue il documento «da molti anni il giudice Guariniello conduce accertamenti controversi e approfonditi sulle grandi aziende della zona, e la procura ostenta un'attenzione particolarmente intransigente in materia di reati industriali».
Accuse agli operai La tesi è che il personale «molto probabilmente non si trovava al proprio posto» e che, quindi, non accorse in tempo «dello scorrimento irregolare del nastro trasportatore» (causa delle scintille che avrebbero innescato il rogo - ndr). «Dalla sala controllo non è stato possibile accorgersi dello sviluppo dell'incendio» e il personale di servizio, intervenendo in ritardo, «ha tentato di spegnere il fuoco senza mettere la linea in arresto di emergenza». «Un'attenta squadra di turno (non era per niente stressata, poiché non vi era produzione in corso, ma era concentrata in una pausa) avrebbe dovuto accorgersi dello scorrimento irregolare del nastro che durava da tredici minuti». «Un'azione tempestiva - è la conclusione - avrebbe potuto evitare il primo incendio e i suoi sviluppi».
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 Re: Caso Acc. Thyssen: Post ad aggiornamento continuo
 = News con documentazione video > LEGGIMI: ti aiuterò a navigare meglio ed in velocità in Vivicentro.
Lunedì, 17 Novembre : 2008 La Stampa
NELLA FABBRICA MORIRONO SETTE OPERAI
Rogo Thyssen, sei rinvii a giudizio
La maglietta che ricorda gli operai morti nel rogo
L'amministratore delegato dovrà rispondere di «omicidio volontario»
Guariniello: «Una sentenza storica»
TORINO - Rinviati a giudizio tutti e sei i dirigenti imputati per il rogo della Thyssenkrupp, dove il 6 dicembre 2007 a Torino morirono 7 operai. Non solo: il gup Francesco Gianfrotta ha accolto le richieste di accusa della procura rinviando a giudizio con una decisione storica l’amministratore delegato per l’Italia Harald Espenhan per omicidio volontario con dolo eventuale, e per omicidio colposo e omissione dolosa di cautele anti infortunistiche i cinque dirigenti Marco Pucci, Gerald Pregnitz e Giuseppe Salerno, responsabili a vario titolo dello stabilimento torinese, Daniele Moroni, dirigente di Terni, e Cosimo Cafueri, responsabile del servizio prevenzione e protezione dai rischi. Lo conferma Barbara Porta, uno dei legali di Antonio Boccuzzi, l’operaio rimasto ferito nell’incendio della linea 5 dello stabilimento torinese. L’udienza è fissata per il 15 gennaio 2009 alle 9 in corte d’Assise, dove per la prima volta approderà un processo per morti bianche.
Il gup, dopo un’udienza di quattro ore e mezza e circa due ore e mezzo di camera di consiglio ha preso una «decisione storica», non accogliendo la linea difensiva degli imputati tesa a negare il dolo, bensì sposando la linea della procura anche e soprattutto sulla contestazione del dolo eventuale: per la morte di Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi, i sei dirigenti verranno ora giudicati da una Corte d’Assise e l’amministratore delegato del gruppo Thyssen Italia Harald Espenhahn dovrà rispondere dell’accusa di omicidio volontario, con dolo eventuale.
Per la prima volta, come ha sottolineato Guariniello, una procura chiedeva il rinvio a giudizio per omicidio volontario per morte sul lavoro, per la prima volta oggi c’è stato un rinvio a giudizio per omicidio volontario per morte sul lavoro e per la prima volta una corte di Assise, ovvero due magistrati togati e giudici popolari, giudicherà per morte sul lavoro.
Non solo il gup ha accolto anche la richiesta di rinvio a giudizio dell’azienda come persona giuridica per illeciti amministrativi connessi alla mancata adozione di cautele antinfortunistiche chiesto dalla procura perché i comportamenti dei manager coinvolti sono stati nell’interesse e a vantaggio della società. Guariniello per sottolineare questo punto ha anche citato la sentenza della Cassazione su Porto Marghera, ricordando che produttività e profitto di un’azienda non possono mai far cedere la sicurezza sul lavoro.
La procura di Torino - con i pm Laura Longo e Francesca Traverso, e l’aggiunto Raffaele Guariniello - aveva preso questa decisione forte con convinzione. Anche oggi in aula Guariniello mostrando i risultati delle indagini preliminari, con slides, documenti, mail interne e della casa madre tedesca, perizie assicurative, i verbali delle testimonianze dei dipendenti, ha voluto ribadire come i vertici dell’azienda sapessero della necessità di dotare la linea 5 di impianti adeguati di sicurezza, ma di aver voluto posticipare l’adozione di queste misure al trasferimento previsto dell’impianto da Torino a Terni e avessero accettato il rischio della tragedia.
Per questo le richieste dell’accusa erano pesanti e prevedevano il dolo eventuale, ovvero la volontarietà sotto il profilo dell’accettazione dell’evento. Dolo sempre contestato da Maurizio Anglesio, Cesare Zaccone e Ezio Audisio, i legali degli imputati, che oggi nelle contro repliche, così come già nelle udienze del 27-28 ottobre, hanno ribadito: non c’è il dolo, i presupposti della condotta dolosa sono insussistenti, sostenendo anche che ad esempio le presunte indicazioni dei periti assicurativi su impianti antincendio automatici non riguardavano la linea 5 e soprattutto che mai la casa madre sostenne la necessità di adottare sulla linea queste misure, e tanto meno posticipandole al trasferimento dell’impianto a Terni. Obiettivo della difesa, soprattutto per l’ad della Thyssenkrupp Italia Espenhahn su cui pesa l’accusa più grave, era passare dal dolo alla colpa e così dal dibattimento e giudizio della corte di Assise - composta da due giudici togati e sei giudici "popolari" ovvero semplici cittadini - al giudice monocratico.
ViviCentro (art. 19 e 21)
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