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Caso G8 - Sviluppi ed Aggiornamenti
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Messaggio Caso G8 - Sviluppi ed Aggiornamenti 
 
Riporto quanto segue perché mostra, in modo emblematico, cosa vuol dire, per una Nazione, avere una stampa che non solo NON sia di parte ma anche che NON sia pavida il che è, ancor peggio in quanto si "autocensura" lasciando i cittadini nell'ignavia o alla mercè di informazioni ??????????!!!!!!!!!! pur magari pensando ad una certa affidabilità del mezzo stesso.

Certo è, comunque, che diventa sempre più difficile aver fiducia in chiunque altro qualunque cosa "quest'altro" sia: Uomini, leggi, istituzioni e via di seguito.

Forse è sempre stato così e non ce ne rendavamo conto, forse è la degenerazione ultima del dio danaro che ora ce ne chiede il "prezzo" forse ...... forse .... ed intanto si vive sempre più male, sempre meno! e sempre più, semplicemente, si sopravvive.

Che pena, sinceramente sono scorato di tutto.


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ArcoirisTV ha scritto: 
Enrica Bartesaghi Presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova ha scritto: 
26/06/2007 09:41:49 -
 
LETTERA APERTA AI GIORNALISTI DI REPUBBLICA E UNITA’

In qualità di presidente del Comitato Verità e Giustizia per Genova, vi scrivo per chiedere scusa.

Chiedo scusa a nome delle centinaia di manifestanti arrestati, feriti, umiliati e torturati nel mese di luglio del 2001 a Genova, nelle strade, nelle piazze, alla scuola Diaz, nelle caserme di Bolzaneto e Forte San Giuliano.

Noi allora non lo sapevamo che avremmo (dopo ben sei anni) causato l’allontanamento di De Gennaro dal vertice della Polizia italiana. Che quei giorni avrebbero macchiato la sua onorata carriera (anche se si tratta di una macchia davvero piccola, di quelle che il Ministro degli Interni, Amato, ha subito lavato nominandolo a capo del suo gabinetto). Che, per colpa nostra, De Gennaro sarebbe stato indagato per istigazione e induzione a falsa
testimonianza.

Giustamente nei giorni scorsi sui quotidiani La Repubblica e L’Unità avete ripetutamente sottolineato tutto l’orrore di questa faccenda incresciosa, ridando all’uomo ed al poliziotto tutta la sua onorabilità. E non siete stati i soli, numerosi parlamentari (di destra, di centro e di sinistra), a partire dall’on. Violante hanno fatto lo stesso. Perché De Gennaro è stato un capo della polizia “bipartisan” nominato dal centro-sinistra, confermato dal centro-destra, nuovamente confermato dal centro-sinistra, un uomo “quattro-stagioni” come la pizza.

E’ vero, alla Diaz, abbiamo fatto di tutto per farci massacrare, fingendo di dormire, alzando le mani di fronte ai manganelli e chiedendo pietà. Abbiamo anche costretto un poliziotto a fingere un accoltellamento, altri a dover portare nella scuola due bottiglie molotov, altri a firmare verbali falsi, ma che altro potevamo fare? Mettetevi nei nostri panni e, cercate di non sporcarvi, perché sono ancora pieni di sangue. E il sangue, come ogni casalinga che si rispetti sa bene, non si lava facilmente.
Meno male che nel frattempo altri solerti poliziotti hanno provveduto a distruggere le due molotov!

E a Bolzaneto? Abbiamo fatto di tutto per costringere poliziotti, carabinieri, guardie penitenziarie, medici ed infermieri a divertirsi con noi. Non sapendo come passare il tempo, abbiamo giocato a nascondino, rimanendo anche dieci ore in piedi con le braccia alzate contro il muro e le gambe divaricate. Ma i nostri torturatori sono stati buoni con noi e non si sono nascosti tanto bene. Così si sono fatti scoprire, da noi e dalla Magistratura. Che risate ci siamo fatti mentre spaccavano la mano ad uno di noi e la cucivano senza anestesia, ci spruzzavano gas irritanti, ci accompagnavano al bagno con la testa per terra tra insulti e botte, ci minacciavano di morte e di stupro. Ancora mi piangono gli occhi al ricordo.

Ma non è stata solo colpa nostra. Siamo poi stati ingannati da quei “terroristi” di Amnesty International che hanno dichiarato che a Genova c’è stata la più grande violazione dei diritti umani in un paese occidentale dal dopoguerra. E noi ci abbiamo creduto, voi no per fortuna.

Che ne sapevano noi, allora, che De Gennaro, Manganelli, Gratteri ed altri, avevano un solido trascorso nell’antimafia, addirittura a fianco di Falcone e Borsellino? Vi assicuro: non ce l’hanno detto, né alla Diaz, né a Bolzaneto, altrimenti non ci saremmo fatti massacrare e torturare con il rischio di rovinare la loro splendida ed onorata carriera. Meno male che il governo Prodi ha sistemato decorosamente De Gennaro e Manganelli. Oggi sull’Unità si parla di Gratteri come uno dei probabili vice e, giustamente, il giornalista ha tralasciato di scrivere che Francesco Gratteri è uno dei 29 imputati per il processo Diaz; ringrazio il giornalista per la dimenticanza, altrimenti avrei dovuto scusarmi anche con lui.

Chiedo scusa anche al dottor Manganelli, che non era a Genova nel 2001, anzi stando a quanto riportato dai vostri quotidiani era in ferie. Ebbene, sappiate che il 21 luglio, prima, durante e dopo l’irruzione alla Diaz, fu comunque in costante contatto con i dirigenti imputati, come lui stesso ha riconosciuto quando e' stato chiamato in tribunale come testimone nel processo Diaz, il giorno 2 maggio del 2007. Per alcuni davvero non ci sono mai vacanze.

Per fortuna, nonostante tutto il casino che abbiamo fatto, né De Gennaro, né il governo Berlusconi, né il governo Prodi si sono lasciati sviare dalle nostre testimonianze. Infatti gli imputati, più alti in grado, per i fatti della Diaz e di Bolzaneto sono stati tutti promossi. Questori, vice-questori, dirigenti:
Gilberto Caldarozzi, Francesco Gratteri, Giovanni Luperi, Spartaco Mortola, Filippo Ferri, Vincenzo Canterini, Alessandro Perugini.

A tutti loro, a De Gennaro, a Manganelli, ed a voi giornalisti di Repubblica e dell’Unità impegnati quotidianamente nel duro lavoro di informare correttamente gli italiani, ancora grazie!

Grazie a loro ed a voi abbiamo definitivamente capito cosa significano in Italia le parole: libertà, verità e giustizia.


Enrica Bartesaghi
Presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova


Sitron ha scritto: 
2007-06-28 00:13:55

Complimenti per la lettera che trasmette alla perfezione la disarmante indignazione.

Sono d'accordissimo con Annad sul ruolo fondamentale giocato dai giornalisti e dai media, una pessima "informazione" in un Paese dove si è abituati ad insabbiare o a dimenticare è un handicap quasi insormontabile per ottenere la vittoria della verità.

-------------------------------------------------
Intervista a Mark Covell:
parte 1/2 http://www.youtube.com/watch?v=4Mo2tm6IpLY
parte.2/2 http://www.youtube.com/watch?v=D8wgUhguFtY
Intervista a Marina Spaccini: http://youtube.com/watch?v=r_qGWsLc934
-------------------------------------------------
Al seguente indirizzo è possibile trovare una sintesi delle testimonianze raccolte dai PM nell'inchiesta sugli abusi di BOLZANETO:
http://g82001.altervista.org
Nella "Home Page" alcune testimonianze estratte casualmente dalla raccolta a disposizione sul sito;
Su "Link e Video sul G8 di Genova" sono elencati collegamenti ad altri siti che si occupano di quei drammatici giorni ed è possibile vedere in streaming alcuni dei video presenti su YouTube.
Sono scenari sconcertanti quelli raccontati dalle vittime di quelle violenze, fisiche e psicologiche. Scenari che risultano via via più verosimili confrontando e incrociando le testimonianze di tutti coloro siano passati dalla scuola Diaz quella notte e dalla caserma di Bolzaneto in quei giorni.
I primi verdetti dei processi per gli abusi alla Scuola Diaz e alla Caserma di Bolzaneto sono sono attesi entro la fine del 2007.
Per Informazioni e donazioni:
http://www.veritagiustizia.it
http://www.piazzacarlogiuliani.org
http://www.supportolegale.org
per ricevere la mailing list del comitato verità e giustizia e restare aggiornati su notizie e iniziative mandare un messaggio vuoto a:
-- Sitron



Lorraine ha scritto: 
2007-06-27 14:52:35

Bellissima lettera. Condivido in pieno. Ovviamente ho meno colpe di chi si è fatto massacrare nella Diaz e chi si e' fatto torturare a Bolzaneto. Ma chiedo comunque scusa a tutti i conoscenti non presenti a Genova che ho cercato di fuorviare con i miei racconti di aver parlato con i 'black block' arrivati in Piazza Manin,che si erano convinti ad andarsene da li' per cercare di entrare nella Zona Rossa da un'altra parte.... di come stavano gia' allontanandosi, ubriachi ma con le 'armi' abbassate, quando la polizia e' arrivata sparando lacrimogeni addosso a tutti noi, seguiti dalle manganellate selvagge. Chiedo scusa di aver aspettato poi con due ragazzine inglesi , alla loro prima manifestazione, che un'ambulanza le caricasse, una col braccio rotto da una manganellata,l'altra in preda ad un attacco isterico conseguenza del terrore.... spero non siano poi finite anche loro a Bolzaneto come molti dei ricoverati all'ospedale. Chiedo scusa di aver detto di aver assistito l'indomani al famoso furgone che si inseriva tra il corteo di manifestanti, per scaricare armi improprie ad uso degli 'scalmanati' .... tra la piu' totale indifferenza di centinaia di poliziotti schierati ma fermi .... mentre al di fuori di Genova, nessuno puo' arrivare con la macchina neanche ad avvicinarsi ad un corteo funebre con 20 persone... Chiedo scusa di aver visto ancora, dopo che il corteo era stato 'spezzato' e la zona 'bonificata' a forza di lacrimogeni urticanti che mi hanno provocato fastidi e problemi medici, i poliziotti che circondavano un ragazzo, lo misero in ginocchio e si alternavano a dedicargli varie attenzioni.... poi arrivare un 'black block' perfetto, che dava ordini ai poliziotti, indicando loro dove andare, prima di allontanarsi lui stesso, su una grossa moto (chi era costui??) Chiedo infinitamente scusa ai poliziotti, ai signori con fasce da sindaco, ai pompieri, che pensavo fossero li' per proteggere il corteo, i cittadini, che non erano in grado di indicarci nessun percorso 'sicuro', nessun luogo dove andare senza essere presi in mezzo alle battaglie.... e io che immaginavo avessero predisposto azioni a salvaguardia delle persone dopo il deplorevole incidente di venerdi', dove un ragazzo, col lancio sconsiderato di un sasso, aveva fatto deviare il proiettile di un carabiniere, causando la morte di Carlo. Vergogna! Anche il poliziotto ha dovuto gridargli dietro 'L'hai ucciso tu con un sasso !'. Meno male che i media hanno visto.
Infine chiedo scusa a tutto il mondo. Io, e migliaia con me, non siamo piu' stati gli stessi dopo Genova. Si e' rotto qualsiasi fiducia potevo avere nelle istituzioni. Ho scoperto che da anni le varie 'forze del'ordine' vendevano le loro versioni dei fatti, inducendo anche me a pensare che gli anti-NATO di Napoli a inizio 2001 fossero degli esagitati rissosi...... Ora credo soltanto alle cose che vedo, alle testimonianze di chi non costruisce verita' su misura per interessi corporativi. E non mi fidero' mai piu' di chi si traveste da autista della Croce Rossa per infilarsi nello stadio dove dormivamo, per nascondersi dietro le toilettes e filmarci tutti il venerdi' sera mentre tenevamo un'assemblea , riuscendo a trattenere quelli che volevano scendere a Genova per 'vendicarsi' della morte di Carlo. Noi ce l'abbiamo fatta a trasformare lo shock, il dolore, la rabbia in parole. Loro ci hanno filmati, mentre altri programmavano freddamente il secondo massacro di sabato.
Indymedia e Liberazione sono stati gli unici a raccontare per davvero quello che era successo. Delusione!
-- Lorraine

  





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Messaggio Re: Che pena, sinceramente sono scorato di tutto 
 



Lunedì, 25 Febbraio : 2008

Processo G8, per i pm la caserma di Bolzaneto un 'girone infernale'

Iniziata la requisitoria dei pm


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E' iniziata questa mattina, al processo per le violenze commesse nella caserma di Genova-Bolzaneto durante il G8 del 2001, la seconda parte della requisitoria dei pm Vittorio Ranieri Miniati e Patrizia Petruzziello. Gli imputati sono 45, tra appartenenti alle forze dell'ordine e medici.

La caserma di Bolzaneto, descritta oggi dai pm, è sembrata un girone infernale e un luogo di tortura fisico e psicologico: ragazzi e ragazze picchiate, tenuti ore e ore in piedi con le mani alzate, accompagnati in bagno e lasciati con le porte aperte, insultati, spogliati, derisi e minacciati di guai peggiori, tra cui la sodomizzazione, un salame usato come manganello, una mano divaricata e spezzata.

Le ragazze erano chiamate "Troie', "Puttane" come accadde a Sara Bartezaghi a cui agenti dissero anche, ricordando la morte di Carlo Giuliani: "Ne abbiamo ammazzato uno, ne dovevamo ammazzare cento".

Il pm Ranieri Miniati ha poi fatto un riepilogo delle testimonianze più salienti delle parti lese durante il processo, tutte avallate dai ricordi di altri detenuti presenti nella caserma. Tra queste quella di Massimiliano A., 36 anni, napoletano, disabile al cento per cento."Gli agenti mi hanno preso in giro - aveva raccontato al processo - per la mia bassa statura, insultandomi con 'Nano buono per il circo', 'Nano di merda', 'Nano pedofilo'. Il pm ha anche ricordato che Massimiliano per un'ora non riusci' a farsi accompagnare in bagno, per cui si fece addosso i suoi bisogni e rimase sporco a lungo perché gli impedirono di pulirsi.

Un altro episodio ricordato oggi riguarda Katia L. minacciata dagli agenti di farle fare la stessa fine di Sole (Maria Soledad Rosas), l'anarchica argentina che si suicido' in carcere dopo la morte del compagno, entrambi arrestati nell'ambito dell'inchiesta sugli attentati contro la Tav in Valle Susa. La ragazza si senti' male e vomitando sangue venne portata in infermeria dove un medico le somministrò dell'ossigeno. Al rifiuto della ragazza di sottoporsi ad una iniezione il medico la liquidò:"Vai pure a morire in cella". I pm hanno poi concluso la seconda parte della requisitoria elencando i vari elementi probatori raccolti, sostenendo l'attendibilità di tutte le dichiarazioni delle parti lese sottoposte a varie tipologie di riscontri. La requisitoria proseguirà domani.

  





ViviCentro (art. 19 e 21)

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Messaggio Re: Caso G8 - Agg.to: Iniziata la requisitoria dei pm 
 



Lunedì, 25 Febbraio : 2008 l'Unità

G8, i pm su Bolzaneto:
violenze anche in infermeria


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Bolzaneto- Serviranno almeno altre quattro udienze per completare il racconto di quelle giornate del luglio del 2001 quando Genova ospitò il G8. Ma l’assaggio dato lunedì dai pubblici ministeri che hanno iniziato la loro requisitoria al processo per le violenze nella caserma di Bolzaneto fanno di nuovo, quasi sette anni dopo, accapponare la pelle.

I pm Vittorio Ranieri Miniati e Patrizia Petruzziello in questi anni hanno raccolto più di duecento testimonianze di chi quella notte finì in caserma. Sotto accusa ci sono 45 tra vertici apicali, appartenenti al personale della polizia penitenziaria, polizia di Stato, carabinieri e medici.

Quella che descrivono, più che una caserma, è un luogo di tortura: ragazzi e ragazze picchiate, tenuti ore e ore in piedi con le mani alzate, accompagnati in bagno e lasciati con le porte aperte, insultati, spogliati, derisi e minacciati. Le dichiarazioni raccolte, secondo i pm, trovano attendibilità in varie tipologie di riscontri, a cominciare dai referti medici successivi alla detenzione e dai racconti di numerosi testimoni.

Tra i ricordi più agghiaccianti ripercorsi dai pm, c’è quella di Massimiliano A., 36 anni, napoletano, disabile al cento per cento, insultato per la sua bassa statura e a cui era stato negato perfino il permesso di andare in bagno.

Ma sono decine e decine le altre vessazioni che i manifestanti del Genoa Social Forum furono costretti a subire, dallo stare in piedi per ore o a fare la posizione del cigno e della ballerina, ad abbaiare come cani per poi essere insultati con minacce di tipo politico e sessuale. Nemmeno chi stava male ricevette conforto: «L'infermeria – ha denunciato il pm Ranieri Miniati – che doveva essere un aiuto in caso di sofferenza è diventata un luogo di ulteriore vessazione».

La requisitoria proseguirà nei prossimi giorni. Ci sarà molto altro di cui discutere: «Su oltre duecento persone offese – ha spiegato il pm Miniati – i casi di persone che non hanno reso dichiarazioni sono veramente poche: questo – ha aggiunto – denota non solo una non volontà di sottrarsi al processo, ma anzi la volontà di cercare questo processo e la verità».

  





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Messaggio G8: BOLZANETO, 15 CONDANNE E 30 ASSOLTI 
 

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Lunedì, 14 Luglio : 2008

G8: BOLZANETO,
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15 CONDANNE E 30 ASSOLTI


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GENOVA - Il tribunale di Genova ha condannato 15 persone a pene variabili fra i 5 mesi e i 5 anni. La pena più ingente è stata inflitta ad Antonio Biagio Gugliotta, ispettore della polizia penitenziaria. Altri 30 imputati sono stati assolti. La sentenza è stata emessa dopo 9 ore e mezza di camera di consiglio.

Sono state oltre 180 le udienze del processo per i fatti di Bolzaneto. I testi sfilati sono stati circa 360 e 155 le parti civili. Circa 50 sono gli avvocati di parte civile ed una sessantina i difensori degli imputati. Il processo a 45 imputati tra appartenenti al personale della polizia penitenziaria, polizia, carabinieri e medici, iniziò nell'ottobre 2005 mentre le richieste dei pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati sono del marzo scorso.

Bolzaneto, le torture nel girone infernale

GENOVA - Nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001 la caserma di Bolzaneto, dove furono condotte le persone arrestate nei giorni del G8, è stata descritta dai pm "Un girone infernale" e un luogo di tortura fisico e psichico. Secondo l'accusa sarebbero avvenuti episodi di vera e propria tortura che avrebbero violato la dignità umana e i più significativi diritti alla persona.

Anche in infermeria, medici e agenti avrebbero inflitto vessazioni agli arrestati feriti. I pm, nella loro lunga requisitoria, raccolta in una memoria di 600 pagine, affermarono che nella "caserma di Bolzaneto furono inflitte alle persone fermate almeno quattro delle cinque tecniche di interrogatorio che, secondo la Corte Europea sui diritti dell'uomo, chiamata a pronunciarsi sulla repressione dei tumulti in Irlanda negli Anni Settanta, configurano 'trattamenti inumani e degradanti'".

L'accusa però, non potendo contestare il reato di tortura, che non esiste nel nostro ordinamento, ha scelto di chiedere per i vertici apicali preposti alla struttura l'art.323 (abuso d'ufficio) oltre alla violazione della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, abuso d'autorità nei confronti di persone arrestate o detenute, minacce, ingiurie, lesioni. I reati contestati saranno tutti prescritti nel 2009, ma le eventuali condanne consentiranno alle parti civili di chiedere un risarcimento o ottenere già oggi una provvisionale, chiesta da tutti i loro legali. Nel "girone infernale", descritto dai pm, c'erano ragazzi e ragazze picchiati, tenuti ore e ore in piedi con le mani alzate, accompagnati in bagno e lasciati con le porte aperte, insultati, spogliati, derisi e minacciati di guai peggiori, tra cui la sodomizzazione, un salame usato come manganello, una mano divaricata e spezzata.

Le ragazze erano chiamate "troie", "puttane" come accadde a Sara Bartezaghi a cui agenti dissero anche, ricordando la morte di Carlo Giuliani: "Ne abbiamo ammazzato uno, ne dovevamo ammazzare cento". C'é poi la testimonianza di Massimiliano A., 36 anni, napoletano, disabile al cento per cento."Gli agenti mi hanno preso in giro - ha raccontato al processo - per la mia bassa statura, insultandomi con 'Nano buono per il circo', 'Nano di merda', 'Nano pedofilo'".

Il pm ha ricordato che Massimiliano per un'ora non riuscì a farsi accompagnare in bagno, per cui si fece addosso i suoi bisogni e rimase sporco a lungo perché gli impedirono di pulirsi. Un altro episodio riguarda Katia L., minacciata dagli agenti di farle fare la stessa fine di Sole (Maria Soledad Rosas), l'anarchica argentina che si suicidò in carcere dopo la morte del compagno, entrambi arrestati nell'ambito dell'inchiesta sugli attentati contro la Tav in Valle Susa. La ragazza si sentì male e vomitando sangue venne portata in infermeria dove un medico le somministrò dell'ossigeno. Al rifiuto della ragazza di sottoporsi ad una iniezione il medico la liquidò:"Vai pure a morire in cella".

LEGALE GUGLIOTTA, UNA STONATURA LA SUA CONDANNA

(AGI) - Genova, 14 lug. - "C'e' una stonatura che e' sicuramente la condanna del mio assistito Gugliotta, nel senso che sono stati assolti i vertici della polizia penitenziaria ed e' stato condannato solo un ispettore. E' l'unica cosa che non riesco a capire". Lo ha dichiarato l'avvocato Alessandro Vaccaro, difensore, oltre che del dottor Giacomo Toccafondi condannato a 1 anno e due mesi di reclusione, anche dell'ispettore di polizia penitenziaria Antonio Gugliotta, nei confronti del quale il Tribunale di Genova ha stabilito una condanna a 5 anni di carcere, la piu' pesante tra i 15 imputati riconosciuti colpevoli nell'ambito del processo per le violenze e gli abusi commessi all'interno della caserma di Bolzaneto durante il G8 dei 2001 a Genova. 'Per quanto riguarda il dottor Toccafondi - ha aggiunto - sono stati riconosciuti solo episodi specifici, esclusi anche in questo caso i motivi abietti e futili'. Secondo Vaccaro, la sentenza "ha sicuramente ridimensionato i fatti: sono stati esclusi gli abusi d?ufficio, le sevizie, i motivi abietti e futili. La realta' - ha concluso il legale - e' che a mio giudizio e' stata ridimensionata l'ipotesi del lager, delle torture che per me era la cosa fondamentale"

  





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Messaggio Le violenze e i nomi che mancavano Il verdetto delle sorpres 
 

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Martedì, 15 Luglio : 2008 Corriere della Sera

Le violenze e i nomi che mancavano
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Il verdetto delle sorprese


di MARCO IMARISIO

Il verdetto arriva a sera tarda, quando fuori è buio e i custodi del palazzo di giustizia sbuffano perché hanno fretta di chiudere. E farà molto discutere, come minimo, perché la gravità di certi comportamenti avvenuti nella caserma di Bolzaneto durante il G8 non viene rappresentata nella sentenza.

Dopo dodici ore passate in camera di consiglio, il giudice Renato Delucchi ha appena finito di leggere un elenco fittissimo di numeri, rimandi, codicilli, che in molti non riescono a capire. Quelli che a Bolzaneto c'erano, le vittime dei soprusi, sono i primi a farlo. Misurano il numero delle persone colpevoli con quello degli imputati, appena 15 su 44, fanno il conto degli anni di pena comminati rispetto a quelli richiesti dall'accusa, appena 24 su 76, guardano ai risarcimenti accordati alle 209 parti lese, solo due milioni di euro sui 7 richiesti in totale. E se ne vanno, in silenzio e a capo chino, qualcuno con gli occhi lucidi.

I pubblici ministeri Vittorio Ranieri Miniati e Patrizia Petruzziello rimangono, ma anche loro hanno la voce che trema e lo sguardo appannato. Nella caserma di Bolzaneto non c'è stata alcuna tortura, è questo il boccone più amaro che devono mandare giù. La sentenza del tribunale di Genova dice soprattutto questo. «L'umiliazione, l'annientamento delle persone recluse» sono le parole usate da Ranieri Miniati durante la sua accorata requisitoria. «Un luogo dove per tre interminabili giorni sono stati sospesi i diritti umani». Poi il magistrato lasciò parlare i fatti, diede voce ai racconti dei testimoni, mai messi in discussione dai difensori degli imputati durante le 157 udienze di un processo durato due anni, durante il quale sono state ascoltate quasi quattrocento persone. Fu un racconto per stomaci forti. Il taglio di capelli di Taline Ender e Saida Teresa Magana, il capo spinto verso la tazza del water a Ester Percivati, lo strappo della mano di Giuseppe Azzolina, al quale sono stati divaricati anulare e medio fino a lacerare la carne; le ustioni con sigaretta sul dorso del piede a Carlos Manuel Otero Balado. E poi la marchiatura delle guance dei ragazzi giunti dalla scuola Diaz, la particolare foggia del copricapo imposto a Thorsten Meyer Hinrric, costretto a girare nel piazzale senza poterlo togliere, un cappellino rosso con la falce ed un pene al posto del martello. Tutto questo non è tortura, secondo la sentenza di ieri. Il reato non è previsto dal nostro ordinamento, lacuna alla quale proprio lo sdegno per quanto avvenuto a Bolzaneto fece per qualche tempo da propellente per un eventuale rimedio. Non esistendo una norma penale, l'accusa fu costretta a contestare agli imputati l'abuso d'ufficio, che sarà comunque prescritto nel 2009. Ieri, nel fitto sbarramento di numeri fatto dai giudici si è capito che l'articolo 323 del codice penale, quello che sancisce questo reato, non c'era. È stato riconosciuto l'abuso di autorità nei confronti dei detenuti, versione molto più attenuata del reato scelto per fare da succedaneo alla tortura. Ma gli imputati sono tutti assolti dalle aggravanti per i futili motivi e la crudeltà che avrebbero dovuto fare da corollario a questa accusa, e anche questo è difficile da mandare giù per chi è stato vittima di certi soprusi, come le ragazze minacciate di stupro «come in Kosovo», così urlavano gli agenti. Ecco, ai magistrati mancavano i nomi e i cognomi da abbinare ad ogni singolo comportamento, il punto debole di tutta la loro ricostruzione è sempre stato quello, e ne erano consapevoli anche loro. La Corte ne ha preso atto, abbonando agli imputati una quantità infinità di reati «per non aver commesso il fatto», riferiti ad episodi che durante le udienze erano stati accettati come tali anche dai difensori degli imputati, che sono sempre stati consci di avere dalla loro il vantaggio non da poco dell'assenza di testimoni terzi che si frapponessero tra imputati e vittime incapaci di dare un volto alle persone all'epoca nel centro di detenzione temporaneo sulle alture di Genova. In questi anni, Bolzaneto, le sue vittime e persino i suoi imputati sono sempre stati figli di un Dio minore rispetto agli altri due grandi processi del G8, quello contro i manifestanti e quello sulla scuola Diaz, entrambi vissuti in contrapposizione tra loro. Era il parente povero. Fu soltanto con la requisitoria fatta dai magistrati nello scorso marzo che l'opinione pubblica diede pari risalto anche ai soprusi avvenuti nella caserma.

Il verdetto è una sorpresa, nonostante le condanne delle poche persone davvero identificate con certezza, come l'agente Massimo Pigozzi (2 anni e tre mesi), che ha squarciato la mano di un giovane o il medico Giacomo Toccafondi (indultato). Nell'aula che si svuota, lo riconoscono anche gli avvocati difensori degli imputati, entrati al mattino con la certezza della batosta. I loro assistiti negli ultimi tempi si erano sentiti abbandonati anche dallo Stato, padre e padrone. L'avvocatura dello Stato aveva fatto sapere che in assenza di «rapporto organico», visto che le forze dell'ordine non si erano comportate come tali a Bolzaneto, il ministero dell'interno non avrebbe pagato le spese legali agli agenti imputati. L'onda di indignazione suscitata a marzo dal racconto degli abusi e dei soprusi era considerata come il preludio a condanne pesanti. «Ci sentiamo come se il Genoa dovesse giocare al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid» aveva detto il difensore di Toccafondi, per il quale erano stati chiesti tre anni e mezzo di reclusione. «Il risultato non è neppure in discussione». Certe volte, dipende dall'arbitro.

  





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Messaggio "Pene lievi" è scontro su Bolzaneto 
 

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Mercoledì, 16 Luglio : 2008 La Stampa

LA POLEMICA

"Pene lievi" è scontro su Bolzaneto

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Roberto Castelli, ministro della Giustizia ai tempi del G8


+ Bolzaneto, 15 condanne e 30 assolti

VIDEO: Placanica racconta la sua verità sul G8
VIDEO: Le immagini dei giorni del G8 a Genova

FOTOGALLERY: I giorni che sconvolsero Genova



La sinistra radicale all'attacco «Una sentenza scandalosa»
Ma il Pdl frena: giusto così


ROMA - Bolzaneto, il giorno dopo. La sentenza dei giudici, che afflige pene lievi alle forze dell'ordine ed esclude che, nella caserma genovese, vi fossero state azioni «di tortura», spacca l'arco delle istituzioni. Il sottosegretario leghista Castelli, all'epoca ministro della Giustizia, è soddisfatto. «Ero sicuro che si sarebbe accertata la verità dei fatti. La verità non piace a tanti perchè il teorema è stato smontato». Prosegue Castelli: «Ho sempre detto che sostenere che Bolzaneto fosse stato organizzato come un lager era una calunnia nei confronti del ministero della Giustizia e della Polizia penitenziaria. E che eventuali episodi commessi da singoli sarebbero stati appurati dal processo. Queste cose si sono avverate. La sentenza è lì da vedere e d’ora in poi chi continua a sostenere tesi diverse è in malafede».

Sulla stessa linea Cicchitto, presidente dei senatori del Pdl. «La sentenza di Genova ci appare obiettiva ed equilibrata: non ci fu nessuna operazione sistematica di repressione e di tortura, ma ci furono errori da parte di alcuni esponenti delle forze dell’ordine. Non bisogna dimenticare-dice il dirigende azzurro- che foto e riprese cinematografiche documentano invece che fu messa in atto, nei due giorni precedenti i fatti avvenuti nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto, da parte di circa cinquemila soggetti una preordinata guerriglia urbana, che mise a soqquadro tutta quella parte di Genova collocata nella zona gialla».

Ma la sinistra è sulle barricate. La sentenza su Bolzaneto è «scandalosa», dice Paolo Ferrero. «Si perpetua - denuncia in un’intervista al Corriere della sera - la tradizione italiana da Piazza Fontana a oggi: la volontà di non fare chiarezza sugli episodi realmente accaduti». E Paolo Cento affonda: «La sentenza per i fatti di Bolzaneto ci consegna una verità dimezzata dall’arrivo della prescrizione per le pene, comunque troppo miti e limitate, e lascia del tutto impunite le responsabilità politiche della gestione dei fatti del G8 di Genova».

Ventitre anni e nove mesi di reclusione per 15 imputati e assoluzione per 30: la sentenza lascia perplesso Vittorio Agnoletto, ex leader dei movimenti. «Sono stati condannati, e con pene miti, solo coloro che avevano delle responsabilità di direzione a Bolzaneto. Questo è anche il risultato dell’omertà e del tentativo di ostacolare in qualunque modo la ricerca della verità attuata in questi anni dalle diverse forze dell’ordine».

  





ViviCentro (art. 19 e 21)

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Messaggio G8, blitz alla Diaz: chieste condanne per 28 agenti 
 

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Giovedì, 17 Luglio : 2008

Assoluzione è stata chiesta per il commissario Alfredo Fabbrocini

G8, blitz alla Diaz:
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chieste condanne per 28 agenti


La pena più alta (5 anni) per i fatti del 2001 chiesta per Pietro Troiani, accusato di aver portato le due molotov nella scuola

Genova, 17 lug - (Adnkronos/Ign) - Ventotto condanne e una assoluzione. Sono queste le richieste avanzate dai pm nei confronti dei poliziotti imputati nel processo per i fatti avvenuti nella scuola DIaz durante il G8 di Genova del 2001.

La pena più alta è stata chiesta per Pietro Troiani (5 anni), accusato di aver portato le due molotov nella scuola. Come si diceva, il pm Enrico Zucca, che con il collega Francesco Cardona Albini ha condotto l'inchiesta, al termine della requisitoria ha formulato 28 richieste di condanna per 109 anni e nove mesi di reclusione complessivi e una di assoluzione.

Richiesta di condanna di 4 anni e 6 mesi è stata avanzata per Francesco Gratteri (direttore Sco), Giovanni Luperi (vicedirettore Ucigos), Vincenzo Canterini, comandante del I Reparto Mobile di Roma, Gilberto Caldarozzi, vicedirettore dello Sco, Filippo Ferri, dirigente della squadra mobile della Spezia, Massimiliano Di Bernardini, romano, vicequestore aggiunto, Fabio Ciccimarra, vice questore aggiunto, napoletano, Nando Dominici, capo della squadra mobile di Genova, Spartaco Mortola, dirigente della Digos di Genova e Carlo Di Sarro vicequestore aggiunto presso la Digos di Genova.

Per il vice di Canterini, Michelangelo Fournier, i pm hanno chiesto 3 anni e 6 mesi. Per l'agente scelto Massimo Nucera e il suo superiore Maurizio Panzieri i pm hanno c