In questo forum, sono graditi interventi da parte di persone che - sia pur mantenendo magari il loro ingresso con una user name - firmano i loro interventi con almeno il loro nome (vero) di battesimo perché parlare di cose serie, magari con Lupo Alberto o Orco felice non è molto "stimolante".
Se poi qualcuno avesse anche la "pretesa" di portarci un "verbo" tecnico o professionale che sia, allora sarà INDISPENSABILE che, qui come nell'altra area "tecnica", si registri con il suo nome e cognome esatto, qualifica ecc fornendo quindi tutti i dati necessari a soppesare e poter dare il giusto valore al quanto scriverà.
Anche qui riporto una massima che molto si addice ad argomenti seri che richiederebbero la mobilitazione e l'aiuto di tutti partendo dalla presa d'atto di un problema che esiste e che potrebbe (non lo si augura ma ...) accadere anche a qualche loro congiunto.
Non c'è niente di più deleterio e falso, infatti, del pensare:
"sono cose troppo brutte ... non è possibile .... OPPURE ... ma no, a noi non possono accadere"
Ascoltate quindi un consiglio, sarà quanto mai opportuno il "pensarci" ora perché poi:
“In Germania prima diedero la caccia ai comunisti, e io non protestai perché non ero comunista. Poi diedero la caccia agli ebrei, e io non protestai perché non ero ebreo. Poi fu la volta dei sindacalisti: non feci sentire la mia voce perché non ero sidacalista; e la volta dei cattolici, e io non alzai la mia voce perché non ero cattolico. Alla fine si accanirono su di me e in quel momento non c’era più nessuno a protestare” (Martin Niemoller)
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Parabita: Nuovo argomento in continuo aggiornamento
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Martedì, 6 Novembre 2007- 19:05
Mamma uccide maestra: pista pedofilia
dell'inviata Paola Laforgia
PARABITA (LECCE) - Una coppia di anziani nota e stimata in paese, lei una vita da insegnante dedicata ai bambini degli altri, lui un sarto in pensione. E la mamma di un bambino di sette anni che ogni pomeriggio affidava il figlio all'amica maestra per andare a lavorare. Forse un po' esaurita e un po' sulle sue, si dice in paese, ma niente di più. E' avvolta in questa apparente normalità la tragedia che si è consumata a Parabita e che avrebbe come movente un presunto caso di pedofilia di un uomo di 80 anni su un bambino di terza elementare. Questa, almeno è la spiegazione che la giovane donna, 33 anni, ha dato ai carabinieri dopo aver ammesso di avere ucciso a coltellate, almeno 10, Jolanda Provenzano, di 71 anni, e ferito il marito, Luigi Compagnone, di 80. E' su questa pista che i carabinieri stanno indagando per capire che cosa è successo. L'uomo, che è ricoverato in ospedale dove ha subito un intervento chirurgico, è stato interrogato dagli investigatori. Avrebbe respinto le accuse della donna riferendo di aver saputo dal marito di lei che la donna stava attraversando un periodo di forte stress. Comunque é formalmente indagato per violenza sessuale su un minorenne.
Per cercare riscontri a questa pesante accusa, oggi i carabinieri hanno tolto i sigilli alla casa degli anziani coniugi a Parabita e l'hanno perquisita, sequestrando materiale vario tra cui un computer, decine di videocassette di cartoni animati, e qualche cd rom. Tutto materiale che veniva utilizzato per i bambini e che dovrà essere visto dai militari per controllare che non nasconda documentazione pedopornografica. Nella casa ci sono ancora i segni della violenta aggressione, mentre nei locali attigui usati per l'asilo e il doposcuola sono ancora appesi i festoni con le zucche di Halloween e le foto che ritraggono l'insegnante uccisa insieme con decine di bambini. I vicini di casa non fanno che ripetere che "Jole, la maestra, era una istituzione in paese". Amava i bambini ed era amata da loro, raccontano, e nella sua scuola si sono succedute da anni intere generazioni. Lo conferma una vicina, Giorgia, oggi nonna di 65 anni, che dopo essere stata lei stessa allieva della maestra Provenzano nella sua scuola ha mandato i figli e ora i nipoti. Proprio il più piccolo di loro, che ha quattro anni, oggi non si rassegnava che la scuola fosse chiusa e in lacrime si è fatto accompagnare a casa della nonna. La scuola era frequentata anche da bambini dei paesi vicini: una decina per l'asilo la mattina e altrettanti il pomeriggio per il doposcuola. Il bambino che si fermava più a lungo di tutti, raccontano in Paese, era proprio il figlio della donna che ieri ha ucciso la maestra. In paese non si dice altro: Jolanda Provenzano era insegnante da sempre, amava i bambini ed era amata da loro, il marito è una brava persona. Ma anche della donna che ha usato tanta violenza, nessuno parla male. Di lei perfino il fratello della vittima, Giuseppe Provenzano, parla bene. "Era una cara amica - dice - non posso dire niente di male di lei e del marito, una persona stimabile e irreprensibile".
La famiglia della giovane donna e la coppia di anziani si frequentavano. Anche Giuseppe Provenzano, che vive in Svizzera ma viene spesso in vacanza a Parabita dove ha casa vicino a quella della sorella era stato invitato in alcune circostanze. L'ultima era stata l'inaugurazione del negozio di abbigliamento a Maglie, il secondo gestito dalla donna dopo quello di Casarano. E' stato Giuseppe a dare l'allarme. Ieri verso le 13,30 è uscito da casa sua (che ha l'ingresso in comune con quella della sorella), per andare a prendere un caffé e quando dopo un'oretta è tornato gli ha aperto la porta il cognato ferito. Per terra c'era il corpo della sorella, già morta. Gli investigatori cercano di ricostruire i retroscena della vicenda ascoltando anche le famiglie degli altri bambini che frequentano l'asilo e il doposcuola. Nei prossimi giorni con tutte le cautele necessarie, sarà ascoltato il figlio della donna da cui sarebbero partite le accuse contro l'anziano.
L'episodio a Parabita, in provincia di Lecce
Maestra uccisa da mamma alunno,
indagato il marito
L'insegnante è stata ammazzata ieri a coltellate: secondo la madre il figlio avrebbe ricevuto ripetute attenzioni morbose da parte dell'uomo. La pista della pedofilia è tenuta in grande considerazione dagli investigatori
Lecce, 6 nov. - (Adnkronos/Ign) - Ci sarebbero episodi di pedofilia alla base dell'omicidio avvenuto ieri a Parabita, in provincia di Lecce, dove una mamma ha ucciso a coltellate Iolanda Provenzano, l'anziana maestra di suo figlio. Il marito dell'insegnate, Luigi Compagnone, è infatti stato iscritto nel registo degli indagati per presunti abusi sessuali su un minore.
A far scaturire il provvedimento, la denuncia fatta dalla madre del bambino che nel corso dell'interrogatorio di questa notte ha confessato tutto davanti ai carabinieri della Compagnia di Casarano. Secondo quanto raccontato dalla donna, ora agli arresti, alla base del folle gesto vi sarebbe il sospetto delle presunte molestie che il figlio di 7 anni averebbe subito nel doposcuola. Il bimbo, infatti, le avrebbe raccontato di attenzioni morbose nei suoi confronti da parte di Compagnone.
La donna, 43 anni, ieri pomeriggio si è così recata nell'appartamento della coppia armata di due coltelli. A essere colpito per primo è stato l'81enne marito della Provenzano, ferito in modo grave all'addome. Poi è toccato all'insegnante, 71 anni, morta dopo essere stata raggiunta da almeno una decina di coltellate. Ai carabinieri ha anche indicato il luogo dove si è disfatta delle armi, che sono state poi recuperate dai militari in una spiaggia di Gallipoli, a una quindicina di chilometri da Parabita.
Anche se sul movente non ci sono certezze, fonti investigative confermano che la pista della pedofilia è tenuta in grande considerazione. Proprio in merito a quelle accuse Compagnone, ricoverato in ospedale dove nella notte ha dovuto subire un intervento chirurgico, questa mattina è stato ascoltato dai Carabinieri della Compagnia di Casarano. L'uomo ha negato tutto.
(6 novembre) - E' stata Anna Simona D’Aquino ad uccidere la maestra di Parabita, il cui marito, secondo l’assassina, avrebbe molestato il figlio durante il doposcuola.
Un raptus di follia e la decisione di farsi giustizia da sola: così Anna Simona D’Aquino, 33enne di Casarano, proprietari di due negozi di abbigliamento, si è recata a Parabita, al civico 161 di via dei Mille, nell’abitazione (con annessi asilo e doposcuola) di Iole Provenzano, 71 anni, da sempre conosciuta e stimata in paese per aver insegnato a tantissimi ragazzini, e di Luigi Compagnoni, altrettanto noto sarto, 80enne. Fermata ed interrogata dai Carabinieri di Casarano, la giovane madre ha raccontato che da qualche giorno, esattamente dalla festività di Ognissanti, era entrata in possesso, da parte di alcuni familiari, di strane notizie, secondo cui sul marito dell’insegnante dove mandava il figlio di 7 anni c’erano in gire voci “particolari”. Notizie che avrebbero trovato conferma nell’atteggiamento del bambino stesso, chiusosi all’improvviso in se stesso, spesso nella sua stanza a piangere, con scarso appetito. Il piccolo avrebbe raccontato alla madre che, quando andava in quella casa per studiare, Luigi Compagnoni lo chiamava dalla sua stanza da letto, facendosi trovare di frequente nudo e facendo altrettanto con il bambino, di cui avrebbe abusato. Ieri pomeriggio, poco prima delle 15, Anna Simona D’Aquino, vedendo per l’ennesima volta il suo bambino in condizioni precarie, non ci ha visto più, ha sorseggiato da una bottiglia whisky, si è armata addirittura di quattro coltelli ed è andata a Parabita. Suonato alla porta, si è subito indirizzata verso la camera da letto di Luigi Compagnoni gridandogli “bastardo, pedofilo”, la lite è degenerata sempre più e pare che ad un certo punto Compagnoni abbia detto alla D’Aquino “in fondo a tuo figlio piacevano quelle cose”. Parole che hanno scatenato la rabbia omicida della madre, che lo ha accoltellato gravemente all’addome (è ricoverato all'Ospedale "Ferrari" di Casarano, ma non è in pericolo di vita); poi ha sferrato dei colpi anche a Iole Provenzano, nel frattempo intervenuta per difendere il marito, ferendola a morte. Poi se n’è andata, dopo essere rimasta ferita al polso sinistro durante la colluttazione con l’80enne, ha raggiunto Lido Pizzo dove si è disfatta dei coltelli ed è rientrata a casa. A fare la macabra scoperta della morte dell’anziana e del ferimento del marito, è stato Giuseppe Provenzano, 73 anni, fratello della donna uccisa, residente in Svizzera ma da qualche giorno rientrato a Parabita per una vacanza. Tornato a casa dopo essere uscito a prendere un caffè, Giuseppe Provenzano si è visto aprire la porta da Luigi Compagnoni, barcollante e che perdeva sangue dalla milza, il quale ha fatto in tempo a riferire al cognato solo qualche particolare ed il nome Simona. La D’Aquino, sposata con un commerciante di Taurisano, gestisce a Casarano, nel centralissima Corso XX Settembre, ed a Maglie, in via Umberto I, il negozio “Artigli”. Naturalmente l’intera comunità di Parabita vivono ore di grande sgomento e meraviglia per quanto accaduto. Sul posto, oltre alle forze dell’ordine (che adesso indagano per scoprire se altri bambini siano stati trattati allo stesso modo dal Compagnoni), si sono subito recate numerose istituzioni locali.
LE GRAVI ACCUSE DELL'OMICIDA,
LE INDAGINI SULL'80ENNE
(foto e news di LeccePrima) Due famiglie completamente distrutte dalla morte e dal dolore, un caso dai contorni agghiaccianti. Ed una provincia scossa dall’orrore, nella lucida consapevolezza che l’esistenza di ogni essere umano è fondata su equilibri sottilissimi, ragnatele spesso invisibili e intessute di un velenoso tormento che cova silenzioso nell’animo, fino ad esplodere in collera feroce. Via dei Mille è una strada accovacciata nella parte alta di Parabita. Fino al primo pomeriggio di ieri appariva un ambiente sereno. La lama che s’è infilata nell’ordinaria quotidianità del sobrio paese del Basso Salento, ha squarciato il velo dei silenzi ed ha lacerato le coscienze. Una, cinque, dieci coltellate dietro alla schiena di una donna, fino a quando non si accascia al suolo, e l’urlo diventa un rantolo, e il rantolo un alito sempre più fioco, fino a rimanere soffocato nell’ultimo gelido respiro di morte. Poi, altri due affondi nelle viscere di un uomo, prima di imboccare la porta, raggiungere l’auto, i coltelli insanguinati fra le mani. Il massacro è alle spalle, ma i fotogrammi dei fendenti seguono la mente lungo il tragitto che porta a Gallipoli. Necessità di disfarsi delle armi. Ma intanto la macchina investigativa è già all’opera. S.D.'A., 33 anni, viene bloccata da una pattuglia di carabinieri, a Lido Pizzo.
E’ solo una costruzione a tratti romanzata e molto concisa, anche se terribilmente verosimile, dell’omicidio di ieri. E la mano di una madre che si arma per difendere il figlio, che avrebbe subito delle violenze, è uno sconvolgente spaccato dei tempi moderni, un invito alla riflessione sulla perdita totale di fiducia nelle istituzioni. Se fosse tutto vero, se fosse confermato questo aspetto, uno dei lati più inquietanti del complesso quadro narrativo che forma il giallo sarebbe proprio questa forma di vendetta personale, che non chiama in causa il filtro della magistratura, ma segue l’istinto e va dritto alla radice del problema. Ma è un terreno minato, quello sul quale stiamo camminando, ed è quindi bene procedere con estrema cautela.
Al momento si sa che la donna ha dato questa spiegazione agli investigatori, cioè che avrebbe perso i lumi della ragione dopo aver ascoltato alcune storie del figlio di appena 7 anni su certe cose che sarebbero avvenute in quella casa dove faceva il doposcuola. Cose non belle, che non c’è bisogno di descrivere e che tutti possiamo immaginare. Ed ora c’è un indagato iscritto nei verbali della Procura, ed è proprio il miracolato, l’80enne Luigi Compagnone, sarto ricercatissimo di Parabita, marito di Jolanda Provenzano, la maestra 71enne massacrata con dieci, forse più coltellate (http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=4502). La madre accusa: sarebbe stato lui a perpetrare le violenze. E intanto, secondo alcune indiscrezioni, il bambino sarebbe stato interrogato nel pomeriggio ed avrebbe descritto gli ambienti delle stanze del primo piano dell'abitazione, compresa quella da letto dove, secondo quanto avbrebbe dichiarato invece l'uomo, chi faceva doposcuola non avrebbe avuto accesso. Si tratta di piccoli frammenti di verità, nulla che al momento possa provare nulla. Per il pubblico ministero Maria Consolata Moschettini e per i carabinieri della compagnia di Casarano, che ora dovranno verificare la fondatezza delle pesantissime imputazioni avanzate dalla stessa omicida, un caso di una delicatezza estrema.
Ultima modifica di Redazione il 06 Dic 2007 06:32, modificato 7 volte in totale
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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Parabita – Nuove accuse al sarto
Mercoledì, 7 Novembre 2007
Parabita – Nuove accuse al sarto
Una quarantenne ha denunciato di aver subìto molestie sessuali – 30 anni fa – dall’ottantenne ferito a coltellate dalla mamma di un bambino che sarebbe stato insidiato dall’uomo nella casa-asilo della moglie. Nel “raid” rimase uccisa la moglie
LECCE – Nella doppia inchiesta per omicidio e tentato omicidio e pedofilia, che ruota attorno alla casa-scuola di via Dei Mille a Parabita - dove Anna Simona D’Aquino, 33 anni di Casarano, ha accoltellato a morte la maestra del figlio di sette anni, Iole Provenzano, 71 anni e ferito il marito sarto in pensione, Luigi Compagnone di 80, accusato di molestie sessuali sul ragazzino - c’è un’importante novità.
A sorpresa, questa mattina nella caserma di Casarano, accompagnata dalla figlia, si è presentata una 40enne casalinga del posto, per dichiarare di aver subito - 30 anni fa quando andava a scuola di cucito - le attenzioni “particolari” del sarto, all’epoca 50enne. Le sue dichiarazioni fanno già parte del fascicolo affidato alla sostituto Angela Rotondano.
È la prima accusa, dopo quella del bambino di sette anni, che viene rivolta all’ex sarto, persona che ha anche fatto parte della commissione tecnica per la scelta degli abiti del festival di Sanremo.
L’inchiesta sul fatto di sangue di lunedì pomeriggio resta invece nelle mani del sostituto Maria Consolata Moschettini. Domani Anna Simona D’Aquino verrà interrogata dal giudice Vincenzo Scardìa. E per l’occasione, il suo legale, l’avvocato Luigi Corvaglia, dovrebbe chiedere la perizia psichiatrica. Nel pomeriggio, invece, verrà effettuata l’autopsia sul cadavere della maestra. Venerdì, infine, dovrebbe essere interrogato il bambino, il cui racconto ha scatenato l’ira omicida della madre.
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L'avvocato Luigi Corvaglia è il legale difensore di Anna Simona D’Aquino, l'omicida della maestra d'asilo Jole Provenzano.
L'avv. Corvaglia ci tiene innanzitutto a sgombrare il campo da ogni sorta di equivoco che possa essere scaturito “da antipatiche inesattezze lette su alcuni organi di informazione, peraltro nazionali, e che comunque poi sono state correttamente rivisitate”. E le elenca: “Beh, la primissima notizia aveva addirittura la caratteristica del passionale, visto che si diceva che la signora D’Aquino avesse ammazzato l’amante di suo marito. Poi, che la signora D’Aquino assumesse psicofarmaci e che fosse in cura presso il Cim (Centro di Igiene Mentale, Ndr). Tutto assolutamente falso!”. L’8 novembre l’interrogatorio da parte del Gip Vincenzo Scardia ad Anna Simona D’Aquino. “Che dire, è una persona che in queste ore si sta rendendo conto di quello che ha fatto”, racconta l’avv. Corvaglia, il quale poi, ma stavolta da padre di famiglia più che da professionista, spiega il gesto dell’omicida “come un raptus di follia dovuto al suo precario stato d’animo venutosi a creare dopo aver ricevuto le confidenze dal proprio bambino (le avrebbe raccontato che Luigi Compagnoni, marito della vittima, rimasto ferito, lo molestava durante il doposcuola; il 9 novembre l’interrogatorio del piccolo, alla presenza degli psicologi, Ndr). Un brutto colpo per la mia assistita, anzi un doppio tremendo colpo: l’enorme dolore per quanto capitato al figlioletto ed il profondo senso di delusione in quanto era stata proprio lei a portarlo in quella casa”. Si dice che le due famiglie fossero amiche? “Non è vero, la frequentazione era limitata al fatto che il bambino andasse a studiare con la signora Iolanda Provenzano”. Le reazioni dell’opinione pubblica? “Al di là della gravita del gesto che ha compiuto, c’è nei confronti della mia assistita grande solidarietà in relazione ai motivi che l’hanno spinta a fare questo”. Però, moltissima gente sostiene anche che siano assurde le voci in riferimento ad abusi sessuali che potrebbe aver commesso il Compagnoni. “Dico solo che generalmente si è convinti di conoscere a fondo il vicino di casa”. Quale la strategia difensiva? “Intanto attendiamo gli accertamenti, poi vedremo di studiare l’iter per la libertà della mia assistita. Ho in animo di chiedere anche una consulenza psichiatrica per stabilire se nel momento in cui ha consumato il reato fosse nel pieno delle sue facoltà mentale, quindi se lo stato d’ira abbia potuto o meno alterarne le capacità intellettive”. Corrisponde al vero il particolare che la signora D’Aquino avesse sorseggiato dell’whisky prima di recarsi a Parabita? “Sì, ma attenzione: non per farsi coraggio per andare ad ammazzare, bensì per affogare il suo dolore per le confidenze del bambino, per essere rimasta delusa da questa coppia e per l’incapacità di affrontare e risolvere in breve i problemi del figlio, che da giorni ormai si dimostrava frustrato e, piangendo, si rinchiudeva in camera senza parlare e mangiare. Poi, forse, anche lo stato determinato dall’uso dell’alcol potrebbe averla aiutata a compiere l’insano gesto”. Sempre a livello di strategie, punterà sull’accertamento se in quella casa vi possano essere stati altri casi? “Senza dubbio, e comunque questo lo sta già facendo la Procura. E’ un fattore fondamentale”. Così come l’autopsia sul corpo della vittima, la signora Jole Provenzano (l’8 novembre nell’obitorio del “Fazzi” di Lecce), per stabilire se sia morta per le coltellate inferte dalla D’Aquino oppure per aver sbattuto la testa sui gradini della scala dove è precipitata a seguito del corpo a corpo. “Anche questo accertamento avrà la sua importante per la dinamica processuale”, conferma e conclude l’avv. Luigi Corvaglia, “e per quella che sarà la nostra condotta difensiva”.
Federico Scarascia
Il Fatto
Anna Simona D’Aquino, 33 anni, di Casarano, ha confessato di avere ucciso a coltellate, nel primo pomeriggio del 5 novembre, a Parabita, la maestra di Parabita Jole Provenzano, 71 anni, e di aver ferito il marito Luigi Compagnoni, noto sarto, 80 anni. Un raptus di follia, quello della D’Aquino, scatenato dall’inquietante ipotesi che il figlio di 7 anni sarebbe stato molestato dall’anziano nel corso del doposcuola che il piccolo svolgeva in casa della stimatissima maestra Jole, al civico 161 di via dei Mille a Parabita, dove è avvenuto il delitto. La D’Aquino, sposata con un commerciante di Taurisano, gestisce a Casarano, nel centralissima Corso XX Settembre, ed a Maglie, in via Umberto I, il negozio “Artigli”.
Nuove accuse
E’ uscita allo scoperto una donna, oggi 40enne, la quale dice che da piccola ha frequentato un corso di taglio e cucito dal sarto di Parabita, Luigi Compagnone, e che lo accusa di averla molestata quando aveva 10 anni. Questa donna, oggi sposata e con figli, ha deciso di parlare ora, dopo quanto avvenuto a Parabita, e di dire tutto ai Carabinieri.
"LA MANO CHE HA UCCISO NON ACCAREZZERÀ PIÙ MIO FIGLIO"
L'abitazione dove s'è svolto l'omicidio (foto e articolo di LeccePrima) LA DEPOSIZIONE
“Con questa mano, quella che ha impugnato il coltello, non accarezzerò mai più mio figlio”. La mano della tremenda vendetta (se saranno certificati gli abusi) così ferma nel massacro cieco, ora forse trema e si abbassa. La promessa, fatta davanti al giudice per le indagini preliminari Vincenzo Scardia dalla commerciate di 33 anni di Casarano, è quella di “una persona certamente pentita” che ha affrontato “un interrogatorio drammatico, perché ancora una volta ha ripercorso tutta la vicenda che la vede la coinvolta, con il dramma che ha raggiunto l’apice nel momento in cui ha riferito al giudice le confidenze ricevute dal figlio”. Antonio Corvaglia è l’avvocato che difende la donna, davanti alle telecamere ed ai taccuini, all’uscita dal carcere di Borgo San Nicola, appare lui stesso commosso. “Quello che ho fatto non lo rifarei mai più”, sono state le parole della donna al giudice.
Però purtroppo è successo, una rabbia furiosa l’ha ispirata, quel maledetto 5 novembre, ed ora bisogna comprendere le cause recondite. Atti sessuali sul suo bambino, sono le sue feroci e ferme accuse. Autore, per lei, proprio la persona scampata all’agghiacciante agguato in casa nel primo pomeriggio di lunedì scorso, l’80enne Giuseppe Compagnone. Quest’ultimo è ricoverato nell’ospedale di Casarano, ha ricevuto due fendenti nello stomaco, ma è fuori pericolo. Sua moglie, Jole Provenzano, maestra di 71 anni, è ormai morta da tre, interminabili giorni, a seguito delle coltellate inferte.
“Io mi auguro che il giudice, nell’emettere l’ordinanza, tenga conto di questo dramma e soprattutto della causale che ha spinto la signora a fare quello che ha fatto”, spiega l’avvocato. “Certamente un fatto grave, non usuale”. Cosa, veramente, avrebbe subito il figlio di 7 anni della donna di Casarano arrestata per omicidio, ovviamente Corvaglia non lo riferisce, ricordando poi che “la richiesta di perizia psichiatrica sarà formalizzata dal pubblico ministero, perché in questa fase è lui che svolge questo tipo di indagine. Io invece – prosegue –, facendo appello all’aspetto umano prima che ancora a quello giuridico, ho formalizzato richiesta di una subordinata di arresto domiciliare, che garantirebbe al figlio la presenza della mamma”. Ma se abusi ci sono stati, per quanto tempo si sarebbero verificati? E qui il legale agita uno spettro ancora nuovo alle cronache. “Sono episodi ripetuti, che ricoprono un arco temporale di un anno e mezzo”.
L’AUTOPSIA
Tredici coltellate in tutto, la maggior parte delle quali alla schiena, dodici profonde una superficiale, ed una in particolare quella decisiva e fatale, che ha reciso l’aorta provocando un’emorragia polmonare. E’ terminata intono alle 18, dopo oltre tre ore, l’autopsia sul corpo di Jolanda Provenzano, eseguita dal medico legale Roberto Vaglio. I tagli che hanno provocato la morte dell’anziana maestra, colta alle spalle dalla 33enne commerciante di Casarano, secondo quanto rivelato dall’autopsia, sono stati provocati da almeno due lame di coltello. La giovane donna, che sostiene di aver agito per vendicare le violenze che avrebbe subito dal marito della Provenzano il figlio di 7 anni, è entrata in quella casa di via dei Mille a Parabita completamente ubriaca, dopo aver bevuto una bottiglia di whisky che le ha infuso una tale aggressività da arrivare alla terribile uccisione ed al ferimento di Giuseppe Compagnone.
Ultima modifica di Redazione il 06 Dic 2007 06:26, modificato 1 volta in totale
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Re: Parabita – Nuove accuse al sarto
DELITTO PARABITA: BIMBO CONFERMA ACCUSE
Novembre 9th, 2007
E’ DURATO POCO MENO DI DUE ORE L’INTERROGATORIO DEL BAMBINO DI PARABITA, UNICO DEPOSITARIO DELLA VERIDICITA’ DEL RACCONTO DELLA MADRE-ASSASSINA, CHE LO SCORSO 5 NOVEMBRE HA UCCISO A COLTELLATE L’ANZIANA MAESTRA D’ASILO IOLE PROVENZANO, RITENUTA RESPONSABILE, INSIEME AL MARITO LUIGI COMPAGNONE, 81 ANNI, DEGLI ABUSI SESSUALI CONSUMATI DA QUEST’ULTIMO SUL FIGLIO DI 7 ANNI. IL BIMBO FREQUENTAVA IL DOPO SCUOLA CHE I DUE GESTIVANO IN VIA DEI MILLE A PARABITA. ACCOMPAGNATO DAL PADRE E DAI NONNI, IL BIMBO E’ STATO ASCOLTATO IN MATTINATA PRESSO IL CE.PA.MM IL CENTRO DI CURA E PREVENZIONE PER L’ABUSO E I MALTRATTAMENTI DEI MINORI. IL PICCOLO HA CONFERMATO QUANTO RIVELATO DALLA MADRE, APPARENDO SICURO, SERENO, MAI TITUBANTE, DESCRIVENDO PARTICOLARI, FATTI, E OGGETTI CON ESTREMA PRECISIONE, PERSINO RICOSTRUENDO L’ARREDO DELLA CAMERA DA LETTO DELL’EX SARTO, CHE INVECE HA SEMPRE ASSERITO CHE MAI I BAMBINI SAREBBERO SALITI AL PIANO DI SOPRA. ULTIMATO L’INTERROGATORIO, IL PICCOLO INSIEME AI FAMILIARI E’ STATO FATTO USCIRE DA UN ACCESSO SECONDARIO PER EVITARE GIORNALISTI E TELECAMERE. 09/11/07
In due ore il bambino conferma gli abusi
Calmo, sicuro, avrebbe perfino circostanziato il suo racconto di fronte il giudice, soffermandosi sulla stanza da letto dei coniugi Compagnone di Parabita. E così ha confermato di essere stato molestato in casa dell’anziana maestra il figlio della donna che venerdì scorso, a Parabita, ha ucciso la maestra e ferito suo marito, Luigi Compagnone, il presunto molestatore ottantenne.
Si tratta particolari rilevanti visto che Compagnone ha sempre negato con forza, fra l'altro, che i piccoli ospiti della scuola avessero accesso a quella zona-notte della casa. La deposizione del bambino è stata eseguita con una ripresa video, poi verbalizzata dai carabinieri e consegnata ai legali difensori della famiglia, Luigi Corvaglia e Francesca Conte.
Intanto è stato convalidato l'arresto della madre 33enne di Casarano, che ha confessato di aver ucciso la maestra e ferito l'uomo accecata dall'odio per gli abusi subiti dal figlio. Anche se poi ha aggiunto di non aver avuto mai intenzione di uccidere. L'autopsia per l'anziana maestra ha confermato che la morte è stata causata da 13 colpi di coltello.
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Ultima modifica di Redazione il 06 Dic 2007 06:21, modificato 1 volta in totale
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Re: Parabita – Nuove accuse al sarto
OMICIDIO PARABITA:OTTO DONNE ACCUSANO IL SARTO
Novembre 10th, 2007 at 10:26 pm
UN OMICIDIO CHE HA SCOPERCHIATO UN VASO DI PANDORA QUELLO COMMESSO DALLA GIOVANE MADRE DI CASARANO PER LE VIOLENZE SUBITE DAL FIGLIO DI SETTE ANNI AL DOPOSCUOLA DI PARABITA.
OTTO LE DENUNCE FORMALIZZATE AI CARABINIERI DA PARTE DI ALTRETTANTE PERSONE CHE HANNO CONFERMATO LE TENDENZE PEDOFILE DEL MARITO DELLA MAESTRA JOLE.LA PRIMA E’ DELLA DONNA DI 41 ANNI DI CASARANO CHE NEI GIRONI SCORSI AVEVA RACCONTATO AGLI INQUIRENTI DELLE VIOLENZE SUBITE 30-35 ANNI FA NELLA SCUOLA DI TAGLIO DEL SARTO.
ALL’EPOCA LA DONNA AVEVA SEI O SETTE ANNI E FU COSTRETTA A SUBIRE UN RAPPORTO SESSUALE COMPLETO.POI UN PADRE E UN NONNO DI PARABITA CHE AVEVANO PORTATO VIA DALLA SCUOLA DELLA MAESTRA JOLE I LORO BAMBINI, DUE MASCHIETTI, PROPRIO PER LE STRANE ATTENZIONI DEL MARITO.ALTRE DUE DONNE, OGGI DI 30 E 33 ANNI, CHE AVEVANO FREQUENTATO LA SCUOLA DI SARTORIA NEL SOTTOSCALA DELLA CASA DI VIA DEI MILLE.
ERANO STATE MANDATE Lì PER IMPARARE IL MESTIERE QUANDO AVEVANO RISPETTIVAMENTE 15 E 16 ANNI, SUBENDO ANCHE LORO LE MOLESTIE DEL SARTO.INFINE TRE MADRI DI PARABITA, CASARANO E ALEZIO CHE DOPO I PRIMI PALPEGGIAMENTI HANNO RITIRATO I LORO FIGLI.TUTTI SOSTENGONO DI NON AVER PARLATO PRIMA PER RISPETTO DELLA MAESTRA JOLE.
NON E’ ESCLUSO, PERCIO’, CHE NELLE PROSSIME ORE IL PM POSSA CHIEDERE AL GIP DI FORMALIZZARE L’ARRESTO DEL SARTO PER PEDOFILIA.
ViviCentro (art. 19 e 21)
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E’ finito intorno alle 13 l’ascolto protetto del bambino di Casarano che accusa Luigi Compagnone, il sarto di Parabita di 81 anni indagato per pedofilia. Il minore che ha risposto alle domande dell’incidente probatorio disposto dalla Procura, ha sostanzialmente confermato tutti i racconti fatti in precedenza. Gli stessi che il 5 novembre scorso hanno armato la mano della madre che per vendicarsi ha ucciso la moglie dell’indagato e ferito gravemente quest’ultimo. L’audizione che è stata condotta nel centro di cura e prevenzione per l’abuso e i maltrattamenti sui minori del vecchio ospedale psichiatrico di Lecce, è durata un paio d’ore. Il colloquio filmato è avvenuto alla presenza del gip Vincenzo Scardia, titolare dell’inchiesta per pedofilia e abusi sessuali a carico di Compagnone, e di uno psicologo.
Al di là di uno specchio, invece, hanno assistito al confronto gli avvocati difensori di Compagnone, Pasquale e Giuseppe Corleto, e quelli dell’accusa rappresentata dai legali Francesca Conte e Luigi Corvaglia e del pubblico ministero Angela Rotondano. Era presente anche il gip Vincenzo Scardia. Naturalmente niente è trapelato circa i particolari dell’interrogatorio tranne le considerazioni di rispettiva fiducia espresse dagli avvocati di entrambe le parti. Ora il collegio dell’accusa chiederà la scarcerazione della madre che ha ucciso Jole Provenzano, moglie di Compagnone e maestra del figlio abusato, con tredici coltellate alla schiena.
La Redazione di LeccePRIMA.it
[05/11/2007] - Massacrata con oltre dieci coltellate. Grave il marito [*]
La lite furiosa è scoppiata nel primo pomeriggio, dentro la cucina di un appartamento di via dei Mille, nella zona alta di Parabita. Poi, improvvisi, quei fendenti di coltello, assestati con una forza intensa ed un cumulo di rabbia, come viene da pensare, per l’entità stessa della tragedia. Erano circa le 15,30 quando un tranquillo lunedì di inizio novembre si è trasformato in un incubo ad occhi aperti, un vero e proprio massacro, che non ha lasciato alcuno scampo ad un’anziana maestra di Parabita, Jolanda Provenzano, di 71 anni (dai più conosciuta come Jole) e che ha rischiato di provocare una seconda vittima, il marito di quest’ultima, Luigi Compagnone, di 80 anni, gravemente ferito all’addome. L'uomo sembrerebbe comunque fuori pericolo. I carabinieri della compagnia di Casarano, che coordinano le indagini, in queste convulse ore stanno cercando di chiarire i contorni di questo omicidio.
Al momento c’è anche una persona sospettata, una donna di 33 anni di Casarano, S. D.'A., proprietaria di un negozio di abbigliamento in quest’ultima città, alla quale i carabinieri sono arrivati dopo una rapidissima indagine e che sarebbe stata sorpresa a Lido Pizzi di Gallipoli, un'ora circa dopo il fatto, mentre stava scendendo dall’auto, cercando, secondo le primissime indiscrezioni, anche di disfarsi di quattro coltelli da cucina. E' in stato di fermo.
Il primo ad accorgersi del massacro in quella casa di via dei Mille è stato il fratello della vittima, Giuseppe Provenzano, 73enne di Parabita, ma residente da anni in Svizzera e rientrato nel paese per una breve vacanza. Nel primo pomeriggio si era allontanato dall’abitazione, dove era ospite, per alcune commissioni ed al rientro s’è ritrovato di fronte ad un orrore indicibile. Ad aprirgli la porta è stato proprio Luigi Compagnone, che è riuscito a non perdere conoscenza, nonostante le gravissime ferite da coltello sotto lo stomaco e che sarebbe riuscito a fornire alcuni importanti dettagli, come sussurrare proprio il nome della persona che poco prima aveva pugnalato lui e a morte la moglie. Indizi precisi che hanno poi messo i carabinieri sulla pista della donna fermata. Le condizioni dell’uomo si sono poi rapidamente aggravate e per questo è stato immediatamente trasportato da Parabita presso l’ospedale di Casarano. La prognosi è riservata anche se, cone detto, l'uomo sembrerebbe ormai fuori pericolo. Ma i contorni della vicenda non sono del tutto chiari. La donna al momento indiziata ha un figlio di 7 anni che portava spesso in quella casa per alcune ripetizioni scolastiche. E sarebbe proprio in questo contesto da ascriversi il movente. Avrebbe infatti ricevuto, secondo le prime accuse formulate dalla stessa madre, diverse attenzioni morbose, in quella casa.
Jolanda Provenzano dava lezioni di dopo-scuola ai bambini del circondario sempre nella sua abitazione, ma l'ingresso era sulla strada accanto, in via Gonda. La mattina, invece, gestiva una specie di asilo, per bimbi in tenera età. Si tratta di un'attività che la sua famiglia svolgeva da intere generazioni e che si è tramandata nel tempo. Il marito, Luigi Compagnone, è un notissimo sarto del luogo. L'anziana coppia di coniugi è molto conosciuta e stimata in paese. Il pubblico ministero al quale è affidata l’indagine è Maria Consolata Moschettini della Procura della Repubblica di Lecce. Il medico legale che dovrà effettuare l’autopsia sul corpo di Jolanda Provenzano è Roberto Vaglio.
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PEDOFILIA: la scottante perizia sul PC di Compagnone
I carabinieri del Norm di Casarano, in mattinata, hanno consegnato nella mani della Procura la perizia effettuata sul portatile di Luigi Compagnone, l'anziano 81enne di Parabita, ferito con due fendenti allo stomaco per mano di una madre accecata dalle confessioni choc fornitele dal proprio figlio, di appena sette anni, in cui raccontava di aver subito molestie sessuali perpetrate dall'anziano nella scuola asilo di via dei Mille, a Parabita. La perizia compiuta sul computer di Compagnone, sequestrato dai carabinieri alcuni giorni dopo l'omicidio di Jole Provenzano, moglie dell'indagato, colpita a morte con tredici coltellate, è stata affidata ad un ingegnere informatico per cristallizzare i file contenuti all'interno. Dallo screening, sarebbe spuntato materiale pedopornografico immagazzinato nella memoria del pc, con immagini e filmati scaricati da alcuni siti frequentati da pedofili anche di altre nazioni europee. Si tratterebbe, qualora l'autorità giudiziaria dovesse accertare i riscontri compiuti da un ingegnere, di una pesante spada di Damocle sul teorema difensivo elaborato dai legali di Compagnone, iscritto sul registro degli indagati con l' accusa di pedofilia. L'uomo, sin dal suo ricovero in ospedale dove venne ricoverato a seguito delle ferite riportate, ha sempre negato di aver rivolto particolari attenzioni al piccolo studente nella presunta stanza degli orrori. In realtà, dopo pochi giorni dall'efferato omicidio, a Parabita e nei paesi del circondario, incominciò a circolare un vorticoso chiacchiericcio che delineava un profilo quantomeno ambiguo del presunto pedofilo. Presso la caserma dei carabinieri della compagnia di Casarano, sono confluite due denunce, di un uomo e di una donna ora ultraquarantenni, che avrebbero raccontato agli inquirenti di aver subito abusi sessuali dall'anziano sarto quando frequentavano la casa-scuola. Ora il materiale contenuto nel pc è finito sotto la lente d'ingrandimento della magistratura.
Lecce Prima Francesco Oliva
Quando si guarda la verità solo di profilo o di tre quarti la si vede sempre male. Sono pochi quelli che sanno guardarla in faccia. (Gustave Flaubert)
Lecce, mamma condannata a 7 anni
uccise maestra, moglie presunto pedofilo
La vittima: Iole Provenzano
LECCE – E' stata condannata a sette anni di reclusione la donna di 33 anni di Casarano che il 5 novembre dell’anno scorso uccise a coltellate a Parabita l’anziana insegnante di doposcuola di suo figlio e ferì il marito di lei, sospettandolo di abusi sessuali verso il suo bambino. La sentenza è stata emessa, a conclusione del processo con rito abbreviato, dal gup di Lecce Nicola Lariccia il quale ha riconosciuto l’attenuante della provocazione, dimezzando così la condanna a 15 anni chiesta dal sostituto procuratore Consolata Moschettini.
La vicenda originò dal convincimento da parte della donna, che l’anziano marito della maestra, Luigi Compagnone, di 80 anni, con la connivenza di sua moglie, Iolanda Provenzano, di 71 anni, avesse più volte compiuto abusi sul suo figlioletto.
Sarebbe stato lo stesso bambino un giorno a raccontare tutto a sua madre. In lacrime avrebbe detto che quando era in casa della maestra, Compagnone era solito chiamarlo al piano superiore, con il consenso della moglie, e lì, lo avrebbe invitato a spogliarsi e lo avrebbe toccato nelle parti intime.
Agli inquirenti la donna disse che era sua intenzione denunciare l’anziano, ma poi quel 5 novembre il figlioletto tornò da scuola profondamente provato e si chiuse in camera senza voler nè mangiare, nè parlare. A quel punto la donna perse il controllo e si recò a Parabita per vendicarsi dei presunti abusi sul suo bambino. Lì, a casa della maestra, uccise con dieci coltellate la donna e ferì il presunto molestatore.
La donna è agli arresti domiciliari, mentre è in corso un procedimento penale per Luigi Compagnone, accusato di pedofilia.
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L’anziano accusato di molestie su uno degli studenti che frequentavano le lezioni della maestra uccisa.
E’ stato rinviato al prossimo 13 febbraio il processo a carico di Luigi Compagnone, il sarto di Parabita accusato di abusi sessuali su minori, per aver molestato uno degli studenti che frequentavano le lezioni di doposcuola della moglie, Jole Provenzano, la maestra in pensione uccisa a coltellate lo scorso 5 novembre nel suo appartamento di via Dei Mille dalla madre del bambino, Simona D’Aquino, 41 anni di Casarano. Lui rimase gravemente ferito.
Non si è presentato ieri mattina l’81enne in aula per rispondere alle domande dei giudici della seconda sezione penale, presieduta da Pietro Baffa. E così l’udienza, subito dopo aver costituito le parti, è stata aggiornata ai primi mesi del 2009.
L’inchiesta nacque per approfondire la veridicità dei fatti che furono movente dell’omicidio, compiuto dalla donna in un momento di folle raptus (era uscita di casa dopo aver bevuto un bicchiere di whisky e portava con sè dei coltelli), successivo alla confessione del figlio sulle ripetute violenze da parte dell’uomo, ora ospite in una casa di accoglienza per anziani.
Se dunque il processo per il sarto di Parabita si è aperto ieri, la giovane madre tornerà in aula in veste di imputata lunedì mattina davanti al gup Nicola Lariccia, avendo scelto il procedimento del rito abbreviato.
E proprio la donna insieme al padre del piccolo, costituitisi entrambi parte civile, saranno presenti a febbraio sul banco dei testimoni insieme ai nonni materni e alla zia del bambino, che forniranno le loro versioni nell’udienza contro Luigi Compagnone.
La sua posizione si aggravò dopo che i carabinieri della compagnia di Casarano perquisirono la scuola privata, portando via un computer sul quale un ingegnere informatico venne incaricato di effettuare una dettagliata consulenza.
E infatti la perizia consolidò l’impianto di accuse a carico del sarto, contro il quale gravava già il lucido racconto reso dal ragazzino davanti al pm e diverse testimonianze di ex alunne della scuola di taglio e cucito in passato gestita dal marito della maestra.
Nella memoria del pc vennero trovati collegamenti con siti pedofili, anche esteri, e relativo scambio di materiale.
Ilpaesenuovo.it 19.10.2008
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