PREVITI PRESENTA DIMISSIONI
SI' DELLA CAMERA
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ROMA - L'Aula della Camera ha accolto le dimissioni da deputato di Cesare Previti. I sì sono stati 462, 66 i no. Quattro deputati si sono astenuti. Il voto è avvenuto a scrutinio segreto. La maggioranza richiesta era di 265 voti. Alla votazione hanno partecipato 528 deputati sui 532 presenti in Aula.
VITO: E' OBIETTIVO POLITICO, NON C'E' SERENITA'
Il capogruppo di Forza Italia alla Camera Elio Vito, definisce Cesare Previti come "un obiettivo politico" e, intervenendo in aula, afferma che sul voto per la decadenza dal mandato di parlamentare dell'ex ministro della Difesa non ci sarà la serenità necessaria. E questo per una serie di motivi. Vito, a questo proposito, riporta la frase pronunciata da Luciano Violante nei giorni scorsi secondo la quale il voto su Previti sarebbe stato ormai solo "un adempimento notarile", dando così per scontato l'esito. Ma il giudizio dell'aula sul collega di partito, per Vito, non sarebbe sereno anche perché non esisterebbe di fatto "una norma di legge che consenta di dichiararlo decaduto". "Esistono infatti solo delle norme interpretative su questo punto - ricorda Vito - come ha ricordato anche il vice presidente della giunta delle elezioni Gianfranco Burchiellaro (Ds, ndr)". Il capogruppo di Fi ricorda, inoltre, che in una precedente legislatura l'allora presidente della giunta delle elezioni Antonello Soro (Ulivo), si pronunciò affinché, in un caso molto analogo a quello di Previti, si rinviasse il voto sulla decadenza dal mandato di parlamentare, per consentire che l'affidamento in prova ai servizi sociali cancellasse l'interdizione perpetua dai pubblici uffici". Dopo aver spiegato perché l'aula difficilmente potrà esprimersi con serenità su Previti, Vito ha invitato la maggioranza a votare con coraggio così come ha fatto nei giorni scorsi sui casi di Sebastiano Neri e Lorenzo Bodega rovesciando il verdetto della giunta delle elezioni. "Vi sentite di poter votare contro la decisione della giunta che si è espressa invece per la decadenza dal mandato di parlamentare di Previti?", domanda Vito, quasi con aria di sfida ai colleghi della maggioranza. E' evidente, ha proseguito Vito, che questo non succederà, visto che ormai Cesare Previti "é un obiettivo politico".
LE VICENDE GIUDIZIARIE, DI PREVITI: DA IMI-SIR A SME
La Camera accoglie le dimissioni di Cesare Previti da deputato alla fine di una lunga vicenda giudiziaria. Su più fronti. Alla Camera dal 1994 (dunque alla quarta legislatura), Previti è stato condannato a sei anni di reclusione e all'interdizione dai pubblici uffici dai giudici della Corte d'appello di Milano per la vicenda Imi-Sir (condanna confermata in Cassazione) e a un anno e sei mesi con la continuazione per quella legata al Lodo Mondadori. Per la fallita compravendita della Sme da parte di Carlo De Benedetti, il parlamentare di Forza Italia ed ex ministro della Difesa aveva riportato una condanna a cinque anni a Milano, ma la Cassazione ha annullato la sentenza ritenendo che i magistrati del capoluogo lombardo non fossero competenti. Gli atti sono stati pertanto trasmessi alla Procura di Perugia ma, trattandosi di fatti risalenti al 3 marzo del 1991, è pressoché certa la prescrizione. A quell'epoca, infatti, risale una presunta dazione di 343 mila dollari che, da un conto riconducibile alla Fininvest, sarebbero transitati su uno di Previti per approdare a un conto dell'ex capo dei gip della capitale, Renato Squillante. Anche per l'ex magistrato ed ex consigliere giuridico del Quirinale erano state annullate le sentenze del Tribunale e della Corte d'appello di Milano e i giudici della Suprema Corte aveva disposto la trasmissione degli atti alla Procura umbra.
In seguito alla conferma definitiva della sentenza Imi-Sir, per Previti si erano aperte le porte del carcere romano di Rebibbia ma, dopo quattro giorni, il Tribunale di Sorveglianza di Roma aveva disposto la detenzione domiciliare, anche sulla scorta della legge cosiddetta ex Cirielli riguardante gli ultrasettantenni. Era poi intervenuto l'affidamento ai servizi sociali e Previti aveva lavorato per qualche tempo al Ceis, Centro italiano di solidarietà, come consulente legale. La condanna definitiva per la vicenda Lodo Mondadori lo ha riportato alla detenzione domiciliare. La sorte processuale del parlamentare è simile a quella del suo coimputato Vittorio Metta, ex giudice romano che intervenne nelle cause civili che stabilirono un risarcimento di circa mille miliardi di lire alla famiglia Rovelli da parte dell'Imi e annullò il lodo arbitrale che assegnava a Carlo De Benedetti il pacchetto di azioni Mondadori della famiglia Formenton e, di fatto, il controllo del gruppo editoriale di Segrate. Anche Metta, ammesso ai servizi sociali dopo la condanna per Imi-Sir, è stato posto in detenzione domiciliare dopo la conferma della condanna per il Lodo Mondadori a due anni e nove mesi che si erano uniti per la continuazione con i sei riportati al termine dei tre gradi per Imi-Sir. Previti aveva anche chiesto la rideterminazione della pena, ma la Prima sezione penale della Cassazione aveva giudicato inammissibile il ricorso, per lo 'sconto' di pena presentato dai suoi legali che l'hanno seguito in tutti questi anni di processi milanesi, gli avvocati Giorgio Perroni e Alessandro Sammarco
18:18
Chi ha votato e chi no - le reazioni
FINI NON VOTA, Berlusconi ASSENTE, CASINI IN AULA
ASSENTI 17 DEPUTATI AN, 13 FI E 8 DELL'UDC, UN ASTENUTO UDEUR
Nella votazione a scrutinio segreto dell'Assemblea di Montecitorio sulle dimissioni di Cesare Previti, 17 deputati di An era assenti dall'Aula. Tra questi anche il leader del partito Gianfranco Fini, che pure era presente poco prima a Montecitorio. Mancavano, inoltre, 13 esponenti di Forza Italia, tra cui Silvio Berlusconi, che non è ancora tornato a Roma dopo il fine settimana. Non erano presenti anche 8 deputati dell'Udc, mentre il leader del partito Pier Ferdinando Casini ha votato. Del centrodestra anche tre dei quattro astenuti della votazione: Giancarlo Laurini e Luigi Vitali, di Fi, e Armando Dionisi, dell'Udc. Il quarto è stato Paolo Affronti dell'Udeur. Sui banchi dell'opposizione anche il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa e il portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti. Tra i 'big' del centrosinistra hanno partecipato al voto il segretario dei Ds Piero Fassino e il ministro della Famiglia Rosy Bindi, il portavoce del presidente del Consiglio Romano Prodi, Silvio Sircana, i leader del Prc Franco Giordano, del Pdci Oliviero Diliberto e dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio.
DILIBERTO: FINALMENTE FUORI DAL PARLAMENTO - "La legge è stata rispettata. Un pluricondannato da oggi non siede più in Parlamento. Verrebbe da dire: finalmente". Questo il commento del segretario del Pdci, Oliviero Diliberto.
SGOBIO: GIUSTIZIA RISPETTATA, LEGGE UGUALE PER TUTTI - "Previti? La giustizia è stata rispettata: la legge è uguale per tutti. Non devono, e non possono, esserci distinzioni o privilegi di nessun tipo". E' quanto afferma Pino Sgobio, capogruppo del Pdci alla Camera, a commento del voto della Camera che ha accolto le dimissioni di Cesare Previti.
ROTONDI: LA DCA HA VOTATO NO - I deputati della Dc per le Autonomie "su Previti hanno votato no". Lo fa sapere il segretario della Dca Gianfranco Rotondi. "C'é una prassi per cui la Camera respinge le dimissioni - osserva - averla infranta per la Cdl è un inchino alla barbarie che ha fatto di Previti un mostro".
DONADI: GESTO NOBILE SE SI FOSSE DIMESSO TEMPO FA - "Se davvero il suo obiettivo era quello di compiere un gesto alto e nobile e non un escamotage, avrebbe fatto meglio a farlo molto tempo fa. Allora sì che il suo gesto avrebbe avuto un sapore ed un significato diverso. In ogni caso, il Parlamento ha dimostrato rispetto per la volontà dell'on. Previti accogliendone le dimissioni", afferma Massimo Donadi capogruppo di Idv alla Camera.
LA RUSSA: GESTO NOBILE,SPIACE ASTIOSITA' SU VICENDA - "La cosa che mi dispiace è che questa vicenda sia stata affrontata con uno spirito di astiosità non solo verso Previti, ma anche nei confronti delle istituzioni". Così il capogruppo di An alla Camera, Ignazio La Russa, interviene sulla votazione dell'Aula di Montecitorio sulle dimissioni di Cesare Previti da deputato.
VILLETTI: CASO RISOLTO SENZA ALCUNA PERSECUZIONE - Caso Previti "risolto senza alcuna persecuzione", afferma Roberto Villetti, capogruppo della Rnp e vicesegretario dello Sdi. "La Camera - aggiunge - non poteva che prendere atto della sentenza definitiva della magistratura e così attraverso la via delle dimissioni, meno ruvida di quella decadenza, si è risolto il caso Previti. Non spettava alla Camera emettere un'ulteriore sentenza perché quella del tribunale era già definitiva".
BURCHIELLARO: FRUTTO DELLO SCRUPOLOSO LAVORO GIUNTA - "La conclusione di questa vicenda, così complessa - afferma Gianfranco Burchiellaro, vice presidente della Giunta delle Elezioni e relatore sulla decadenza di Previti da deputato - dimostra che lo scrupoloso lavoro della Giunta delle Elezioni ha reso evidente al di là di ogni ragionevole dubbio alla stragrande maggioranza del Parlamento e allo stesso Cesare Previti che non c'erano alternative alle dimissioni da parlamentare per ristabilire l'autorevolezza della Camera e riaffermare l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Per questo - conclude - l'aula oggi non poteva fare una scelta diversa dall'accoglimento delle dimissioni".
NUCARA: E' STATA UNA SCELTA POLITICA - "E' stata una scelta tutta politica che niente ha a che vedere nel merito della questione ascritta all'onorevole Previti. Tutti gli intervenuti hanno infatti parlato a nome del loro gruppo, vincolandone quindi i componenti". Il segretario del Pri Francesco Nucara, che ha votato no alle dimissioni di Previti, commenta così l'accettazione delle stesse da parte della Camera.
FORMISANO: MEGLIO TARDI CHE MAI - "Meglio tardi che mai. Finalmente giunge a conclusione una vicenda che ha poco di politico e molto delle telenovelas". Così il capogruppo dell'Idv al Senato, Nello Formisano, commenta le dimissioni di Cesare Previti da deputato. "La presa d'atto della decadenza dell'onorevole Previti - sottolinea Formisano - è atto dovuto, stante la decadenza dai pubblici uffici, statuito nella sentenza di condanna. Tutto il resto è stato solo becero bizantinismo, che in genere non giova alla politica italiana".
GHEDINI: BISOGNEREBBE RINGRAZIARLO, RESTA ONOREVOLE - "Le dimissioni dell'onorevole Previti ben riflettono la gravità del momento e l'atteggiamento di una maggioranza che tenta di eliminare l'avversario politico attraverso l'uso del vantaggio numerico, non rispettando in alcun modo le previsioni costituzionali e normative". E' il commento di Nicolò Ghedini, senatore di Forza Italia e legale di Silvio Berlusconi.
FABRIS: ATTO DOVUTO DELLA CAMERA - Il sì della Camera alle dimissioni di Cesare Previti "era un atto dovuto, come conferma il voto a larga maggioranza di questo pomeriggio". E' questa l'opinione di Mauro Fabris, capogruppo dell'Udeur alla Camera, secondo il quale "forse il deputato Previti avrebbe potuto dimettersi un anno e mezzo fa. Ha preferito farlo oggi, di fronte a una sentenza passata in giudicato. Tutto era scontato e dovuto da parte della Camera".
VITO: E' OBIETTIVO POLITICO, NON C'E' SERENITA'
Il capogruppo di Forza Italia alla Camera Elio Vito, definisce Cesare Previti come "un obiettivo politico" e, intervenendo in aula, afferma che sul voto per la decadenza dal mandato di parlamentare dell'ex ministro della Difesa non ci sarà la serenità necessaria. E questo per una serie di motivi. Vito, a questo proposito, riporta la frase pronunciata da Luciano Violante nei giorni scorsi secondo la quale il voto su Previti sarebbe stato ormai solo "un adempimento notarile", dando così per scontato l'esito. Ma il giudizio dell'aula sul collega di partito, per Vito, non sarebbe sereno anche perché non esisterebbe di fatto "una norma di legge che consenta di dichiararlo decaduto". "Esistono infatti solo delle norme interpretative su questo punto - ricorda Vito - come ha ricordato anche il vice presidente della giunta delle elezioni Gianfranco Burchiellaro (Ds, ndr)". Il capogruppo di Fi ricorda, inoltre, che in una precedente legislatura l'allora presidente della giunta delle elezioni Antonello Soro (Ulivo), si pronunciò affinché, in un caso molto analogo a quello di Previti, si rinviasse il voto sulla decadenza dal mandato di parlamentare, per consentire che l'affidamento in prova ai servizi sociali cancellasse l'interdizione perpetua dai pubblici uffici". Dopo aver spiegato perché l'aula difficilmente potrà esprimersi con serenità su Previti, Vito ha invitato la maggioranza a votare con coraggio così come ha fatto nei giorni scorsi sui casi di Sebastiano Neri e Lorenzo Bodega rovesciando il verdetto della giunta delle elezioni. "Vi sentite di poter votare contro la decisione della giunta che si è espressa invece per la decadenza dal mandato di parlamentare di Previti?", domanda Vito, quasi con aria di sfida ai colleghi della maggioranza. E' evidente, ha proseguito Vito, che questo non succederà, visto che ormai Cesare Previti "é un obiettivo politico".
LE VICENDE GIUDIZIARIE, DI PREVITI: DA IMI-SIR A SME
La Camera accoglie le dimissioni di Cesare Previti da deputato alla fine di una lunga vicenda giudiziaria. Su più fronti. Alla Camera dal 1994 (dunque alla quarta legislatura), Previti è stato condannato a sei anni di reclusione e all'interdizione dai pubblici uffici dai giudici della Corte d'appello di Milano per la vicenda Imi-Sir (condanna confermata in Cassazione) e a un anno e sei mesi con la continuazione per quella legata al Lodo Mondadori. Per la fallita compravendita della Sme da parte di Carlo De Benedetti, il parlamentare di Forza Italia ed ex ministro della Difesa aveva riportato una condanna a cinque anni a Milano, ma la Cassazione ha annullato la sentenza ritenendo che i magistrati del capoluogo lombardo non fossero competenti. Gli atti sono stati pertanto trasmessi alla Procura di Perugia ma, trattandosi di fatti risalenti al 3 marzo del 1991, è pressoché certa la prescrizione. A quell'epoca, infatti, risale una presunta dazione di 343 mila dollari che, da un conto riconducibile alla Fininvest, sarebbero transitati su uno di Previti per approdare a un conto dell'ex capo dei gip della capitale, Renato Squillante. Anche per l'ex magistrato ed ex consigliere giuridico del Quirinale erano state annullate le sentenze del Tribunale e della Corte d'appello di Milano e i giudici della Suprema Corte aveva disposto la trasmissione degli atti alla Procura umbra.
In seguito alla conferma definitiva della sentenza Imi-Sir, per Previti si erano aperte le porte del carcere romano di Rebibbia ma, dopo quattro giorni, il Tribunale di Sorveglianza di Roma aveva disposto la detenzione domiciliare, anche sulla scorta della legge cosiddetta ex Cirielli riguardante gli ultrasettantenni. Era poi intervenuto l'affidamento ai servizi sociali e Previti aveva lavorato per qualche tempo al Ceis, Centro italiano di solidarietà, come consulente legale. La condanna definitiva per la vicenda Lodo Mondadori lo ha riportato alla detenzione domiciliare. La sorte processuale del parlamentare è simile a quella del suo coimputato Vittorio Metta, ex giudice romano che intervenne nelle cause civili che stabilirono un risarcimento di circa mille miliardi di lire alla famiglia Rovelli da parte dell'Imi e annullò il lodo arbitrale che assegnava a Carlo De Benedetti il pacchetto di azioni Mondadori della famiglia Formenton e, di fatto, il controllo del gruppo editoriale di Segrate. Anche Metta, ammesso ai servizi sociali dopo la condanna per Imi-Sir, è stato posto in detenzione domiciliare dopo la conferma della condanna per il Lodo Mondadori a due anni e nove mesi che si erano uniti per la continuazione con i sei riportati al termine dei tre gradi per Imi-Sir. Previti aveva anche chiesto la rideterminazione della pena, ma la Prima sezione penale della Cassazione aveva giudicato inammissibile il ricorso, per lo 'sconto' di pena presentato dai suoi legali che l'hanno seguito in tutti questi anni di processi milanesi, gli avvocati Giorgio Perroni e Alessandro Sammarco
18:18
Chi ha votato e chi no - le reazioni
FINI NON VOTA, Berlusconi ASSENTE, CASINI IN AULA
ASSENTI 17 DEPUTATI AN, 13 FI E 8 DELL'UDC, UN ASTENUTO UDEUR
Nella votazione a scrutinio segreto dell'Assemblea di Montecitorio sulle dimissioni di Cesare Previti, 17 deputati di An era assenti dall'Aula. Tra questi anche il leader del partito Gianfranco Fini, che pure era presente poco prima a Montecitorio. Mancavano, inoltre, 13 esponenti di Forza Italia, tra cui Silvio Berlusconi, che non è ancora tornato a Roma dopo il fine settimana. Non erano presenti anche 8 deputati dell'Udc, mentre il leader del partito Pier Ferdinando Casini ha votato. Del centrodestra anche tre dei quattro astenuti della votazione: Giancarlo Laurini e Luigi Vitali, di Fi, e Armando Dionisi, dell'Udc. Il quarto è stato Paolo Affronti dell'Udeur. Sui banchi dell'opposizione anche il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa e il portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti. Tra i 'big' del centrosinistra hanno partecipato al voto il segretario dei Ds Piero Fassino e il ministro della Famiglia Rosy Bindi, il portavoce del presidente del Consiglio Romano Prodi, Silvio Sircana, i leader del Prc Franco Giordano, del Pdci Oliviero Diliberto e dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio.
DILIBERTO: FINALMENTE FUORI DAL PARLAMENTO - "La legge è stata rispettata. Un pluricondannato da oggi non siede più in Parlamento. Verrebbe da dire: finalmente". Questo il commento del segretario del Pdci, Oliviero Diliberto.
SGOBIO: GIUSTIZIA RISPETTATA, LEGGE UGUALE PER TUTTI - "Previti? La giustizia è stata rispettata: la legge è uguale per tutti. Non devono, e non possono, esserci distinzioni o privilegi di nessun tipo". E' quanto afferma Pino Sgobio, capogruppo del Pdci alla Camera, a commento del voto della Camera che ha accolto le dimissioni di Cesare Previti.
ROTONDI: LA DCA HA VOTATO NO - I deputati della Dc per le Autonomie "su Previti hanno votato no". Lo fa sapere il segretario della Dca Gianfranco Rotondi. "C'é una prassi per cui la Camera respinge le dimissioni - osserva - averla infranta per la Cdl è un inchino alla barbarie che ha fatto di Previti un mostro".
DONADI: GESTO NOBILE SE SI FOSSE DIMESSO TEMPO FA - "Se davvero il suo obiettivo era quello di compiere un gesto alto e nobile e non un escamotage, avrebbe fatto meglio a farlo molto tempo fa. Allora sì che il suo gesto avrebbe avuto un sapore ed un significato diverso. In ogni caso, il Parlamento ha dimostrato rispetto per la volontà dell'on. Previti accogliendone le dimissioni", afferma Massimo Donadi capogruppo di Idv alla Camera.
LA RUSSA: GESTO NOBILE,SPIACE ASTIOSITA' SU VICENDA - "La cosa che mi dispiace è che questa vicenda sia stata affrontata con uno spirito di astiosità non solo verso Previti, ma anche nei confronti delle istituzioni". Così il capogruppo di An alla Camera, Ignazio La Russa, interviene sulla votazione dell'Aula di Montecitorio sulle dimissioni di Cesare Previti da deputato.
VILLETTI: CASO RISOLTO SENZA ALCUNA PERSECUZIONE - Caso Previti "risolto senza alcuna persecuzione", afferma Roberto Villetti, capogruppo della Rnp e vicesegretario dello Sdi. "La Camera - aggiunge - non poteva che prendere atto della sentenza definitiva della magistratura e così attraverso la via delle dimissioni, meno ruvida di quella decadenza, si è risolto il caso Previti. Non spettava alla Camera emettere un'ulteriore sentenza perché quella del tribunale era già definitiva".
BURCHIELLARO: FRUTTO DELLO SCRUPOLOSO LAVORO GIUNTA - "La conclusione di questa vicenda, così complessa - afferma Gianfranco Burchiellaro, vice presidente della Giunta delle Elezioni e relatore sulla decadenza di Previti da deputato - dimostra che lo scrupoloso lavoro della Giunta delle Elezioni ha reso evidente al di là di ogni ragionevole dubbio alla stragrande maggioranza del Parlamento e allo stesso Cesare Previti che non c'erano alternative alle dimissioni da parlamentare per ristabilire l'autorevolezza della Camera e riaffermare l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Per questo - conclude - l'aula oggi non poteva fare una scelta diversa dall'accoglimento delle dimissioni".
NUCARA: E' STATA UNA SCELTA POLITICA - "E' stata una scelta tutta politica che niente ha a che vedere nel merito della questione ascritta all'onorevole Previti. Tutti gli intervenuti hanno infatti parlato a nome del loro gruppo, vincolandone quindi i componenti". Il segretario del Pri Francesco Nucara, che ha votato no alle dimissioni di Previti, commenta così l'accettazione delle stesse da parte della Camera.
FORMISANO: MEGLIO TARDI CHE MAI - "Meglio tardi che mai. Finalmente giunge a conclusione una vicenda che ha poco di politico e molto delle telenovelas". Così il capogruppo dell'Idv al Senato, Nello Formisano, commenta le dimissioni di Cesare Previti da deputato. "La presa d'atto della decadenza dell'onorevole Previti - sottolinea Formisano - è atto dovuto, stante la decadenza dai pubblici uffici, statuito nella sentenza di condanna. Tutto il resto è stato solo becero bizantinismo, che in genere non giova alla politica italiana".
GHEDINI: BISOGNEREBBE RINGRAZIARLO, RESTA ONOREVOLE - "Le dimissioni dell'onorevole Previti ben riflettono la gravità del momento e l'atteggiamento di una maggioranza che tenta di eliminare l'avversario politico attraverso l'uso del vantaggio numerico, non rispettando in alcun modo le previsioni costituzionali e normative". E' il commento di Nicolò Ghedini, senatore di Forza Italia e legale di Silvio Berlusconi.
FABRIS: ATTO DOVUTO DELLA CAMERA - Il sì della Camera alle dimissioni di Cesare Previti "era un atto dovuto, come conferma il voto a larga maggioranza di questo pomeriggio". E' questa l'opinione di Mauro Fabris, capogruppo dell'Udeur alla Camera, secondo il quale "forse il deputato Previti avrebbe potuto dimettersi un anno e mezzo fa. Ha preferito farlo oggi, di fronte a una sentenza passata in giudicato. Tutto era scontato e dovuto da parte della Camera".
- Horacio Verbitsky




















