Prodi: colpa anche delle imprese
«Gli infortuni emergenza nazionale».
Montezemolo: un summit col governo
FLAVIA AMABILE
Il premier Romano Prodi
ROMA - E’ il ministro per la Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero ad aprire un nuovo fronte nel già precario equilibrio del governo. Dopo la morte di quattro operai nell’acciaieria ThyssenKrupp ha chiesto un Consiglio dei ministri straordinario: «Il decreto sicurezza non va modificato ma allargato per inserire le norme sulla sicurezza sul lavoro. Gli operai devono poter tornare vivi a casa».
Il messaggio, insomma, è nessuna cancellazione delle norme-antiomofobia ma nuove norme per impedire le così frequenti morti bianche. Anche il presidente del Consiglio Romano Prodi, da Lisbona, ha definito gli incidenti sul lavoro «una vera emergenza nazionale» e ha detto che «la ThyssenKrupp dovrà chiarire senza reticenza alcuna». Il premier non esclude la convocazione di un Consiglio dei ministri straordinario come chiede Ferrero ma, sottolinea, «le leggi ci sono, il problema è farle rispettare. Sì - dice Prodi - in molte casi le imprese hanno responsabilità. È necessario avere più sorveglianza, avere gli ispettori che obblighino all’obbedienza delle leggi. Se Ferrero indicherà qualche aspetto specifico della nostra legislazione da correggere sarò il primo a chiedere che questo venga fatto. Ma non credo che manchino le leggi. Piuttosto credo che sia mancato il loro rispetto».
E il ministro Ferrero non si è fatto pregare, ha immediatamente indicato quelli che a suo avviso sono i punti su cui intervenire: rendere più rapidi i tempi di approvazione di un provvedimento già in discussione e maggiori risorse. «In particolare - dice - faccio due proposte: inserire nel disegno di legge le norme già approvate dal disegno di legge sulla sicurezza del lavoro e affidate ad una delega al governo, per la quale ci vorrebbero però molti mesi prima che vadano in porto. In secondo luogo penso si potrebbero inserire in Finanziaria risorse affinchè il ministro Damiano possa avere un numero maggiore di ispettori per i controlli sulla sicurezza».
Favorevole a un incontro anche il presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo. «Tragedie come quella di Torino sono per me semplicemente inaccettabili: ho condiviso in una conversazione con il Presidente del Consiglio la necessità di un incontro urgente tra governo, imprenditori, e sindacati, per unire gli sforzi verso un obiettivo, la sicurezza di chi lavora, che è comune a tutti noi». «Le autorità competenti - prosegue il presidente degli Industriali - stabiliranno circostanze e responsabilità, ma noi dobbiamo fare tutto quanto è in nostro potere perché non possano mai più ripetersi episodi come questo».
Che qualcosa si debba cambiare lo pensano in tanti nel governo. «Dobbiamo arrivare al punto di piangere meno perché abbiamo fatto più prevenzione. Questo deve essere un impegno prioritario, una responsabilità grande che tutti dobbiamo assumerci in prima persona», avverte il ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli. Il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio chiede «punizioni esemplari contro i responsabili».
Il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che proprio a Torino il primo maggio scorso disse al corteo nazionale «un paese con due-tre morti al giorno sul lavoro non è civile», ha commentato: «Continuiamo a piangere tragedie. Torino si appresta a un lutto cittadino ed uno sciopero negli stessi giorni in cui cento anni fa in Virginia morivano 171 minatori italiani. Allora si moriva in miniera, all’apertura del secolo industriale; oggi a Torino si muore in un luogo che quel secolo industriale lo chiude».
Il messaggio, insomma, è nessuna cancellazione delle norme-antiomofobia ma nuove norme per impedire le così frequenti morti bianche. Anche il presidente del Consiglio Romano Prodi, da Lisbona, ha definito gli incidenti sul lavoro «una vera emergenza nazionale» e ha detto che «la ThyssenKrupp dovrà chiarire senza reticenza alcuna». Il premier non esclude la convocazione di un Consiglio dei ministri straordinario come chiede Ferrero ma, sottolinea, «le leggi ci sono, il problema è farle rispettare. Sì - dice Prodi - in molte casi le imprese hanno responsabilità. È necessario avere più sorveglianza, avere gli ispettori che obblighino all’obbedienza delle leggi. Se Ferrero indicherà qualche aspetto specifico della nostra legislazione da correggere sarò il primo a chiedere che questo venga fatto. Ma non credo che manchino le leggi. Piuttosto credo che sia mancato il loro rispetto».
E il ministro Ferrero non si è fatto pregare, ha immediatamente indicato quelli che a suo avviso sono i punti su cui intervenire: rendere più rapidi i tempi di approvazione di un provvedimento già in discussione e maggiori risorse. «In particolare - dice - faccio due proposte: inserire nel disegno di legge le norme già approvate dal disegno di legge sulla sicurezza del lavoro e affidate ad una delega al governo, per la quale ci vorrebbero però molti mesi prima che vadano in porto. In secondo luogo penso si potrebbero inserire in Finanziaria risorse affinchè il ministro Damiano possa avere un numero maggiore di ispettori per i controlli sulla sicurezza».
Favorevole a un incontro anche il presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo. «Tragedie come quella di Torino sono per me semplicemente inaccettabili: ho condiviso in una conversazione con il Presidente del Consiglio la necessità di un incontro urgente tra governo, imprenditori, e sindacati, per unire gli sforzi verso un obiettivo, la sicurezza di chi lavora, che è comune a tutti noi». «Le autorità competenti - prosegue il presidente degli Industriali - stabiliranno circostanze e responsabilità, ma noi dobbiamo fare tutto quanto è in nostro potere perché non possano mai più ripetersi episodi come questo».
Che qualcosa si debba cambiare lo pensano in tanti nel governo. «Dobbiamo arrivare al punto di piangere meno perché abbiamo fatto più prevenzione. Questo deve essere un impegno prioritario, una responsabilità grande che tutti dobbiamo assumerci in prima persona», avverte il ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli. Il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio chiede «punizioni esemplari contro i responsabili».
Il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che proprio a Torino il primo maggio scorso disse al corteo nazionale «un paese con due-tre morti al giorno sul lavoro non è civile», ha commentato: «Continuiamo a piangere tragedie. Torino si appresta a un lutto cittadino ed uno sciopero negli stessi giorni in cui cento anni fa in Virginia morivano 171 minatori italiani. Allora si moriva in miniera, all’apertura del secolo industriale; oggi a Torino si muore in un luogo che quel secolo industriale lo chiude».
(la Stampa)
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).




















