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Roma: Banda della Magliana
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Mercoledì, 15 Ottobre : 2008

Roma, spuntano le statue della banda della Magliana
  


E' scontro, installazioni ritirate

ROMA - Quattro busti in polistirolo che raffigurano i quattro boss della famigerata Banda della Magliana. Sono spuntati stamani in un piccolo giardino all’Eur, di fronte al Palazzo della Civiltà del lavoro, una zona poco distante dalla Magliana, quartier generale della holding criminale che attraversò la cronaca nera, e non solo, degli anni ’70.

I quattro busti, come statue, raffigurano - come precisato sotto da alcuni cartelli- il Dandi, il Freddo, il Libanese e il Nero, ovvero Enrico De Pedis, Maurizio Abbatino, Franco Giuseppucci e Danilo Abbrucciati. Con questi soprannomi i quattro boss vengono indicati nel film "Romanzo Criminale", tratto dal libro del giudice Giancarlo De Cataldo. Le quattro statue hanno destato non solo la curiosità ma anche l’indignazione di alcuni passanti, soprattutto i tanti impiegati degli uffici vicini. «È incredibile, sembra quasi volere glorificare degli assassini», dice un ragazzo. Dello stesso avviso alcuni abitanti e negozianti della zona che, stamani, hanno formato un piccolo assembramento attorno alle statue.

Le statue sono poi state rimosse. A renderlo noto è stato l’ufficio stampa che cura il lancio della serie tv Romanzo Criminale e che ha organizzato questo allestimento. L’installazione ha suscitato provocando polemiche e l’intervento del sindaco di Roma Gianni Alemanno che l’ha definita «un’iniziativa di cattivo gusto. Non capisco - ha detto Alemanno - come si possano utilizzare questi strumenti per far pubblicità a un film».. Su You Tube stamattina è comparso inoltre il video girato in notturna e intitolato "Libanese uno di noi". Nel filmato si vedono alcuni uomini, incappucciati, scendere da un furgone bianco e installare dei busti al grido "Libanese uno di noi", riferendosi così al soprannome di Franco Giuseppucci, uno dei boss della banda della Magliana, come viene indicato nel libro di De Cataldo.

  





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Mercoledì, 15 Ottobre : 2008

Se non fosse per il bisogno impellente di ... liberarmi lo stomaco e vomitare, l'episodio non meriterebbe nessun commento!
Come non l'hanno meritato altri episodi di pessimo gusto verificatesi (club fans di Piero Maso, del criminale nazista nominato testimonial di un concorso di bellezza, simboli religiosi, di qualsiasi credo siano, presi a ""base" per barzellete e derisioni).-

Si Melusina ... hai ragione siamo alla frutta, anche se ahimè abbiamo tale e tanto disgusto che non possiamo nemmeno mangiarla sta benedetta frutta!

Tu che ho creduto di individuare come persona di buon gusto e equilibrio morale e mentale, hai giustamente proposto l'episodio perchè possa essere oggetto di commenti che identificano e la indichi al pubblico ludibrio, ma temo che a questa mia risposta ... si aggiungeranno SOLO quelle di Stan, di Wheit, di Roberto, ma il resto dei nostri "orecchiatori" (non ho trovato altro vocabolo per definire chi "orecchia" di nascoto, una sorta di Grande Fratello auricolare) si chiuderà in un religioso silenzio pronti a correre in favore della tesi che prenderà maggiormente piede (stigmatizzo o condivisione)

fromor

  





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Mercoledì, 15 Ottobre : 2008

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Ti ringrazio per i complimenti che profondi alla mia persona ma ricorda sempre il mio nome: Melusina, donna dotata di immensa bellezza che talvolta si trasforma in serpente!! e da serpente ora scrivo di seguito che....


Pensa che questa notizia l'ho avuta in diretta da un mio caro amico che passando lì davanti ha visto le statue e mi ha chiamato raccontandomi esterefatto quanto accadeva. In quel momento ancora non si sapeva cosa stava accadendo e quindi tutti hanno creduto che fossero veri i busti dei quattro della banda della magliana. La telefonata è finita con un: siamo alla frutta veramente!


Ma i quattro busti, velocemente rimossi, erano lì per avviare la campagna pubblicitaria della serie TV  Romanzo Criminale! Uno dei quattro criminali rappresentati sui capitelli era il Dandi, capo della banda della magliana. Dandi era Enrico De Pedis, detto anche Renatino, ucciso a Roma a Campo dè Fiori il 2 febbraio 1990. Tumulato inizialmente al Verano, fu poi sepolto in grande riservatezza, il successivo 24 aprile, nella Basilica di Sant'Apollinare, dove si era sposato nel 1988. Direi quindi che, seppure anche a me ha dato il voltastomaco il pensare che fossero glorificati quegli assassini, mi fà stare male molto più spesso pensare che il Dandi ha ricevuto la sepoltura a Sant'Apollinare (perchè era un benefattore della chiesa!! sich!). E qui mi fermo per non esprimere "serpentescamente" opinioni che mi potrebbero far colpire da infarto immediato sulla tastiera del PC.


Un abbraccio a tutti voi da Melusina

  





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Giovedì, 16 Ottobre : 2008

Tranquilla Melusina, mi guardo bene dallo spiarti nel giorno che tu hai chiesto di non essere osservata!
Sarà una vigliaccata da parte mia, ma preferisco i giorni in cui hai l'iimagine della Fata a quelli che ti trasformano negativamente.

Tornando a noi ... immagino che tu abbia visto ieri sera il programma su Rai/2 "La storia siamo noi" che trattava proprio la storia della banda della Magliana e dei suoi rapporti con la politica e le istituzioni (tutto con iniziale minuscola volutamente!).

Un groviglio di collegamenti leciti, paraleciti ed illeciti!

Ho trattato, anche se marginalmente, l'argomento sulla mia testata proprio nel mese di settembre a proposito del caso Manuela Orlando ed ho riportato qualcosa sul mistero della sepoltura in una Chiesa romana "fra i grandi meritevoli" del bandito Renatino.

Comununque questi intrecci politica-delinquenza non sono cosa nuova dal momento che io ho vissuto sia pure da bambino, gli intrecci della politica siciliana con il bandito Salvatore Giuliano che era giunto ad essere equiparato al grado di colonnello ed era giunto a frequentare i salotti buoni di Palermo in quanto pare avesse avuto accordi con i politici per ottenere la separazione della Sicilia dal resto d'Italia.

Quando il "movimento" non ebbe più bisogno di lui fu allontanato, ma avendo avanzato pretese (sempre pare) che per tacitarlo sia stato fatto eliminare, dal cugino Gaspare Pisciotta con cui divideva la stanza in cui dormiva, e poi fu data la versione del conflitto a fuoco (ma la scena del presunto scontro a fuoco presentava una lunga serie di discrasie fra cui l'assoluta assenza di sangue per terra).

A quasto punto a divenire scomodo fu proprio Pisciotta che minacciava di raccontare fatti e nomi e ... durante il processo di Viterbo, Pisciotta morì dopo forti dolori al ventre ed allo stomaco (improvviso attacco di peritonite o aveva bevuto qualcosa di ... indigesto? non lo sapremo mai).

...  nulla di nuovo sotto al sole, mia cara Melusina ...!

fromor ... dalla barba bianca!

  





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