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REATO CLANDESTINITA': ALFANO CONTRO L'ANM
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Sabato, 7 Giugno : 2008

REATO CLANDESTINITA':
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ALFANO CONTRO L'ANM


LUSSEMBURGO - Il reato di immigrazione clandestina e' ''presente in numerose legislazioni occidentali e non ha prodotto guasti''. E' quanto ha risposto il ministro della Giustizia Angelino Alfano ai giornalisti a proposito della presa di posizione dell'Anm. Il guardasigilli ha poi difeso il ''principio'' che sta alla base dell'emendamento sulla prostituzione al pacchetto sicurezza. ''Sul principio ci siamo, sulle modalita' di applicazione le valuteremo'', ha affermato.

ANM: CON REATO DI CLANDESTINITA' GRAVI DISFUNZIONI - L'introduzione del reato di clandestinità produrrà "gravissime disfunzioni" al sistema giudiziario e a quello delle carceri. E in particolare "nei piccoli uffici dell'Italia meridionale sarà "praticamente impossibile celebrare ogni giorno centinaia di udienze di convalida e processi per direttissima". Non solo accadrebbe tutto questo, ha detto il presidente Luca Palamara, ma non ci sarebbe "alcun reale beneficio in termini di effettività delle espulsioni e riduzione del fenomeno di immigrazione clandestina". L'Anm è preoccupata anche dall'aggravante prevista per i clandestini nel decreto sicurezza. Un aumento di pena "esclusivamente in ragione della condizione soggettiva del colpevole" determinerebbe "un'incompatibilità con il principio di uguaglianza".

GIUSTIZIA: PRIORITA' I PROCESSI, NON SEPARARE LE CARRIERE - La giustizia è "in una gravissima crisi di efficienza" che si sta trasformando in "crisi" della sua credibilità. I "rimedi non stanno in nuovi interventi sull'assetto della magistratura", ma in uno "sforzo per migliorare il funzionamento della giursidizione". Il presidente Luca Palamara ribadisce che il "problema centrale" è "la durata eccessiva dei processi"; è questa la "priorità" su cui concentrarsi, non certo "interventi di correzione o modifica" della riforma dell'ordinamento giudiziario. E riafferma il no del sindacato delle toghe alla separazione delle carriere e a una sezione disciplinare portata fuori dal Csm: l'assetto della magistratura disegnato dalla Costituzione è "tra i valori fondamentali e irrinunciabili"; per questo la magistratura continuerà a "difendere con fermezza" "l'unità dell'ordine giudiziario e il mantenimento della composizione e delle competenze del Csm, anche con riferimento alla giurisdizione disciplinare".

  





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