Per spostarti rapidamente da una sezione all'altra:
Indice tematico delle sezioni.
Per un aggiornamento rapido sulle ultimissime (solo per chi è registrato):
TUTTE le "Ultimissime" e "Chi è in linea ora"
Indice tematico delle sezioni.
Per un aggiornamento rapido sulle ultimissime (solo per chi è registrato):
TUTTE le "Ultimissime" e "Chi è in linea ora"
Lunedì, 24 Novembre : 2008 ELENA LOEWENTHAL
> CROLLA SOFFITTO DI UN LICEO UN MORTO, CIRCA 20 FERITI
> In Italia diecimila scuole a rischio secondo Legambiente
> Crollo nel liceo "Darwin" di Rivoli, la Gelmini: tragedia incomprensibile
> "Ho visto Vito schiacciato là sotto"
> Crollo nel liceo "Darwin"di Rivoli: Tragedia veramente incomprensibile?
> L'agonia dello stato minimo
La nuova paura di noi mamme
Chi, come noi, vive e conosce Rivoli da almeno trent’anni, lo chiama «il Seminario». E’ la remota memoria di quando i ragazzi di montagna venivano a studiare da religiosi in questo edificio affacciato verso il monte Musinè, all’imbocco della Val di Susa. Dove va a scuola tuo figlio? Al Seminario, è la risposta che vien fuori così senza pensarci su, anche se tuo figlio fa un liceo scientifico dal nome dell’illustre naturalista che, avendo scoperto la selezione naturale, con i preti ha ben poco a che fare.
Il Seminario è una specie di castello in miniatura, ma mica tanto: sta proprio dietro la sede del museo d’arte contemporanea e quasi ci fa a gara, per imponenza. Domina la collina e lo sguardo, persino in lontananza. E così, quando poco prima delle otto ogni mattina tuo figlio monta in sella alla sua moto e parte con un rombo quasi acido, aggressivo, ti scatta dentro la pancia una specie di preallarme. Passa un quarto d’ora durante il quale speri di non sentire nessuna sirena d'ambulanza tagliare l’aria, e poi tiri un sospiro di sollievo: adesso sarà arrivato sano e salvo a scuola.
La mattina se ne va serena, perché lo pensi al sicuro dentro quelle mura spesse. Ieri mattina il vento non era più così cattivo come il giorno avanti. L’aria era meno carica, seppure ancora elettrica e fredda. Il vento, qui a Rivoli, sulla soglia della Val di Susa, quando tira forte sembra volersi mangiare tutto. Ma ieri mattina era già un po’ stanco, e la giornata si prometteva tersa, quasi benevola.
Fin verso le undici e mezzo, quando è cominciato un caos sonoro. Sirene in successione, traffico, e poi persino quelle pale di elicottero che paiono fatte apposta per scavarti l’ansia fino in fondo allo stomaco. Chissà che cosa sarebbe successo, a noi mamme di Rivoli che mandiamo i figli a studiare al Seminario, se, poco prima di tutti questi rumori carichi di brutti presagi, avessimo sentito il boato che ha fatto tremare i loro banchi e poi quella sirena d’allarme che sino a ieri avevano conosciuto solo durante la pacchia delle esercitazioni di sicurezza (due ore buone di lezione saltate ogni volta!).
Noi, se da casa avessimo sentito quel boato e quella sirena dentro la scuola dei nostri figli, saremmo morte di paura. Eppure loro, i nostri figli, dicono che lo spavento più grande se lo sono preso fuori in cortile, incominciando a capire quel che era successo, lassù al primo piano del Seminario. E avevano ragione loro, ad aver avuto paura dopo. Una paura retroattiva che parla da dentro le viscere e si schianta contro la scena di quel controsoffitto sfondato, caduto giù come brandelli di carta da un foglio strappato. Perché quando una mamma manda suo figlio a scuola pensa che magari potrebbe succedergli qualcosa per strada, a piedi mentre attraversa sulle strisce con lo zaino che lo sbilancia sulle spalle, in moto se piove perché l’asfalto scivola. A scuola, pensava una mamma sino a ieri mattina, non può mica succedergli nulla di male - a parte un brutto voto, una nota sul diario, una bisticciata fra compagni.
Invece non è più così da ieri mattina, per una mamma che manda suo figlio a scuola. Perché fra quelle quattro mura, seduti al banco, può capitare anche di morire per colpa di un controsoffitto che casca, come fosse fatto di carta straccia.
Il Seminario è una specie di castello in miniatura, ma mica tanto: sta proprio dietro la sede del museo d’arte contemporanea e quasi ci fa a gara, per imponenza. Domina la collina e lo sguardo, persino in lontananza. E così, quando poco prima delle otto ogni mattina tuo figlio monta in sella alla sua moto e parte con un rombo quasi acido, aggressivo, ti scatta dentro la pancia una specie di preallarme. Passa un quarto d’ora durante il quale speri di non sentire nessuna sirena d'ambulanza tagliare l’aria, e poi tiri un sospiro di sollievo: adesso sarà arrivato sano e salvo a scuola.
La mattina se ne va serena, perché lo pensi al sicuro dentro quelle mura spesse. Ieri mattina il vento non era più così cattivo come il giorno avanti. L’aria era meno carica, seppure ancora elettrica e fredda. Il vento, qui a Rivoli, sulla soglia della Val di Susa, quando tira forte sembra volersi mangiare tutto. Ma ieri mattina era già un po’ stanco, e la giornata si prometteva tersa, quasi benevola.
Fin verso le undici e mezzo, quando è cominciato un caos sonoro. Sirene in successione, traffico, e poi persino quelle pale di elicottero che paiono fatte apposta per scavarti l’ansia fino in fondo allo stomaco. Chissà che cosa sarebbe successo, a noi mamme di Rivoli che mandiamo i figli a studiare al Seminario, se, poco prima di tutti questi rumori carichi di brutti presagi, avessimo sentito il boato che ha fatto tremare i loro banchi e poi quella sirena d’allarme che sino a ieri avevano conosciuto solo durante la pacchia delle esercitazioni di sicurezza (due ore buone di lezione saltate ogni volta!).
Noi, se da casa avessimo sentito quel boato e quella sirena dentro la scuola dei nostri figli, saremmo morte di paura. Eppure loro, i nostri figli, dicono che lo spavento più grande se lo sono preso fuori in cortile, incominciando a capire quel che era successo, lassù al primo piano del Seminario. E avevano ragione loro, ad aver avuto paura dopo. Una paura retroattiva che parla da dentro le viscere e si schianta contro la scena di quel controsoffitto sfondato, caduto giù come brandelli di carta da un foglio strappato. Perché quando una mamma manda suo figlio a scuola pensa che magari potrebbe succedergli qualcosa per strada, a piedi mentre attraversa sulle strisce con lo zaino che lo sbilancia sulle spalle, in moto se piove perché l’asfalto scivola. A scuola, pensava una mamma sino a ieri mattina, non può mica succedergli nulla di male - a parte un brutto voto, una nota sul diario, una bisticciata fra compagni.
Invece non è più così da ieri mattina, per una mamma che manda suo figlio a scuola. Perché fra quelle quattro mura, seduti al banco, può capitare anche di morire per colpa di un controsoffitto che casca, come fosse fatto di carta straccia.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















