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Romano-Silvio uno a zero
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Messaggio Romano-Silvio uno a zero 
 
Sabato 17 Novembre 2007
 
Romano-Silvio uno a zero

 
LUIGI LA SPINA (La Stampa)

+ Le illusioni del capo

 
Le opinioni devono essere libere e possono essere separate dai fatti, ma non dovrebbero fare a meno dei fatti. E i fatti, se si ha l’onestà intellettuale di riconoscerli, sono chiari.

Il Presidente della Repubblica aveva chiesto che la Finanziaria passasse al Senato senza un voto di fiducia. Prodi è riuscito a rispettare l’impegno preso con Napolitano pur potendo contare, a Palazzo Madama, sulla maggioranza più risicata nella storia della Repubblica. Da cinque anni questo non avveniva .

E nemmeno l’ampio vantaggio parlamentare di cui godeva il precedente governo di centrodestra aveva consentito di evitare il ricorso alla «ghigliottina» della fiducia. Berlusconi aveva assicurato, nell’occasione, la caduta del secondo ministero Prodi. L’aveva promesso anche ai suoi dubitabondi alleati della Casa delle Libertà. La partita si è chiusa con un risultato netto: Prodi batte Berlusconi 1 a 0.

È vero che «il campionato è ancora lungo», come dicono gli allenatori sconfitti, per consolare i tifosi, e quelli vincitori, per non illuderli troppo. Le rivincite in politica, come nel calcio, sono sempre possibili, ma bisogna avere la lucidità di analizzare i motivi dal mancato successo, cambiare la tattica e, forse, anche la formazione. Nel frattempo, c’è un risultato che premia tutti i cittadini italiani, sia quelli di sinistra sia quelli di destra: è probabile che non si vada a votare, ancora una volta, con l’attuale legge elettorale. Una legge che costringe all’immobilismo la nostra politica, che continua a moltiplicare i partitini e a rafforzare il loro insopportabile potere di ricatto sulla volontà della maggioranza degli elettori.

Il bilancio della grande «disfida d’autunno» tra i due leader della politica nostrana contiene una paradossale sproporzione, che sarebbe sbagliato ignorare, tra il merito delle questioni discusse a Palazzo Madama in questi giorni e l’enfasi drammatica con cui sono state considerate. Un’altra dimostrazione di come, in Italia, l’interesse per la partita a scacchi sugli schieramenti sia di gran lunga prevalente rispetto a quella che si svolge sulle tasche dei cittadini. Il tandem composto da Prodi e da Padoa-Schioppa, infatti, è riuscito nel miracolo di accontentare un po’ tutti, anche se ci sono sempre quelli che avrebbero voluto di più. Gli unici che possono legittimamente sentirsi delusi sono i rigoristi del bilancio pubblico, che hanno visto perduta l’occasione di una sforbiciata al colossale debito che grava sulla spesa dello Stato. Ma, alla luce dello spettacolo parlamentare di queste settimane, può essere realistico pensare che si sarebbe potuto varare un’altra Finanziaria «di lacrime e sangue» senza invitare al suicidio politico l’attuale governo? Con quale credibilità, poi, l’opposizione avrebbe potuto lanciare la prima pietra, visto che gli accusatori d’oggi sono i peccatori di ieri?

A 24 ore dal voto finale di Palazzo Madama, la scossa della sconfitta berlusconiana, comunque, sembra elettrizzare entrambi gli schieramenti, con conseguenze imprevedibili, e persino parallele, sull’intera politica italiana. A destra, la coppia Fini-Casini (senza alcuna allusione alle loro vicende matrimoniali) sembra tornata in pieno idillio e le loro aperture alle proposte veltroniane di riforma della legge elettorale, anche se non sembrano convergenti, potrebbero sconvolgere il rigido schema di quel bipolarismo che ha contrassegnato i più recenti anni della nostra politica. A meno che Berlusconi, di cui è sempre imprudente non prevedere una possibile riscossa, non faccia «la mossa del cavallo», prendendo lui l’iniziativa del confronto e, ancora una volta, conducendolo all’esito a lui più gradito.

A sinistra, la situazione è solo apparentemente più tranquilla. A parte le imboscate al Senato, sempre possibili quando si può contare su maggioranze che non arrivano alle dita di una mano, il governo è costretto a una navigazione permanentemente travagliata. La sinistra radicale cerca di evitare uno slittamento a destra del baricentro ministeriale, ma sa benissimo che questo Prodi II potrebbe essere l’ultimo governo in cui le formazioni che la compongono sono rappresentate a un Consiglio dei ministri. Partiti e partitini che si piazzano alla destra della maggioranza capiscono che nei prossimi mesi, sulla riforma elettorale e sotto l’incubo del referendum, si gioca l’ultima partita per la loro sopravvivenza. Ecco perché l’equilibrio sul quale Prodi ha dimostrato di saper camminare così abilmente sarà sempre più a rischio. Ma anche il nostro presidente del Consiglio, come Berlusconi, potrebbe passare all’attacco e non limitarsi alla difesa. Prodi potrebbe approfittare della vittoria per condurre in porto un rimpasto che darebbe nuovo fiato al suo governo. Il leader del centrodestra, se riuscisse a guidare la partita sulla legge elettorale, potrebbe approfittare della sconfitta per deludere, ancora una volta, chi troppo presto lo vuole costringere alla pensione. Del resto, Plutarco, con le sue «Vite parallele», forse non era solo un filosofo e un grande scrittore, ma anche un profeta.

  





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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