 | Scandali nel mondo ecclesiale (Agg.to continuo) |  |
| Autore |
Messaggio |
wildgreta
Moderatore

Registrato: Aprile 2007
Messaggi: 250
Età: 44
Utente #: 114
Lingua: Italian  Stile: Icy Phoenix
|
 Re: Scandali ecclesiastici
Visto che Don Gelmini, Don Cantini, Monsignor Maniago e soprattutto Monsignor Stenico tacciono, vi posto questa storia che, fino a un certo punto, mi ha fatto sorridere poi, nella seconda parte mi ha gelato il sangue. Non so se ci sia ancora qualcuno che pensi che per essere un mostro ne si debba avere l'aspetto o qualche tratto riconoscibile.
Buona lettura.
Licenziata da prete, perpetua gli brucia casa nel messinese
Martedì 12 Settembre 2006
I carabinieri di Roccalumera hanno arrestato Silvia Gomez, 39 anni, brasiliana, con l'accusa di incendio doloso e detenzione di arma bianca. La giovane, dopo essere stata per 4 anni la perpetua del parroco, era stata licenziata dal prete. La donna allora per vendetta si e' recata nell'abitazione del sacerdote a Roccalumera tentando di dar fuoco alla casa, ma riuscendo solo a bruciare alcuni elettrodomestici e parte del mobilio. Le fiamme, infatti, sono state spente in tempo dai vigili del fuoco, avvertiti dai vicini. La donna nonostante la presenza dei militari dell'arma ha continuato a minacciare il prete, armata di un macete e di un coltellino prima di essere arrestata.
Licenziata da prete: parroco indagato per usura e furto feto
Martedì 19 Settembre 2006
Don Carmelo Mantarro, il parroco di Santa Teresa Riva e Allume, nel messinese, accusato dall'ex perpetua, la brasiliana Silvia Gomes di essere il suo amante e' indagato per usura e furto del feto della donna. Che dice essere stata ingravidata dal prete. L'informazione di garanzia e' stata firmata oggi dal sostituto procuratore Francesca Rende. L'ex perpetua, come comunicato dalla sua legale Daniela Agnello, qualche giorno fa aveva portato ai carabinieri oltre 1400 fotografie che testimonierebbero la sua relazione con il prete. Secondo la confessione della brasiliana, Mantarro prestava soldi a strozzo e le avrebbe sottratto con la complicita' della nipote Valeria e di altri tre uomini, il feto frutto dell'aborto che aveva fatto in Argentina costretta dal prete. Il feto era, infatti, custodito in casa in un ampolla. Il prete da alcuni giorni si e' allontanato da Roccalumera dove risiedeva dopo le accuse della donna: sua perpetua per quattro anni e che qualche giorno fa gli ha bruciato i mobili della sua casa di Nizza di Sicilia perche' l'avrebbe scoperto a letto con un'amante. La brasiliana per questo episodio era stata arrestata ma dopo tre giorni liberata con l'obbligo di firma alla stazione dei carabinieri. Doveva essere processata ieri ma per lo sciopero degli avvocati, a cui ha aderito anche il suo legale Daniela Agnello, il processo e' stato rinviato al 5 ottobre. Silvia Gomes qualche giorno fa si era recata anche al Policlinico di Messina affermando di essere stata
aggredita da una parente di padre Mantarro.
Licenziata da prete: don carmelo, non avevamo una relazione
Giovedì 14 Settembre 2006
''Non ho mai avuto una relazione con quella donna, ma provo per lei solo un affetto paterno''. A parlare per la prima volta e' don Carmelo Mantarro, il prete di 70 anni della parrocchia di Santa Teresa di Riva e di quella di Allume, accusato dalla sua ex perpetua, Silvia Gomez brasiliana di 39 anni, di aver avuto con lei una relazione. Dopo un rapporto idilliaco durato quasi 4 anni, la donna e' stata licenziata dal parroco e per tutta risposta martedi' scorso aveva minacciato il sacerdote con un macete e poi aveva dato fuoco alla sua casa. Per questo i carabinieri di Roccalumera l'hanno arrestata con l'accusa di incendio doloso e detenzione di arma bianca. Dopo 48 ore di silenzio, ora il parroco ha deciso di spiegare quali sono stati i rapporti con l'ex perpetua e mettere a tacere le voci secondo cui tra i due ci sia stata una storia d'amore. ''Quella donna - dice don Carmelo - ha detto un sacco di bugie e ha dei problemi di carattere mentale''. Ai carabinieri la donna aveva raccontato di avere avuto una relazione col parroco e di avere reagito in quel modo violento dopo aver scoperto che il suo presunto amante aveva un'altra donna. 'Ho sempre cercato di aiutarla - aggiunge don Carmelo - Non l'ho mai cacciata, mi dispiace che abbia detto quelle cose''.
|
|
|
|
 |
wildgreta
Moderatore

Registrato: Aprile 2007
Messaggi: 250
Età: 44
Utente #: 114
Lingua: Italian  Stile: Icy Phoenix
|
 Re: Scandali ecclesiastici
Domenica, 11 Novembre 2007
PAPA/ SUO PREDICATORE ACCUSATO SATANISMO-ABUSI: LUI: 'NON C'ENTRO'
Padre Cantalamessa a Apcom:contro me montatura Striscia notizia
postato 10 giorni fa da APCOM
Città del Vaticano, 31 ott. (Apcom) -
Ancora un sacerdote Vip del Vaticano finisce nel mirino di inchieste giornalistiche. Questa volta è padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, ad essere oggetto di dure accuse: partecipazione a riunioni di psico-sette sataniche che avrebbero anche abusato sessualmente dei membri, secondo un servizio mandato in onda ieri sera da 'Striscia la notizia' con promessa di nuove puntate. Ma padre Cantalamessa, in una intervista ad Apcom, nega tutto e si difende passando al contrattacco: "E' tutta una montatura, è l'ennesimo attacco a un uomo di Chiesa: l'ho già fatto presente alle Autorità Ecclesiali".
La denuncia hard della trasmissione di Mediaset nei confronti del Predicatore del Pontefice trae origine da un video trasmesso diffuso ieri sera da 'Striscia la notizia' su 'AKENON'[*vedi sotto], definita una 'psico-setta' fondata da Vito Carlo Moccia. A metà ottobre - riferisce 'Striscia la notizia' - la magistratura ha indagato i principali responsabili di Arkeon con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata all'esercizio abusivo di professione medica, truffa aggravata, violenza sessuale, violenza privata e calunnia.
Ed ecco le testimonianze: il primo è un uomo, volto coperto e voce contraffatta che parla di partecipazione di "uomini di Chiesa, tra cui preti e monache alla psico-setta per adescare ulteriori adepti". La seconda testimonianza è di una ragazza che riferisce di abusi sessuali. "Le attività di Arkeon erano dei veri e propri lavaggi del cervello - racconta la ragazza - agivano nella nostra mente, innestandoci anche delle memorie false. Loro ritenevano che il 95% delle persone hanno avuto abusi sessuali, naturalmente nel periodo infantile. Cercavamo di convincerci che tutti noi avevamo subito abusi sessuali nel periodo infantile. Si parlava spessissimo di sesso e in questi seminari c'erano ancheminorenni". E cosa è successo? "E' successo che hanno abusato sessualmente di me - prosegue la donna - e tra l'altro all'interno di Arkeon vi erano vari membri della Chiesa: c'era una suora, don Angelo de Simone, e un altro sacerdote molto conosciuto che fa delle trasmissioni il sabato su Rai Uno, padre Raniero Cantalamessa".
"E' tutta una montatura - nega sdegnato il Predicatore Pontificio ad Apcom- e gli unici due interventi di Arkeon alla mia trasmissione di sabato mattina risalgono ad anni fa. Il primo si riferisce al settembre 2004, quando ancora non c'erano queste accuse e io non sapevo nulla di questa setta. E la seconda puntata, del dicembre 2006, si riferisce a una testimonianza di un giovane sul tema della riconciliazione fra padri e figli. Ma io non cito mai Arkeon. Dico solo 'il giovane è stato aiutato da un gruppo di sostegno'. Non ho mai nominato Arkeon e 'Striscia la notizia' ha montato questa frase e ci ha costruito tutta una storia".
A proposito di Arkeon, padre Cantalamessa preferisce non esprimere giudizi ma ci tiene a precisare di "non avere mai partecipato a un loro incontro. Io non c'entro nulla con tutte queste accuse e non ho mai detto a nessuno di partecipare a questi incontri. Il modo con cui sta procedendo 'Striscia la Notizia' è davvero scorretto".
Il predicatore rincara la dose: "Il modo di lavorare di 'Striscia la notizia' è al limite dell'illegalità. Lanciano accuse e stanno facendo una caccia alle streghe. Tra l'altro su Arkeon c'è una indagine, ma ancora non è stato emesso il giudizio".
E la testimonianza della ragazza che l'accusa di aver partecipato alle sedute della psico-setta, dove avvengono anche abusi sessuali? "E' tutta una menzogna e Vito Moccia, interrogato da magistrato proprio ieri, ha già detto che io non c'entro nulla. tra l'altro lunedì, 'Striscia la notizia' mi ha chiesto un appuntamento fingendosi un'associazione di beneficienza e mi sono trovato davanti alla porta una schiera di telecamere. Probabilmente stasera andrà in onda un altro filmato. Ma questo è violazione di domicilio. Un attacco costruito ad arte".
VIDEO:
AKENON 1 - 'Accadde a Bari' di Maria Luisa Sgobba
AKENON 2 - Associazione 'Arkeon': Tre testimonianze
AKENON 3 - Parla Padre Cantalamessa
AKENON 4 - Testimonianza della psicologa
|
|
|
|
 |
wildgreta
Moderatore

Registrato: Aprile 2007
Messaggi: 250
Età: 44
Utente #: 114
Lingua: Italian  Stile: Icy Phoenix
|
 Re: Scandali ecclesiastici
Condannato prete pedofilo
SIRACUSA - Prime condanne nell'ambito dell’operazione contro la pedofilia denominata “Video privè”, che nel 2005 aveva coinvolto 186 indagati. Il Tribunale di Siracusa ha inflitto un anno e sei mesi di reclusione ad uno dei tre sacerdoti indagati, un prelato che dirige un istituto cattolico di scienze religiose a Bressanone, tale Rigger Hansjorg (Decano dello studio Teologico accademico), che dovrà risarcire l'associazione "Telefono Arcobaleno", parte civile nel processo.
Ha retto l'impianto accusatorio del procuratore aggiunto di Siracusa, Giuseppe Toscano e del sostituto Antonio Nicastro ed è stata efficace la ricostruzione dei fatti operata dal responsabile del Nucleo investigativo telematico che da alcuni anni svolge le investigazioni telematiche contro la pedofilia on line. Il blitz "Video privè", scaturito dalle denunce presentate da "Telefono Arcobaleno", aveva riguardato uno strato profondo della rete cui erano in grado di accedere gli utenti ben inseriti nei sodalizi internazionali di promozione e scambio della pedofilia.
L'indagine aveva avuto a oggetto un sito Internet italiano che generava centinaia di contatti giornalieri da tutto il mondo, al quale era possibile accedere solo da parte degli utenti in possesso della password. Il Tribunale di Siracusa ha anche disposto la vendita del computer sequestrato al prelato, la distruzione delle immagini pedopornografiche rinvenute nell'abitazione del prelato che, oltre alla reclusione, è stato condannato anche al pagamento di una multa di 2mila euro.
Sulla vicenda è intervenuto, con una nota, Giovanni Arena, presidente di Telefono arcobaleno, l'associazione da undici anni in prima linea contro ogni forma di abuso sull'infanzia, parte civile al processo. "Non è sufficiente che la Chiesa risarcisca materialmente il danno delle vittime, come è successo e succede - ha detto Arena - se colui che ha commesso quello che è un crimine contro l'umanità, continua a praticare il proprio ufficio sacerdotale tra la gente".
"In Italia - ha aggiunto - sono diversi i casi di sacerdoti condannati o in attesa di giudizio, da undici anni lottiamo per far emergere i casi di abuso sull'infanzia, ci confrontiamo quotidianamente con il sommerso e con la diffidenza delle vittime o di coloro che vorrebbero ma non denunciano, andiamo nelle scuole a parlare di diritto e di giustizia a bambini, lottiamo per il rispetto dei loro diritti come riconosciuti dalla Convenzione Onu che si ricorderà il prossimo 20 novembre".
"Il tanto atteso giro di vite contro la pedopornografia online è arrivato - conclude il presidente di Telefono arcobaleno - oggi è reato non solo inserire immagini pedofile online ma anche il collegamento a pagamento a siti ospitanti immagini pornografiche di minori. Lo ha confermato martedì scorso, la Terza Sezione della Corte di Cassazione con la sentenza con la sentenza 41570".
La Curia diocesana di Bolzano e Bressanone "apprende con dolorosa sorpresa la notizia della condanna di don Hansjoerg Rigger. Pur non entrando nel merito della sentenza della quale non sono ancora note le motivazioni" - dice una nota - la curia "auspica che in seconda istanza sia fatta piena luce sulla vicenda, tenendo conto della buona fede e delle rette intenzioni del sacerdote".
"Questo doloroso momento sia vissuto dalla comunità diocesana in comunione di preghiera e solidarietà", dicono nel comunicato i vicari generali Giuseppe Rizzi e Josef Matzneller. 15/11/2007 LA SICILIA.IT
|
|
|
|
 |
wildgreta
Moderatore

Registrato: Aprile 2007
Messaggi: 250
Età: 44
Utente #: 114
Lingua: Italian  Stile: Icy Phoenix
|
 Re: Scandali ecclesiastici
19/11/2007 (11:40)
Il giovane Alberto Ruggin cantava nel coro della chiesa di Este prima di essere allontanato dal parroco
Alberto Ruggin, fervente cattolico, ora tuona contro la Chiesa:
« Tollera le relazioni omosessuali dei sacerdoti ».
PADOVA - Ammette la sua omosessualità e per questo viene allontanato dal parroco del suo paese.
È accaduto a Este nella bassa padovana dove un giovane attivista di Forza Italia, cattolico praticante è stato allontanato dal coro della sua parrocchia dove ogni domenica cantava.
Ne dà notizia «Il mattino di Padova», quotidiano del gruppo Finegil. Alberto Ruggin, questo il nome del giovane, aveva confessato di essere gay in vista di una sua partecipazione alla trasmissione televisiva «Ciao Darwin» condotta da Paolo Bonolis dove si sarebbe parlato dell’argomento.
Amarezza ma anche voglia di lanciare un messaggio ai suoi stessi compagni di partito, in Veneto e in Lombardia secondo quanto Ruggin racconta al «Mattino». Ruggin dalle colonne del quotidiano Finegil lancia anche un pesante «J’accuse» alla Chiesa che tollera le relazioni omosessuali nascoste di alcuni sacerdoti.
|
|
|
|
 |
Redazione
Coordinatore
 Moderatore

Registrato: Giugno 2006
Messaggi: 11369
Residenza: Italia
Utente #: 39
Lingua: Italian  Stile: Icy Phoenix
|
 PRIMATE CANADESE CHIEDE PERDONO PER ABUSI DEL CLERO SUI MINO
PRIMATE CANADESE CHIEDE PERDONO
PER ABUSI DEL CLERO SUI MINORI
(AGI) - Montreal, 22 nov. - In un'inatteso 'mea culpa' pubblico il primate della chiesa canadese e l'arcivescovo del Quebec, il cardinale Marc Ouellet, ha chiesto "perdono" ai fedeli per i casi di abusi sessuali e discriminazioni commessi dal clero canadese. Con una lettera aperta ai giornali francofoni il prelato, che parlava a titolo personale e non per conto della Santa Sede, ha detto che e' giunta "l'ora di voltare pagina. Sono stati commessi errori che hanno danneggiato l'immagine della Chiesa e per i quali chiedo umilmente perdono". Il cardinale Ouellet ha fatto menzione tra l'altro delle violenze commesse sui piu' giovani da preti e delle "vedute ristrette" che prima del "1960 hanno favorito la diffusione tra i cattolici canadesi dell' anti-semitismo, di razzismo, discriminazioni verso le donne e gli omosessuali" Lo scandalo delle molestie sessuali da parte del clero negli Stati Uniti ha portato alla bancarotta alcune diocesi condannate a risarcimenti multimilionari.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
|
|
|
|
 |
wildgreta
Moderatore

Registrato: Aprile 2007
Messaggi: 250
Età: 44
Utente #: 114
Lingua: Italian  Stile: Icy Phoenix
|
 Re: Scandali ecclesiastici
CACCIATO DAL CORO. IL PARROCO: "IL PROBLEMA è LA TV"
Non e' stato cacciato dal coro della chiesa perche' gay, ma per ''l'ostentazione fatta in tv'' del suo caso
lunedì 26 novembre 2007 , di ansa
PADOVA, 26 NOV - Non e' stato cacciato dal coro della chiesa perche' gay, ma per ''l'ostentazione fatta in tv'' del suo caso.
Lo sostiene la parrocchia delle Grazie di Este (Padova) intervenendo sulla vicenda di Alberto Ruggin, il 20enne che dopo aver fatto outing partecipando ad una trasmissione tv di Canale5, aveva denunciato di essere stato allontanato dalla corale.
I sacerdoti della chiesa delle Grazie, dopo una settimana di can-can mediatico - Ruggin e' stato ospite di
numerose trasmissioni radio e tv - hanno affidato ad una nota sul bollettino parrocchiale la loro risposta alle accuse del ragazzo.
Secondo i sacerdoti della parrocchia delle Grazie, sarebbe stata la scelta del giovane di partecipare ad una trasmissione televisiva (''Ciao Darwin'') che vedeva protagonisti etero e omosessuali a creare ''disagio e sofferenza nella comunita'''.
Questo perche' Ruggin si e' cosi' proclamato ''aperto sostenitore di uno stile di vita che non concorda con la morale cristiana''.
Ma da parte della parrocchia, prosegue il bollettino, non si e' voluto dare nessun giudizio sulla persona ''ne' sulle sue tendenze sessuali''.
(fonte: Ansa, 26 novembre 2007)
RUGGIN ACCUSATO DI PEDOFILIA DURANTE LA SFIDA GOISIS-LUXURIA
Dal pubblico accuse pesanti
sabato 24 novembre 2007 , Il Mattino di Padova
ESTE. Pubblico delle grandi occasioni e colpo di scena finale ieri sera al Farinelli per il «match verbale» che ha visto di fronte Paola Goisis, parlamentare della Lega Nord, e l’onorevole Wladimiro Guadagno detto Vladimir Luxuria, esponente di Rifondazione comunista. Nel non facile compito di moderatore Filippo Tosatto, giornalista de il mattino. Prima del dibattito Luxuria ha stretto la mano e ha fatto i complimenti ad Alberto Ruggin, il giovane di Este estromesso dal coro della parrocchia delle Grazie in quanto autodichiaratosi gay. Viceversa la Lega Nord gli ha riservato un’accoglienza durissima. Dapprima lo attacca la Goisis, che etichetta lui e Luxuria come «errori della natura», poi dal pubblico arrivano a sorpresa le dichiarazioni di Emanuela Soattin, madre di quattro figli, a cui Ruggin faceva da catechista, che lo accusa senza mezzi termini di pedofilia. Alberto rimane sconvolto: si alza e se ne va piangendo, consolato da amici e conoscenti sdegnati. Lo stesso responsabile dell’Azione cattolica della parrocchia, Carlo Zaramella, prende le distanze e dice: «La signora si assume tutte le sue responsabilità. Per noi Alberto è un figlio della parrocchia». Con lui escono anche gli esponenti di Rifondazione, critici sull’utilità della presenza di Luxuria alla serata. Da parte sua il deputato non manca di esprimere ancora una volta la sua solidarierà a Ruggin, che ora minaccia querele assieme al presidente nazionale di Gay Lib, Enrico Oliari, presente in sala. Per il resto la sfida Goisis-Luxuria (nella foto Zangirolami) è stata salutata da un tifo da stadio. E dopo i temi relativi alla famiglia il confronto è scivolato sull’«editto Bitonci», tra immigrazione e sicurezza. (b.a.)
---
GAY ERRORI DELLA NATURA»: QUERELA PER LA GOISIS
Il caso Procede a colpi di denunce la polemica sull'ex catechista di Este Alberto Ruggin
mercoledì 28 novembre 2007 , di Il Corriere del Veneto
PADOVA — Dopo la querela di Ruggin ai danni della donna che lo accusava di aver molestato il proprio figlio, è l'Arcigay che che ricorre alle vie legali. Sotto accusa il deputato della Lega Paola Goisis, ospite dell'incontro in cui venne accusato Ruggin. Alessandro Zan, responsabile regionale di Arcigay querelerà la parlamentare per aver dato degli «errori della natura» agli omosessuali, in quel caso a Vladimir Luxuria, presente all'incontro, e a Ruggin, seduto tra il pubblico. «Certe espressioni lesive della dignità degli omosessuali non sono concesse nemmeno ad una platea di leghisti inferociti. I legali sono già al lavoro per procedere per tutti i reati ipotizzabili », attacca Zan. «La posizione di Arcigay è in malafede replica Paola Goisis - Si è etrapolata una mia frase in occasione di un convegno sulla famiglia, dove, parlando della stessa come luogo deputato alla procreazione, dicevo che se fossimo tutti omosessuali, l'umanità si estinguerebbe. In quel senso un omosessuale è chiaramente un'errore della natura. Conosco personalmente E.S. (la donna che accusa Ruggin), ed è una persona seria e per bene e se ha affermato quelle cose lo ha fatto anche per tutelare Alberto. Esprimo la solidarietà più totale alla signora - conclude Goisis - perchè la difesa dei minori è fondamentale, sia dai maltrattamenti ma anche dalle molestie». Contro Ruggin arriva anche la presa di posizione dei Volontari di del patronato di Santa Maria delle Grazie. «Il fatto che il parroco abbia allontanato dal servizio liturgico Ruggin va interpretato nella linea della chiarezza morale che si esige da chi svolge un pubblico servizio. Ci sarebbero altre cose che meriterebbero tale eco mediatica piuttosto che i disordini morali di Ruggin».
Benny Calasanzio Ruggin 21enne
|
|
|
|
 |
wildgreta
Moderatore

Registrato: Aprile 2007
Messaggi: 250
Età: 44
Utente #: 114
Lingua: Italian  Stile: Icy Phoenix
|
 Re: Scandali ecclesiastici- Ora:... su caso Don Marco, Bresc
Rita milla ha avuto anche un figlio da uno dei sacerdoti
Usa, violentata da sette preti
Una donna di 46 anni vince la causa contro l'arcidiocesi di Los Angeles: sarà "risarcita" con 500 mila dollari
WASHINGTON - Rita Milla, 46 anni, è diventata l'ennesimo tragico caso di uno scandalo che non accenna a placarsi negli Stati Uniti.
La donna, che oggi ha 46 anni, ha vinto una clamorosa (e lunga) causa di risarcimento per aver subito violenze sessuali da sette preti a partire dall'età di 16 anni; l'arcidiocesi di Los Angeles, retta dal cardinale Roger Mahony, dovrà pagarle mezzo milione di dollari.
UNA FIGLIA - Non solo: la donna ha una figlia da uno di questi sacerdoti, mentre un altro aveva cercato di farla abortire dandole il denaro per recarsi nelle Filippine dove mettere in atto l'interruzione della gravidanza. La notizia della vittoria giudiziaria di Rita Milla è rimbalzata su tutti i media americani. Per la diocesi di Los Angeles si tratta tuttavia solo dell'ultimo capitolo di una lunga serie di eventi negativi relativi allo scandalo degli abusi sessuali: di recente la Chiesa della metropoli californiana aveva sborsato ingenti risarcimenti per numerosi casi di violenze e molestie sessuali.
05 dicembre 2007
La Stampa.it ha scritto: Usa, donna violentata da 7 preti:
sarà risarcita con 500mila dollari
Bufera sulla diocesi di Los Angeles che ora dovrà risarcire la vittima
Rita Milla, la vittima della violenza
LOS ANGELES - Rita Milla, 46 anni, è diventata l’ennesimo tragico caso di uno scandalo che non accenna a placarsi negli Stati Uniti. La donna, che oggi ha 46 anni, ha vinto una clamorosa causa di risarcimento per aver subito violenze sessuali da 7 preti a partire dall’età di 16 anni; l’arcidiocesi di Los Angeles, retta dal cardinale Roger Mahony, ha dovuto tirare fuori dalle proprie casse mezzo milione di dollari.
Non solo: la donna ha una figlia da uno di questi sacerdoti, mentre un altro aveva cercato di farla abortire dandole il denaro per recarsi nelle Filippine dove mettere in atto l’interruzione della gravidanza. La catena televisiva americana Cbs ha diffuso la notizia della vittoria giudiziaria di Rita Milla che oggi è sulle pagine dei giornali americani.
Per la diocesi di Los Angeles si tratta tuttavia solo dell’ultimo capitolo di una lunga serie di eventi negativi relativi allo scandalo degli abusi sessuali, di recente la Chiesa della metropoli californiana aveva sborsato ingenti risarcimenti per centinaia di casi di violenze e molestie sessuali di cui si erano resi colpevoli sacerdoti del proprio clero e la vicenda di Rita Milla fa parte di questa storia. La novità, se così si può dire, di quest’ultimo episodio, è che le violenze commesse dai preti sono verso una donna, cioè di tipo eterosessuale e non omosessuale.
È stata l’avvocato di Rita Milla, Gloria Allred, a rivelare alcuni particolari della vicenda giudiziaria. La donna aveva 16 anni quando il prete Santiago Tamayo cominciò a molestarla sessualmente e poi iniziò ad avere una relazione con lei. Quindi Tamayo le presentò altri sei sacerdoti che abusarano sessualmente di lei, e un odi essi la mise incinta.
Poco prima di morire, nel 1999, don Tamayo si scusò con la donna e fornì le prove che incastrarono gli altri preti colpevoli di aver compiuto violenze sessuali su Rita Milla. Ancora nel 2003 un tribunale dello Stato della California stabilì che il padre della figlia della donna era proprio un sacerdote, Valentie Tugade. Una vicenda che getta ulteriore discredito presso l’opinione pubblica su una Chiesa cattolica già gravemente colpita da una serie inarrestabile di scandali che, come un fiume carsico, tornano a colpire la credibilità dell’istituzione. In questo contesto l’arcidiocesi non ha voluto commentare i fatti, in ogni caso il cardinale Mahony ha rilasciato una dichiarazione con la quale ha voluto riconfermare l’impegno della Chiesa degli Stati Uniti nella protezione dei bambini e nella prevenzione degli abusi sessuali.
Solo nei giorni scorsi tuttavia un altro caso di abusi sessuali aveva colpito la Chiesa americana. La diocesi di Davenport, nello Stato dell’Iowa, aveva accettato un accordo legale in base al quale dovrà sborsare 37 milioni di dollari a 156 vittime di abusi sessuali commessi dai suoi sacerdoti fra il 1930 e il 2003.
|
|
|
|
 |
Redazione
Coordinatore
 Moderatore

Registrato: Giugno 2006
Messaggi: 11369
Residenza: Italia
Utente #: 39
Lingua: Italian  Stile: Icy Phoenix
|
 Preti pedofili. Cosenza, Corte di Appello conferma condanna
Domenica, 6 Gennaio : 2008
Preti pedofili. Cosenza, Corte di Appello conferma condanna di Padre Kevin Chukwuka
Scritto da Mario Campanella – “La Provincia Cosentina”
sabato, 05 gennaio 2008 20:56
Monsignore Salvatore Nunnari
Chiesa: Interdetti dalle funzioni religiose i due sacerdoti della Curia cosentina
Il presule annuncia una rivoluzione etica e una fase di penitenza e preghiera
Una dimostrazione plastica di voler voltare pagina e di riaffermare la primazia dell’etica
Monsignore Salvatore Nunnari ha sospeso a divinis Padre Kevin Chukwuka e Don Alfredo Luberto. Entrambi i sacerdoti non potranno più amministrare i sacramenti, essendo il provvedimento sospensivo intercorrente e immeditamente esecutivo.
Il provvedimento è stato firmato circa un mese fa, ma nessuna notizia è trapelata dalle stanze di Piazza Parrasio. Padre Chukwuka è stato condananto in primo e secondo grado per molestie sessuali nei confronti di una bambina di Acri. Una vicenda gravissima considerato che il sacerodte nigeriano era parroco di una delle più importanti chiese del comune. Don Alfredo Luberto, invece, amministratore della Fondazione Papa Giovanni XXIII, si trova ancora agli arresti domiciliari, dopo gli arresti avvenuti lo scorso luglio, per le gravi accuse di malversazione relative alla sua gestione.
Per il sacerdote di colore si profila la possibilità concreta di un allontanamento definitivo dalla Chiesa qualora la Corte di Cassazione dovesse rendere certa la condanna a due anni inflittagli dal tribunale di Cosenza e confermata dalla Corte d’Appello di Catanzaro. Per Luberto, invece, si profilano le dimissioni volontarie, anche in relazione al fatto che il sacerdote cosentino ha confermato agli inquirenti gran parte delle contestazioni addebitategli. I provvedimenti di sospensione segnano una svolta nell’azione di Mons Nunnari. Una svolta certamente positiva, con l’immagine di una Chiesa che non vuole più rimuovere i suoi problemi, ma affrontarli direttamente e superarli, ribadendo la primazia dell’etica nella gestione quotidiana della Chiesa. Il terzo sacerdote sospeso in un anno (Padre Fedele Bisceglie è stato interdetto direttamente dal suo ordine monastico, come prevede il diritto canonico) chiude il cerchio di un bilancio non certo meritevole, ma di cui (è opportuno ricor- darlo) l’attuale Vescovo non ha colpe. Lo scandalo del Papa Giovanni, che ha colpito una struttura diretta della Chiesa (compreso il laicato), ha riguardato uomini e nomine che appartenevano al suo predecessore, Giuseppe Agostino. Il lungo proclama contro l’usura, male che affligge nel cuore la sua città, è la testimonianza di una volontà precisa di non tacere e di alzare sempre di più la voce contro settori precisi dei colletti bianchi. Nunnari è un uomo intelligente, che sa distinguere la zizzania dalla buona erba. Pe rquesto ha riferito ad Eugenio Facciolla nomi e circostanze sulle pressioni che ha subìto per l’affidamento della struttura di Serra Aiello. Pressioni inutili, atteso che la struttura non è stata data a nessuno. Una nuova pagina, forse, si prospetta per la chiesa cosentina.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
|
|
|
|
 |
wildgreta
Moderatore

Registrato: Aprile 2007
Messaggi: 250
Età: 44
Utente #: 114
Lingua: Italian  Stile: Icy Phoenix
|
 Re: Scandali nel mondo ecclesiale (Agg.to continuo)
Sacerdoti pedofili: scuse da Roma ma non da Aversa
Gennaio 6, 2008
I legali della vittima: “Ci aspettiamo fatti, non solo preghiere”
Marilù Musto
Per il riesame c’è ancora tempo, la data dell’udienza non è stata ancora fissata. E don Marco Cerullo, il sacerdote insegnante di religione a Villa Literno, accusato di abusi sessuali nei confronti di un alunno di dodici anni, è chiuso in una cella del carcere di Santa Maria Capua Vetere dal 19 dicembre scorso. In silenzio. Come in silenzio resta il vescovado di Aversa, dal quale non sono partite le scuse rivolte al bambino. L’arcivescovo Mario Milano, la sera del 31 dicembre, dopo il Te Deum, aveva detto solo: «Ci sono le indagini in corso, meglio non commentare». Le scuse a tutte le vittime di mancanze dei sacerdoti, invece, sono arrivate ieri dal prefetto della Congregazione per il Clero, il cardinale Claudio Hummes (nella foto)
Sulle colonne dell’Osservatore Romano, il cardinale ha annunciato che si terrà, a breve, «una preghiera mondiale promossa dal Vaticano per la riparazione delle mancanze dei sacerdoti e in modo particolare per le vittime delle gravi situazioni di condotta morale e sessuale di una piccolissima parte del clero». «Chiediamo a tutti - dice all’Osservatore Romano - di fare l’adorazione eucaristica per riparare davanti a Dio quello che di grave è stato fatto e per accogliere di nuovo la dignità delle vittime. Abbiamo voluto pensare alle vittime affinché ci sentano vicini. Ci riferiamo soprattutto a loro, è importante dirlo». «Problemi - ricorda Hummes al giornale vaticano - ce ne sono sempre stati perché siamo tutti peccatori. Però in questo tempo sono stati segnalati fatti veramente molto gravi. Ovviamente si deve sempre ricordare che solo una minima parte del clero è coinvolta in situazioni gravi. Neppure l’uno per cento ha a che fare con problemi di condotta morale e sessuale. Ma tutti i sacerdoti hanno comunque bisogno di aiuto spirituale per continuare a vivere la propria vocazione e la propria missione nel mondo di oggi».
I legali che rappresentano la famiglia della vittima del sacerdote fanno però sapere: «Ci aspettiamo fatti, non solo preghiere».
Fonte “Il Mattino”
|
|
|
|
 |
wildgreta
Moderatore

Registrato: Aprile 2007
Messaggi: 250
Età: 44
Utente #: 114
Lingua: Italian  Stile: Icy Phoenix
|
 Re: Scandali nel mondo ecclesiale (Agg.to continuo)
Cosenza, Corte di Appello conferma condanna di Padre Kevin Chukwuka
Chiesa: Interdetti dalle funzioni religiose i due sacerdoti della Curia cosentina
Il presule annuncia una rivoluzione etica e una fase di penitenza e preghiera
Una dimostrazione plastica di voler voltare pagina e di riaffermare la primazia dell’etica
Monsignore Salvatore Nunnari ha sospeso a divinis Padre Kevin Chukwuka e Don Alfredo Luberto. Entrambi i sacerdoti non potranno più amministrare i sacramenti, essendo il provvedimento sospensivo intercorrente e immeditamente esecutivo.
Il provvedimento è stato firmato circa un mese fa, ma nessuna notizia è trapelata dalle stanze di Piazza Parrasio. Padre Chukwuka è stato condananto in primo e secondo grado per molestie sessuali nei confronti di una bambina di Acri. Una vicenda gravissima considerato che il sacerodte nigeriano era parroco di una delle più importanti chiese del comune. Don Alfredo Luberto, invece, amministratore della Fondazione Papa Giovanni XXIII, si trova ancora agli arresti domiciliari, dopo gli arresti avvenuti lo scorso luglio, per le gravi accuse di malversazione relative alla sua gestione. Per il sacerdote di colore si profila la possibilità concreta di un allontanamento definitivo dalla Chiesa qualora la Corte di Cassazione dovesse rendere certa la condanna a due anni inflittagli dal tribunale di Cosenza e confermata dalla Corte d’Appello di Catanzaro. Per Luberto, invece, si profilano le dimissioni volontarie, anche in relazione al fatto che il sacerdote cosentino ha confermato agli inquirenti gran parte delle contestazioni addebitategli. I provvedimenti di sospensione segnano una svolta nell’azione di Mons Nunnari. Una svolta certamente positiva, con l’immagine di una Chiesa che non vuole più rimuovere i suoi problemi, ma affrontarli direttamente e superarli, ribadendo la primazia dell’etica nella gestione quotidiana della Chiesa. Il terzo sacerdote sospeso in un anno (Padre Fedele Bisceglie è stato interdetto direttamente dal suo ordine monastico, come prevede il diritto canonico) chiude il cerchio di un bilancio non certo meritevole, ma di cui (è opportuno ricor- darlo) l’attuale Vescovo non ha colpe. Lo scandalo del Papa Giovanni, che ha colpito una struttura diretta della Chiesa (compreso il laicato), ha riguardato uomini e nomine che appartenevano al suo predecessore, Giuseppe Agostino. Il lungo proclama contro l’usura, male che affligge nel cuore la sua città, è la testimonianza di una volontà precisa di non tacere e di alzare sempre di più la voce contro settori precisi dei colletti bianchi. Nunnari è un uomo intelligente, che sa distinguere la zizzania dalla buona erba. Pe rquesto ha riferito ad Eugenio Facciolla nomi e circostanze sulle pressioni che ha subìto per l’affidamento della struttura di Serra Aiello. Pressioni inutili, atteso che la struttura non è stata data a nessuno. Una nuova pagina, forse, si prospetta per la chiesa cosentina.
fonte amantea.net
|
|
|
|
 |
wildgreta
Moderatore

Registrato: Aprile 2007
Messaggi: 250
Età: 44
Utente #: 114
Lingua: Italian  Stile: Icy Phoenix
|
 Re: Scandali nel mondo ecclesiale (Agg.to continuo)
Natale e Capodanno in cella a Gibuti per il missionario trentino don Sandro De Pretis
di Barbara Marino/ 05/01/2008
Don Ivan Maffeis si è recato a Gibuti per visitare il sacerdote, la cui situazione si aggrava: “Sono caduto in trappola. Difficile difendersi da accuse inesistenti. Ho poche possibilità di avere giustizia”. Il caso si è complicato ulteriormente.
Si è svolta nella mattinata del 29 dicembre, nel tribunale di Gibuti, l’udienza per don Sandro De Pretis, 52 anni, sacerdote trentino in carcere a Gibuti, piccolo paese del Corno d’Africa, dal 28 ottobre scorso. “Scosso e amareggiato, con la netta impressione che il giudice voglia arrivare presto a una condanna per pedopornografia”. Così mons. Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti, ha descritto l’umore di don Sandro De Pretis all’uscita di una seduta lunga, alla quale il missionario trentino si è presentato provato, dopo due mesi e un giorno di detenzione in isolamento. “L’udienza era fissata per le 9 ed era a porte chiuse - spiega il vescovo -. Io sono arrivato a Palazzo di Giustizia di Gibuti intorno alle 10 e ho pazientato quasi un’ora prima che don Sandro uscisse. Sono rimasto con lui e l’ho riaccompagnato in carcere: mi ha raccontato che il giudice ha voluto prendere in esame diverse foto di quelle contenute nel suo computer e sulle quali basano le accuse, non ancora formalizzate, di pedopornografia”.
Ora per il religioso trentino l’accusa è di “incitamento alla depravazione e alla corruzione di minori” e, dopo il recente interrogatorio, alle tre foto con bambini che gli erano state inizialmente contestate e che avevano fatto partire l’inchiesta per pedofilia, se ne sono aggiunte altre 15. “Mio fratello durante l’interrogatorio ha continuato a ripetere - ha spiegato il fratello Guido - che quelle nuove foto che gli sono state mostrato dal giudice non le aveva mai viste prima. Ora, tramite l’avvocato, vorremmo capire da dove sono sbucate, quando sono apparse sul disco fisso, che da mesi la polizia locale sta analizzando”.
L’inchiesta, dunque, prosegue secondo il filone iniziale, che mons. Bertin ha sempre definito “pretestuoso e assurdo”. Con ogni probabilità, il missionario trentino è il capro espiatorio di una vecchia vicenda, che ha coinvolto la Caritas e una Ong locale sfrattata dalla stessa Caritas in maggio, poco prima che iniziassero a circolare strane “voci” su don Sandro. “L’inchiesta dovrebbe volgere al termine - ha proseguito il vescovo di Gibuti - ma l’impressione di don Sandro è che il giudice voglia arrivare a una condanna. La posizione della magistratura, dopo l’intervento della Curia e della Farnesina, si sarebbe addirittura irrigidita. Ma questo potrebbe preludere anche a una via d’uscita: alla condanna non è escluso che segua la grazia o l’espulsione, anche se un accordo chiaro in questo senso tra Italia e Gibuti non è mai stato fatto”. La pena inflitta, se don Sandro dovesse essere rinviato a giudizio e affrontare il processo con esito negativo, potrebbe però superare i dieci anni. “Tutto sarà commisurato alla gravità degli atti presentati dal magistrato a chiusura delle indagini - chiarisce monsignor Bertin -. Ma se i capi d’accusa dovessero essere quelli ventilati, il giudice potrebbe avere la mano pesante. Don Sandro era molto scosso e amareggiato, al termine dell’udienza, e nonostante la fede credo sia pessimista. Domani parlerò con l’avvocato”.
Il missionario trentino era in attesa, per il giorno seguente, di una visita gradita: “So che è in arrivo don Ivan Maffeis, portavoce dell’arcivescovo di Trento, mons. Luigi Bressan e direttore del settimanale diocesano Vita trentina - confermava mons. Bertin -. Ieri, invece, ho ricevuto una telefonata dal segretario personale dell’arcivescovo di Trento che mi chiedeva informazioni circa i voli aerei: probabilmente la Curia sta pensando di mandare il vicario generale a Gibuti, magari accompagnato dal fratello di don Sandro”. “Per quanto mi riguarda ho fatto slittare di qualche giorno la mia partenza per Gibuti - ha chiarito il fratello Guido - dato che attualmente sul posto è presente don Ivan Maffeis e verso il 10 gennaio il vescovo di Gibuti, mons. Giorgio Bertin, dovrebbe incontrare il papa e relazionare sulla situazione di mio fratello. Questo ovviamente se qualcosa non si muoverà prima”.
Intanto, don Ivan Maffeis ha potuto incontrare in carcere a Gibuti don Sandro e proprio su questi incontri avuto con don Sandro, don Ivan ha inviato delle E-mail all’arcivescovo di Trento, mons. Bressan, per aggiornarlo. “Mi hanno riferito che mio fratello è provato - racconta Guido De Pretis - e che sta maturando la convinzione che il giudice voglia condannarlo. Mi sembra veramente il processo di Kafka”. Sono giorni che la famiglia non sente don Sandro. Nonostante le numerose lettere inviate, al momento, a parte la missiva ricevuta ormai parecchie settimane fa, non hanno ricevuto alcuna risposta. Nei suoi resoconti, don Ivan ha descritto anche le condizioni in cui si trova don Sandro nel carcere: “La cella misura 4 passi per 7. Il materassino posato sul pavimento, portato da fratel Paolo, il segretario del vescovo, è l’unico ‘arredo’. In un angolo, una latrina ed un secchio. Don Sandro inganna il tempo con la lettura di quello che gli capita sotto mano: ‘Ho appena terminato il Purgatorio di Dante, ora sarei contento di passare al Paradiso … Mi rendo conto - dice il missionario - che da parte della magistratura non c’è la volontà di chiarire. Avverto piuttosto un’ostilità crescente. Se veramente si arrivasse a breve ad un processo, so già che ne uscirò condannato’”.
La sera del 3 gennaio don Ivan Maffeis avrebbe dovuto lasciare l’Africa, per rientrare a casa, ma il direttore del settimanale diocesano Vita Trentina è rimasto “bloccato” a Gibuti. Colpa dei controlli cui è stato sottoposto dai secondini del carcere nel quale era andato a trovare don Sandro De Pretis, che si sono protratti talmente tanto, da impedirgli di imbarcarsi. Don Maffeis si era recato a Gibuti per visitare il sacerdote trentino rinchiuso da ormai 65 giorni in carcere, con accuse che il missionario ha sempre respinto: “Mi sento preso in trappola - ha detto - anche se sono consapevole della mia estraneità alle accuse che mi vengono rivolte”. Proprio nei racconti che aveva inviati, don Ivan aveva descritto i controlli ferrei del corpo di guardia: “‘Cosa scrivi?’. La domanda resta nell’aria. Il capo delle guardie mi strappa il taccuino e lo sfoglia con sospetto. ‘Che lavoro fai? Sei forse un avvocato? E allora chi sei? Perché tu possa uscire devo prima trovare un gibutino che conosca l’italiano e che sia in grado di tradurmi i tuoi appunti …”. Anche il 3 gennaio, quando don Ivan si era recato nel carcere per un ultima visita a don Sandro, le guardie lo hanno trattenuto per capire cosa avesse scritto. Controlli che si sono protratti moltissimo, creando un comprensibile stato di apprensione nel direttore di Vita Trentina. Alla fine, quando don Maffeis ha potuto lasciare il carcere, era ormai troppo tardi per salire sull’aereo.
Da Diego Andreatta, della redazione di Vita Trentina abbiamo appreso, che don Ivan Maffeis si è spostato da Gibuti in Eritrea, da dove prevedibilmente stasera rientrerà in Italia. Non ci sono al momento ulteriori notizie, se non i due resoconti degli incontri con don Sandro De Pretis nel carcere di Gibuti, da lui inviati e che pubblichiamo integralmente qui di seguito. Probabilmente, il direttore del settimanale diocesano Vita Trentina sarà disponibile lunedì per ulteriori informazioni.
fonte: korazim.org- Centro documentazione veri abusi
|
|
|
|
 |
Redazione
Coordinatore
 Moderatore

Registrato: Giugno 2006
Messaggi: 11369
Residenza: Italia
Utente #: 39
Lingua: Italian  Stile: Icy Phoenix
|
 Re: Scandali nel mondo ecclesiale (Agg.to continuo)
Mercoledì, 9 Gennaio : 2008 20:17
PADRE FEDELE: RINVIO A GIUDIZIO,
DA 2 ANNI ALTALENA DI ACCUSE
COSENZA - Era una decisione quasi scontata quella del rinvio a giudizio di Padre Fedele Bisceglia e del suo segretario, Antonio Gaudio, accusati di avere violentato una suora nell'Oasi francescana di Cosenza. La decisione del Gup, Livio Cristofano, non ha sorpreso i difensori dei due indagati che, al termine dell'udienza preliminare, hanno parlato di una decisione "che non ci lascia stupiti".
Nonostante le varie fasi giudiziarie e decisioni, Padre Fedele non si rassegna ed ancora ha voluto gridare la sua innocenza. In una lettera consegnata al Gup ha giurato "dinnanzi al mondo intero e con le mani sul Vangelo che il delitto-peccato di stupro singolo e di gruppo ascrittomi da suor Gaetana Alesci non solo non l'ho commesso ma neanche pensato". Sul rinvio a giudizio hanno espresso soddisfazione i legali di parte civile che rappresentano la suora che ha subito gli abusi sessuali ed il centro antiviolenza 'Lanzino' di Cosenza.
L'odissea giudiziaria di Padre Fedele e del suo segretario inizia con il loro arresto, avvenuto il 23 gennaio del 2006. Nell'interrogatorio dinanzi al Gip, Giusy Ferrucci, che aveva emesso l'ordinanza di custodia cautelare, il frate sostiene di essere vittima di un complotto. Dopo alcuni giorni di detenzione, padre Fedele ottiene gli arresti domiciliari nel convento dei frati cappuccini di Belvedere Marittimo. La struttura da circa 300 anni conserva parti delle reliquie di San Valentino e viene anche comunemente chiamato 'Convento dell'amore'.
Durante la fase delle indagini preliminari la vicenda di Padre Fedele vede molteplici sorprese dal punto di vista giudiziario e sul fronte mediatico. A distanza di poche settimane dall'arresto i difensori del frate rendono noto che il loro assistito non ha potuto aver compiuto la violenza sessuale perché affetto da una patologia alla prostata che lo rende impotente, ma dopo una settimana un altro colpo di scena: dopo le numerose trasmissioni televisive e la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche di Padre Fedele, la Conferenza dei Vescovi della Calabria denuncia lo scempio mediatico compiuto nei confronti del frate e il 24 febbraio il tribunale della libertà di Catanzaro rimette in libertà Antonio Gaudio.
Il primo colpo di scena si ha nel maggio del 2006 quando i giudici del tribunale della libertà rimettono in libertà Padre Fedele, sostenendo che la suora non è attendibile. Ma gli effetti della decisione del Tribunale del riesame dura poco: il 26 ottobre la Cassazione annulla con rinvio la decisione del tribunale della libertà per Padre Fedele e Antonio Gaudio e fissa per marzo 2007 una nuova udienza del riesame a Catanzaro.
Dopo la nuova udienza dinanzi al tribunale della libertà, il frate torna ai domiciliari in un convento dell'Umbria. Il 18 luglio di quest'anno, dopo le numerose dichiarazioni fatte dal frate, l'Ordine dei Cappuccini decide di sospenderlo a divinis. A distanza di pochi mesi però Padre Fedele torna libero, anche se con l'obbligo di dimora. La decisione più clamorosa è del 27 ottobre dell'anno scorso, quando il frate viene espulso dall'Ordine generale dei frati minori cappuccini. Il 20 dicembre inizia l'udienza preliminare nei confronti di Padre Fedele e del suo segretario Antonio Gaudio. Stasera la conclusione, con il rinvio a giudizio e la fissazione per l'11 marzo dell'inizio del dibattimento a Cosenza.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
|
|
|
|
 |
Redazione
Coordinatore
 Moderatore

Registrato: Giugno 2006
Messaggi: 11369
Residenza: Italia
Utente #: 39
Lingua: Italian  Stile: Icy Phoenix
|
 ERCHIE (BRINDISI): «Il prete mi ha molestato»
Venerdì, 11 Gennaio : 2008
«Il prete mi ha molestato»
Un giovane pastore del Brindisino ha denunciato un sacerdote per presunte violenze avvenute nel 2001 quando aveva solo 15 anni, e pascolava il gregge nelle campagne di Erchie
ERCHIE (BRINDISI) - Avrebbe molestato in più occasioni un pastorello che col suo gregge si aggirava nelle campagne di Erchie, fino a quando il giovane, diventato maggiorenne, non ha denunciato tutto ai carabinieri. Ora un sacerdote di 61 anni del paese, che è anche titolare di cattedra in una scuola media, rischia il processo per violenza sessuale e atti osceni. La notizia è pubblicata nelle pagine di cronaca di Brindisi della «Gazzetta del Mezzogiorno».
Il sostituto procuratore presso il tribunale di Brindisi Pierpaolo Montinaro ha chiesto infatti il rinvio a giudizio del sacerdote. I fatti risalirebbero al 2001, quando il pastorello aveva 15 anni, ma le indagini sono state avviate nel gennaio del 2006, dopo la denuncia della vittima.
Il pastorello sarebbe stato avvicinato più volte dall’uomo, che avrebbe cercato di convincerlo ad avere con lui rapporti sessuali e in una circostanza lo avrebbe fatto assistere ad un rapporto con una persona di colore. Il ragazzo avrebbe saputo solo anni dopo che il molestatore era un sacerdote, quando cioè ha fatto denuncia ai carabinieri e questi sono risaliti all’identità dell’uomo attraverso la targa della sua auto.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
|
|
|
|
 |
Redazione
Coordinatore
 Moderatore

Registrato: Giugno 2006
Messaggi: 11369
Residenza: Italia
Utente #: 39
Lingua: Italian  Stile: Icy Phoenix
|
 Pedofilia. Prete svizzero: sono recidivo
Martedì, 15 Gennaio : 2008
Prete svizzero: sono recidivo
Inviato da Redazione il 15/1/2008 15:06:12
Rivelazione senza ombre quella del prete svizzero che ha confessato di essere un pedofilo e pure recidivo.
Il prelato era sospettato di pedofilia ed e' stato sottoposto ad interrogatorio dalla polizia dopo aver rilasciato un'intervista al settimanale francese Tribune de Lyon in cui ammetteva di ''esserci ricaduto una volta''. Dopo la rivelazione shock del prete la procura di Lione ha subito invitato le autorita' svizzere di procedere all'interrogatorio del prete di 67 anni. Il sacerdote che per sua ammissione lo ha fatto più volte, prima dell'intervento della polizia svizzera, aveva passato le ultime settimane in un convento nella citta' di Delemont, il capoluogo del cantone di Jura. | |