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Sabato, 19 Luglio : 2008
ROMA - L'obbligo scolastico a 16 anni rischia di saltare e il Pd insorge. "L' obbligo di istruzione si assolve anche nei percorsi di istruzione e formazione professionale ... e anche nei percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale...": recita così un emendamento al decreto legge sulla manovra approvata dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera e che è stata assorbita dal maxi-emendamento del governo. Una dicitura che, secondo il sindacato e l'opposizione, di fatto cancella l'innalzamento dell'obbligo scolastico a 16 anni di età, segna un ritorno all'era Moratti e reintroduce un doppio binario nella formazione con scuole di serie "A" e scuole di serie "B". "Si nega il principio delle pari opportunita" tuona il segretario del Partito Democratico, Walter Veltroni, ma il ministro Gelmini smentisce questa "lettura" del provvedimento e rassicura: "L'emendamento proposto dal governo non incide minimamente sull'obbligo di istruzione, che rimane a 16 anni. Evidentemente Veltroni è stato male informato dai suoi collaboratori.
L'obbligo rimane e può essere assolto nei percorsi di formazione professionale che aveva introdotto, in via sperimentale, il governo di centrosinistra". "A essere colpiti - insiste il segretario del Pd - saranno i figli delle famiglie povere a cui si dirà: 'tu se vuoi dopo i 14 anni puoi fare la formazione professionale'. E' un'idea contro cui si batteva Don Milani". Spara a zero contro la scelta del Governo il leader della flc-Cgil, Enrico Panini, secondo il quale in questo modo "si riporta l'orologio della storia agli anni '50'' e " si spacca l'unitarietà del sistema creando per i meno fortunati un canale parallelo discriminatorio, si regionalizza e si privatizza un pezzo di formazione". Fortemente critica anche il ministro ombra dell'Istruzione, Mariapia Garavaglia: "ogni tanto - dice - il Governo si dimentica delle sue stesse affermazioni e allora è bene ricordargliele: il criterio da valorizzare nella scuola è il merito, non il censo". E l'esponente del Pd propone una modifica al testo che, dopo l'approvazione alla Camera mediante fiducia, dovrà essere sottoposto all'esame del Senato: "Negli istituti di formazione professionale nei primi due anni si deve poter apprendere le materie fondamentali che vengono insegnate nel primo biennio delle scuole superiori". Per l'ex sottosegretario alla Pubblica istruzione, Mariangela Bastico, infine, così si "torna alla Moratti, imponendo ai ragazzi in terza media la scelta tra l'istruzione e la formazione professionale e regionale".
L'obbligo rimane e può essere assolto nei percorsi di formazione professionale che aveva introdotto, in via sperimentale, il governo di centrosinistra". "A essere colpiti - insiste il segretario del Pd - saranno i figli delle famiglie povere a cui si dirà: 'tu se vuoi dopo i 14 anni puoi fare la formazione professionale'. E' un'idea contro cui si batteva Don Milani". Spara a zero contro la scelta del Governo il leader della flc-Cgil, Enrico Panini, secondo il quale in questo modo "si riporta l'orologio della storia agli anni '50'' e " si spacca l'unitarietà del sistema creando per i meno fortunati un canale parallelo discriminatorio, si regionalizza e si privatizza un pezzo di formazione". Fortemente critica anche il ministro ombra dell'Istruzione, Mariapia Garavaglia: "ogni tanto - dice - il Governo si dimentica delle sue stesse affermazioni e allora è bene ricordargliele: il criterio da valorizzare nella scuola è il merito, non il censo". E l'esponente del Pd propone una modifica al testo che, dopo l'approvazione alla Camera mediante fiducia, dovrà essere sottoposto all'esame del Senato: "Negli istituti di formazione professionale nei primi due anni si deve poter apprendere le materie fondamentali che vengono insegnate nel primo biennio delle scuole superiori". Per l'ex sottosegretario alla Pubblica istruzione, Mariangela Bastico, infine, così si "torna alla Moratti, imponendo ai ragazzi in terza media la scelta tra l'istruzione e la formazione professionale e regionale".
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















