Si è aperta la breccia,
avanti con la distruzione del sistema educativo pubblico
L’approvazione, ieri pomeriggio, del DL 112 ha materialmente aperto la breccia della distruzione del sistema pubblico di educazione. Ieri sono caduti i primi due avamposti, l’obbligo scolastico a 16 anni e le SSIS, perché nessuno si illuda: con la sostanziale connivenza dell’opposizione il governo fa sul serio.
Innanzitutto è caduto l’obbligo scolastico fino a 16 anni, una misura di civiltà alla quale il nostro paese era arrivato buon ultimo in Europa. Dall’imminente prossimo anno scolastico quest’obbligo potrà essere assolto anche nei percorsi di formazione professionale. Va da sé che chi non assolverà più l’obbligo nelle scuole normali saranno i figli delle classi svantaggiate e degli immigrati. E’ in pratica il ritorno classista dell’avviamento, che precocemente divideva chi doveva studiare e quindi aspirare ad essere classe dirigente da chi doveva solo aspirare a impieghi umili.
Dall’altra parte viene “sospeso” (tutto un eufemismo) l’ultimo ciclo delle SSIS, le scuole postuniversitarie che da un decennio, e per la prima volta nella storia di questo paese, preparano gli insegnanti delle scuole secondarie, coniugando lo studio della didattica della materia che si andrà ad insegnare con il tirocinio. Le SSIS non vengono sostituite con nulla, salvo una promessa di riforma.
Le SSIS sono da sempre odiatissime dal corpaccione informe del precariato storico della scuola. Ivi, insieme a bravi docenti ingiustamente vittime del precariato, che meritano di entrare subito in ruolo, convivono decine di migliaia di inadeguati. Gente incompetente ma soprattutto seduta, senza alcuno stimolo culturale (e quindi incapaci di trasmetterne) né voglia di lavorare, che pretendono solamente “il posto”, facendo il meno possibile fino alla pensione, senza essere mai stati esaminati né voler essere esaminati da nessuno. Questi hanno la responsabilità di rovinare, letteralmente, generazioni di studenti. Non è che non vadano a lavorare, vanno a lavorare ma sono inadeguati al loro compito. Stranamente contro questi fannulloni intellettuali, oltretutto non di ruolo, e che potrebbero essere almeno in parte mandati a casa con un concorso selettivo (quelli che Francesco Giavazzi vuole abolire anche se non se ne fanno più dal secolo scorso) non si scaglia Brunetta. Sono talmente tanti che sono corteggiati da tutti, dai partiti come dai sindacati.
Anche il ministro Gelmini (che sostiene di farlo per evitare ai giovani la precarietà), come già il suo predecessore Fioroni, preferisce i precari storici (buoni e cattivi) agli specializzati SSIS, giovani spesso motivati e qualificati, che hanno seguito un percorso relativamente severo di formazione. Con Fioroni e Gelmini sono i sindacati, la CISL innanzitutto, ma anche la CGIL, che solo in articulo mortis hanno pallidamente difeso le SSIS. La morte delle SSIS crea un danno immediato a una generazione di neolaureati, ai quali viene materialmente e definitivamente impedito di accedere alla docenza, ma soprattutto fa una scelta pericolosissima: il presunto diritto al lavoro (ma dove è scritto che un incapace debba fare l’insegnante) prevale sul diritto allo studio delle nuove generazioni.
In questo si innesta la riforma Aprea che sta arrivando, il vero cuore di tutto. Il Ministro Gelmini ripete in ogni sede frasi apparentemente senza senso come “i tagli sono una grande opportunità” oppure “avere scuole e università di serie A e serie B è un dato di fatto e dobbiamo conviverci”. La riforma Aprea tira fuori lo Stato dal sistema educativo secondo la massima di Tony Blair (si veda a p. 3 del testo allegato) dello Stato che si trasforma “da fornitore a committente”. Per le scuole Fondazioni, sostanzialmente privatizzate ma sempre con soldi pubblici, la figura chiave sarà quella del Preside. Un Preside padrone e un Preside caporale. Sarà lui che pagherà l’affitto dei locali, che riscalderà aule e palestre (secondo il budget disponibile, dove più, dove molto meno, soprattutto col federalismo fiscale) e pagherà gli insegnanti che lui stesso sceglierà uno a uno senza più alcuna graduatoria di merito.
Ed ecco il progetto rivelato della scuola classista e federale che avanza, la scuola di serie A e di serie B che secondo la Gelmini è una realtà con la quale bisogna convivere. Dove credete che andranno ad insegnare i precari indegni, quelli seduti e senza stimoli se non nelle scuole di periferia e per i figli di immigrati? Tutto si tiene e, come dice la ministro: “i tagli sono una grande opportunità”.
* Gennaro Carotenuto è responsabile dell’indirizzo Linguistico-Letterario del consorzio SSIS delle Università di Macerata, Camerino e Ancona
Ultima modifica di Redazione il 05 Ago 2008 21:19, modificato 1 volta in totale
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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Rassegna a cura di:
Castellammare di Stabia (NA)
Maledetti professori
di ILVO DIAMANTI
IL "PROFESSORE", ormai, primeggia solo fra le professioni in declino. Che insegni alle medie o alle superiori ma anche all'università: non importa. La sua reputazione non è più quella di un tempo. Anzitutto nel suo ambiente. Nella scuola, nella stessa classe in cui insegna. Gli studenti guardano i professori senza deferenza particolare. E senza timore. In fondo, hanno stipendi da operai specializzati (ma forse nemmeno) e un'immagine sociale senza luce. Non possono essere presi a "modello" dai giovani, nel progettare la carriera futura. Molti genitori hanno redditi e posizione professionale superiori. E poi, la cultura e la conoscenza, oggi, non vanno di moda. E' almeno da vent'anni che tira un'aria sfavorevole per le professioni intellettuali. Guardate con sospetto e sufficienza.
Siamo nell'era del "mito imprenditore". Dell'uomo di successo che si è fatto da sé. Piccolo ma bello. E ricco. Il lavoratore autonomo, l'artigiano e il commerciante. L'immobiliarista. E' "l'Italia che produce". Ha conquistato il benessere, anzi: qualcosa di più. Studiando poco. O meglio: senza bisogno di studiare troppo. In qualche caso, sfruttando conoscenze e competenze che la scuola non dà. Si pensi a quanti, giovanissimi, prima ancora di concludere gli studi, hanno intrapreso una carriera di successo nel campo della comunicazione e delle nuove tecnologie.
Competenze apprese "fuori" da scuola. Così i professori sono scivolati lungo la scala della mobilità sociale. Ai margini del mercato del lavoro. Figure laterali di un sistema - la suola pubblica - divenuto, a sua volta, laterale. Poco rispettati dagli studenti, ma anche dai genitori. I quali li criticano perché non sanno trasmettere certezze e autorità; perché non premiano il merito.
Presumendo che i loro figli siano sempre meritevoli. Si pensi all'invettiva contro i "professori meridionali" lanciata da Bossi nei giorni scorsi. Con gli occhi rivolti - anche se non unicamente - alla commissione che ha bocciato "suo figlio" agli esami di maturità. Naturalmente in base a un pregiudizio anti-padano. I più critici e insofferenti nei confronti dei professori sono, peraltro, i genitori che di professione fanno i professori. Pronti a criticare i metodi e la competenza dei loro colleghi, quando si permettono di giudicare negativamente i propri figli. Allora non ci vedono più. Perché loro la scuola e la materia la conoscono. Altro che i professori dei loro figli. Che studino di più, che si preparino meglio. (I professori, naturalmente, non i loro figli).
Va detto che i professori hanno contribuito ad alimentare questo clima. Attraverso i loro sindacati, che hanno ostacolato provvedimenti e riforme volti a promuovere percorsi di verifica e valutazione. A premiare i più presenti, i più attivi, i più aggiornati, i più qualificati. Così è sopravvissuto questo sistema, che penalizza - e scoraggia - i docenti preparati, motivati, capaci, appassionati. Peraltro, molti, moltissimi. La maggioranza. In tanti hanno preferito, piuttosto, investire in altre attività professionali, per integrare il reddito. O per ottenere le soddisfazioni che l'insegnamento, ridotto a routine, non è più in grado di offrire. Sono (siamo) diventati una categoria triste.
Negli ultimi tempi, tuttavia, il declino dei professori è divenuto più rapido. Non solo per inerzia, ma per "progetto" - dichiarato, senza infingimenti e senza giri di parole. Basta valutare le risorse destinate alla scuola e ai docenti dalle finanziarie. Basta ascoltare gli echi dei programmi di governo. Che prevedono riduzioni consistenti (di personale, ma anche di reddito): alle medie, alle superiori, all'università. Meno insegnanti, quindi. Mentre i fondi pubblici destinati alla ricerca e all'insegnamento calano di continuo. Dovrebbe subentrare il privato. Che, però, in generale se ne guarda bene. Ad eccezione delle Fondazioni bancarie. Che tanto private non sono. D'altra parte, chissenefrega. I professori, come tutti gli statali, sono una banda di fannulloni. O almeno: una categoria da tenere sotto controllo, perché spesso disamorati e impreparati. Maledetti professori. Soprattutto del Sud. Soprattutto della scuola pubblica. E - si sa - gran parte dei professori sono statali e meridionali.
Maledetti professori. Responsabili di questa generazione senza qualità e senza cultura. Senza valori. Senza regole. Senza disciplina. Mentre i genitori, le famiglie, i predicatori, i media, gli imprenditori. Loro sì che il buon esempio lo danno quotidianamente. Partecipi e protagonisti di questa società (in)civile. Ordinata, integrata, ispirata da buoni principi e tolleranza reciproca. Per non parlare del ceto politico. Pronto a supplire alle inadempienze e ai limiti della scuola. Guardate la nuova ministra: appena arrivata, ha già deciso di attribuire un ruolo determinante al voto in condotta. Con successo di pubblico e di critica.
Maledetti professori. Pretendono di insegnare in una società dove nessuno - o quasi - ritiene di aver qualcosa da imparare. Pretendono di educare in una società dove ogni categoria, ogni gruppo, ogni cellula, ogni molecola ritiene di avere il monopolio dei diritti e dei valori. Pretendono di trasmettere cultura in una società dove più della cultura conta il culturismo. Più delle conoscenze: i muscoli. Più dell'informazione critica: le veline. Una società in cui conti - anzi: esisti - solo se vai in tivù. Dove puoi dire la tua, diventare "opinionista" anche (soprattutto?) se non sai nulla. Se sei una "pupa ignorante", un tronista o un "amico" palestrato, che legge solo i titoli della stampa gossip. Una società dove nessuno ritiene di aver qualcosa da imparare. E non sopporta chi pretende - per professione - di aver qualcosa da insegnare agli altri. Dunque, una società senza "studenti". Perché dovrebbe aver bisogno di docenti?
Maledetti professori. Non servono più a nulla. Meglio abolirli per legge. E mandarli, finalmente, a lavorare.
Scuola, il governo taglia oltre 8 miliardi di euro
Il ministro Mariastella Gelmini
Tutti a parlare del disegno di legge voluto sulla scuola dalla ministra Gelmini: si ripristina il voto in condotta, che farà media per la promozione, si introduce una nuova materia, «Cittadinanza e costituzione», si lascia ai dirigenti scolastici la possibilità di reclutare supplenti annuali. Ma pochi riflettori accesi su altre novità che guarda caso sono passate di soppiatto nella manovra economica. Tagli, tagli, tagli. La scure di Tremonti non ha risparmiato, anzi sembra essersi accanita, proprio sull’istruzione. Nella manovra su cui venerdì il Senato ha votato la fiducia, infatti c’è una sforbiciata da oltre 8 miliardi di euro che farà piazza pulita di 87.000 docenti, circa 60 mila personale amministrativo e di duemila istituti scolastici collocati nei piccoli comuni.
Durissima la reazione delle regioni, dal Piemonte alla Sicilia. Secondo Gianna Pentenero, assessore all’Istruzione della regione Piemonte, si tratta di «uno degli attacchi più gravi degli ultimi anni alla scuola» che è diventata «la principale fonte di risparmio della spesa pubblica». Pentenero ha spiegato di aver mostrato le sue perplessità alla Gelmini, ma ha dovuto scontrarsi con il «disinteresse del ministro per le nostre richieste».
Dura anche la reazione del deputato dell'Mpa, Roberto Commercio che, in un’interrogazione al ministro Gelmini, sottolinea che «per la realtà siciliana, che ha già elevati tassi di dispersione scolastica e di abbandoni i tagli determinano una situazione di vera e propria desertificazione, mettendo a rischio lo stesso diritto allo studio».
MA AGLI ITALIANI DELLA SCUOLA FREGA QUALCOSA? ME LO CHIEDO DA TANTO TEMPO!!! FREGA SE I LORO FIGLI RICEVONO UN'ISTRUZIONE ADEGUATA? SE SI' PERCHE' NON PARTECIPANO AI CORTEI DI PROTESTA DI NOI DOCENTI?!?! ... IL PROBLEMA CHE AGLI ITALIANI PIACE SOLO VEDERE REALITY SHOW E DONNE CON LE TETTE E I CULI DA FUORI, ALTRIMENTI NON SI CAPISCE COME MAI SIA LA TV SIA I GIORNALI DI GOSSIP ABBIANO COSI' TANTI UTENTI!!! L'ISTRUZIONE E' L'ULTIMO DEI LORO PENSIERI!!! SGRUNT!!! ... E POI GUARDA UN PO' QUANDO SI FANNO QUESTI TAGLI ... IN UN PERIODO IN CUI TUTTI SONO IN FERIE A RILASSARSI ... IN UN PERIODO IN CUI NON SI VUOLE VEDERE O SENTIRE NULLA DI NEGATIVO!!! ... ANCHE PERCHE' PUR VOLENDO SIA I TG CHE I GIORNALI NON RIPORTANO NULLA DI TUTTO QUESTO!!! TRANNE QUALCUNO!!! ... AH BEATA IGNORANZA!!! ... W L'IGNORANZA!!! ... DICEVA TOTO' NEL FILM "MISERIA E NOBILTA'" QUANDO UN BIFOLCO ANDO' DA LUI PER FARSI SCRIVERE UNA LETTERA ... QUESTI CI VOGLIONO TUTTI IGNORANTI ...
.... spiacente di aver avuto ancora una volta ragione e di aver visto bene,
La tecnica di questi signori è quella di continuare ad indicarti la luna certi che i più guarderanno il dito e su esso discuteranno.
Detto in altro modo:
<<Questi stanno distruggendo le botti e attirano l'attenzione dei cittadini sui tappi impegnandoli a guardar bene dove siano>>
.... ed il peggio è che, alla fin fine, hanno anche ragione a seguire questa strada visto che l'italiano mostra ancora una volta d'essere un ottimo pesciolino da cannuccia e di abboccare anche ad un amo vuoto.
Che pena, che miseria d'animo e d'intelletto, per entrambi.
.... spiacente di aver avuto ancora una volta ragione e di aver visto bene,
La tecnica di questi signori è quella di continuare ad indicarti la luna certi che i più guarderanno il dito e su esso discuteranno.
Detto in altro modo:
<<Questi stanno distruggendo le botti e attirano l'attenzione dei cittadini sui tappi impegnandoli a guardar bene dove siano>>
.... ed il peggio è che, alla fin fine, hanno anche ragione a seguire questa strada visto che l'italiano mostra ancora una volta d'essere un ottimo pesciolino da cannuccia e di abboccare anche ad un amo vuoto.
Che pena, che miseria d'animo e d'intelletto, per entrambi.
Mariastella Gelmini è fantastica (e ha centinaia di complici nelle redazioni dei giornali e TG)
gelmini
Sui tagli all’educazione pubblica potrebbe essere scritto un manuale di disinformazione. Vengono tagliati 87.000 docenti, le classi verranno accorpate ed esploderanno a livelli da scuole del terzo mondo?
Vuol dire che il titolone lo facciamo sul ritorno del grembiule alle elementari. Con tanto di sondaggino online così la gggente crede di dire la sua: “siete d’accordo che i bambini a scuola tornino ad essere tutti uguali?”.
Vengono levati otto miliardi all’educazione tanto che calcoli avveduti sostengono che l’intero sistema si bloccherà? Non c’è problema, commissioniamo un bell’articolo di fondo sull’importanza del ritorno del sette in condotta: “finalmente il governo fa tornare la serietà a scuola”. Come non averci pensato prima? Poi mettiamo un altro bel sondaggino online: siete favorevoli o contrari a mettere gli alunni scostumati dietro la lavagna in ginocchio sui ceci?
Si elimina di punto in bianco la SSIS impedendo a una generazione intera di avere accesso al lavoro per il quale sono stati fatti preparare e hanno pagato ingenti tasse universitarie. Risolviamo intervistando la Ministro (nella foto tra i palloncini): “signora mia, è evidente che lo facciamo per loro… meglio precari nei call center privati che nella scuola pubblica, no?”
Si riabbassa l’obbligo scolastico, da 16 a 14 anni, unico paese dell’Europa Occidentale? Che importa, facciamo un bel reportage sui prof fannulloni e strapagati. Che schifo sta scuola e meno male che Silvio (Brunetta) c’è!
E’ sotto gli occhi di tutti la campagna disinformativa contro la scuola pubblica. Da una parte si cerca davvero di smantellarla, dall’altra si inducono subdolamente i cittadini a non fidarsi della più gloriosa istituzione dell’Italia unita (altro che Carabinieri!). Nonostante ben poco indichi che le scuole private possano offrire di più delle pubbliche, la fuga (fomentata ad arte) è già cominciata, soprattutto nelle grandi città. Classi medie appena appena abbienti si svenano e spostano i figli. Una volta fuggite le classi medie chi difenderà più la scuola pubblica?
Suore di tutti gli ordini possibili e signorine Rottermeier prendono in consegna i pargoli al modico prezzo di 6-10.000 Euro l’anno. Dove ho già visto tutto questo? Ah, sì, in un paese chiamato Argentina… datemi della Cassandra se volete.
Alla campagna per far credere che la scuola pubblica se non fa già schifo lo farà, oltre al governo, che piccona materialmente, si prestano tutti i media, e gli abitanti di questo paese, come i lemmings, corrono verso il suicidio. Del resto vuoi mettere quanto è più sexy un titolo: “a scuola ritorna il grembiule” oppure “finalmente sette in condotta ai bulli” che un titolo e un’analisi seria, possibilmente che dica la cosa più sensata: senza scuola pubblica non esiste più il paese e non esiste più la democrazia. Se qualcuno prova a non essere d’accordo, semplice: reintervistiamo la Ministra, che è pure di bella presenza. Si costerna. s’indigna, s’ingegna: “non è vero che bocceremo col 7 in condotta! Sono menzogne comuniste! Per essere bocciati ci vorrà il 5 in condotta”. Di cosa parlavamo?
Una volta si diceva “contadino, scarpe grosse e cervello fino”, erano ignoranti ma non si facevano fregare. Adesso gli italiani sono analfabeti di ritorno e si fanno fregare ogni giorno di più. E i giornalisti, spesso tanto analfabeti di ritorno come i loro concittadini, un po’ ci fanno e un po’ ci sono. Un po’ sono in malafede un po’ proprio non hanno gli strumenti per capire la gravità della situazione.
Ne avevamo avuto già sentore negli anni passati: levare soldi alla scuola pubblica per darli alle private (che in Italia al contrario che all’estero sono: 1) quasi solo dei preti; 2) popolate da figli di papà che non hanno voglia di studiare e che pagano salato per un pezzo di carta che non meritano) vuol dire essere a favore della libera scelta. Invece al contrario (non c’entra, ma c’entra) essere contro la libera scelta in maniera di interruzione di gravidanza lo chiamiamo essere “pro-vita” (come i torturatori di Eluana Englaro). E purtroppo, per convincerci su tante cazzate hanno centinaia di Goebbles al lavoro nelle redazioni.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Mariastella Gelmini è fantastica (e ha centinaia di complici nelle redazioni dei giornali e TG)
gelmini
Sui tagli all’educazione pubblica potrebbe essere scritto un manuale di disinformazione. Vengono tagliati 87.000 docenti, le classi verranno accorpate ed esploderanno a livelli da scuole del terzo mondo?
Vuol dire che il titolone lo facciamo sul ritorno del grembiule alle elementari. Con tanto di sondaggino online così la gggente crede di dire la sua: “siete d’accordo che i bambini a scuola tornino ad essere tutti uguali?”.
Vengono levati otto miliardi all’educazione tanto che calcoli avveduti sostengono che l’intero sistema si bloccherà? Non c’è problema, commissioniamo un bell’articolo di fondo sull’importanza del ritorno del sette in condotta: “finalmente il governo fa tornare la serietà a scuola”. Come non averci pensato prima? Poi mettiamo un altro bel sondaggino online: siete favorevoli o contrari a mettere gli alunni scostumati dietro la lavagna in ginocchio sui ceci?
Si elimina di punto in bianco la SSIS impedendo a una generazione intera di avere accesso al lavoro per il quale sono stati fatti preparare e hanno pagato ingenti tasse universitarie. Risolviamo intervistando la Ministro (nella foto tra i palloncini): “signora mia, è evidente che lo facciamo per loro… meglio precari nei call center privati che nella scuola pubblica, no?”
Si riabbassa l’obbligo scolastico, da 16 a 14 anni, unico paese dell’Europa Occidentale? Che importa, facciamo un bel reportage sui prof fannulloni e strapagati. Che schifo sta scuola e meno male che Silvio (Brunetta) c’è!
E’ sotto gli occhi di tutti la campagna disinformativa contro la scuola pubblica. Da una parte si cerca davvero di smantellarla, dall’altra si inducono subdolamente i cittadini a non fidarsi della più gloriosa istituzione dell’Italia unita (altro che Carabinieri!). Nonostante ben poco indichi che le scuole private possano offrire di più delle pubbliche, la fuga (fomentata ad arte) è già cominciata, soprattutto nelle grandi città. Classi medie appena appena abbienti si svenano e spostano i figli. Una volta fuggite le classi medie chi difenderà più la scuola pubblica?
Suore di tutti gli ordini possibili e signorine Rottermeier prendono in consegna i pargoli al modico prezzo di 6-10.000 Euro l’anno. Dove ho già visto tutto questo? Ah, sì, in un paese chiamato Argentina… datemi della Cassandra se volete.
Alla campagna per far credere che la scuola pubblica se non fa già schifo lo farà, oltre al governo, che piccona materialmente, si prestano tutti i media, e gli abitanti di questo paese, come i lemmings, corrono verso il suicidio. Del resto vuoi mettere quanto è più sexy un titolo: “a scuola ritorna il grembiule” oppure “finalmente sette in condotta ai bulli” che un titolo e un’analisi seria, possibilmente che dica la cosa più sensata: senza scuola pubblica non esiste più il paese e non esiste più la democrazia. Se qualcuno prova a non essere d’accordo, semplice: reintervistiamo la Ministra, che è pure di bella presenza. Si costerna. s’indigna, s’ingegna: “non è vero che bocceremo col 7 in condotta! Sono menzogne comuniste! Per essere bocciati ci vorrà il 5 in condotta”. Di cosa parlavamo?
Una volta si diceva “contadino, scarpe grosse e cervello fino”, erano ignoranti ma non si facevano fregare. Adesso gli italiani sono analfabeti di ritorno e si fanno fregare ogni giorno di più. E i giornalisti, spesso tanto analfabeti di ritorno come i loro concittadini, un po’ ci fanno e un po’ ci sono. Un po’ sono in malafede un po’ proprio non hanno gli strumenti per capire la gravità della situazione.
Ne avevamo avuto già sentore negli anni passati: levare soldi alla scuola pubblica per darli alle private (che in Italia al contrario che all’estero sono: 1) quasi solo dei preti; 2) popolate da figli di papà che non hanno voglia di studiare e che pagano salato per un pezzo di carta che non meritano) vuol dire essere a favore della libera scelta. Invece al contrario (non c’entra, ma c’entra) essere contro la libera scelta in maniera di interruzione di gravidanza lo chiamiamo essere “pro-vita” (come i torturatori di Eluana Englaro). E purtroppo, per convincerci su tante cazzate hanno centinaia di Goebbles al lavoro nelle redazioni.
COSA AGGIUNGERE PIU'!!! IL NOSTRO GENNARO HA FATTO UNA DIAGNOSI DAVVERO COMPLETA E APPROFONDITA DI QUELLO CHE VOGLIONO FAR DIVENTARE LA SCUOLA PUBBLICA!!! E IO DA DOCENTE VINCITORE DI CONCORSO NEL 1990 E DA SISSINO MI SENTO FREGATO E AMAREGGIATO!!! SGRUNT!!!