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Domenica, 3 Agosto : 2008 DAL MIO BLOG: -
SCUOLA
Mentre per l’attivazione del X ciclo delle scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario non vi sono più speranze, per gli specializzandi del IX ciclo tutto resta ancora da decidere.
Alle dichiarazioni del ministro Mariastella Gelmini, rilasciate durante un’audizione in Commissione al Senato, con le quali informava di aver “costituito una commissione per capire se c’è la possibilità di collocare diversamente tutti quegli studenti che stanno iniziando il secondo anno del IX ciclo”, ha fatto seguito, il giorno dopo, l’emanazione del decreto di proroga per le utilizzazioni del personale impegnato nel 2° anno conclusivo del IX ciclo.
Il decreto in questione è il n. 65 del 23 luglio 2008, emanato subito dopo le dichiarazioni del Ministro, dichiarazioni che hanno buttato nella confusione più totale circa 11.000 corsisti.
Col decreto ministeriale n. 65, il ministro Gelmini ha dato proroga, limitatamente all’anno accademico 2008/2009, per l’utilizzazione del personale dirigente, docente ed educativo impegnato nel 2° anno conclusivo del IX ciclo delle Ssis.
Questa operazione è in netta contraddizione rispetto a quanto dichiarato dal Ministro e delle sue intenzioni in merito.
Gli atenei, intanto, stanno andando avanti nelle procedure e nei programmi per il secondo anno e gli specializzandi si chiedono cosa avverrà dopo la pausa estiva quando sarà il momento di pagare la seconda rata.
PER COME LA VEDO IO
AVVERRA' QUESTO ...
ECCO ALTRI DUE ARTICOLI CHE RIGUARDANO I DOCENTI SISSINI:
testimonianze raccolte «sul campo»
La legge non prevede l'inserimento nelle graduatorie per gli ultimi 12mila aspiranti prof sfornati dalle scuole
MILANO – Per molti è una vocazione insegnare. O una scelta obbligata dagli studi. Chi frequenta la Ssis in Italia non bada a spese e per due anni si rimbocca le maniche spesso gravando sulle famiglie. Uno sforzo che viene compiuto pur sapendo che gli iscritti effettivi alle graduatorie sono già 237 mila e l'età media si aggira intorno ai 37 anni. Ma cosa deve fare un giovane neolaureato per poter insegnare, oltre ad avere in mano una laurea di secondo livello? Si iscrive in una delle 30 Ssis in tutta Italia, presso le principali università. Siamo andati ad assistere alle lezioni dei futuri precari iscritti al IX ciclo della Ssis che per il momento non entreranno nelle graduatorie.
«UNA STORIA TRA LE TANTE» - «A settembre ho sostenuto due prove di ammissione. Eravamo in 258 e siamo passati in 12 – ci racconta Francesca Savoini, 30 anni –. La mia storia è come quella di molti, nella attesa di quello che verrà. Ho aspettato il nuovo concorsone perché sembrava che il 2007/2008 fosse l'ultimo anno della Ssis, ma poi ad agosto dell'anno scorso ho guardato in faccia la realtà e ho scoperto che l'unica soluzione per insegnare era quella di iscrivermi al corso Ssis del IX ciclo, senza sapere che ci sarebbe stata la beffa». Vale a dire il limbo legislativo che non prevede ancora l'inserimento nelle graduatorie per gli ultimi 12mila aspiranti prof sfornati dalle Ssis.
L'AIUTO DELLE FAMIGLIE - «Come quasi tutti i miei compagni di corso, conto sull'aiuto della famiglia, altrimenti non potrei permettermi questo "lusso" – dice ancora Francesca –. Io vengo da Cremona per frequentare la Ssis e la mattina insegno come precaria in una scuola. Nonostante tutto vado avanti con determinazione, perché credo in quello che sto facendo».
STUDENTI LAVORATORI - Ma non c'è solo Francesca. Anche Giorgia, Nadia, Silvia, Omar e Luigi la mattina insegnano come precari senza contratto e al pomeriggio frequentano i corsi nelle sedi Ssis. Ma sono i più fortunati, perché per molti altri c'è solo la Ssis, senza neppure la possibilità di farsi le ossa e di mettere da parte qualche soldo con l'insegnamento precario. «Sono iscritta al IX ciclo del biennio e non insegno in nessuna scuola. In compenso sto facendo il tirocinio presso un professore accogliente per imparare a insegnare – dice Nicoletta Eufemi, 26 anni iscritta alla classe di concorso di storia e filosofia –. Speriamo in bene anche se oggettivamente siamo preoccupati».
PENDOLARE PER PASSIONE - Poi c'è Alessandra Rimoldini che ha 29 anni e si è laureata in lingue alla università Cattolica di Brescia con 110 e lode. Ha iniziato il balletto delle supplenze in 7 scuole per due anni dal 2006, naturalmente come precaria. Parte tutti i giorni da Mazzano in provincia di Brescia per raggiungere la Cattolica a Milano. Prende il treno alle 14 e arriva al pelo alle lezioni. «Per me è un grande sacrificio come per molti di noi, perché l'insegnamento è una passione. Non è certo per il riconoscimento economico che ho scelto questa strada. Tutti i mesi spendo 400 euro di viaggio per frequentare i corsi, oltre alla retta, che per fortuna l'hanno pagata i miei genitori. Noi non sappiamo quale è il nostro destino e ognuno si arrangia come può».
«SERVE CONTINUITÀ» - Pragmatico invece l'atteggiamento di Simona Rossi 32 anni, aspirante docente di lettere e frequentante Ssis: «Per me l'importante è lavorare con continuità. Il nostro chiodo non è più il posto fisso, anche se per molti di noi non è così. Del resto nelle scuole private oggi ottieni al massimo dei contratti a progetto, con uno stipendio di 600-800 euro quando si è fortunati. Cosa dobbiamo fare per insegnare? Le proviamo tutte».
*************
parla VINCENZO VIOLA, INSEGNANTE DEL LICEO CARDUCCI DI MILANO
La denuncia: «Non si è mai considerato l'insegnante come una risorsa. Il nostro curriculum è carta straccia»
MILANO – Vincenzo Viola è uno storico insegnate del Liceo Carducci di Milano. Lo incontriamo a ai Bastioni di Porta Venezia a due passi dal «suo» liceo. È un via vai di saluti, di persone che si fermano a scambiare due battute con il docente della porta accanto. Le larghe spalle hanno sorretto 40 anni di insegnamento vissute come una sfida da rifare assolutamente. «Per me insegnare significa vita, conoscenza, saper trasmettere nozioni ed emozioni ai ragazzi, anche se adesso qualcuno dei miei ex studenti ha qualche capello grigio». Viola è in parte l'oracolo della storia scolastica italiana. È passato attraverso la grande riforma della scuola del 1963 quella che ha trasformato la scuola d'elite in scuola di massa. Erano i tempi delle conquiste sociali. Ma non solo, ha visto tutte le riforme e in ultimo anche l'istituzione della Ssis.
MAI UN GIORNO DA PRECARIO - «Nel 1970 quando ho vinto il concorso erano altri tempi – racconta Viola -. A 25 anni ero insegnate di ruolo e dopo un solo giorno si è liberato il posto per poter insegnare al Carducci. Non ho mai fatto un giorno di precariato perché in quegli anni eravamo pochi docenti, non come adesso che non sanno più dove metterli». Ma non sono state solo rose e fiori, anche in quel periodo la scuola era già un serbatoio di problemi irrisolti. «Dal 1800 ad oggi l'unico criterio per lo sviluppo della carriera scolastica è l'anzianità - sottolinea il docente -. Non si è mai considerato l'insegnante come una risorsa. Il nostro curriculum è carta straccia».
«NESSUNO CI PUÒ GIUDICARE» - Ma non è solo il metodo dell'avanzamento della carriera a risultare discutibile. C'è anche la profonda amarezza di fronte al potere contrattuale delle 8/10 sigle sindacali del mondo scolastico. «I sindacati nel corso del tempo hanno soltanto pensato agli interessi corporativi. Non hanno mai esaminato il problema dell'insegnamento confrontandosi con altre realtà europee – dice ancora Viola – e nel contempo gli insegnanti italiani non si sono mai voluti allineare a degli standard competitivi. Il motto per molti è: "nessuno mi può giudicare". L'Italia è l'unico Paese che non ha mai fatto corsi di aggiornamento seri e obbligatori perché non esiste una legge in merito. È anche colpa nostra se siamo arrivati a questo punto, bisognerebbe farsi un esame di coscienza».
«DOPO 40 ANNI 1800 EURO» - Anche la Ssis e il problema dei giovani precari attuali passano attraverso gli errori del passato. «Per parlare della Ssis occorre guardarsi indietro, perché la scuola di specializzazione è una toppa a una voragine senza fine – spiega Viola – e io lo posso dire, dal momento che fino a oggi, a partire dal 1998 ho accolto ben 15 tirocinanti. Restano con me tre mesi, prendono appunti e si devono appellare alla ruota della fortuna. Dopo 40 anni e lo dico con grande sconforto, il mio stipendio è di 1800 euro, solo che la scuola continua a essere un grande contenitore di disoccupazione intellettuale aperta a tutti».
Il decreto in questione è il n. 65 del 23 luglio 2008, emanato subito dopo le dichiarazioni del Ministro, dichiarazioni che hanno buttato nella confusione più totale circa 11.000 corsisti.
Col decreto ministeriale n. 65, il ministro Gelmini ha dato proroga, limitatamente all’anno accademico 2008/2009, per l’utilizzazione del personale dirigente, docente ed educativo impegnato nel 2° anno conclusivo del IX ciclo delle Ssis.
Questa operazione è in netta contraddizione rispetto a quanto dichiarato dal Ministro e delle sue intenzioni in merito.
Gli atenei, intanto, stanno andando avanti nelle procedure e nei programmi per il secondo anno e gli specializzandi si chiedono cosa avverrà dopo la pausa estiva quando sarà il momento di pagare la seconda rata.
PER COME LA VEDO IO
AVVERRA' QUESTO ...
ECCO ALTRI DUE ARTICOLI CHE RIGUARDANO I DOCENTI SISSINI:
testimonianze raccolte «sul campo»
«Unica speranza la Ssis, ma c'era la beffa»
La legge non prevede l'inserimento nelle graduatorie per gli ultimi 12mila aspiranti prof sfornati dalle scuole
MILANO – Per molti è una vocazione insegnare. O una scelta obbligata dagli studi. Chi frequenta la Ssis in Italia non bada a spese e per due anni si rimbocca le maniche spesso gravando sulle famiglie. Uno sforzo che viene compiuto pur sapendo che gli iscritti effettivi alle graduatorie sono già 237 mila e l'età media si aggira intorno ai 37 anni. Ma cosa deve fare un giovane neolaureato per poter insegnare, oltre ad avere in mano una laurea di secondo livello? Si iscrive in una delle 30 Ssis in tutta Italia, presso le principali università. Siamo andati ad assistere alle lezioni dei futuri precari iscritti al IX ciclo della Ssis che per il momento non entreranno nelle graduatorie.
«UNA STORIA TRA LE TANTE» - «A settembre ho sostenuto due prove di ammissione. Eravamo in 258 e siamo passati in 12 – ci racconta Francesca Savoini, 30 anni –. La mia storia è come quella di molti, nella attesa di quello che verrà. Ho aspettato il nuovo concorsone perché sembrava che il 2007/2008 fosse l'ultimo anno della Ssis, ma poi ad agosto dell'anno scorso ho guardato in faccia la realtà e ho scoperto che l'unica soluzione per insegnare era quella di iscrivermi al corso Ssis del IX ciclo, senza sapere che ci sarebbe stata la beffa». Vale a dire il limbo legislativo che non prevede ancora l'inserimento nelle graduatorie per gli ultimi 12mila aspiranti prof sfornati dalle Ssis.
L'AIUTO DELLE FAMIGLIE - «Come quasi tutti i miei compagni di corso, conto sull'aiuto della famiglia, altrimenti non potrei permettermi questo "lusso" – dice ancora Francesca –. Io vengo da Cremona per frequentare la Ssis e la mattina insegno come precaria in una scuola. Nonostante tutto vado avanti con determinazione, perché credo in quello che sto facendo».
STUDENTI LAVORATORI - Ma non c'è solo Francesca. Anche Giorgia, Nadia, Silvia, Omar e Luigi la mattina insegnano come precari senza contratto e al pomeriggio frequentano i corsi nelle sedi Ssis. Ma sono i più fortunati, perché per molti altri c'è solo la Ssis, senza neppure la possibilità di farsi le ossa e di mettere da parte qualche soldo con l'insegnamento precario. «Sono iscritta al IX ciclo del biennio e non insegno in nessuna scuola. In compenso sto facendo il tirocinio presso un professore accogliente per imparare a insegnare – dice Nicoletta Eufemi, 26 anni iscritta alla classe di concorso di storia e filosofia –. Speriamo in bene anche se oggettivamente siamo preoccupati».
PENDOLARE PER PASSIONE - Poi c'è Alessandra Rimoldini che ha 29 anni e si è laureata in lingue alla università Cattolica di Brescia con 110 e lode. Ha iniziato il balletto delle supplenze in 7 scuole per due anni dal 2006, naturalmente come precaria. Parte tutti i giorni da Mazzano in provincia di Brescia per raggiungere la Cattolica a Milano. Prende il treno alle 14 e arriva al pelo alle lezioni. «Per me è un grande sacrificio come per molti di noi, perché l'insegnamento è una passione. Non è certo per il riconoscimento economico che ho scelto questa strada. Tutti i mesi spendo 400 euro di viaggio per frequentare i corsi, oltre alla retta, che per fortuna l'hanno pagata i miei genitori. Noi non sappiamo quale è il nostro destino e ognuno si arrangia come può».
«SERVE CONTINUITÀ» - Pragmatico invece l'atteggiamento di Simona Rossi 32 anni, aspirante docente di lettere e frequentante Ssis: «Per me l'importante è lavorare con continuità. Il nostro chiodo non è più il posto fisso, anche se per molti di noi non è così. Del resto nelle scuole private oggi ottieni al massimo dei contratti a progetto, con uno stipendio di 600-800 euro quando si è fortunati. Cosa dobbiamo fare per insegnare? Le proviamo tutte».
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parla VINCENZO VIOLA, INSEGNANTE DEL LICEO CARDUCCI DI MILANO
«Dopo 40 anni stipendio a 1800 euro»
La denuncia: «Non si è mai considerato l'insegnante come una risorsa. Il nostro curriculum è carta straccia»
MILANO – Vincenzo Viola è uno storico insegnate del Liceo Carducci di Milano. Lo incontriamo a ai Bastioni di Porta Venezia a due passi dal «suo» liceo. È un via vai di saluti, di persone che si fermano a scambiare due battute con il docente della porta accanto. Le larghe spalle hanno sorretto 40 anni di insegnamento vissute come una sfida da rifare assolutamente. «Per me insegnare significa vita, conoscenza, saper trasmettere nozioni ed emozioni ai ragazzi, anche se adesso qualcuno dei miei ex studenti ha qualche capello grigio». Viola è in parte l'oracolo della storia scolastica italiana. È passato attraverso la grande riforma della scuola del 1963 quella che ha trasformato la scuola d'elite in scuola di massa. Erano i tempi delle conquiste sociali. Ma non solo, ha visto tutte le riforme e in ultimo anche l'istituzione della Ssis.
MAI UN GIORNO DA PRECARIO - «Nel 1970 quando ho vinto il concorso erano altri tempi – racconta Viola -. A 25 anni ero insegnate di ruolo e dopo un solo giorno si è liberato il posto per poter insegnare al Carducci. Non ho mai fatto un giorno di precariato perché in quegli anni eravamo pochi docenti, non come adesso che non sanno più dove metterli». Ma non sono state solo rose e fiori, anche in quel periodo la scuola era già un serbatoio di problemi irrisolti. «Dal 1800 ad oggi l'unico criterio per lo sviluppo della carriera scolastica è l'anzianità - sottolinea il docente -. Non si è mai considerato l'insegnante come una risorsa. Il nostro curriculum è carta straccia».
«NESSUNO CI PUÒ GIUDICARE» - Ma non è solo il metodo dell'avanzamento della carriera a risultare discutibile. C'è anche la profonda amarezza di fronte al potere contrattuale delle 8/10 sigle sindacali del mondo scolastico. «I sindacati nel corso del tempo hanno soltanto pensato agli interessi corporativi. Non hanno mai esaminato il problema dell'insegnamento confrontandosi con altre realtà europee – dice ancora Viola – e nel contempo gli insegnanti italiani non si sono mai voluti allineare a degli standard competitivi. Il motto per molti è: "nessuno mi può giudicare". L'Italia è l'unico Paese che non ha mai fatto corsi di aggiornamento seri e obbligatori perché non esiste una legge in merito. È anche colpa nostra se siamo arrivati a questo punto, bisognerebbe farsi un esame di coscienza».
«DOPO 40 ANNI 1800 EURO» - Anche la Ssis e il problema dei giovani precari attuali passano attraverso gli errori del passato. «Per parlare della Ssis occorre guardarsi indietro, perché la scuola di specializzazione è una toppa a una voragine senza fine – spiega Viola – e io lo posso dire, dal momento che fino a oggi, a partire dal 1998 ho accolto ben 15 tirocinanti. Restano con me tre mesi, prendono appunti e si devono appellare alla ruota della fortuna. Dopo 40 anni e lo dico con grande sconforto, il mio stipendio è di 1800 euro, solo che la scuola continua a essere un grande contenitore di disoccupazione intellettuale aperta a tutti».
















