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In questo forum, sono graditi interventi da parte di persone che - sia pur mantenendo magari il loro ingresso con una user name - firmano i loro interventi con almeno il loro nome (vero) di battesimo perché parlare di cose serie, magari con Lupo Alberto o Orco felice non è molto "stimolante".

Se poi qualcuno avesse anche la "pretesa" di portarci un "verbo" tecnico o professionale che sia, allora sarà INDISPENSABILE che, qui come nell'altra area "tecnica", si registri con il suo nome e cognome esatto, qualifica ecc fornendo quindi tutti i dati necessari a soppesare e poter dare il giusto valore al quanto scriverà.

Anche qui riporto una massima che molto si addice ad argomenti seri che richiederebbero la mobilitazione e l'aiuto di tutti partendo dalla presa d'atto di un problema che esiste e che potrebbe (non lo si augura ma ...) accadere anche a qualche loro congiunto.

Non c'è niente di più deleterio e falso, infatti, del pensare:

"sono cose troppo brutte ... non è possibile .... OPPURE ... ma no, a noi non possono accadere"

Ascoltate quindi un consiglio, sarà quanto mai opportuno il "pensarci" ora perché poi:

“In Germania prima diedero la caccia ai comunisti, e io non protestai perché non ero comunista. Poi diedero la caccia agli ebrei, e io non protestai perché non ero ebreo. Poi fu la volta dei sindacalisti: non feci sentire la mia voce perché non ero sidacalista; e la volta dei cattolici, e io non alzai la mia voce perché non ero cattolico. Alla fine si accanirono su di me e in quel momento non c’era più nessuno a protestare” (Martin Niemoller)
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Sentenza Cassazione: Processo 'Asilo ABBA'
Autore Messaggio
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Messaggio Sentenza Cassazione: Processo 'Asilo ABBA' 
 
Riporto da QuiBrescia la notizia inerente gli sviluppi del processo per il caso di Pedofilia all'asilo ABBA di Brescia giunto ieri alla sentenza di Cassazione. Notizia che, da un ennesimo controllo, è oggi apparsa su quotidiani locali e se ne comincia a sentir parlare anche per radio. Speriamo che sia un segnale di risveglio. Fin'ora, i bresciani, si sono rigirati dall'altra parte, sonnolenti, magari anche infastiditi dai "panni sporchi messi alla finestra" (meglio i limoni appesi con il "fil de fer" ed "il mostro, la belva" da mostrare agli amici, magari parcheggiata vicino al tavolino del bar) e così si illudono che tutto va bene mentre invece c'è una città, una società, con il suo essere e la sua moralità, che sono sempre più allo sfascio ... di sicuro allo sbando e la cosa NON dovrebbe piacere a nessuno ed invece ... c'è chi ci sguazza benissimo. Sic transit mundi solevo intercalare con l'amico Roberto (altro, non quello che trovate ora inel sito) ... ed ora mi sembra proprio il caso di riprenderlo visto che sta allegramente, di sicuro indifferentemente, "deragliando" .

OVVIAMENTE, noi che siamo arciconvinti che le news vadano date TUTTE e che corretti cerchiamo di essere, a 360°, sempre, con i fatti e non solo a parole o quando ci aggrada o accomoda come altri fanno, la riprendiamo e la riportiamo così come è stata data e ... ne continueremo a seguire gli sviluppi e gli effetti ... qualunque essi siano ed ovunque e a chiunque portino.


Pedofilia: il processo è da rifare


giovedì 27 settembre 2007
 
(red.) I giudici della corte di Cassazione hanno annullato la sentenza di condanna a 13 anni comminata in Appello a un bidello 55enne di Brescia, in servizio alla materna Abba, accusato di pedofilia. Il caso è stato rinviato al tribunale e il processo in Appello sarà quindi da rifare.

L’uomo, sposato e con una figlia, era imputato di un reato infamante: abusi sessuali su un guppo di bambini della scuola materna comunale Abba, avvenuti nel bagno e nello scantinato dell’istituto.

E’ stato mesi in carcere e poi agli arresti domiciliari, dai quali è stato anche accusato di evasione per essere uscito di casa per giocare a carte. Aveva subito condanne in entrambi i gradi di giudizio, ma la suprema Corte ha invece accettato il suo ricorso.

Come i lettori ricorderanno, i casi di pedofilia nelle materne di Brescia avevano portato sul banco degli imputati - in due distinti processi - dodici persone tra insegnanti, sacerdoti e bidelli. Nell’aprile scorso sei maestre, un bidello e un religioso erano stati assolti dall’accusa di abusi avvenuti all’asilo Sorelli (leggi qui le motivazioni).

L’unico ad aver subito pesanti condanne in entrambi i gradi di giudizio era stato il bidello dell’Abba: il 3 dicembre 2004 aveva ricevuto 15 anni in primo grado. Con lui era stata condannata a dieci anni e sei mesi una sua collega. Assoluzione per un’altra ausiliaria e per la coordinatrice.

Il 5 aprile 2006, invece, la corte d’Appello aveva assolto la bidella per non aver commesso il fatto e ridotto a 13 anni la condanna per l’uomo. Ora la Cassazione ha deciso che il processo è da rifare.

  





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- Horacio Verbitsky
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Messaggio Re: Sentenza Cassazione: Processo 'Asilo ABBA' 
 
Apprendo la notizia del pronunciamento della Cassazione sul caso della materna Abba con una grande speranza: che si possa rispondere con un nuovo processo di Appello a tutte le domande rimaste aperte dopo la sentenza di colpevolezza del bidello confermata anche in appello. Ricordo che i giudici dissero che non si poteva pensare che il bidello, da solo, avesse potuto ordire un disegno criminoso così complesso ma che, purtroppo, non era stato possibile individuare i suoi eventuali complici. Spero che qualcuno mi corregga se quanto ricordo contiene imprecisioni. Ovviamente bisognerà attendere il deposito con le motivazioni per capire il motivo dell'annullamento della sentenza. Nel frattempo, spero, che qualche giornalista zelante riesca a riportare qualche indiscrezione.
  



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Messaggio Pedofilia, assolto il bidello già condannato a 13 anni 
 

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Venerdì, 6 Giugno : 2008 Il Giorno


La Cassazione aveva fatto riaprire il processo

Pedofilia, assolto il bidello già condannato a 13 anni


di MARIO PARI

Brescia — UN'ASSOLUZIONE inattesa, una sentenza che solleverà discussioni. Ma, per il bidello che circa sei anni fa fu coinvolto in una terribile vicenda di pedofilia, quella di ieri «è stata la fine di un incubo durato sei anni». Erano circa le 15,30, quando la Corte d'Appello di Brescia ha letto la sentenza. «Assolto perché il fatto non sussiste» e le guance del bidello si sono rigate di lacrime. Proprio in quella stessa aula, del resto, non più tardi di due anni fa era stato condannato a 13 anni di carcere. Aveva beneficiato di una riduzione di pena di due anni, passando quindi dai 15 del primo grado ai 13 dell'appello.

MA ERA RIMASTO, proprio al termine del primo processo di secondo grado, l'unico con una condanna sulle spalle per i presunti abusi nei confronti di bambini di una scuola materna comunale. La vicenda era diventata di pubblico dominio parallelamente ad un'altra per molti versi simile. Anche in quel caso arresti per presunti casi di pedofilia in un'altra scuola materna comunale. Ma sotto il profilo giudiziario, la seconda sin dal primo grado registrò l'assoluzione di tutti gli imputati. In quanto al bidello, invece, dal tribunale, venne condannato insieme a un'ausiliaria.

LA DONNA ottenne l'assoluzione in appello e al professor Guglielmo Gulotta e all'avvocato Patrizia Scalvi, legale del bidello non rimase che la Cassazione. Tutto ciò mentre l'uomo passava da una decina di mesi in carcere a tre anni di domiciliari. La Cassazione annullò il processo d'appello e per il bidello si riaccese una speranza. Il secondo processo d'appello è iniziato nei giorni scorsi e la partenza non è stata certamente molto confortante per chi puntava all'assoluzione. Il procuratore generale ha chiesto una condanna a 15 anni di carcere, una pena ancora più pesante di quella data al termine del primo appello.

«È COME - aveva commentato l'avvocato Scalvi - se la Cassazione non ci fosse nemmeno stata». Ieri il difensore è intervenuto, insieme al legale dell'Amministrazione comunale, considerata responsabile civile nella vicenda. Poi, la camera di consiglio, durata circa un'ora e la decisione: assoluzione. Ci sarà però uno strascico sin d'ora. La Corte d'Appello ha stabilito che dovranno essere restituite le provvisionali già anticipate dall'Amministrazione comunale, in precedenza condannata come responsabile civile. Si tratta di circa 600.000 euro già versate alle famiglie che si erano costituite parti civili. Ora bisogna attendere l'appello presentato dalla Procura per gli assolti dell’altro processo.

  





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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Messaggio Re: Sentenza Cassazione: Processo 'Asilo ABBA' 
 
Dal sito della nostra amica Wildgreta  ( http://wildgreta.wordpress.com ) riporto quanto da lei scritto:


Di Wildgreta

Farà discutere, dice il giornalista dell’articolo sopra riportato, questa sentenza che assolve il bidello della scuola materna Abba, di Brescia, già condannato in primo grado e in appello rispetivamente a 13 e 15 anni. Perchè farà discutere? Perchè insieme a lui erano state indagate altre persone (due insegnanti e un’ausiliaria) ma, mentre la seconda era stata assolta in appello, la posizione delle due insegnanti era stata stralaciata dal processo Abba, per entrare nel processo Sorelli che vedeva imputate più di dieci persone (tra cui 3 sacerdoti) . Il processo di primo grado per la scuola Sorelli, si è concluso con l’assoluzione di tutti gli indagati, ma la Procura ha presentato appello e il nuovo processo comincerà nel mese di ottobre. A quanto risulta, la stessa Corte d’Appello di Brescia, aveva assolto le due suore dell’asilo di Cazzano Sant’Andrea condannate in primo grado a nove e dieci anni per abusi su una decina di alunni della scuola materna vicino a Brescia. Quella sentenza, però, è stata annullata dalla Cassazione e il processo di appello si dovrà rifare. In pratica, la Cassazione, avrebbe trovato sbagliato non tenere nella dovuta considerazione le testimonianze dei bambini che affermavano di aver subito abusi dalle due suore.

Il caso  Abba è del 2003 e in questi cinque anni ci sono state indagini, arresti, processi, fiaccolate e , soprattutto, bambini traumatizzati che hanno avuto bisogno di cure, di sedute psicoterapiche e che, forse, in cura lo sono tuttora. Ma tutto è potuto finire in mezzora. Il limite, in un caso del genere, è che nessuno ha risposto alla domanda principale: Da cosa è scaturito il trauma dei bambini e chi lo ha provocato? Il bidello può anche essere ritenuto innocente con una camera di consiglio breve, ma i bambini non possono guarire in mezzora.

  





Quando si guarda la verità solo di profilo o di tre quarti la si vede sempre male. Sono pochi quelli che sanno guardarla in faccia. (Gustave Flaubert)
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Messaggio Re: Sentenza Cassazione: Processo 'Asilo ABBA' 
 
Riporto dal sito www.bambinicoraggiosi.com

Pedofilia scuole materne:
 quando stampa e media creano disinformazione


di Roberta Lerici

E' di qualche giorno fa l'assoluzione del bidello della scuola Abba di Brescia, condannato in primo e secondo grado per abusi su alcuni alunni dell'asilo, a 13 anni di reclusione. Una sentenza che farà discutere, ha scritto un quotidiano, ma senza spiegare perchè. Il problema, però, non è l'assoluzione del bidello, ma il corollario di inesattezze che hanno accompagnato la notizia. Bastava fare una ricerca sul web, infatti, e qualunque giornalista avrebbe scoperto che il processo per pedofilia nell'altra scuola di Brescia, la Sorelli, non è affatto concluso. Infatti, pur essendo terminato con l'assoluzione degli imputati il processo di primo grado, la Procura ha presentato appello e questo appello comincerà il 6 ottobre 2008.

Nell'enfasi di buttare tutto nel calderone, gli stessi giornalisti hanno associato l'assoluzione del bidello di BRESCIA all'indagine per pedofilia di Rignano Flaminio, suggerendo che fosse stata chiusa. Bene, vorrei informare gli organi di stampa e i media che sono in corso gli incidenti probatori su altri bambini e che nessuno può dire, oggi, quale sarà la conclusione del caso. Nessuno può, quindi, anticiparla in quanto la conclusione del caso non esiste ancora. Ricordo anche, per completare l'informazione,  che nessun processo per abusi sessuali su alunni delle scuole materne si è concluso con una assoluzione in Cassazione.

Infatti, gli unici due processi giunti al termine (Asilo Prato e Asilo Calabritto, Irpinia), hanno visto la condanna di tutti i principali imputati. Per il caso Calabritto c'erano anche due suore imputate, una delle quali era stata condannata in primo e secondo grado a tre anni di reclusione. La Cassazione, però, confermando la condanna a sei anni per l'autista-bidello dell'asilo, ha stabilito che per la suora il processo d'appello era da rifare e non si sa quando comincerà. La seconda suora, invece, secondo le ultime notizie, era latitante e non sappiamo se sia poi stata trovata. La suora condannata, sulla quale anche per la Cassazione sussisterebbero fondati sospetti di colpevolezza ma per la quale il processo va rifatto, sarebbe rimasta in ritiro spirituale in un convento di Brescia in attesa della conclusione dei processi.

Ci sono anche altri processi per pedofilia nelle scuole materne ancora aperti e sono precisamente:

- Asilo Vallo della Lucania (36 bambini-inizio del processo previsto nell'autunno 2008);
- Asilo di Ponton (Vr) (15 bambini- assoluzione in primo grado- presentato appello);
- Asilo di Mombercelli (presunti abusi sessuali su alunni dell'asilo- primo grado terminato con assoluzione per gli abusi e con la condanna a sei mesi di una maestra per abuso di mezzi di correzione-attualmente è in corso il processo di appello);
- Asilo di Torino La Loggia (assoluzione in primo grado per i due imputati, condanna, invece in appello per entrambi gli imputati);
- Asilo di Cazzano Sant'Andrea (Bg) (coinvolti 12 alunni della materna, condannate in primo grado le due suore che gestivano l'asilo a 9 e 10 anni, sentenza ribaltata in appello ma annullata dalla Cassazione. Si rifarà il processo di secondo grado che aveva assolto le suore). Considerando il rinvio a giudizio di Suor Soledad a Vallo della Lucania, sono 5 le suore coinvolte nei processi per pedofilia negli asili italiani.

Questi sono i casi principali di pedofilia nelle scuole materne di cui hanno parlato i giornali, ma purtroppo non sono tutti (Albano Laziale, Gravina di Puglia, Roma, Ferrara, eccetera).  Purtroppo per i bambini coinvolti e per i loro genitori. Ma quando si trattano casi giudiziari delicati come quelli che riguardano la pedofilia, una corretta informazione dovrebbe informare e non trarre conclusioni personali, altrimenti si dovrebbe avvertire il pubblico che non si stanno dando delle notizie, ma delle opinioni. Basterebbe essere chiari e, soprattutto, informati sui fatti di cui si vuole parlare e gli organi di informazione potrebbero risultare molto più utili di quanto, a volte, risultino essere. Pubblico in fondo alcuni articoli sul caso Calabritto, del quale si è parlato molto poco.

Abusi sessuali sui bambini dell’asilo “Sant’Antonio” di Calabritto:
sei anni all’autista del pulmino, nuovo processo d’appello per suor Rosa.


La terza sezione della Suprema Corte di Cassazione, presidente Vitalone, si è espressa in merito alla vicenda delle molestie subite da alcuni bimbi iscritti alla scuola dell’infanzia del comune altirpino. I fatti risalgono al 2003 e destarono profondo sconcerto, non solo tra i cittadini del paese ma tra tutti gli abitanti del comprensorio e dell’intera Irpinia.

Coinvolta nello scandalo, infatti, una suora, Marta Roversi, conosciuta da tutti come suor Rosa. Anche contro di lei un’accusa infamante: quella di aver coperto l’autista tuttofare che aveva abusato dei bambini. Gli stessi che i loro genitori, con grande serenità, le avevano affidato per i primi rudimenti di un’educazione ludica, didattica e cattolica.

La scorsa sera, però, proprio in merito alla posizione di suor Rosa la Corte di Cassazione ha smontato l’impianto accusatorio. In quanto non sono stati accettati tutti gli elementi di prova portati a carico dell’imputata. Annullata la pena a tre anni di reclusione, per la religiosa, dunque, difesa dall’avvocato Alberico Villani, si profila un nuovo processo in Corte d’Appello. Un Giudizio di Rinvio, come viene chiamato in gergo tecnico, che, questa volta, dovrà poggiare su altre basi. Per molti aspetti diverse da quelle portare avanti nel procedimento per i primi tre gradi di giudizio.

Il processo, ovviamente, dovrà essere celebrato davanti ad una sezione della Corte d’Appello di Napoli diversa da quella già investita in passato dello stesso procedimento.

Tutt’altro risvolto, invece, ha avuto la sentenza della Cassazione per l’altro imputato, Alfonso Sarcone di Calabritto, difeso dall’avvocato D’Alia. L’autista dello scuolabus, infatti, è stato riconosciuto colpevole ed è stata confermata la condanna a sei anni di carcere da scontare nella casa circondariale di Sant’Angelo dei Lombardi.

L’uomo, per il quale non erano stati ravvisati né il pericolo di fuga né di reiterazione del reato, stava attendendo la sentenza in stato di libertà. Per lui, dunque, proprio ieri pomeriggio sono scattate le manette. Ad eseguire l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Sant’Angelo dei Lombardi, i carabinieri della stazione locale e i colleghi della compagnia di Montella, coordinati dal capitano Luigi Saccone.

Con l’inizio della detenzione di Sarcone, in definitiva, può dirsi conclusa una buona parte della vicenda che tanto scalpore suscitò all’epoca dei fatti. E, soprattutto, delle prime informazioni diffuse sull’inchiesta aperta dalla magistratura.
Ora, però, resta da capire il vero ruolo che ha avuto in questa triste storia la suora, sulla quale esistono ancora fondati dubbi di colpevolezza. Almeno da quanto emerso dalla sentenza di Cassazione.

Un quadro più preciso, comunque, potrà essere definito solo quando la stessa Corte depositerà le motivazioni della sentenza. In esse i dettagli della decisione, sui binari dei quali dovrebbe muoversi la difesa nel nuovo processo d’Appello.

Abusi sessuali nell’asilo delle suore


Dall'inviato a Calabritto
Gigi Di Fiore

Da due giorni, suor Elisabetta è scomparsa. Non c'è nel prefabbricato che ospita l'asilo Sant'Antonio di via San Vito. E neanche ad assistere gli anziani del paese, come fa da dodici anni. Una suora di 67 anni, venuta dal Nord e amata da tutti. Eppure, su di lei, nelle ultime ore si sono rincorse voci e timori, che hanno trovato risposta soltanto ieri mattina, quando i carabinieri di Montella hanno cercato suor Elisabetta per consegnarle un'ordinanza di custodia cautelare. A firmare l'atto, il gip del Tribunale di Sant'Angelo dei Lombardi, su richiesta del Pm Mario Pezza.

Una religiosa, ricercata, è «in ritiro spirituale». In carcere un bidello Avellino: violenza su minori, indagate due suore

L'indagine della Procura di S. Angelo dei Lombardi è nata dalle segnalazioni dei genitori di alcuni bambini di Calabritto

L'asilo di Calabritto


AVELLINO - Violenze sessuali nei confronti dei bambini di un asilo infantile. L'accusa scuote un piccolo comune dell'alta Irpinia: le indagini della magistratura coinvolgono infatti due suore, una denunciata e l'altra irreperibile, insieme con un giovane - arrestato - che aiutava come volontario le religiose. Una delle due suore, ultrasessantenne, si troverebbe in «ritiro spirituale», in una località del Bresciano. Sul suo capo pende un ordine di custodia cautelare emesso dal procuratore capo di S. Angelo dei Lombardi, Mario Pezza, lo stesso provvedimento che la scorsa notte ha portato all'arresto da parte dei carabinieri di un giovane di 26 anni. I provvedimenti restrittivi sono stati confermati dal gip, Daniele Colucci.

INDAGATA - Un'altra suora, di 65 anni, è indagata in stato di libertà. Il giovane aiutava le religiose dell'ordine francescano nella gestione dell'istituto, sbrigando piccole incombenze e all'occorrenza facendo anche da autista. L'asilo era frequentato da una quindicina di bambini e bambine di età compresa tra i tre e i cinque anni. Secondo le accuse, i due principali accusati - il 26enne e la suora irreperibile - da tempo avrebbero abusato dei piccoli, prima con palpeggiamenti poi con pratiche sempre più spinte. Le indagini furono avviate alcuni mesi fa sulla base della denuncia presentata da un genitore che si era rivolto ai carabinieri, dopo aver appreso dal figlio di cinque anni di strani giochi cui i bambini sarebbero stati sottoposti dal giovane e dalla suora.

CHIESA INCREDULA - La vicenda ha scosso fortemente la piccola comunità, da sempre fiera della presenza, disponibile e solidale, delle religiose. L'arcivescovo della diocesi di Sant'Angelo dei Lombardi (nel cui territorio rientra il comune sede dell'asilo), monsignor Salvatore Nunnari, impegnato nella conclusione della visita pastorale alla diocesi, è stato costantemente aggiornato sull'evoluzione della vicenda. Ma la Chiesa è comunque incredula, come dice il parroco del paese, don Luigi: «Quelle suore sono state un modello di vita per me, ed io non posso crederci». Anche gli abitanti del piccolo centro, ai confini tra le province di Napoli e Salerno, si dicono «sconcertati» ricordando che quelle suore hanno sempre rappresentato «il cuore sociale del paese».

DIFESA - Moltissimi bambini hanno frequentato quell'asilo, e tanti genitori si mostrano ugualmente increduli. Un insegnante di catechismo che vi aveva lavorato anni fa difende a spada tratta le suore: «Da anni sono la nostra colonna portante, aiutano i disabili, i bambini e anche le famiglie bisognose». Le suore dell'istituto sono tre, due delle quali coinvolte nell'inchiesta. «L'inchiesta - aggiunge il parroco - è partito da una sola denuncia. Poi nei giorni seguenti se ne sono aggiunte altre due, e quindi è nato un caso. Le suore sono passate da sante ad arpie in pochi giorni, ma per la gente del paese le tre donne restano il vero motore della comunità». Don Luigi ricorda un episodio emblematico: «L'anno scorso avevo proposto di dar vita ad un asilo pubblico unico, perché il paese è piccolo e due strutture, una comunale e l'altra privata, erano troppe. I miei compaesani mi hanno risposto che senza le suore la vita qui non avrebbe avuto più un senso. Addirittura mi hanno detto che potevo andar via io, ma non loro». 30 aprile 2003

  





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