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All'ombra dei rifiuti c'è il re di Malagrotta: approfondimen
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Mercoledì, 30 Luglio : 2008   di Francesco Bonazzi (L'Espresso)

All'ombra dei rifiuti
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c'è il re di Malagrotta


Smaltisce la spazzatura di Roma e del Vaticano. Fattura 800 milioni l'anno. E restando sempre dietro le quinte ha creato un impero da due miliardi di euro
 
La discarica di Malagrotta
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In Italia c'è un vecchietto di 84 anni che se domani chiudesse i cancelli dei suoi terreni alla periferia di Roma farebbe cadere il governo in poche ore. Se questo signore con i capelli bianchi decidesse di buttare le chiavi della sua 'tenuta' di Malagrotta e bloccasse i camion della spazzatura all'ingresso, rispedirebbe al mittente le 4.500 tonnellate d'immondizia prodotte ogni giorno dalla capitale e dalla Città del Vaticano.
La spazzatura di Gianni Alemanno e quella del Papa.

Uno scenario di fronte al quale l'emergenza rifiuti della Campania sembrerebbe una passeggiata tra i colori e i profumi del Golfo, mentre le immagini del Colosseo inondato dai sacchetti spopolerebbero su Internet e sui telegiornali di tutto il mondo. Così, perfino Silvio Berlusconi, il premier che ha dichiarato di aver già ripulito Napoli, sarebbe costretto ad andare in pellegrinaggio dal signor Manlio Cerroni da Pisoniano, borgo di 700 anime arrampicato sui monti Prenestini, a una cinquantina di chilometri dalla capitale.

Tutto questo per fortuna non accadrà mai, almeno finché Cerroni continuerà a comportarsi da imprenditore responsabile e avveduto. E finché la regione Lazio (nonostante le prediche e le multe minacciate da Bruxelles) consentirà alla discarica di Malagrotta di operare oltre il termine di saturazione, che dal 2005 continua provvidenzialmente a slittare. Tuttavia, lo scenario apocalittico della spazzatura che assedia il Cupolone e copre Piazza Navona aiuta a capire perché Cerroni sia diventato uno degli uomini più potenti d'Italia. Un personaggio con il quale i politici romani fanno i conti silenziosamente fin dal 1975, anno in cui si narra abbia esordito con lo smaltimento dei rifiuti del mattatoio di Testaccio, ma con il quale devono ormai misurarsi anche il governo nazionale e chiunque sia interessato alla gran corsa all'oro rappresentata dai nuovi termovalorizzatori.

Fuori dai confini laziali, l'ottavo re di Roma continua ad essere conosciuto solo dagli addetti ai lavori. Merito soprattutto della riservatezza con la quale Re Manlio ha saputo costruire sulla spazzatura e sui fanghi di scarto un impero gigantesco, capace di operare a Brescia come in Australia, a Perugia come in Romania, in Puglia come in Albania. E poi Francia, Brasile e Norvegia, perché sul suo impero non tramonta mai il sole. Il tutto senza una holding di controllo, senza una banca di riferimento, senza una sola poltrona accettata nel mondo della finanza o della politica.

Cerroni ha messo su un impero a ragnatela, con decine di società che fatturano almeno 800 milioni l'anno, ma poi lo trovi socio di riferimento solo della metà di Malagrotta e di poco altro. Per il resto, preferisce operare in consorzi locali dove compaiono le varie municipalizzate dei rifiuti e dell'energia, dove è complicatissimo capire chi comanda a termine di codici, ma dove a mezza bocca tutti dicono che comanda sempre lui. E dove non c'è lui ci sono le figlie (a Perugia e a Brescia) o collaboratori legati da rapporti ultratrentennali. Secondo stime ufficiose che circolano in ambienti bancari, l'impero di Cerroni varrebbe oltre due miliardi. Ma non essendosi né quotato né indebitato, sono cifre molto aleatorie.

La sua forza non è solo l'evidente potere che gli conferisce il fatto di essere presente in mezzo mondo e di essere "il monopolista assoluto dello smaltimento rifiuti" nei comuni di Roma, Ciampino, Fiumicino e della Città del Vaticano (come ha scritto nel 2004 la commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti). La sua abilità è anche quella di non aver mai frequentato quei salotti della capitale dove il potere romano si annusa, si struscia, ammicca, si esibisce e alla fine si mescola in una macedonia ricca più di veleni che di vitamine.

Al massimo 'l'Avvocato', come lo chiamano con deferenza i suoi dipendenti senza stare tanto a sottilizzare se alla laurea in legge sia seguita anche l'abilitazione professionale, lo puoi incontrare a piedi per l'Eur o sul suo Suv, mentre controlla personalmente le discariche di Malagrotta (con i suoi 250 ettari, la più grande d'Europa) o i terreni di Albano laziale (ai Castelli), dove tutto è pronto per costruire un nuovo termovalorizzatore. E se gli altri suoi nomignoli locali sono 'il Re della monnezza' o 'il Signore di Malagrotta' è solo perché giusto ai nomignoli bisogna affidarsi.

Il suo volto non dice nulla né ai romani né agli italiani. Nessuno lo ha mai visto fare anticamere nei ministeri, né battere i corridoi dei palazzi regionali, del ministero dell'Ambiente o mostrarsi in foto o in tivù. Non rilascia interviste neppure al canale 'Roma Uno Tv', che pure gli appartiene. Non ne ha bisogno. È così ricco che se volesse potrebbe salvare senza fatica la Roma dai 300 e passa milioni di debiti che soffocano il suo vecchio amico Franco Sensi con l'ex Banca di Roma.

Ma, anche se Cerroni è un supertifoso dei giallorossi, neppure Cesare Geronzi potrebbe mai chiederglielo sul serio perché lui non deve nulla a nessuno. L'unica debolezza, se proprio la si vuol chiamare tale, è quella per Pisoniano, del quale è un benefattore riconosciuto. Tempo fa ha salvato anche la locale squadra di pallone, ma senza impegnarsi direttamente: pure al suo paese ha preferito mandare avanti un giovane avvocato romano di sua fiducia. Bastavano pochi soldi (la squadra milita in serie D), eppure li ha fatti un po' sudare. Forse non a caso Pisoniano è dominato da un monte di nome Guadàgnalo.

Guadagnare consensi, al centro come a destra e sinistra, non è mai stato un problema per Cerroni. Nessuno conosce con esattezza le sue attuali idee politiche e neppure se ne abbia. Così si è sussurrato che fosse vicino ad Andreotti solo perché ha fatto fortuna nella zona dove meglio regnava il Divo Giulio, ovvero Roma e il basso Lazio. Ma tra le poche confidenze politiche mai sfuggitegli c'è semmai quella di una stima sconfinata per Alcide De Gasperi. Poi si è mormorato di una sua vicinanza alla Margherita e al centro-sinistra in generale, visto che gli impianti dove tratta i rifiuti sono in gran parte dislocati in aree amministrate da giunte di quel colore. Però è anche un fatto che non ha mai avuto problemi ad andare d'accordo con Francesco Storace, esattamente come non ne ha con Piero Marrazzo e con chiunque ne prenderà il posto alla regione Lazio nel 2010.

Pare che il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, non lo ami particolarmente, come neppure il neosenatore del Pdl Giuseppe Ciarrapico, che con i suoi giornali si diverte a punzecchiarlo. Ma anche nel centrodestra riconoscono a 'Re Manlio' equidistanza e professionalità. Certo, si potrebbe osservare che se nel Lazio la raccolta differenziata rimane a livelli da ridere (più o meno il 15 per cento), una qualche responsabilità l'avrà anche Cerroni. Ma a chi a quattr'occhi gli fa notare la faccenda, lui risponde con due dati di fatto e una cifra tutta sua: il gruppo da trent'anni smaltisce tutto quello che la città gli chiede di smaltire e applica tariffe tra le più economiche d'Italia "grazie alle quali Roma ha risparmiato negli anni oltre un miliardo". Intanto, Cerroni guarda al futuro: tanto che sta già investendo milioni nei termovalorizzatori di domani. Perché i rifiuti (e i politici) passano, Re Manlio no.



Ultima modifica di Redazione il 11 Nov 2008 20:47, modificato 1 volta in totale 






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Messaggio RIFIUTI: DISCARICA MALAGROTTA A ROMA, CONDANNATO RESPONSABIL 
 
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Lunedì, 3 Novembre : 2008

RIFIUTI: DISCARICA MALAGROTTA A ROMA,
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CONDANNATO RESPONSABILE


Un anno di arresto e 15 mila euro di ammenda. Questa la condanna emessa nei confronti di Francesco Rando. avrebbe fatto smaltire rifiuti pericolosi nella discarica. Pm: "Zona franca per inosservanza delle leggi"

ROMA - Un anno di arresto e 15 mila euro di ammenda. Questa la condanna emessa dal giudice monocratico di Roma Francesco Patrone nei confronti di Francesco Rando, responsabile della società "E.Giovi" che gestisce la discarica di Malagrotta di Roma, una delle più grandi realizzate in Italia.

Secondo l'accusa, rappresentata dal Pm Giuseppe Corasaniti, Rando avrebbe fatto smaltire rifiuti pericolosi nella discarica derivanti dal trattamento chimico-fisico del percolato della discarica e dei fanghi conferiti dall'Acea - è detto nel capo d'imputazione - malgrado la sua società avesse ottenuto una autorizzazione diversa per lo smaltimento di rifiuti speciali. Inoltre Rando, che dovrà risarcire i danni in separata sede alle parti civili (Wwf Lazio, Comitati di cittadini e altri) era accusato anche di avere ammesso in discarica i rifiuti pericolosi senza che ci fosse alcuna documentazione prescritta e senza alcuna verifica analitica.

PM, ZONA FRANCA PER INOSSERVANZA DELLE LEGGI
"Una zona franca per l'inosservanza di leggi italiane e comunitarie nonostante ci siano due condanne definitive per fatti legati allo smaltimento dei rifiuti". Così il pm Giuseppe Corasaniti aveva parlato durante la requisitoria del processo conclusosi con la condanna del responsabile della discarica di Malagrotta, Francesco Rando, per lo smaltimento di rifiuti pericolosi.

Il legale di parte civile Francesca Fragale, che nel processo ha rappresentato i Verdi, ambiente e società (Vas), il comitato "Giardini del Pescaccio" ed un altro comitato che si trova nelle vicinanze di Malagrotta ha definito "esemplare" la pena inflitta a Rando ed ha annunciato la preparazione di un dossier per sollecitare la magistratura a verificare se alcune morti avvenute nelle vicinanze della discarica possano essere in qualche modo ricondotte al tipo di inquinamento contestato al responsabile della discarica.

I difensori di Rando, Franco Giampietro e Fabio Anile, hanno a loro volta annunciato che impugneranno la sentenza. "Un precedente procedimento - hanno dichiarato - aveva già stabilito che l'attività svolta da Rando era autorizzata sin dal dicembre 2002. La procura non ha mai disposto alcun tipo di analisi per stabilire che a Malagrotta venissero smaltiti rifiuti pericolosi".

  





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Messaggio SEQUESTRATO INCENERITORE DISCARICA ROMA 
 
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Martedì, 11 Novembre : 2008

SEQUESTRATO INCENERITORE
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DISCARICA ROMA


ROMA - E' bufera sulla discarica di Malagrotta, a Roma, dove i carabinieri del Noe hanno messo i sigilli al nuovo gassificatore che tra due giorni doveva essere inaugurato. L'impianto era privo della certificazione di prevenzione incendi, sottolineano i carabinieri del Noe al termine del sopralluogo.

A disporre il sequestro è stato il Gip di Roma Marina Finiti, e a condurre gli accertamenti il procuratore aggiunto Achille Toro e il Pm Simona Maisto. Due le persone indagate nell'ambito dell'inchiesta: sono il presidente del Consorzio laziale rifiuti che gestisce Malagrotta, Manlio Cerroni e il suo vice, responsabile dell'impianto Francesco Rando. Sotto accusa è l'iter per l'autorizzazione dell'impianto: i carabinieri del Noe hanno acquisito alla Regione Lazio tutta la documentazione relativa all'opera.

Dure le accuse del Gip per il quale, secondo quanto scritto nel dispositivo di sequestro, "sussiste un fondato pericolo che la prosecuzione dell'attuale esercizio dell'impianto e la libera disponibilità di cose pertinenti al reato possa agevolare o protrarre le conseguenze del reato" essendo "l'impianto in totale carenza dei requisiti di legge". Secondo il Gip inoltre vi sono anche pericoli in quanto il gassificatore è "nelle immediate vicinanze dei siti pericolosi e in particolare di una raffineria e di un deposito di Gpl". I sigilli al gassificatore, primo di una linea che secondo il piano rifiuti della regione prevede tre impianti, riaccende la polemica politica su un'opera contestata da comitati di cittadini, la destra e anche Rifondazione e Verdi.

A difendere l'operato della Regione Lazio è stato fra i primi l'assessore regionale con delega ai rifiuti, Mario De Carlo secondo cui il gassificatore sequestrato "é in esercizio provvisorio ed è in funzione da agosto e lo sarà fino a febbraio, un lasso di tempo che doveva servire anche per la messa a norma di tutte le procedure". Ma per il sindaco Alemanno, ancora in Polonia per il viaggio della Memoria con gli studenti delle scuole romane, "bisogna uscire dalla logica dei monopoli privati" e soprattutto "vigilare perché si faccia chiarezza". Anche lo stesso presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, già commissario straordinario per l'emergenza rifiuti, chiosa: "Ora c'é una sola cosa da fare, mettersi in regola".

I sigilli del gassificatore però, stando alle rassicurazione del sindaco e del presidente della Regione, non creeranno un'emergenza Campania: la discarica non è sequestrata, anzi i magistrati hanno concesso che i lavori per la messa in sicurezza proseguano e il cantiere rimarrà comunque aperto.

Si difende invece l'indagato eccellente, Manlio Cerroni, presidente del Co.la.ri (Consorzio rifiuti Lazio) che gestisce la discarica: "il provvedimento di sequestro è frutto di una non corretta interpretazione della normativa di riferimento da parte dell'autorità giudiziaria, l'impianto era in pre esercizio e il previo conseguimento del Certificato prevenzione incendi sono necessari soltanto per l' esercizio dell'attività previsto dal 1 gennaio 2009".

Ma proprio per al carenza delle norme antiincendio, per l'accusa, l'opera non sarebbe potuta andare in pre esercizio. Per questo i due indagati sono accusatio di violazione delle norme del decreto legislativo in materia di tutela e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Gassificatore Malagrotta, opera contestata

 Un'opera contestata quella del gassificatore della discarica di Malagrotta a Roma la cui inaugurazione era già slittata due volte: inizialmente era prevista per il 29 ottobre scorso, poi è stata rimandata al 13 novembre prossimo.

La data salterà nuovamente con il sequestro di oggi. Un impianto contestato dalla Pdl, da alcune associazione ambientaliste, il WWF in testa, e da Verdi e Rifondazione. L'impianto è stato autorizzato il 30 giugno dall'allora commissario per l'emergenza rifiuti e presidente della regione Lazio Piero Marrazzo.

Un'autorizzazione che ha validità di un anno per consentire le attività preliminari che sono iniziate il 4 agosto scorso. L'operatività era invece prevista per l' 1 gennaio 2009. L'inchiesta della Procura nasce da sopralluoghi del Noe nel settembre scorso che hanno portato i carabinieri a compilare un esposto per evidenziare anomalie procedurali, anche di carattere sostanziale.

Il gassificatore di Malagrotta, prima di tre linee, era nato per completare il ciclo dei rifiuti nell'enorme discarica che serve la capitale ormai tenuta aperta da anni e anni di proroghe. E' un impianto che produce energia elettrica ricavando combustibili gassosi dal ciclo dei rifiuti e rappresenta un'alternativa agli inceneritori.

  





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