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Sequestro delle case affittate ai clandestini
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Domenica, 11 Maggio : 2008 – FESTA DELLA MAMMA

Sequestro delle case affittate ai clandestini
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Il neo-ministro dell'Interno Roberto Maroni


Nel piano-immigrati di Maroni anche il controllo del Dna

FRANCESCO GRIGNETTI

ROMA - La legge Bossi-Fini andrà solo aggiornata salvaguardandone i principi fondamentali. Sono convinto che è la via maestra». Così parlò il ministro Bobo Maroni nella sua prima intervista al quotidiano di partito, «La Padania». E infatti sempre più si parla di revisione della legge sull’immigrazione. In senso restrittivo. Maroni, che a inizio settimana presiederà una riunione operativa al ministero con tutti i capi-dipartimento, e martedì si vedrà a palazzo Chigi con i tre colleghi di Esteri, Difesa e Giustizia per scambiare le idee sul prossimo Pacchetto Sicurezza, offre anche un’altra indicazione: «I tempi saranno molto brevi perché non partiamo da zero. Ci sono già le proposte avanzate dalla Lega e dallo stesso Pdl nella scorsa legislatura». Un’indicazione non casuale. Maroni stesso aveva avanzato in Parlamento una proposta precisa sulle modifiche da apportare alla Bossi-Fini: sequestrare le abitazioni che siano state affittate a immigrati clandestini e introdurre l’esame del Dna per gli stranieri che chiedono il ricongiungimento familiare. E ora vuole riproporla. La storia dei ricongiungimenti familiari è un cruccio del centrodestra da due anni. Quando governavano i ministri di Prodi, infatti, le maglie del ricongiungimento erano state allargate al massimo. E chi si trova in Italia grazie al ricongiungimento può a sua volta «chiamare» i familiari. Ora si va all’opposto. Non soltanto si vuole limitare il ricongiungimento solo ai parenti di primo grado, ma subordinarlo alla prova scientifica dell’impronta genetica che «appare - sono parole del Maroni di un anno fa - l’unico strumento in grado di assicurare un adeguato rigore alla disciplina dei ricongiungimenti rispetto soprattutto a quei Paesi nei quali lo stato civile presenta gravi carenze o nei quali addirittura non esistono atti di stato civile che possano essere considerati affidabili». Perché tale proposta non fosse etichettata come bizzarra, Maroni ci teneva anche a sottolineare che s’ispirava a una analoga appena varata dal governo francese su impulso di Sarkozy.

Seconda novità che Maroni accarezza, il sequestro e la confisca «obbligatoria» delle case che fossero stati affittati ai clandestini per «dare copertura legislativa a quanto meritoriamente stanno facendo alcuni giudici che hanno disposto i primi provvedimenti di confisca». Che non tutta la magistratura sia allineata su questa linea di estrema severità, però, lo si capisce dalle prime reazioni di Md, la corrente delle toghe di sinistra: «L’inasprimento delle pene e l’eliminazione di istituti come la Gozzini senza considerare gli indubbi vantaggi che hanno prodotto - lamenta il segretario di Md, Rita Sanlorenzo - è la solita risposta emotiva alla questione sicurezza. Ma così si carica ulteriormente una macchina asfittica, quella della giustizia, che già non riesce ad andare avanti». Preoccupati anche i sindacati della polizia penitenziaria come l’Osapp, che già si vede profilare la saturazione degli istituti di pena dove attualmente sono ristrette 52 mila persone (a fonte di una capienza di 43 mila). Epperò alcune proposte ventilate nel prossimo Pacchetto Sicurezza, ad esempio quelle che ampliano il ricorso al processo per direttissima, non dispiacciono all’opposizione. Secondo il ministro-ombra alla Giustizia, Lanfranco Tenaglia, sono «positive tutte le norme che consentono un giudizio rapido, come quelle che consentono di saltare l’udienza preliminare se durante l’istruttoria è emersa già la fondatezza dell’accusa».

  





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