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Lunedì, 13 Ottobre : 2008
]EUROGRUPPO: ACCORDO A PARIGI, GARANZIA SU PRESTITI
Ma chi pagherà?
WASHINGTON - Dopo il piano di azione del G7 l'Europa si muove unita per dare un segnale di fiducia e ribadire i suoi impegni nell'evitare il fallimento delle banche. Ora si attende la reazione dei mercati azionari, reduci dalla peggiore settimana della storia. La decisione dell'Eurogruppo sulla garanzia dei prestiti interbancari, che mira a far ripartire il mercato interbancario di fatto bloccato negli ultimi mesi con conseguenze pesanti sui risparmiatori e le imprese a causa del forte differenziale fra Euribor e tassi Bce, punta anche a far ritornare la fiducia nei mercati azionari.
Secondo analisti di Borsa ed esperti del comparto bancario tuttavia la decisione, che porterà domani quasi sicuramente ad un rimbalzo degli indici, potrebbe non essere sufficiente a far invertire la rotta dei listini in maniera duratura. I mercati si attendono infatti un altro taglio dei tassi di interesse in Europa mentre le prospettive sull'economia reale elaborate da diversi istituti internazionali indicano oramai chiaramente l'arrivo nei prossimi mesi di una recessione in numerosi paesi europei e negli Stati Uniti. Pure l'intervento su diversi livelli degli Stati (ricapitalizzazioni delle banche, garanzie e acquisto asset tossici) che sta creando di fatto un gigantesco 'swap' del debito dal pubblico al privato, evita un collasso generalizzazto del sistema ma non sembra per il momento in grado di far ripartire l'economia nel suo complesso. Anche evitando una crisi di liquidità per privati e imprese quindi, si nota, i danni causati dalla crisi sarebbero già ingenti.
Le perdite sui portafogli azionari, il calo della fiducia fra i consumatori, la frenata delle locomotive Germania e Stati Uniti (con possibili conseguenze sull'export) hanno compromesso i conti delle società quotate almeno per i prossimi due trimestri. Peraltro il passivo dei mercati da inizio anno è pesante con i mercati che sono tornati ai livelli del 2003 e negli ultimi giorni si è assistito a ondate di panico generalizzato che hanno portato a ipotesi di sospensione non solo dei singoli titoli ma anche dell'intero mercato. Una decisione respinta dai rappresentanti delle maggiori borse mondiali che - riunite a Milano dove si terrà l'assemblea della loro federazione - hanno, in una nota, riaffermato "con forza il principio che i mercati azionari e di strumenti collegati devono restare aperti durante questo periodo" di crisi.
A ostacolare tuttavia il ritorno alla normalità sui listini é anche il forte peso che la speculazione ha assunto in questi giorni malgrado la stretta su alcuni tipi di operazioni decisa dalle autorità di controllo. Gli investitori, anche quelli più tradizionali, agiscono infatti in un'ottica di breve o brevissimo periodo, magari nello spazio di una sola giornata (day trading) contribuendo così a destabilizzare ulteriormente il mercato. Per il numero uno di Deutsche Bank Joseph Ackermann la volatilità dei mercati rimarrà così alta, almeno nel breve periodo.
BORSA MILANO: OCCHI PUNTATI SU BANCHE E BIG
Basteranno le misure messe a punto dai leader mondiali per arrestare la caduta delle Borse? Se lo chiede anche Piazza Affari in attesa di vedere alla riapertura dei mercati se gli indici continueranno a rotolare o riusciranno a invertire la rotta dopo una settimana in cui S&P/Mib e Mibtel hanno ceduto oltre il 22%. Di certo Piazza Affari non chiuderà: "non è un'ipotesi da prendere in considerazione" ha detto in un' intervista a Il Sole 24 Ore, Massimo Capuano, amministratore delegato di Borsa Italiana. La tensione sarà alta per Unicredit, al centro di continui rumor sulla posizione dell'amministratore delegato, Alessandro Profumo, ma anche per Intesa Sanpaolo e le altre banche, sui timori più o meno fondati che possano procedere ad aumenti di capitale. Ma tutto il listino attende di capire quale accoglienza il mercato riserverà alle misure promesse da Washington e Parigi. Intanto oggi a Milano si sono riuniti i vertici delle borse mondiali che terranno domani e dopodomani l'assemblea della loro associazione.
UNICREDIT E BANCHE SOTTO I RIFLETTORI. Nel corso della scorsa settimana Unicredit ha perso il 24,7%, poco meno di quanto hanno ceduto Intesa Sanpaolo, la Popolare di Milano e il Banco Popolare, tutte in flessione del 25,6%. Male è andata anche Ubi Banca (-21,1%) mentre hanno limitato i crolli Mps (-16,9%) e Mediobanca (-10,9%). Il mercato da un lato ha punito Piazza Cordusio per l'aumento di capitale, dall'altro ha apprezzato il rafforzamento patrimoniale che porterà il 'core tier 1' al 6,7% a fine anno. Ma i ribassi generalizzati evidenziano la preoccupazione del mercato per la sottocapitalizzazione del sistema bancario: solo Ubi è in linea con gli obiettivi di Bankitalia di un 'core tier 1' al 6%. In questo contesto il timore è che altre banche possano procedere ad aumenti di capitale.
TELECOM, FIAT, ENEL ED ENI, BIG A CACCIA DEL RIMBALZO. Forte attesa anche per Telecom. Il titolo ha perso quasi il 30% in una settimana e quota ai minimi storici, 0,75 euro per azione. Se dovesse restare ancorato a questi livelli per i soci forti riuniti in Telco si porrebbe il problema di reintegrare le garanzie a fronte dei finanziamenti concessi dalle banche e forse di ricapitalizzare la holding svalutandone al contempo la partecipazione. Ma la caduta delle quotazioni, oltre a innervosire gli azionisti, ingarbuglia il lavoro dell'ad Franco Bernabé alla ricerca di un nuovo socio disposto ad entrare nella società pagando un sovrapprezzo. Anche Fiat ha sofferto (-19,4%) con il titolo sempre più schiacciato verso i minimi a cui si trovava quando Sergio Marchionne quando prese in mano il Lingotto. Fiat paga la crisi mondiale dell'auto. E anche se a Torino, che ha confermato i target 2008 (ma su quelli del 2009 restano le incognite), le cose vanno molto meno peggio che altrove (vedi i colossi Usa Ford e Gm) il mercato non fa molte distinzioni. Esce da una settimana di passione anche l'Eni (-25%) che, oltre alla crisi, sconta le quotazioni del petrolio, sceso sotto gli 80 dollari al barile. E anche l'altro colosso dell'energia, l'Enel (-23,4%) è sotto osservazione, in tempi di stretta creditizia, per il consistente indebitamento accumulato per l'acquisizione di Endesa. Danni limitati per le Generali (-9,2%) grazie alla sua posizione finanziaria solida e al profilo prudente.
CAPUANO AVVERTE, ATTENZIONE A SCALATE. Massimo Capuano, presidente della Borsa Italiana, avverte: "vista la situazione straordinaria" sarebbe "giusto mettere a punto misure di maggiore difesa" contro Opa ostili alle nostre società. Varie le soluzioni per difendere società con una capitalizzazione ridotta al lumicino: dall'innalzamento della soglia dell'opa, alla riduzione dei tempi di convocazione dell'assemblea, fino all'abbassamento dei quorum per adottare misure antiscalata
Secondo analisti di Borsa ed esperti del comparto bancario tuttavia la decisione, che porterà domani quasi sicuramente ad un rimbalzo degli indici, potrebbe non essere sufficiente a far invertire la rotta dei listini in maniera duratura. I mercati si attendono infatti un altro taglio dei tassi di interesse in Europa mentre le prospettive sull'economia reale elaborate da diversi istituti internazionali indicano oramai chiaramente l'arrivo nei prossimi mesi di una recessione in numerosi paesi europei e negli Stati Uniti. Pure l'intervento su diversi livelli degli Stati (ricapitalizzazioni delle banche, garanzie e acquisto asset tossici) che sta creando di fatto un gigantesco 'swap' del debito dal pubblico al privato, evita un collasso generalizzazto del sistema ma non sembra per il momento in grado di far ripartire l'economia nel suo complesso. Anche evitando una crisi di liquidità per privati e imprese quindi, si nota, i danni causati dalla crisi sarebbero già ingenti.
Le perdite sui portafogli azionari, il calo della fiducia fra i consumatori, la frenata delle locomotive Germania e Stati Uniti (con possibili conseguenze sull'export) hanno compromesso i conti delle società quotate almeno per i prossimi due trimestri. Peraltro il passivo dei mercati da inizio anno è pesante con i mercati che sono tornati ai livelli del 2003 e negli ultimi giorni si è assistito a ondate di panico generalizzato che hanno portato a ipotesi di sospensione non solo dei singoli titoli ma anche dell'intero mercato. Una decisione respinta dai rappresentanti delle maggiori borse mondiali che - riunite a Milano dove si terrà l'assemblea della loro federazione - hanno, in una nota, riaffermato "con forza il principio che i mercati azionari e di strumenti collegati devono restare aperti durante questo periodo" di crisi.
A ostacolare tuttavia il ritorno alla normalità sui listini é anche il forte peso che la speculazione ha assunto in questi giorni malgrado la stretta su alcuni tipi di operazioni decisa dalle autorità di controllo. Gli investitori, anche quelli più tradizionali, agiscono infatti in un'ottica di breve o brevissimo periodo, magari nello spazio di una sola giornata (day trading) contribuendo così a destabilizzare ulteriormente il mercato. Per il numero uno di Deutsche Bank Joseph Ackermann la volatilità dei mercati rimarrà così alta, almeno nel breve periodo.
BORSA MILANO: OCCHI PUNTATI SU BANCHE E BIG
Basteranno le misure messe a punto dai leader mondiali per arrestare la caduta delle Borse? Se lo chiede anche Piazza Affari in attesa di vedere alla riapertura dei mercati se gli indici continueranno a rotolare o riusciranno a invertire la rotta dopo una settimana in cui S&P/Mib e Mibtel hanno ceduto oltre il 22%. Di certo Piazza Affari non chiuderà: "non è un'ipotesi da prendere in considerazione" ha detto in un' intervista a Il Sole 24 Ore, Massimo Capuano, amministratore delegato di Borsa Italiana. La tensione sarà alta per Unicredit, al centro di continui rumor sulla posizione dell'amministratore delegato, Alessandro Profumo, ma anche per Intesa Sanpaolo e le altre banche, sui timori più o meno fondati che possano procedere ad aumenti di capitale. Ma tutto il listino attende di capire quale accoglienza il mercato riserverà alle misure promesse da Washington e Parigi. Intanto oggi a Milano si sono riuniti i vertici delle borse mondiali che terranno domani e dopodomani l'assemblea della loro associazione.
UNICREDIT E BANCHE SOTTO I RIFLETTORI. Nel corso della scorsa settimana Unicredit ha perso il 24,7%, poco meno di quanto hanno ceduto Intesa Sanpaolo, la Popolare di Milano e il Banco Popolare, tutte in flessione del 25,6%. Male è andata anche Ubi Banca (-21,1%) mentre hanno limitato i crolli Mps (-16,9%) e Mediobanca (-10,9%). Il mercato da un lato ha punito Piazza Cordusio per l'aumento di capitale, dall'altro ha apprezzato il rafforzamento patrimoniale che porterà il 'core tier 1' al 6,7% a fine anno. Ma i ribassi generalizzati evidenziano la preoccupazione del mercato per la sottocapitalizzazione del sistema bancario: solo Ubi è in linea con gli obiettivi di Bankitalia di un 'core tier 1' al 6%. In questo contesto il timore è che altre banche possano procedere ad aumenti di capitale.
TELECOM, FIAT, ENEL ED ENI, BIG A CACCIA DEL RIMBALZO. Forte attesa anche per Telecom. Il titolo ha perso quasi il 30% in una settimana e quota ai minimi storici, 0,75 euro per azione. Se dovesse restare ancorato a questi livelli per i soci forti riuniti in Telco si porrebbe il problema di reintegrare le garanzie a fronte dei finanziamenti concessi dalle banche e forse di ricapitalizzare la holding svalutandone al contempo la partecipazione. Ma la caduta delle quotazioni, oltre a innervosire gli azionisti, ingarbuglia il lavoro dell'ad Franco Bernabé alla ricerca di un nuovo socio disposto ad entrare nella società pagando un sovrapprezzo. Anche Fiat ha sofferto (-19,4%) con il titolo sempre più schiacciato verso i minimi a cui si trovava quando Sergio Marchionne quando prese in mano il Lingotto. Fiat paga la crisi mondiale dell'auto. E anche se a Torino, che ha confermato i target 2008 (ma su quelli del 2009 restano le incognite), le cose vanno molto meno peggio che altrove (vedi i colossi Usa Ford e Gm) il mercato non fa molte distinzioni. Esce da una settimana di passione anche l'Eni (-25%) che, oltre alla crisi, sconta le quotazioni del petrolio, sceso sotto gli 80 dollari al barile. E anche l'altro colosso dell'energia, l'Enel (-23,4%) è sotto osservazione, in tempi di stretta creditizia, per il consistente indebitamento accumulato per l'acquisizione di Endesa. Danni limitati per le Generali (-9,2%) grazie alla sua posizione finanziaria solida e al profilo prudente.
CAPUANO AVVERTE, ATTENZIONE A SCALATE. Massimo Capuano, presidente della Borsa Italiana, avverte: "vista la situazione straordinaria" sarebbe "giusto mettere a punto misure di maggiore difesa" contro Opa ostili alle nostre società. Varie le soluzioni per difendere società con una capitalizzazione ridotta al lumicino: dall'innalzamento della soglia dell'opa, alla riduzione dei tempi di convocazione dell'assemblea, fino all'abbassamento dei quorum per adottare misure antiscalata
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















