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Sicuri o «a rischio»? Brescia divisa sui parchi
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Messaggio Sicuri o «a rischio»? Brescia divisa sui parchi 
 
Brescia oggi, domenica 12 agosto 2007  

L’INCHIESTA.

La classifica delle aree verdi stilata direttamente dai bresciani. Sotto il sole d’agosto differenti opinioni e una sola richiesta: più partecipazione

Sicuri o «a rischio»?
Brescia divisa sui parchi


di Francesco Apostoli

«Servono feste, cinema all’aperto, musica e occasioni per divertirsi in compagnia».

È questa secondo i bresciani la ricetta giusta per combattere quel diffuso sentimento di insicurezza che sembra assillare tutta la cittadinanza. Ecco il rimedio per quel piccolo tarlo nella testa della gente. Parlare di sicurezza in questo momento significa affidarsi alle voci, al sentito dire, alle leggende metropolitane. Un miscuglio di luoghi comuni, falsi allarmi e fatti di cronaca che producono un inevitabile groviglio di paure. L’insicurezza (oggi) dilaga nei parchi cittadini, ovviamente col favore delle tenebre. Perchè poi, durante il giorno, i giardini bresciani diventano - per tutti - «il posto ideale dove passare il sabato pomeriggio».

I NUMERI. Secondo i dati (2003) riportati sul sito del Comune di Brescia, ogni cittadino avrebbe a disposizione circa 20 metri quadrati di verde a testa (12 in più rispetto a dieci anni fa). Il computo (che non comprende il neonato parco Tarello) tiene conto delle 148 aree verdi sparse sul territorio comunale a cui vanno aggiunti il parco del Mella e quello delle Colline (che insieme coprono un’area di circa 22 milioni di metri quadri). Nella speciale classifica dell’insicurezza, vince il parco Gallo (sulla cui reputazione pesano inevitabilmente gli echi degli ultimi fatti di cronaca), seguito dal «cupo» Ducos 1 e poi via via dagli altri. Tra i parchi più tranquilli rientrano il Tarello (molto frequentato dai giovani, peraltro a poche centinaia di metri dal Gallo) e il parco Castelli dove la capacità di organizzare iniziative (feste e rassegne cinematografiche all’aperto) richiama costantemente un gran numero di cittadini ed è questa forse la migliore delle armi contro lo stress endemico da criminalità.

I CONTROLLI. Oltre agli uomini delle forze dell’ordine, sui parchi cittadini vigilano anche gli agenti di alcune compagnie di vigilanza privata. Più che altro si tratta di un deterrente di tipo «visivo». In realtà «non possiamo intervenire nè trattenere eventuali sospetti - affermano alcuni -, in caso di necessità possiamo solo segnalare il problema alle forze dell’ordine che sono le sole autorizzate ad intervenire». Alcuni avanzano proposte: «dovremmo avere maggiore libertà d’azione - dice uno degli agenti -, si potrebbe estendere l’orario di lavoro anche alle ore notturne». Il turno dei «vigilantes» finisce alle 20, «proprio nel momento della giornata in cui i parchi diventano potenzialmente pericolosi». In verità alcuni sopgnano di essere piccoli 007 con annessa licenza di usare qualche arma («con il manganello si fa presto a sbrogliare le situazioni difficili» dicono), ma i colleghi non sono daccordo: «non si sa mai cosa può scattare nella testa delle persone, per evitare ulteriori complicazioni è meglio limitare l’utilizzo delle armi».

MEGLIO FESTEGGIARE. «Bene o male con le feste o le proiezioni cinematografiche i parchi si riempiono di gente e si riduce lo spazio per i rompiscatole» afferma Simone Cultraro, giovane geometra, sdraito al sole sul prato del parco Castelli insieme all’amico Gabriele Averoldi. Cultraro è stato per qualche anno dipendente dell’Ufficio parchi del comune e, da ex addetto ai lavori, butta acqua sul fuoco smorzando le polemiche. «I problemi più frequenti nei parchi? I furti dei rubinetti delle fontanelle e le frequenti riparazioni dei giochi danneggiati dai vandali nelle ore notturne».


PARCO DUCOS 1 E 2.

Il vero problema è la mancanza di illuminazione che di notte limita la visuale sul lato di viale Piave
«Più lampioni
contro l’oscurità»


«Avete mai provato a passare col buio per il parco Ducos 1? - si chiede Francesco Bertoglio, giovane sportivo e amante del jogging -. L’illuminazione è scarsa e ci sono troppe zone d’ombra che lo rendono un po’ lugubre e scoraggiano le visite solitarie». Mario Cerutti ha smesso di portarci a spasso il cane: «la settimana scorsa ho visto un paio di persone che entravano e uscivano dai cespugli, ho avuto paura e sono scappato. Ora ci vengo solo di giorno».

Troppo buio. È questo l’appunto mosso al parco di viale Piave. Per il resto, ieri pomeriggio, l’unico problema di «ordine pubblico» era rappresentato da un ragazzino armato di fionda che cercava di «affondare» a sassate le incolpevoli anatre che abitano il laghetto. Le guardie del servizio di vigilanza privata sono intervenute richiamando il genitore del piccolo «cecchino» alle proprie responsabilità anche se - confessano - pare sia stato proprio il padre a spiegargli come fare. «Di giorno non ci sono problemi - afferma il signor Angelo Bianchini che si gusta un po’ di frescura all’ombra dei secolari pini del parco -. Di sera le cose cambiano. Per quanto mi riguarda non ho mai vissuto situazioni pericolose».
Per Cecilia Zappini, è giusto aumentare i controlli, ma «sarebbe meglio vivere di più i parchi della città aumentando le occasioni di ritrovo e organizzando più proiezioni cinematografiche». Una prassi diffusa al parco Castelli e praticata saltuariamente anche da questa parte della città. «La scorsa settimana, la gente ha approfittato di una proiezione all’aperto per fermarsi a chiaccherare fino a mezzanotte - afferma Zappini -. C’erano gruppi sparsi per tutto il parco e nessuno dava l’idea di sentirsi insicuro». Il signor Guido Crescini abita in piazza Vittoria e da circa undici anni frequenta il Ducos: «è uno dei parchi più belli della città - dice -. Vengo tutti i giorni a piedi dal centro e mi fermo fino al tramonto. Di sera, si riempie di stranieri: mangiano, bevono e chiaccherano tutto il tempo, ma sempre educatamente. Non mi è mai capitato di assistere ad atti vandalici o a episodi violenza».
 
Contro il crimine la signora Ada invoca «più feste degli alpini e più salamine», mentre per Roberto Mombelli, (al parco con la moglie Marta e il figlio Brian) «ci vorrebbero più agenti a monitorare lo stato dei parchi bresciani - dice -. Molte persone vengono qui, bevono e si ubriacano e si comportano in maniera violenta».
 
Per Anna Vilardi che vive qui da diversi anni, il vero problema è l’illuminazione notturna e la vegetazione folta che di giorno garantisce ombra, ma «di notte limita la visuale di chi entra - racconta -. Sono appassionata di jogging, mi capita spesso di correre per i sentieri del Ducos 1. Solo di giorno però. Durante la stagione invernale preferisco stare dall’altra parte, dove la visuale è più ampia e si possono evitare spiacevoli sorprese».


PARCO TARELLO. Pomeriggio rilassato nell’area verde più estesa della città, inaugurata meno di due mesi fa. I controlli delle forze dell’ordine rendono lo spazio vivibile

«Qui siamo tranquilli»


di Sara Grattoggi

Pomeriggio disteso al Tarello. In pochi hanno sfidato il sole, ma chi l’ha fatto ha l’aria decisamente soddisfatta. «La gente dovrebbe usare di più i parchi per socializzare, dovrebbe riappropriarsi di questi spazi. Purtroppo però in Italia la concezione della proprietà privata "vince" su quella del luogo pubblico. È un peccato», riflette Lodovico Minelli. «Già, il parco è molto bello, ma poco vissuto» concorda Federico Cardani. Colpa dell’«emergenza sicurezza» che si fa sentire? «Non credo ci sia davvero un problema di sicurezza - continua Cardani - non mi è mai capitato di vedere risse e frequento i parchi anche di sera. Credo che la sensazione che ci possa essere una reale minaccia dipenda dal fatto che ci sono pochissimi bresciani e molti stranieri. Ma d’altronde qui non si frequentano molto i parchi, c’è poca cultura degli spazi aperti». «Anzi, di controllo ce n’è fin troppo! - gli fa eco la fidanzata, Ombretta Papini - qualche giorno fa ero distesa su una panchina qui al Tarello con la testa appoggiata sulle sue gambe e una Volante della polizia si è fermata per costringerci a sedere in modo composto!».

TANTA POLIZIA e una eccellente vivibilità per il nuovo spazio verde, dunque. «Non ho mai avuto probilemi, nè qui nè altrove, se escludiamo la pulizia. Ma quella è legata solo alla civiltà della gente», puntualizza Laura Amato. «Non ho mai assistito a pestaggi nè sono mai stata oggetto di molestie, neppure verbali. E per quanto riguarda il malcostume... andate a vedere le ragazze in topless al parco Ducos!», commenta invece Alessandra Garattini. Anche l’immigrazione non preoccupa assolutamente gli avventori del Tarello. «Il problema è nella testa della gente - dichiara Laura - ce ne sono di bresciani che non si comportano bene». Continua Lodovico: «Personalmente mi sento molto più tranquillo e a mio agio in mezzo a un gruppo di pakistani che giocano a cricket che a un branco di tifosi del Brescia allo stadio! La vera emergenza da risolvere è il provincialismo. Telecamere e vigilantes sono inutili per prevenire scontri e tensioni, molto spesso servono solo a inasprire le situazioni. Bisognerebbe investire nell’educazione alla diversità, questo è il punto. Formare le persone, altro che filo spinato!».

IL DIVIETO di consumare alcolici non trova consensi. E per diverse ragioni: «Io una birra al parco la bevo volentieri - ammette Federico - e senza danneggiare nessuno. Il problema non è l’alcol, nè il parco: la gente che disturba qui, lo farebbe da qualsiasi altra parte». «Dubito seriamente che aiuterebbe. Semplicemente chi ora beve al parco, berrebbe altrove. E comunque non trovo assolutamente che la situazione sia invivibile, almeno qui al Tarello», assicurano Lavinia Piacentini e Andrea Zanetti, durante la loro passeggiata in bici.Una sensazione comune, quella dei due ciclisti. Una nota rassicurante nell’infuocato dibattito di ferragosto.

PARCO CASTELLI. Nessun problema a Mompiano dove l’alto numero di famiglie con bambini contribuisce a mantenere accogliente l’atmosfera generale

Quell’angolo di paradiso
proprio dietro al Rigamonti


«Questo è un parco tranquillo. Rispetto ad altre zone della città qui si sta bene. Noi teniamo aperto anche fino all’una di notte, ci sono famiglie, giovani e coppiette. Non abbiamo mai avuto problemi».

Il «paradiso» si trova al parco Castelli dove Anna, proprietaria del chiosco di bibite posto all’ingresso della area verde si dice assolutamente soddisfatta sotto il prfilo del quieto vivere. Più in là un gruppetto di anziane signore chiacchera allegramente: «sono veramente stupita dalla bellezza dei parchi bresciani» spiega la signora Mariuccia, turista milanese, calata per un giorno nella cornice «prealpina» del parco di Mompiano.

L’atmosfera è proprio da quadretto vacanziero: gruppi di bambini che rincorrono un pallone, giovani sdraiati a prendere il sole, cestisti della domenica impegnati in amichevoli partitelle di basket.

In effetti «al Castelli non ci sono mai problemi di ordine pubblico» afferma Gabriele Averoldi sdraiato sull’erba in costume da bagno. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Maria Chiara Bertoli: «i giovani preferiscono il Castelli - dice -. È vicino alle università e ci sono pochi stranieri». E la sicurezza? «Generalmente di giorno, i parchi sono luoghi sicuri. Probabilmente la situazione peggiora col calare della notte, soprattutto per le ragazze sole. C’è sempre qualche estraneo che ti rompe le scatole».

Basta poco: qualche commento di troppo, «alcuni provano hanno anche provato a seguirmi, ma alla fine non mi è mai successo nulla di grave» dice. Non è comunque il caso del parco Castelli. «La zona è frequentata da bambini e famiglie che - conclude - rendono l’atmosfera più sicura».

Si respira malcontento al Parco Gallo. Sotto le ultime luci del tramonto, agli schiamazzi dei bambini fanno da contrappunto le occhiate diffidenti dei genitori. Perchè se di giorno il parco è affollato da famiglie di ogni etnia e grandezza, la sera è off-limits un pò per tutti.

«Vengo qui sempre, con i bambini - racconta Farzana Jannatul - ma mi fermo solo fino alle nove, finchè è tranquillo ed è veramente un posto solo per loro, come dovrebbe essere». Brutti incontri e cattive compagnie sono parole che ricorrono, di bocca in bocca. «Nonostante le rimostranze alla Circoscrizione e al Comune il parco continua ad essere malfrequentato di notte - spiega Mauro Cicognini - il problema sta nella scarsa illuminazione e nella mancanza di recinzioni».
 
OPINIONI condivise anche dagli altri cittadini, che vorrebbero più luce e più controllo. «Servirebbe più coordinamento tra le forze dell’ordine e, perchè no, qualche poliziotto in borghese - ipotizza Vincenzo Ghisolfi - le leggi ci sono, manca chi le faccia veramente rispettare, come accade invece in Canada o in Danimarca. Come sempre, in Italia c’è un problema di permissivismo...».

TANTA SORVEGLIANZA e più controlli sono dunque le richieste dei cittadini. «La costante presenza delle forze di polizia sarebbe l’unico efficace deterrente per comportamenti diciamo inadatti» suggerisce Marco Bandiera, un abitante della Sesta Circoscrizione.«Ci vorrebbero più pattuglie notturne» gli fa eco Cicognini «ma se finora non se ne sono viste credo che la colpa stia nella mancanza di volontà politica».

Ma c’è anche chi allarga lo sguardo oltre la questione della sicurezza nei parchi. «Il vero problema è il sovraffollamento di... "elementi" che stanno prendendo il sopravvento nella zona - commenta Cinzia Brodini - per questo la soluzione drastica generale sarebbe che Corsini ne spedisse via una tonnellata. Tutta Brescia ormai è stata presa. Non mi sento più libera di girare in pantaloncini corti in alcune zone, ho paura di possibili aggressioni. Ci vorrebbe un deterrente...». Sanzioni più severe per i comportamenti illegali? «No, intendo qualcosa che non gli piaccia e che li faccia andare via».

IL POSSIBILE DIVIETO sugli alcolici, inoltre, divide. Per alcuni «decisamente aiuterebbe», soprattutto se accompagnato all’installazione di telecamere (già prevista per l’anno prossimo). Altri invece confessano, con aria disillusa, di non credere che una norma in tal senso potrebbe davvero cambiare le cose. «Sarebbe inutile perchè non applicabile - giustifica Cicognini - l’unica cosa che serve è il senso civico, che qui manca, o in alternativa qualcuno in grado di fare effettivamente rispettare le norme».

NONOSTANTE le ansie e i timori, comunque, il Parco Gallo continua ad essere vissuto ed apprezzato dai cittadini. «E’ l’unica occasione che abbiamo per stare all’aperto e fare "sfogare" i bambini» sorride Cicognini. «È il solo luogo di aggregazione in questa zona di Brescia - interviene Cinzia Brodini - ci sarebbe anche la Nave di Harlock, ma per noi è troppo lontana».

E come l’incombente temporale d’agosto, queste frasi alleggeriscono l’atmosfera pesante tra i cespugli del Parco Gallo...S.G.

  





Image Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
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