Scegli: Cronaca - Politica - Economia - Ambiente - Salute - VideoNews
- Sport
Spigolature - Le "altre"news - Accadde Oggi - Seduti sul muretto - News dal Vaticano
TUTTE le "Ultimissime" e "Chi è in linea ora" - HOME PAGE
_____________________________________________________________________________________________
Spigolature - Le "altre"news - Accadde Oggi - Seduti sul muretto - News dal Vaticano
TUTTE le "Ultimissime" e "Chi è in linea ora" - HOME PAGE
_____________________________________________________________________________________________
Mercoledì, 30 Gennaio : 2008
Da "Archivio" vivicentro. Vale la pena di darci un'occhiatina: Il processo all'acqua
Pirellone. Rinviato il voto sull’ammissibilità della consultazione antiprivatizzazione
Comuni lombardi in rivolta: 132 primi cittadini hanno manifestato sotto il palazzo della Regione
«Deve essere rimesso in discussione l’obbligo per gli ambiti territoriali di procedere all’appalto»
Massimiliano Del Barba
<<L'acqua è un bene comune che non si contratta perché è indispensabile alla vita: no alla sua privatizzazione>>.
Si sono ritrovati con tanto di fasce tricolore e gonfaloni i 132 sindaci dei comuni lombardi firmatari della campagna di ripubblicizzazione dell’acqua, da luglio in prima linea per l’indizione di un referendum abrogativo sulla [b][color=red]Legge regionale 18 che obbliga gli enti locali a privatizzare i propri servizi idrici.
Si sono ritrovati tutti, ieri mattina attorno alle 10 sotto il Pirellone, per chiedere <<che il Consiglio regionale rispetti le leggi e le volontà popolari, votando la legittimità del quesito referendario, rispettando la moratoria in atto nel paese e fermando ogni affidamento delle strutture idriche alle società private>.
NON REGGE, secondo i sindaci, l’argomentazione che, essendo un bene scarso, per evitare sprechi l’acqua verrebbe gestita meglio dai privati:
<<Vogliamo venga rimesso in discussione l’obbligo per gli Ato - gli ambiti territoriali ottimali formati da più comuni e deputati alla gestione del ciclo dell’acqua - di procedere all’appalto dei servizi idrici, di separare gestione ed erogazione e di cedere ai privati reti e impianti di proprietà dei comuni>>,
ha spiegato Giovanni Cocciro, assessore all’Ambiente a Cologno Monzese, una delle amministrazioni capofila della protesta.
<<Ai comuni rimarrà l’onere di gestire la rete, mentre ai privati verrà affidato il business della distribuzione ai cittadini. Portare acqua potabile nei rubinetti delle case dei cittadini è stata una delle grandi missioni pubbliche della politica, un onere che non può essere demandato alla speculazione privata>>, commentavano il primo cittadino di Nuvolento, Angelo Pasini, e il vicesindaco di Prevalle, Paolo Catterina, in rappresentanza dei 24 comuni bresciani.
AL LORO FIANCO le cinque amministrazioni bergamasche che hanno aderito alla protesta.
L’appuntamento di oggi era innanzitutto politico: dopo più di un rinvio, il Consiglio regionale avrebbe finalmente dovuto discutere e votare l’ammissibilità del referendum.
Nulla di fatto invece; seduta nuovamente rinviata e opposizione sul piede di guerra:
<<È la dimostrazione che il centrodestra non ha alcuna volontà di affrontare il problema, siamo di fronte a un modo di amministrare dove al primo posto ci sono gli interessi dei privati e all’ultimo quello dei cittadini - ha sbottato il consigliere di Rifondazione Osvaldo Squassina –, un comportamento irresponsabile dato il fatto che già la legge è stata impugnata dalla Corte costituzionale per sospetta incostituzionalità e che nel frattempo la Finanziaria 2008 ha approvato una moratoria di un anno che impedisce di cedere l’acqua alle Spa>>.
Ed è ancora Cocciro ad attaccare:
È una legge assurda e senza equità, a livello nazionale il Forum italiano dei movimenti dell’acqua ha raccolto più di 400mila firme per una legge di iniziativa popolare per la difesa dell’acqua pubblica, e l’unica risposta che fino a oggi è arrivata dalle istituzioni lombarde è il silenzio. Chiediamo la riconvocazione al più presto del Consiglio regionale>>.
Sindaci in piazza per l’acqua
«Ora vogliamo il referendum»
«Ora vogliamo il referendum»
Comuni lombardi in rivolta: 132 primi cittadini hanno manifestato sotto il palazzo della Regione
«Deve essere rimesso in discussione l’obbligo per gli ambiti territoriali di procedere all’appalto»
Massimiliano Del Barba
<<L'acqua è un bene comune che non si contratta perché è indispensabile alla vita: no alla sua privatizzazione>>.
Si sono ritrovati con tanto di fasce tricolore e gonfaloni i 132 sindaci dei comuni lombardi firmatari della campagna di ripubblicizzazione dell’acqua, da luglio in prima linea per l’indizione di un referendum abrogativo sulla [b][color=red]Legge regionale 18 che obbliga gli enti locali a privatizzare i propri servizi idrici.
Si sono ritrovati tutti, ieri mattina attorno alle 10 sotto il Pirellone, per chiedere <<che il Consiglio regionale rispetti le leggi e le volontà popolari, votando la legittimità del quesito referendario, rispettando la moratoria in atto nel paese e fermando ogni affidamento delle strutture idriche alle società private>.
NON REGGE, secondo i sindaci, l’argomentazione che, essendo un bene scarso, per evitare sprechi l’acqua verrebbe gestita meglio dai privati:
<<Vogliamo venga rimesso in discussione l’obbligo per gli Ato - gli ambiti territoriali ottimali formati da più comuni e deputati alla gestione del ciclo dell’acqua - di procedere all’appalto dei servizi idrici, di separare gestione ed erogazione e di cedere ai privati reti e impianti di proprietà dei comuni>>,
ha spiegato Giovanni Cocciro, assessore all’Ambiente a Cologno Monzese, una delle amministrazioni capofila della protesta.
<<Ai comuni rimarrà l’onere di gestire la rete, mentre ai privati verrà affidato il business della distribuzione ai cittadini. Portare acqua potabile nei rubinetti delle case dei cittadini è stata una delle grandi missioni pubbliche della politica, un onere che non può essere demandato alla speculazione privata>>, commentavano il primo cittadino di Nuvolento, Angelo Pasini, e il vicesindaco di Prevalle, Paolo Catterina, in rappresentanza dei 24 comuni bresciani.
AL LORO FIANCO le cinque amministrazioni bergamasche che hanno aderito alla protesta.
L’appuntamento di oggi era innanzitutto politico: dopo più di un rinvio, il Consiglio regionale avrebbe finalmente dovuto discutere e votare l’ammissibilità del referendum.
Nulla di fatto invece; seduta nuovamente rinviata e opposizione sul piede di guerra:
<<È la dimostrazione che il centrodestra non ha alcuna volontà di affrontare il problema, siamo di fronte a un modo di amministrare dove al primo posto ci sono gli interessi dei privati e all’ultimo quello dei cittadini - ha sbottato il consigliere di Rifondazione Osvaldo Squassina –, un comportamento irresponsabile dato il fatto che già la legge è stata impugnata dalla Corte costituzionale per sospetta incostituzionalità e che nel frattempo la Finanziaria 2008 ha approvato una moratoria di un anno che impedisce di cedere l’acqua alle Spa>>.
Ed è ancora Cocciro ad attaccare:
È una legge assurda e senza equità, a livello nazionale il Forum italiano dei movimenti dell’acqua ha raccolto più di 400mila firme per una legge di iniziativa popolare per la difesa dell’acqua pubblica, e l’unica risposta che fino a oggi è arrivata dalle istituzioni lombarde è il silenzio. Chiediamo la riconvocazione al più presto del Consiglio regionale>>.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).












