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Sotto paga! Non si paga!: 7/3/08 - Teatro Ctm Rezzato
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Messaggio Sotto paga! Non si paga!: 7/3/08 - Teatro Ctm Rezzato
Dal 07 Marzo 2008 al 07 Marzo 2008
 
 
Giovedì, 17 Gennaio : 2008

Citazione:
Teatro CTM: il 7 marzo in scena 'Sotto paga! Non si paga!' di Dario Fo
 
Promotore: CIPIESSE
 
- Teatro Ctm - - Rezzato
 
Info:  Uff. Stampa Cipiesse - Tel. 030/2791881

 
  
Scheda Spettacolo
 

 
Sotto paga! Non si paga!


Autore: Dario Fo
Regia: Dario Fo
Interpreti: Marina Massironi, Antonio Catania, Marina De Juli, Renato Marchetti e Sergio Varastro
Produzione: Cherestanì produzioni

 
Quando debuttammo nel 1974, la storia di questa commedia appariva piuttosto surreale: infatti raccontavamo di avvenimenti che non erano ancora accaduti. In sala il pubblico ascoltava molto perplesso, ci guardava come fossimo dei pazzi. Raccontavamo di donne che nella periferia di Milano, andando a fare la spesa, si ritrovavano con i costi aumentati a dismisura e, furenti, decidevano di pagare metà prezzo rispetto alla cifra imposta.
Metà prezzo esatto!

Il nostro racconto era pura fantasia, ma ci ispiravamo alle lamentele che sentivamo dalle donne per la strada a proposito dell’arbitrio ladresco dei commercianti.

Di lì a qualche mese ci rubarono l’idea che avevamo messo in scena nella commedia.
La chiave dello spettacolo si ripropose nella realtà con una similitudine impressionante: donne e uomini presero d’assalto due supermercati e pagarono la loro spesa esattamente la metà della cifra che si ritrovarono sullo scontrino.

Il nostro copione fu addirittura superato in immaginazione: qualcuno andò via portandosi appresso qualche pacco di riso e qualche bottiglia senza pagare. In molti furono arrestati. Il processo fu istruito in brevissimo tempo.

Qualche mese dopo, in un altro supermercato di zona Garibaldi, sempre a Milano, si ripeté esattamente la stessa scena. Esattamente!

Leggemmo sui giornali che un centinaio di donne partecipanti all'azione reale, appoggiate da alcuni operai “casualmente” in sciopero, avevano addirittura ripetuto le stesse battute che Franca recitava ogni sera sulla scena.

Volevamo chiedere i "diritti d'autore", ma poi abbiamo lasciato correre…
Ci fu un quotidiano, esattamente il "Giornale Nuovo", allora diretto da Montanelli ed edito da Berlusconi, che ci accusò di essere con la nostra commedia i veri ispiratori morali del reato. Ad ogni modo durante il processo venne riconosciuto che i prezzi imposti dal supermercato erano delle vere e proprie rapine. Alla fine furono tutti prosciolti da ogni accusa, perché il fatto "non costituiva reato".

In poche parole, il tribunale stabilì che quei clienti avevano pagato il giusto valore della merce!
Chissà se oggi questa rimessa in scena di Non si paga! Non si paga! ripeterà lo stesso iter satirico e grottesco che si verificò al suo debutto? Succede spesso che la realtà copi dall’immaginazione scenica – anche una o più volte. Ad ogni modo staremo a vedere… Gli interpreti in grado di far gustare le situazioni drammatiche ci sono, il pubblico che può intendere il gioco satirico è pronto… non ci resta che dare l’ordine: “Andiamo a incominciare!”
Dario Fo
                        .

L’AUTORE E REGISTA: DARIO FO

ImageDario Fo (Sangiano, 24 marzo 1926) è uno scrittore, scenografo, drammaturgo, pittore, attore e regista italiano.
Nel 1997 è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura. È famoso per i suoi testi teatrali di satira politica e sociale, per l'impegno politico ed ecologico. Fo, in quanto attore, regista, scenografo, drammaturgo, costumista, impresario della sua stessa compagnia (ma anche pittore) è sicuramente un uomo di teatro completo come in Italia solo Eduardo De Filippo lo è stato.

Compiuti gli studi all'Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, dal 1950 cominciò a lavorare per la radio e la televisione come autore ed attore di testi satirici. Il 24 giugno 1954 Dario Fo sposò Franca Rame a Milano nella basilica di Sant'Ambrogio. Trasferitosi a Roma, dal 1955 al 1958 lavorò come soggettista per il cinema.

Dal 1958 al 1968 Fo e la moglie, che nel frattempo avevano fondato la "Compagnia Dario Fo - Franca Rame", prepararono una serie di brevi pezzi per lo spettacolo di varietà televisivo della RAI Canzonissima. La censura intervenne così spesso che abbandonarono la televisione in favore del teatro.

Le commedie prodotte tra il 1959 ed il 1961 avevano la struttura della farsa dilatata ed arricchita da elementi di satira di costume. Con atteggiamento critico verso quello che lui denominava "teatro borghese", Fo cominciò a recitare in luoghi diversi dai teatri quali piazze, case del popolo, fabbriche dove trovava naturalmente un pubblico diverso composto soprattutto dalle classi subalterne.

Nel 1968 venne fondato il gruppo teatrale "Nuova Scena" con l'obiettivo di ritornare alle origini popolari del teatro ed alla sua valenza sociale. Le rappresentazioni avvenivano in luoghi alternativi ai teatri ed a prezzo politico. Nel 1969 Fo portò in scena con grande successo Mistero buffo, egli, unico attore in scena, recitava una fantasiosa rielaborazione di testi antichi in Grammelot. Il Grammelot è un linguaggio teatrale derivato dalla tradizione della Commedia dell'Arte costituito da suoni che imitano il ritmo e l'intonazione di un idioma reale. Fo utilizzò il padano, che imitava i vari dialetti parlati nella Val Padana.
Il Mistero buffo di Dario Fo costituisce, per certi versi, l'atto di fondazione (il modello archetipico) di quel quasi-genere che si è soliti definire come teatro di narrazione e che annovera tra i suoi esponenti di spicco autori-attori come Marco Paolini, Marco Baliani, Laura Curino (la cosiddetta prima generazione: i narratori nati negli anni '50) ed Ascanio Celestini e Davide Enia (la seconda generazione: i narratori nati negli anni '70). Tracce dell'insegnamento di Fo si possono scorgere anche negli affabulatori comici come Paolo Rossi o in attautori come Andrea Cosentino che fondono il teatro di narrazione con la performatività del cabaret televisivo.

Negli anni settanta, Dario Fo si schierò con le organizzazioni extraparlamentari e fondò il collettivo "La Comune" con la quale tentò con grande passione di stimolare il teatro di strada. Al 1970 risale Morte accidentale di un anarchico col quale Fo tornò alla farsa ed all'impegno politico, era chiaramente ispirata al caso della morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli ma, per evitare la censura, si ispirava ufficialmente ad un evento analogo avvenuto negli Stati Uniti all'inizio del XX secolo.
La vicenda si svolge in una stanza della procura centrale di Milano con protagonista quel "Matto" che ricorre spesso nel teatro di Fo quando occorre rivelare verità scomode. Il matto adotta vari travestimenti (psichiatra, giudice, capitano della scientifica e vescovo) medianti i quali la versione ufficiale dei fatti mostra tutte le sue contraddizioni e, nel tentativo di costruire una versione plausibile, emergono ancora altre esilaranti incongruenze.

In questo periodo, comunque, Fo, con la moglie Franca Rame, torna in televisione per un ciclo chiamato "Il teatro di Dario Fo”. Questa serie di trasmissioni porterà il futuro Premio Nobel ad essere apprezzato da una ancor più vasta schiera di persone, come solo la televisione può fare. Vengono proposti tutte le "pièces" montate nella Palazzina Liberty dell'antico Verziere di Milano (da cui è anche trasmessa la serie). I titoli proposti sono: "Mistero Buffo", che apre il ciclo, "Settimo: ruba un po' meno", "Isabella, tre caravelle e un cacciaballe" e "Parliamo di donne" quest'ultimo interpretato dalla sola Franca Rame. Per non smentire la sua fama rivoluzionaria, per non dire "eversiva", la serie, ed in particolare "Mistero Buffo" attirò l'attenzione del Vaticano che per bocca del cardinale Poletti reagì molto duramente al linguaggio trasgressivo che popola le rappresentazioni della celebre coppia di artisti. Una curiosità, anche se autore di molte canzoni (soprattutto per Enzo Jannacci), per l'unica volta in tutta la sua carriera si trovò nella hit parade dei 45 giri, anche se in posizioni basse, con la sigla del programma dal titolo ironico "Ma che aspettate a batterci le mani".

Il teatro di Fo possiede la caratteristica di cogliere l'attualità anche in argomenti che a prima vista ne sono lontani; altra costante è quella dell'anticlericalismo. Questi due elementi sono evidenti nella commedia del 1989 Il papa e la strega che prende spunto dall'approvazione di una legge sulla droga che voleva essere molto repressiva ma che ebbe scarsi risultati. Come sempre l'impianto è farsesco e la vittima della satira è la miopia dimostrata dal governo nella stesura della legge con l'appoggio della Chiesa.

Il 1992 fu l'anno della celebrazione dei cinque secoli dalla scoperta dell'America e Fo la raccontò alla sua maniera in Johan Padan a la descoverta de le Americhe dove un povero della bergamasca, cercando di sfuggire all'Inquisizione scappa da Venezia per approdare in Spagna e giungere infine, con una serie di vicende, nel nuovo mondo. Qui Fo, per proporre una rilettura della storia alternativa a quella ufficiale, utilizza lo stratagemma dell'eroe per caso che ha il suo piccolo ruolo in una vicenda più grande di lui. Sono molti i punti in comune con Mistero buffo: anche qui si utilizza un divertente grammelot padano-veneto in un testo dove il messaggio stesso è divertente in una favola dove il comico fornisce il suo dissacrante punto di vista del mondo. Anche in questo caso Fo è solo in scena interpretando tutti i personaggi (sul Johan Padan si veda il contributo di Cristopher Cairns nel volume Coppia d'arte - Dario Fo e Franca Rame riportato nella bibliografia conclusiva).
Negli ultimi anni, la produzione di Fo ha continuato a seguire le due strade parallele della commedia farsesca (Il diavolo con le zinne, 1997) e del monologo costruito sul modello archetipico del Mistero buffo (da Lu santo jullare Francesco del 1999 allo spettacolo-lezione Il tempio degli uomini liberi del 2004). L'avvento del secondo governo Berlusconi lo ha nuovamente sospinto verso una produzione civile e politica che si è infine concretizzata nell'allestimento di opere satiriche proprio su Berlusconi, da Ubu rois, Ubu bass a L'Anomalo Bicefalo, scritta insieme con la moglie Franca Rame: quest'ultima è commedia sulle vicende giudiziarie, politiche, economiche dell'ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in cui Fo impersona l'ex premier che, dopo aver perso la memoria in seguito ad un incidente, riuscirà a riacquistarla confessando la verità sulle sue vicende. Della commedia è stata temporaneamente impedita la diffusione televisiva, a causa della querela presentata dal ministro Marcello Dell'Utri, in quanto l'opera citava alcune sue vicende giudiziarie (su L'Anomalo Bicefalo si veda l'articolo di Scuderi nella bibliografia finale). Nel 2006 Fo viene insignito di una laurea honoris causa dalla Università La Sapienza di Roma (l'unico insieme a Luigi Pirandello e Eduardo de Filippo). Il 17 febbraio 2007 è a Vicenza, alla manifestazione contro la costruzione dell'aeroporto militare americano presso il Dal Molin.

Sono molte le farse con cui Fo si prende gioco del mondo ecclesiastico (dal quale gli sono giunte spesso critiche) e della morale borghese, ma che sono comunque intrise di valori sociali e politici. Molte sono state ideate ed interpretate assieme a Franca Rame.

Tra le tante:

Gli arcangeli non giocano a flipper (1959)
Aveva due pistole dagli occhi bianchi e neri (1960)
Isabella, tre caravelle e un cacciaballe (1963)
Settimo ruba un po' meno (1964)
La signora è da buttare (1967)
Mistero buffo (1969)
Morte accidentale di un anarchico (1970) dedicata alla morte avvenuta in circostanze misteriose dell'anarchico Giuseppe Pinelli
Tutti uniti, tutti insieme, ma scusa quello non è il padrone? (1971)
Il Fanfani rapito (1973)
Non si paga, non si paga! (1974)
Coppia aperta, quasi spalancata (1983)
Il papa e la strega (1989)
Johan Padan a la descoverta delle Americhe (1991)
Il diavolo con le zinne (1997)
Marino libero, Marino è innocente (1998), sulla vicenda giudiziaria di Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani, ex militanti di Lotta continua, accusati dal vecchio compagno Leonardo Marino dell'omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi (1972).
L'anomalo Bicefalo (2003).


I  PROTAGONISTI:


MARINA MASSIRONI

ImageNata nel 1963. Inizia a studiare recitazione nel 1982 e dopo un paio d'anni comincia a lavorare per il teatro e in seguito anche per la televisione. Nel 1985 fonda il duo 'Hansel & Strudel' insieme a Giacomo Poretti, con cui è stata sposata. Successivamente si unisce al trio 'Aldo, Giovanni e Giacomo' (composto dallo stesso Poretti insieme ad Aldo Baglio e Giovanni Storti). Con loro partecipa a diversi spettacoli teatrali e trasmissioni televisive tra cui "Su la testa" e "Cielito Lindo" (in onda sulle reti Rai) ma soprattutto alla trasmissione condotta dalla Gialappa's Band "Mai dire gol", dove rimane stabilmente dal 1996 al 1998, dando vita a vari personaggi che le portano il successo. L'esordio cinematografico risale al 1997 con "Tre uomini e una gamba" diretto e interpretato dagli stessi Aldo, Giovanni e Giacomo.

Nel 1999 vince il Nastro d'argento e il David di Donatello come miglior attrice non protagonista con il ruolo di Grazia, la massaggiatrice vicina di casa di Rosalba/Licia Maglietta nel pluripremiato "Pane e tulipani" di Silvio Soldini. Nel 2002 interpreta il suo primo ruolo da protagonista in "Quasi quasi" di Gianluca Fumagalli, accanto a Neri Marcorè e Nicola Romano. Ha lavorato molto anche nel campo del doppiaggio prestando la sua voce a diversi personaggi delle telenovelas, dei cartoni animati e dei film di animazione (tra i personaggi più noti la cinica adolescente 'Daria' dell'omonima serie trasmessa su MTV e 'Celia' la 'mostra' innamorata di Mike Wazowsky  in "Monsters & Co.", 2002).


ANTONIO CATANIA

Nato ad Acireale nel 1952, Antonio Catania si è diplomato alla Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” del Piccolo Teatro di Milano e ha poi partecipato a molte trasmissioni televisive e a numerosi spettacoli teatrali, spesso diretto da Gabriele Salvatores.

Proprio grazie a Salvatores, Catania si è avvicinato al grande schermo e ha debuttato nel 1987 con un ruolo in “Kamikazen- Ultima notte a Milano”. Ha preso parte poi anche ad alcuni dei film successivi del regista premio Oscar, partecipando nel 1991 a “Mediterraneo”, nel 1992 a “Puerto Escondido” e nel 1993 a “Sud”.

Lo stesso anno Antonio Catania ha recitato anche nel delicato “Mille bolle blu” di Leone Pompucci e nel 1995 è apparso in  “Camerieri” , sempre diretto da Pompucci.

Si sono susseguiti poi, per Catania, alcuni film particolarmente apprezzati dal pubblico e soprattutto dalla critica, come “La classe non è acqua” (1996) opera prima di Cecilia Calvi, “Vesna va veloce” (1996) di Carlo Mazzacurati e “il Carniere” (1997) di Maurizio Zaccaro.

Le doti interpretative di Antonio Catania si sono evidenziate anche grazie a “In barca a vela contromano” (1997) di Stefano Reali e al successivo “La cena” (1998) di Ettore Scola.

Nel 1999, Catania è stato il marito di Licia Maglietta  sul set dell’ottimo “Pane e tulipani” di Silvio Soldini e nello stesso anno è apparso anche nel cast di “Ormai è fatta!”, insieme a Stefano Accorsi e Giovanni Esposito.

Nel 2000 ha interpretato il commissario Lucidi di “Qui non è il paradiso” e il marito in crisi di “Come si fa un Martini”, mentre nel 2001 ha ottenuto ottime critiche per la sua interpretazione di Don Saverio Zarbo nel “Il consiglio d’Egitto”  ; partecipa inoltre, nello stesso anno, a “Chiedimi se sono felice” il film diretto da  Aldo, Giovanni e Giacomo.

Nel 2002 collabora al film di Carlo Verdone “Ma che colpa abbiamo noi” , lavorerà ancora con Verdone due anni più tardi interpretando “L’amore è eterno finchè dura” con lo stesso Carlo Verdone, Laura Morante e Stefania Rocca.

La sua ultima partecipazione cinematografica è dello scorso anno 2006: “La cura del Gorilla” di Carlo Sigon

  





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La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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