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Giovedì, 26 Giugno : 2008 La Stampa
UN ALTRO PICCOLO PASSO VERSO IL BANDO DELLA PENA CAPITALE [*]
L’inattesa decisione dell’Alta Corte Usa passa con un solo voto di maggioranza
CORRISPONDENTE DA NEW YORK
Niente pena di morte per chi stupra i minori: con 5 voti contro 4 la Corte Suprema degli Stati Uniti conferma la tendenza a restringere l’applicazione della pena capitale, grazie a una sentenza scritta del giudice Anthony Kennedy, ago della bilancia fra i giudici. La Corte era stata chiamata a esprimersi sul ricorso presentato da Patrick Kennedy, 43 anni, contro la legge della Louisiana che ha consentito di condannarlo per aver violentato la figlia acquisita, che aveva 8 anni. Il verdetto ruota attorno al principio che «la pena capitale non è una punizione proporzionata nel caso dello stupro di un bambino». Dietro la sentenza, approvata con un solo voto di scarto, c’è stato un dibattito aspro fra i giudici, testimoniato dall’opinione dei quattro conservatori dissidenti - Antonin Scalia, Samuel Alito, Clarence Thomas e il presidente John Roberts - che si sono riconosciuti in quanto scritto da Alito: «Poiché il danno causato alla società da una violenza sui minori è grave, spetta ai legislatori della Louisiana decidere se questo giustifica la pena di morte».
Ma la posizione dei quattro giudici di tendenza liberal - John Paul Stevens, David Souter, Ruth Bader Ginsburg e Stephen Breyer - ha prevalso grazie allo schieramento di Kennedy, 72 anni, nominato dal presidente repubblicano Reagan nel 1988, che ieri ha ricordato come «45 Stati su 50 hanno bandito la pena di morte in qualsiasi caso di stupro» e dunque si può affermare che è questa «la tendenza prevalente».
A mantenere nel loro codice penale la condanna capitale per lo stupro di un minore sono Montana, Oklahoma, South Carolina e Texas, mentre la Louisiana è ora in mezzo al guado, trovandosi fra la sentenza della Corte e il fatto di avere due condannati a morte per stupro: non solo Patrick Kennedy ma anche Richard Davis, che ha violentato una bambina di 5 anni. A spingere Anthony Kennedy a schierarsi con i giudici liberal è stato anche il fatto che le ultime esecuzioni capitali per punire delitti diversi dall’omicidio risalgono al 1964.
Il pronunciamento della Corte Suprema ha infiammato gli animi a New Orleans. Denise LeBoeuf, veterana degli avvocati difensori, ha parlato di «storica vittoria su tutti i fronti», mentre l’ex deputato repubblicano Pete Schneider, autore della legge bocciata, ha ribattuto: «La verità è che anche i contrari alla pena di morte sono favorevoli a usarla contro chi stupra i bambini».
E’ la seconda volta in dieci giorni che Anthony Kennedy si rivela decisivo: a inizio mese fu lui a consentire alla Corte di esprimersi a favore del diritto ai processi civili per i detenuti di Guantanamo. Cattolico di fede e libertario di pensiero, Anthony Kennedy sin dal 2005 si è distinto per smarcarsi dai giudici conservatori su diritti civili e pena di morte. Non a caso il magazine liberal «The Nation» ha coniato per la Corte Suprema la definizione «Kennedy Court», il tribunale di Kennedy.
Ma la posizione dei quattro giudici di tendenza liberal - John Paul Stevens, David Souter, Ruth Bader Ginsburg e Stephen Breyer - ha prevalso grazie allo schieramento di Kennedy, 72 anni, nominato dal presidente repubblicano Reagan nel 1988, che ieri ha ricordato come «45 Stati su 50 hanno bandito la pena di morte in qualsiasi caso di stupro» e dunque si può affermare che è questa «la tendenza prevalente».
A mantenere nel loro codice penale la condanna capitale per lo stupro di un minore sono Montana, Oklahoma, South Carolina e Texas, mentre la Louisiana è ora in mezzo al guado, trovandosi fra la sentenza della Corte e il fatto di avere due condannati a morte per stupro: non solo Patrick Kennedy ma anche Richard Davis, che ha violentato una bambina di 5 anni. A spingere Anthony Kennedy a schierarsi con i giudici liberal è stato anche il fatto che le ultime esecuzioni capitali per punire delitti diversi dall’omicidio risalgono al 1964.
Il pronunciamento della Corte Suprema ha infiammato gli animi a New Orleans. Denise LeBoeuf, veterana degli avvocati difensori, ha parlato di «storica vittoria su tutti i fronti», mentre l’ex deputato repubblicano Pete Schneider, autore della legge bocciata, ha ribattuto: «La verità è che anche i contrari alla pena di morte sono favorevoli a usarla contro chi stupra i bambini».
E’ la seconda volta in dieci giorni che Anthony Kennedy si rivela decisivo: a inizio mese fu lui a consentire alla Corte di esprimersi a favore del diritto ai processi civili per i detenuti di Guantanamo. Cattolico di fede e libertario di pensiero, Anthony Kennedy sin dal 2005 si è distinto per smarcarsi dai giudici conservatori su diritti civili e pena di morte. Non a caso il magazine liberal «The Nation» ha coniato per la Corte Suprema la definizione «Kennedy Court», il tribunale di Kennedy.
[*] Sarà un caso che, questo piccolo passo, sia fatto su un crimine per e su un "piccolo"?
Spero di sì altrimenti .... ben triste cosa sarebbe!
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).













