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Mercoledì,5 Marzo : 2008
CHE DIRE: tra i "potrebbero" esternati dal Sig. Scancarello c'è una sola realtà, e NON è affatto a disposizione degli eventuali "TUTTI" gli altri italiani da lui evocati e che POTREBBERO essere accusati di pedofilia come è capitato a lui e alla moglie.
Mi riferisco all'avere a disposizione:
- una TV,
- un conduttore che adotta la "faccia" d'occasione,
- dei bravi cameramen che trovano l'inquadratura giusta
- un regista che ben l'utilizza e la mantiene in un primo piano che non ho motivo di non credere che sia stato ben studiato
Aggiungiamoci poi di essere "se stessi" professionisti della TV e quindi padroni del mezzo e del suo potenziale (comunque sul come "sfruttarlo" al meglio).
Aggiungiamoci il privilegio di poter parlare in assoluta tranquillità e libertà senza alcun contraddittorio o prova concreta salvo il proprio dire ed abbiamo, questo si ed inoppugnabilmente, un quadro sul quale rabbrividire e soffermarsi a riflettere almeno un momento.
Che poi il tutto sia contro ogni regola di quella giustizia - ed ancor più di quella "correttezza giudiziale" - che lui, ben impostato (professionista di tv mica per niente) sembra invocare, è cosa della quale, ovviamente, non tiene da conto ne lui ne tutti gli altri della trasmissione.
Bah, che dire. Il tempo e la giustizia daranno le loro risposte.
Al momento, a futuro onore o disdoro anche dei curatori della trasmissione, riporto quanto, al momento, è già disponibile su questa parte della trasmissione. Quando reperirò altro lo aggiungerò sempre a futura memoria come e di cui sopra.
Concludo rimarcando il quanto è implicito - e corrisponde, questo sì a realtà e verità - nel mio dire che "la giustizia ed il tempo daranno le loro risposte":
<< sebbene il Signore ed il conduttore ne parlano al passato dando il SENSO (ma non doveva essere "della vita"?) di cosa chiusa e passata, IN REALTÀ SI PUÒ DIRE CHE questa bruttissima storia È APPENA AGLI INIZI e che il poco che trapela dalla stampa (il tanto tra i "protagonisti" - accusati o accusanti che siano) non sono primule o fiorellini di primavera>>
Stan
Mi riferisco all'avere a disposizione:
- una TV,
- un conduttore che adotta la "faccia" d'occasione,
- dei bravi cameramen che trovano l'inquadratura giusta
- un regista che ben l'utilizza e la mantiene in un primo piano che non ho motivo di non credere che sia stato ben studiato
Aggiungiamoci poi di essere "se stessi" professionisti della TV e quindi padroni del mezzo e del suo potenziale (comunque sul come "sfruttarlo" al meglio).
Aggiungiamoci il privilegio di poter parlare in assoluta tranquillità e libertà senza alcun contraddittorio o prova concreta salvo il proprio dire ed abbiamo, questo si ed inoppugnabilmente, un quadro sul quale rabbrividire e soffermarsi a riflettere almeno un momento.
Che poi il tutto sia contro ogni regola di quella giustizia - ed ancor più di quella "correttezza giudiziale" - che lui, ben impostato (professionista di tv mica per niente) sembra invocare, è cosa della quale, ovviamente, non tiene da conto ne lui ne tutti gli altri della trasmissione.
Bah, che dire. Il tempo e la giustizia daranno le loro risposte.
Al momento, a futuro onore o disdoro anche dei curatori della trasmissione, riporto quanto, al momento, è già disponibile su questa parte della trasmissione. Quando reperirò altro lo aggiungerò sempre a futura memoria come e di cui sopra.
Concludo rimarcando il quanto è implicito - e corrisponde, questo sì a realtà e verità - nel mio dire che "la giustizia ed il tempo daranno le loro risposte":
<< sebbene il Signore ed il conduttore ne parlano al passato dando il SENSO (ma non doveva essere "della vita"?) di cosa chiusa e passata, IN REALTÀ SI PUÒ DIRE CHE questa bruttissima storia È APPENA AGLI INIZI e che il poco che trapela dalla stampa (il tanto tra i "protagonisti" - accusati o accusanti che siano) non sono primule o fiorellini di primavera>>
Stan
Citazione:STORIE
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LA STORIA
Rignano Flaminio, 12 ottobre 2006, una mattina all’alba, dopo mesi di indagini, 40 carabinieri irrompono nell’abitazione di Gianfranco Scancarello, autore televisivo mediaset, e mettono a soqquadro la sua abitazione, così come a soqquadro finisce l’intera vita di una famiglia composta da padre, madre e 4 figli. L’accusa è di quelle pesanti, indelebili e infamanti: pedofilia. L’autore e sua moglie sono subito sottoposti ad interrogatorio dai carabinieri. Da quel momento accade di tutto. Giornali e telegiornali non fanno altro che parlare del caso di Rignano e della scuola degli orrori, dove vengono indagate tre maestre con l’accusa di pedofilia e un cittadino cingalese.. Una di queste maestre è per l’appunto la moglie del nostro ospite. Il 10 maggio il Tribunale del Riesame decide la scarcerazione dei 5 inquisiti perché “non ci sono indizi gravi a loro carico”. Senza entrare nel merito di una querelle mediatico-giudiziaria, con una fase processuale ancora in corso, la presenza di Gianfranco Scancarello vuole essere soprattutto una testimonianza di un uomo che si è sentito e si sente vittima di una pubblica gogna mediatica-giudiziaria, e che in un batter d’occhio ha visto spazzar via le certezze di una famiglia e di 4 figli spiazzati da tanto clamore. In studio Scancarello, ripercorre con minuziosa precisione tutti i momenti dell’arresto e dell’incarcerazione. Tutto ha inizio nel momento in cui alle 6 del mattino, nella sua abitazione l’autore, ancora in pigiama, è in procinto di caricare una moca del caffè per prepararsi ad affrontare una giornata come tutte le altre. Ma quel caffè, il destino inesorabilmente ha deciso di non farglielo mai versare in quella tazza di. I suoi cani abbaiano in modo concitato, neanche il tempo di rendersi conto del motivo di tanta mattutina agitazione, che in casa irrompono 40 uomini, chi in divisa e chi no, per fermare lo svolgersi normale della giornata della famiglia Scancarello e comunicare le indagini in corso a loro carico con l’accusa di pedofilia. Da qui incomincia il calvario di un uomo che non viene in studio a proclamare la sua innocenza (che la dà assolutamente per scontata), ma per raccontare , come padre di famiglia, tutti i momenti salienti di una dimensione di vita che fino a quel momento non gli era mai appartenuta; come una sorta di trama di un film noir il 24 aprile del 2007, gli si aprono le porte di una dimensione parallela, quella del carcere romano di Rebibbia. Il suo racconto, scorre paradossalmente più sui binari di un racconto di “ordinario” sconvolgimento di vita, fatto di leggi sommerse, ma molto radicate, della realtà carceraria, e fatto di rappresentazione mediatica di chi viene definito mostro da sbattere in prima pagina prima ancora che le indagini abbiano il tempo di essere sviluppate a fondo. I punti su cui ha premuto il nostro ospite sono diversi. Le persone semplici che ti aiutano nei momenti in cui tutto diventa scuro e invisibile,. Gli amici veri che non ti abbandonano, ma al contrario si dedicano con costanza e perizia ad aiutarti sia moralmente che materialmente. Il rapporto con i figli e quello con alcuni detenuti che senza ragionare in profondità ti minacciano di “svitarti la capoccia e giocarci a pallone”. La solidarietà di chi impara a conoscerti, magari in carcere e a fidarsi solo ed esclusivamente dell’espressione dei tuoi occhi. L’aiuto della fede, che quando si è soli, chiusi e nel buio del carcere, ti porta a costruire una croce di carta e appellarti mediante questo rudimentale cimelio sacro a qualcosa che sta oltre e sopra i nostri destini. Il valore della famiglia rappresentato (sempre in carcere) da alcune mollichine di pane formate per personificare ognuno dei suoi componenti: Il senso di gratitudine dei colleghi che ti stanno vicini, prima e dopo la scarcerazione. In buona sostanza, l’intervento di Gianfranco Scancarello si incentra soprattutto su un concetto: come esiste la presunzione di colpevolezza, in Italia deve esistere ancor più la presunzione d’innocenza prevista dall’Articolo 27 della Costituzione.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).













