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 STRAGE DI ERBA: Agg.to continuo
Domenica, 7 Ottobre 2007- 18:26
STRAGE ERBA:
MOLTO PROBABILE PROCESSO PUBBLICO
MILANO - Sarà quasi certamente ripercorsa davanti a una Corte d'assise, e quindi in un processo pubblico, l'impressionate vicenda della strage di Erba (Como). Dove, tra le 19,55 e le 20,15, dell'11 dicembre del 2006, nella loro casa di via Diaz, furono uccisi Raffaella Castagna, suo figlio Youssef, la madre della donna, Paola Galli, e una loro vicina di casa, Valeria Cherubini, mentre il marito di quest'ultima, Mario Frigerio, rimase gravemente ferito. I legali di Olindo Romano e Rosa Bazzi, la coppia di vicini di casa delle vittime che ha confessato il massacro, in vista dell'udienza preliminare del prossimo 10 ottobre, davanti al gup di Como Vittorio Anghileri, non ha presentato richieste di rito abbreviato, né sembra intenzionata a farlo.
Gli avvocati Fabio Schembri e Luisa Bordeaux hanno invece chiesto e ottenuto di poter vedere tutti i reperti raccolti sia nella casa del massacro, sia in quella dei coniugi e hanno sollecitato i risultati delle analisi del Ris dei carabinieri di Parma che non sono ancora a loro disposizione. Vero è che i due imputati hanno confessato abbondantemente, ma sembra che gli avvocati intendano chiarire alcuni aspetti della dinamica del massacro, anche con un nuovo sopralluogo in casa Romano, ancora sotto sequestro. Questo, probabilmente, per far cadere l'aggravante della premeditazione.
Erano stati gli stessi coniugi a dichiarare, dopo il fermo, che pensavano da tempo di dare una lezione a quella famiglia con cui, negli anni, c'erano stati alterchi, che talvolta finivano anche in modo violento, sgarri reciproci, insulti. Rosa Bazzi, nel primo dei suoi due interrogatori aveva raccontato: "Prima dell'11 abbiamo tentato due volte di aggredire i Castagna e poi non l'abbiamo fatto per motivi contingenti. E' vero che l'abbiamo seguita a Canzo facendoci vedere. Ho deciso di rischiare di farle del male, di ucciderla, una settimana prima. Ora che ricordo meglio, la domenica precedente perché ci ha fatto svegliare coi suoi rumori alle sei del mattino". Prima aveva cercato di attribuirsi l'intera responsabilità della strage, poi, però, aveva detto che c'era anche Olindo: "Quella sera mio marito ha colpito Raffaella con una spranga. Raffaella mi ha morsicato un dito. Mio marito l'ha colpita con la spranga e io l'ho accoltellata. Olindo ha colpito la Cherubini, io l'ho accoltellata. Avevamo due coltelli, io uno da cucina, mio marito un coltellino piccolo".
La goccia che aveva fatto traboccare il vaso, l'imminenza di un'udienza davanti al giudice di pace per una denuncia presentata per lesioni da Raffaella Castagna "La Castagna - raccontò Rosa - ci aveva preso in giro deridendoci. Ci diceva che ci avrebbe carpito del denaro e che poi avrebbe buttato via non sapendo cosa farne. Io la compativo. L'idea di bruciare tutto mi è venuta prima dell'11 dicembre. Al momento ho deciso di uccidere il bambino perché piangeva e mi faceva aumentare il mal di testa". Olindo Romano, dopo il fermo aveva anche ironizzato, davanti al pm che lo interrogava, dicendogli che in carcere avrebbe avuto "vitto e alloggio gratis" e rammaricandosi solo "di non aver fatto fuori" il padre di Raffaella, Carlo Castagna, che definì "il più bastardo di tutti". Poi, il 6 giugno successivo, davanti ai pm nel suo secondo interrogatorio, Rosa Bazzi rivolse pesanti accuse al marito di Raffaella Castagna, Azouz Marzouk, additato come responsabile della strage nell'immediatezza del massacro e che, invece, si trovava in Tunisia: l'immigrato l'avrebbe violentata. Accuse che non convinsero i magistrati e provocarono una dura reazione da parte di Marzouk che querelò la donna per calunnia.
Se è in forse la presenza in aula dei due imputati, Azouz Marzouk, invece, ci sarà lo ha assicurato il suo avvocato, Roberto Tropescovino: "Ci saremo in ogni fase perché vogliamo vederli in faccia e non lasciare loro via di fuga". Il legale ha preannunciato che la famiglia Marzouk chiederà un risarcimento di alcuni milioni di euro, "un risarcimento rapportato alla ferocia con la quale hanno agito, che ha comportato anche un gravissimo danno morale". Nel caso di perizia psichiatrica per i due l'avvocato ha già nominato come consulente il criminologo Francesco Bruno.
Ultima modifica di Redazione il 09 Gen 2008 14:04, modificato 2 volte in totale
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 STRAGE ERBA: DIFESA ATTACCA, RELAZIONE RIS FAVOREVOLE
Giovedì, 11 Ottobre 2007- 20:31
STRAGE ERBA:
DIFESA ATTACCA, RELAZIONE RIS FAVOREVOLE
MILANO - Domani si scriverà almeno una parte della verità giudiziaria sulla strage di Erba (Como), dove l'11 dicembre del 2006 furono uccisi in quattro: Raffarella Castagna, suo figlio Youssef, di poco più di due anni, Paola Galli, madre di Raffaella e una loro vicina di casa, Valeria Cherubini, mentre rimase ferito suo marito, Mario Frigerio. Olindo Romano, ex netturbino e sua moglie, Rosa Bazzi, casalinga, sono attesi davanti al gup di Como Vittorio Anghileri che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio a loro carico presentata dalla Procura mentre i loro avvocati stanno affilando le armi in vista del dibattimento in Corte d'assise, salvo colpi di scena come una richiesta di rito abbreviato che, però, sembra esclusa.
Per gli avvocati Fabio Schembri e Luisa Bordeaux sarebbe un boomerang per la Procura la relazione del Ris (Raggruppamento investigazioni scientifiche) dei carabinieri, depositata "solo a seguito di richiesta di incidenti probatori effettuata dalla difesa degli imputati". La consulenza, infatti, escluderebbe "la presenza degli imputati" nell'appartamento di Raffaella Castagna, teatro del'eccidio, mentre non vi sarebbero tracce biologiche di nessuna della vittime in casa dei Romano, che vivevano al piano terra della palazzina di via Diaz.
I difensori hanno poi dato una loro ricostruzione di quanto avvenuto in udienza:"Il giudice sempre a seguito di istanza dei patroni, ha rilevato che la Procura ha violato i diritti degli imputati in sede di confessione" (non ha dichiarato nulli, però, quei verbali d'interrogatorio), mentre risulta che le dichiarazioni dei Romano "non sono riscontrate dai dati oggettivi di natura scientifica dei Ris, consulenti della stessa Procura". Per questo chiedono "il completamento delle indagini interrotte" e hanno schierato al loro fianco il professor Carlo Torre, che ricoprì il ruolo di consulente della famiglia Franzoni nella vicenda dell'uccisione del piccolo Samuele Lorenzi a Cogne (Aosta). Le grandi manovre sono quindi cominciate e un assaggio lo si é avuto ieri, nella prima giornata d'udienza, quando Olindo Romano ha ritrattato la sua confessione proclamandosi innocente, mentre Rosa Bazzi ha fatto sapere che quanto ha dichiarato fino ad'ora "non corrisponde a verita".
Un cambio di rotta, rispetto a quando, dopo essere stati fermati, dichiararono che entrambi avevano partecipato al massacro, ricostruendo i loro ruoli: Olindo che con una spranga colpiva le due donne e Rosa che si occupava di finirle, sgozzandole, e con loro il piccolo Youssef. Per gli avvocati, insomma, ci sono ancora molte cose da chiarire e non bastano quella macchia di sangue di una delle vittime trovata a bordo dell'auto dei Romano per inchiodarli, né la testimonianza di Mario Frigerio che si salvò per miracolo, nonostante una profonda ferita alla gola, e riconobbe Olindo Romano come il suo aggressore, non appena fu in grado di parlare dal suo letto d'ospedale.
Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
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 STRAGE DI ERBA, CONIUGI ROMANO RINVIATI A GIUDIZIO
Venerdì, 12 Ottobre 2007- 21:06
(dell'inviato Stefano Rottigni)
COMO - Non sono servite le ritrattazioni e le proclamazioni d'innocenza ne' le richieste di nuovi accertamenti da parte dei difensori. Olindo Romano, 45 anni, e Rosa Bazzi, 43, accusati della strage di Erba (Como), in cui furono uccise quattro persone, tra le quali un bambino di due anni, e una quinta rimase gravemente ferita, saranno processati davanti a una Corte d'assise.
I loro avvocati, Fabio Schembri e Luisa Bordeaux, probabilmente, cercheranno di riaprire la partita dal 29 gennaio prossimo, quando prendera' il via il dibattimento pubblico, e nel frattempo affileranno la strategia difensiva che gia' ha portato qualche colpo di scena, come quando Olindo Romano si e' detto ''innocente'' in udienza preliminare e sua moglie ha sostanzialmente ritrattato la confessione.
Oggi, pero', i legali, oltre a dover incassare il rinvio a giudizio, si sono visti respingere dal gup Vittorio Anghileri le richieste di incidente probatorio su numerosi atti d'indagine, compresa la relazione del Ris dei carabinieri che hanno analizzato la scena del delitto; sull'analisi dei tabulati telefonici delle vittime e anche sulla ricostruzione degli ultimi spostamenti di Raffaella Castagna, di suo figlio Youssef, della madre della donna, Paola Galli, e di una vicina di casa, Valeria Cherubini, che ebbe la disavventura di intervenire quando vide il principio d'incendio nell'appartamento del massacro. Fini' sgozzata, mentre suo marito, Mario Frigerio, che si salvo' per miracolo, sara' il principale testimone dell'accusa nel processo: fu lui a riconoscere Olindo Romano come la persona che lo colpi' a calci e a pugni fino a farlo cadere a terra, dove aveva sentito una lama infilarsi nel collo.
Per il gup, i nuovi accertamenti chiesti dai legali non vanno disposti perche' di ''palese superfluita''. Una delle condizioni richieste e' che questi atti siano determinanti ai fini di un proscioglimento.
I pm Massimo Astori e Mariano Fadda hanno impiegato poco tempo nel sollecitare il rinvio a giudizio della coppia per reati impressionanti: quattro omicidi aggravati, di cui tre premeditati, un tentato omicidio aggravato, incendio e tentata distruzione di cadavere. Reati per i quali Olindo Romano si dichiara ''innocente'', e l'avvocato Schembri lo difendera' ''come si difende un innocente'', mentre Rosa Bazzi, che anche oggi, a differenza del marito, non si e' presentata in udienza, continua a dire che la sua confessione come autrice materiale di tutti gli omicidi (il marito avrebbe colpito con una spranga le vittime e lei avrebbe finito tutti) ''non corrisponde a verita''.
In aula, come nell'udienza precedente, c'erano il marito di Raffaella e padre di Youssef, Azouz Marzouk, e suo suocero, Carlo Castagna. Azouz, che aveva anche sollecitato la pena di morte per i due, si e' detto soddisfatto: ''Abbiamo vinto il primo round'', cosi' come il suo avvocato di parte civile, Roberto Tropenscovino, che promette battaglia: ''E' un processo - ha commentato - sul quale non abbiamo nessun dubbio come non ne avevamo per l'udienza preliminare''. ''Anche alla luce di quanto e' stato detto in aula dalla difesa, questo sembrerebbe un processo indiziario, mentre indiziario non e' - ha spiegato -. Ci sono delle prove di una evidenza macroscopica e sono sicuro che saranno condannati e senza quei benefici di cui avrebbero potuto usufruire con il rito abbreviato''.
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 Re: STRAGE DI ERBA: ARRESTATO AZOUZ MARZOUK PER
Sabato, 1 Dicembre 2007 - 11:02
ARRESTATO AZOUZ MARZOUK
PER SPACCIO DROGA
COMO - Azouz Marzouk, 27 anni, il tunisino marito di Raffaella Castagna e padre di Youssef, due delle quattro vittime della strage di Erba (Como), è stato arrestato dalla Guardia di Finanza per spaccio di stupefacenti. Assieme a lui sono finite in carcere altre sei persone, tra cui il fratello Sadok. L'inchiesta, relativa allo spaccio di cocaina e hascisc nell'Erbese, era cominciata piu' di un anno fa, prima della strage che ha avuto come vittime i familiari di Azouz Marzouk. Si basa principalmente su intercettazioni telefoniche e ambientali, proseguite anche dopo il massacro. L'ordinanza con i provvedimenti cautelari, di circa 400 pagine, e' stata firmata dal gip Luciano Storaci, mentre l'inchiesta e' condotta dal pm Massimo Astori, uno dei tre magistrati che hanno portato avanti anche quella sulla strage. Azouz, l'anno scorso, era gia' finito in carcere per una vicenda di droga, aveva scontato alcuni mesi ed era uscito con l'indulto. Sono complessivamente dieci le ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip: sei hanno fatto finire in carcere altrettante persone, una non e' stata eseguita, due sono state notificate a persone gia' detenute, una e' agli arresti domiciliari e riguarda l'unica donna del gruppo.
4 le vittime: in carcere coppia vicini di casa
La strage di Erba risale all'11 dicembre dell'anno scorso. Furono uccisi, in un appartamento di via Diaz, la padrona di casa, Raffaella Castagna, moglie di Azouz Marzouk, il loro figlioletto Youssef di poco più di due anni, la madre di lei, Paola Galli, e una vicina di casa, Valeria Cherubini. Il marito di quest'ultima, Mario Frigerio, rimase, invece, gravemente ferito. Nelle ore immediatamente successive al massacro, i sospetti si appuntarono proprio su Marzouk, che però aveva un alibi inattaccabile: si trovava in Tunisia. In seguito, l'inchiesta prese in considerazione l'ipotesi di una vendetta proprio nei confronti di Azouz. Ma, a un mese dal massacro, furono arrestati Olindo Romano e Rosa Bazzi, che abitavano nella stessa casa, al piano inferiore. Dopo ammissioni in serie sulle loro responsabilità, subentrò, in occasione dell'udienza preliminare, una sostanziale ritrattazione. Ma il gup li ha ugualmente rinviati al giudizio della Corte d'Assise per il processo che si terrà il 29 gennaio. Azouz Marzouk - divenuto una sorta di personaggio, in quest'ultimo anno, anche per alcune presenze televisive dove era stato chiamato per parlare della strage e della sua tragedia personale - la settimana scorsa era tornato nella casa di via Diaz per un sopralluogo con il suo avvocato. Al termine aveva parlato di sentimenti di "dolore e rabbia, tutto quello che ho visto mi hanno ricordato Youssef e Raffaella. Gli assassini meritano due ergastoli a testa ma penso sempre alla pena di morte".
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 Re: STRAGE DI ERBA: Agg.to continuo
Mercoledì, 9 Gennaio : 2008
STRAGE DI ERBA: OLINDO E ROSA,
UN ANNO DI CARCERE
Da un anno esatto, era l'8 gennaio del 2007, Olindo Romano e sua moglie Rosa Bazzi sono guardati a vista nel carcere del Bassone di Como, dove sono rinchiusi perché accusati della strage di Erba (Como), in cui furono uccisi Raffaella Castagna, suo figlio Youssef, di poco più di due anni, la madre della donna, Paola Galli, e una loro vicina di casa, Valeria Cherubini.
La coppia, che si incontra ogni giovedì pomeriggio nella sala colloqui, sottoposta a particolari controlli, dal giorno del fermo è guardata, 24 ore su 24, da agenti di polizia penitenziaria per il timore di ritorsioni da parte degli altri detenuti, dopo le minacce arrivate nei mesi scorsi in carcere sotto varie forme. Olindo fuma e legge molto, in particolare romanzi forniti dalla biblioteca della prigione, Rosa appare più apatica, nella sua cella al primo piano, che sovrasta l'asilo-nido per i figli delle donne detenute. Il massacro avvenne l'11 dicembre 2006 e l'unico sopravvissuto, Mario Frigerio, marito di Valeria Cherubini, indicò in Olindo Romano, suo vicino di casa e delle vittime, come colui che lo colpì sulla scena dell'atroce delitto. Fu anche sulla scorta delle sue dichiarazioni, rese dopo alcuni giorni di incoscienza per via di una grave ferita alla gola, che le indagini puntarono sulla coppia di vicini di casa, con i quali Raffaella Castagna e suo marito Azouz Marzouk, tunisino, avevano frequenti dissapori, sfociati anche in una denuncia. Anche Marzouk, ora, è in carcere: è stato arrestato nel dicembre scorso con il fratello e altre persone per spaccio di droga. Il suo avvocato, Roberto Tropenscovino, ha chiesto gli arresti domiciliari, sui quali il gip di Como deve decidere entro sabato, mentre è intenzione del tunisino denunciare i coniugi per calunnia e auto-calunnia.
La prima denuncia riguarda quanto raccontò Rosa Bazzi in un suo interrogatorio a proposito di una presunta violenza sessuale ad opera di Azouz. La seconda é relativa, invece, alle confessioni che la coppia rese, in sede di convalida del fermo: ammisero una loro piena partecipazione alla strage, compiuta con una spranga e due coltelli. Confessioni poi sostanzialmente ritrattate in udienza preliminare. "Mentre prima si erano completamente lasciati andare - commenta uno dei loro avvocati, Fabio Schembri -, l'aver detto poi la loro verità li rende più fiduciosi". Olindo, davanti al gup, disse di essere innocente, mentre Rosa mandò una lettera per dire che quanto aveva raccontato non corrispondeva ala vero. La sua verità la riferirà, forse, al processo, molto atteso, che comincerà il 29 gennaio davanti ai giudici della Corte d'assise di Como. (ANSA).
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 Re: STRAGE DI ERBA: Agg.to continuo
Lunedì, 28 Gennaio : 2008
Strage di Erba. Domani prima udienza per la strage di dicembre
Mattanza, al via il processo
ora Erba vuole i colpevoli ]
La Procura di Como ha impiegato 28 giorni, per poi arrivare a una certezza: a compiere il massacro, sostengono i pubblici ministeri, sono stati Olindo Romano e Rosetta Bazzi. Duecento i testimoni
Venti minuti per uccidere tre donne, Raffaella Castagna, sua madre Paola Galli, e Valeria Cherubini, massacrare un bambino, Youssouf, di 2 anni, 3 mesi e un giorno, ridurre in fin di vita un pensionato 67enne, Mario Frigerio, e per dar fuoco a tutto quanto. Quella sera di lunedì 11 dicembre 2006 nell’appartamento al primo piano della vecchia cascina ristrutturata di via Diaz, dove si consumò la strage di Erba, non c'era nessuno oltre alle vittime e ai loro carnefici.
DOMANI SI APRIRA’ a Como il processo ai due imputati, Olindo Romano e Rosa Bazzi, con una lista di testimoni che supera le 200 unità: 157 per la difesa, 53 per l’accusa, 30 per le parti civili. Molti, però, sono in comune
fra le parti. Per arrivare a dare un nome e un volto (ai mostri del piano di sotto), la Procura di Como ha impiegato 28 giorni, per poi arrivare a una certezza: a compiere il massacro, sostengono i pubblici ministeri, sono stati Olindo Romano e Rosetta Bazzi.
Una certezza per gli inquirenti - il procuratore capo di Como, Alessandro Lodolini, e quattro suoi sostituti (Mariano Fadda, Massimo Astori, che sarà il pm al processo, Simone Pizzotti, di turno quella sera, ed Antonio Nalesso) - che per un mese non hanno chiuso occhio, alla ricerca di una qualche traccia che portasse ai responsabili della carneficina. Fino a che, quindici giorni dopo il massacro, Mario Frigerio, unico testimone e unico superstite, indicò nel suo dirimpettaio uno dei responsabili della strage:
«A tagliarmi la gola è stato Olindo, il mio vicino di casa».
Da quella sera dell'11 dicembre è trascorso un anno, un mese e 28 giorni.
Due le udienze preliminari servite per il rinvio a giudizio degli imputati che impiegarono oltre 10 ore prima di confessare, salvo poi ritrattare tutto il 10 ottobre scorso.
Tre gli avvocati della difesa, Pietro Troiano, che però ha rinunciato al mandato, Luisa Bordeaux di Lecco e Fabio Schembri di Milano e sei quelli per le parti civili, anche se due hanno rinunciato strada facendo.
SONO CIRCA 300mila, inoltre, gli euro che rappresentano le proprietà di Olindo e Rosetta che dovranno spartirsi le parti civili, 100mila quelli che avrebbe incassato Azouz Marzouk con le sue comparsate televisive prima di finire in carcere per spaccio di droga, 3.500 quelli che sarebbero all’origine del “male”: tanti Raffaella Castagna ne chiedeva ai Romano dopo l’ennesima discussione finita a botte al culmine di sei anni di “banali litigiosità di cortile”.
Una richiesta di risarcimento che si sarebbe dovuta discutere in Tribunale il giorno dopo il massacro, e che non vide alcun presente. Centotrenta, poi, sono i rappresentanti della stampa che hanno chiesto l’accredito per seguire le udienze del processo (16 quelle già fissate con sentenza prevista a fine marzo), ma solo 40 hanno ottenuto di entrare nell’aula della Corte d’Assise, mentre altri 60 saranno sistemati in una sala stampa appositamente allestita.
Sessanta i posti riservati al pubblico che potrà accedere solo con un apposito tagliando valido esclusivamente per una singola udienza. I due giudici togati saranno Alessandro Bianchi (presidente) e Luisa Lo Gatto (a latere).
Ci sono gli articoli dei quotidiani, i filmati delle televisioni, le rassegne stampa: ma niente siti web aperti e dedicati
Digitando su Google le parole “Strage di Erba”, alle ore 13,33 di ieri erano 42.300 le pagine internet estratte.
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 Re: STRAGE DI ERBA: Agg.to continuo
Martedì, 29 Gennaio : 2008 12:50
STRAGE DI ERBA:
A COMO UN PROCESSO-EVENTO
COMO - Sempre mano nella mano, Olindo Romano e Rosa Bazzi, assistono indifferenti alla prima udienza del processo per la strage di Erba che si è aperto stamani davanti alla Corte d'assise. I due parlano fitto fitto tra loro, di tanto in tanto Rosa accarezza i capelli al marito.
Olindo guarda quasi con aria di sfida i flash innumerevoli dei fotografi, che sono stati ammessi per cinque minuti in aula in una pausa dell'udienza. Azouz Marzouk, il tunisino marito di Raffaella Castagna e padre del piccolo Youssef, due delle quattro vittime della strage, che si è costituito parte civile, siede accanto al suo difensore, Roberto Tropenscovino.
Raramente, durante l'udienza, ha rivolto lo sguardo verso i coniugi accusati di avergli sterminato la famiglia. A tre posti di distanza siedono Carlo, Pietro e Giuseppe Castagna, padre e fratelli di Raffaella. Carlo Castagna ha cercato di parlare con Azouz, che, però, è nelle condizioni di detenuto per una vicenda di droga, e quindi non può parlare con nessuno, salvo che con il suo legale.
Carlo Castagna si è limitato a stringerli la mano. Uno degli avvocati dei coniugi Romano, Fabio Schembri, ha cominciato ad illustrare le eccezioni preliminari, chiedendo che siano dichiarati nulli i primi verbali di interrogatorio degli imputati che confessarono per poi ritrattare. Questo perché fu impedito all'allora difensore di avere colloqui con loro. "Quasi che la difesa sia un optional", ha detto Schembri che é subentrato nella difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi al primo avvocato d'ufficio.
I giudici della Corte d'assise di Como hanno ammesso le riprese del processo per la strage di Erba, ma a condizione che queste siano trasmesse solo dopo la sentenza. In aula sarà ammessa una troupe de 'Un giorno in pretura', che si farà carico di diffondere le immagini alle altre emittenti. Pur giudicando il processo di "interesse sociale particolarmente rilevante", i giudici hanno ritenuto che la messa in onda durante il dibattimento possa costituire una "indebita pressione" sui testimoni che via via saranno chiamati a deporre.
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 Re: STRAGE DI ERBA: Agg.to continuo
Mercoledì, 30 Gennaio : 2008 19:57
Strage Erba,
orrore fa ingresso in aula
(dell'inviato Stefano Rottigni)
L'orrore dell'11 dicembre del 2006 nella corte di via Diaz a Erba entra nell'aula della Corte d'assise di Como, dove si sta celebrando il processo ai coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi. Mentre scorrono su due schermi al plasma le immagini dell'appartamento di Raffaella Castagna devastato da un incendio che ha salvato i giocattoli di piccolo Youssef, i vigili del fuoco e i vicini di casa, che intervennero per domare le fiamme, raccontano come scoprirono, passo per passo, l'entità di quella strage. Vittorio Ballabio fu il primo a vedere il fumo uscire dalla casa della famiglia di Azouz Marzouk e a dare l'allarme. "Trovai Mario Frigerio con la testa nell'appartamento e il corpo sul pianerottolo della casa di Raffaella, ridotto a una maschera di sangue, con i capelli che fumavano. Frigerio mi disse due volte: 'mia moglie e' di soprà". Quando riuscì a entrare in casa vide che il golfino di Raffaella stava bruciando. Poi una similitudine della cui brutalità si pente subito, scusandosi: "Aveva le gambe nere, come quando si fa la trota al cartoccio". Aveva sentito una voce di donna gridare "Aiuto, aiuto". Era, con tutta probabilità, Valeria Cherubini, moglie di Frigerio, che rimase uccisa nella strage. La Cherubini fu trovata per ultima da Ferruccio Miotto, responsabile dei Vigili del fuoco di Erba: era "genuflessa" davanti a una finestra del pianerottolo superiore, dove aveva cercato scampo. Raffaella era nell'ingresso di casa, nel corridoio sua madre, Paola Galli e infine, nel salotto, il piccolo Youssef sul divano. Miotto, nella sua deposizione, si è avvalso di alcune fotografie che inquadravano, appunto, i corpi al momento del ritrovamento.
Fotografie che solo le parti hanno potuto vedere e che sono state tolte dagli schermi. Glauco Bartesaghi, vigile del fuoco volontario, che abita lì, soccorse Mario Frigerio: "Era con il capo nell'appartamento e con il corpo fuori - ha raccontato - era tutto imbrattato di sangue, l'ho afferrato per le caviglie e trascinato sul pianerottolo dove c'era meno fumo. Così facendo mi sono ritrovato con le mani sporche di sangue". Raffaella aveva "una spaccatura in testa". Anche il vigile sentì le urla della moglie di Frigerio, ma ormai non poteva fare più nulla, perché la palazzina era invasa dal fumo. La moglie di Bartesaghi, Claudia Canali, avvocato, ricorda quando, alle 22,30 Olindo e Rosa tornarono nella corte. "Ne hanno uccisi quattro" disse la donna ai due e Rosa Bazzi replicò: "vedete che non si può più stare qui!". E ricorda il dolore di Carlo Castagna, il padre di Raffaella, che, saputo quanto era successo, si appoggiò alla loro auto. Anche oggi Olindo e Rosa erano in aula. Per due persone così legate "stare insieme anche in gabbia - dice uno dei difensori, l'avv. Pacia - è già una grande conquista affettiva". A tratti hanno seguito l'udienza abbracciati. "Hai fatto colazione?" ha chiesto affettuosamente Olindo alla moglie stamani. Per Rosa pare sia stato un sollievo il fatto che il vedovo di Raffaella Castagna e padre di Youssef, Azouz Marzouk, da oggi non sarà presente al processo. Deve essere stata notevole la tensione al pensiero che il tunisino, in carcere a Vigevano per droga, attendesse l'inizio delle udienze nella camera di sicurezza vicina. Per il momento e fino alla sua deposizione, essendo parte civile e teste d'accusa, non potrà presenziare. Così come Castagna. Olindo, pur lasciandosi fotografare e riprendere anche oggi, con i suoi avvocati si è lamentato per quanto è accaduto ieri, quando fotografi e cineoperatori hanno imperversato per alcuni minuti. "Ci hanno trattato come animali in gabbia, con tutti quei fotografi...". "Parlano di noi come dei mostri, ma non lo siamo", ha aggiunto Rosa.
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 Re: STRAGE DI ERBA: Agg.to continuo
Lunedì, 11 Febbraio : 2008
Così un testimone alla quinta udienza al Tribunale di Como
Strage Erba, ''Raffaella era terrorizzata''
In aula l'avvocato e gli amici della donna: ''Una volta i Romano lanciarono un vaso di fiori contro l'abitazione della Castagna e poi staccarono la luce''. Al processo ricostruite le liti che sfoceranno in tre procedimenti. Como, uomo ucciso dalla ex moglie. Crotone, muratore assassinato a colpi di fucile
Nella foto i coniugi Romano (Infophoto)
Como, 11 feb. (Adnkronos/Ign) - E' cominciata con la testimonianza di Claudio Ghistanzoni, legale di Raffaella Castagna, la quinta udienza del processo di Erba che vede imputati i coniugi Romano per la morte della donna, di suo figlio Youssef, della nonna del piccolo Paola Galli e di una vicina di casa Valeria Cherubini. Nell'aula al piano terra del Tribunale di Como l'avvocato ha ricostruito i tre procedimenti che, a partire dal 25 marzo 2004, vedono opposti la famiglia Castagna e i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, presenti in aula.
Uno dei procedimenti, per ingiuria, minaccia e lesioni personali, doveva essere dibattuto davanti al giudici di pace due giorni prima della strage, il 13 dicembre 2006. Un episodio che risale al 31 dicembre 2005 quando, secondo il racconto della vittima, i coniugi Romano la afferrano e la spingono per terra dopo l'ennesima lite provocandole alcune lesioni. Raffaella, spiega il legale, "aveva intenzione di ritirare la querela e di richiedere come risarcimento 3.500 euro".
Dissidi che in aula vengono ricordati anche attraverso una lettera relativa a un procedimento penale poi ritirato dalle parti del 3 aprile 2005, quando Paola Galli deve correre a casa della figlia e dove riceve minacce da parte dei Romano.
Minacce che saranno rivolte anche al padre di Raffaella, Carlo Castagna, accorso nella corte di via Diaz a Erba. Rapporti conflittuali tra le parti a partire dal 2001 che vengono confermati anche dal secondo testimone Simone Minonzio, amico di Raffaella, che ricorda alcuni episodi tra la famiglia Castagna e la famiglia Romano. Problemi a cui Raffaella cercava di porre rimedio. "Aveva riempito la casa di tappeti per attutire i rumori e a volte - spiega - ci faceva togliere le scarpe prima di entrare".
Di un episodio in particolare parlano in aula gli amici di Raffaella, del giorno del suo compleanno, il 21 agosto. In quell'occasione i coniugi Romano lanciarono un vaso di fiori contro l'abitazione di Raffaella e poi staccarono la luce. Un episodio che richiese l'intervento dei Carabinieri. ''Ci hanno lanciato un vaso di fiori contro che si è infranto sulla balaustra del balcone - afferma in aula Luca Ferrari - Per fortuna non siamo stati colpiti ma è stata tanta la paura e lo spavento. Un gesto a cui sono seguiti tanti insulti e minacce. Avevamo paura a scendere e abbiamo aspettato i Carabinieri''.
Il racconto della festa di compleanno viene confermato da altri testimoni tra cui un'altra amica di Raffaella, Consuela Latino, che aggiunge il particolare della luce. ''Mi ricordo - dichiara - che Olindo ha staccato il contatore della luce che si trova all'esterno del cortile''. In aula sono poi andate in scena le tante citofonate che i coniugi Romano facevano alla Castagna per invitarla a smetterla di fare rumore. E l'amico Luca ricorda anche quando ''Raffaella veniva a casa mia a piangere. Aveva paura di Rosa e Olindo e mi raccontava delle minacce che riceveva e che quando era incinta da loro ha ricevuto delle percosse''. ''Raffaella era terrorizzata, non preoccupata'' dice Ferrari,
Una litigiosità, quella dei Romano, che viene confermata da due ex inquilini della corte di via Diaz a Erba dove è avvenuta la strage. ''A Rosa dava fastidio che io lasciassi la finestra del bagno aperta - racconta Emma Carangelo - Lei con me ha usato sempre insulti e si è comportata male''. La donna, insieme al figlio, lasciò quell'abitazione dopo sei o sette mesi di cattivo vicinato.
La quinta udienza al Tribunale di Como si è conclusa con l'intervento di Corrado Cappelletti, addetto ai rilievi tecnici nella casa del massacro, al quale Olindo Romano chiese di poter confessare la strage. ''Sono stato io. Voglio parlare con il magistrato'' furono le parole di Olindo a Cappelletti e al suo collega, il maresciallo Antonino Finocchiaro. Una confessione che i due militari raccolsero per circa 3 ore, a partire dalla mattina del 10 gennaio, nel carcere di Como, e che l'uomo ripeterà davanti al pm per poi ritrattare tutto successivamente. Davanti al giudice oggi hanno sfilato complessivamente 12 testimoni. Il processo riprenderà lunedì prossimo, 18 febbraio.
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 Re: STRAGE DI ERBA: Agg.to continuo
Lunedì, 18 Febbraio : 2008 La Repubblica
Al processo per la strage le dichiarazioni spontanee di uno dei due imputati
"Mi dissero che parlando sarei uscito dal carcere nel giro di cinque anni"
Erba, Olindo Romano ritratta
"Mi hanno indotto a confessare"
Presente in aula a Como davanti alla Corte d'assise anche la moglie Rosa
Olindo Romano
COMO - "Mi dissero che se mi fossi liberato la coscienza, con il rito abbreviato e altri benefici sarei stato fuori in cinque anni e che mia moglie sarebbe stata immediatamente scarcerata". Olindo Romano, a sorpresa, ha preso la parola per dichiarazioni spontanee nel processo per la strage di Erba, in cui furono sterminate Raffaella Castagna, sua madre Paola Galli, suo figlio Youssuf e una vicina di casa, che lo vede imputato, con la moglie Rosa Bazzi, anche lei presente questa mattina davanti alla Corte d'assise di Como.
L'uomo ha voluto ripercorrere le ore precedenti l'interrogatorio con i magistrati, sfociato nella sua confessione, poi ritrattata. Quelle parole, riferite oggi, gliele avrebbero dette i carabinieri, intervenuti per prendergli le impronte digitali. Durante le sue dichiarazioni spontanee ha spiegato di aver subito "il lavaggio del cervello" per essere indotto a confessare la sua responsabilità nell'eccidio.
L'imputato ha raccontato quindi di essere caduto "nella disperazione" e di essere stato sostanzialmente indotto a confessare in un colloquio con i carabinieri, il 10 gennaio del 2007, prima dell'arrivo dei magistrati nel carcere del Bassone di Como. E' stato "come se mi avessero fatto il lavaggio del cervello e pensai che quello che mi avevano detto era per noi il male minore", ha affermato Olindo Romano. Poi ha spiegato: "Chiesi di parlare con mia moglie, ma mi dissero che non era possibile e che poteva essere solo il magistrato ad autorizzarlo; però, non si sarebbe presentato se non avessi confessato".
Dopo le dichiarazioni di Olindo Romano, l'udienza è proseguita con la deposizione del luogotenente Luciano Gallorini, comandante della stazione di Erba che per primo indirizzò le indagini sulla coppia di vicini di casa delle vittime. Una deposizione sofferta, in cui il maresciallo con un groppo alla gola ha fatto fatica a trattenere le lacrime ricordando l'orrore della scena del crimine.
L'11 dicembre 2006 in via Diaz 25 furono uccise quattro persone: Raffaella Castagna, suo figlio Youssef, di poco più di due anni, la madre della donna, Paola Galli e una loro vicina di casa, Valeria Cherubini. Rimase gravemente ferito, ma si salvò, il marito della Cherubini, Mario Frigerio, principale teste dell'accusa, la cui deposizione è prevista il 26 febbraio prossimo. Sarà invece sentito come testimone venerdì prossimo Azouz Marzouk, marito e padre di due delle vittime, che intanto resta detenuto per droga nel carcere di Vigevano .
(18 febbraio 2008)
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 Re: STRAGE DI ERBA: Agg.to continuo
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