TIR: DOPO IL BLOCCO E' ALLARME RINCARI
ROMA - Finito il blocco dei Tir, gli approvvigionamenti stanno tornando alla normalità e le produzioni stanno riprendendo. Resta però alta l'attenzione sulle speculazioni e sul rischio aumento dei prezzi in particolare per gli agroalimentari che, denunciano le organizzazioni agricole e dei consumatori, rischiano di aggravare le spese di Natale. Il Codacons segnala numerosi avvisi relativi a prezzi aumentati in modo incongruo.
Sarebbero i banchi del mercato i luoghi dove si consumano le più strane anomalie. Pesce fresco rincarato del 30%, verdura del 20%, frutta del 10%, carne dell'8% e uova del 5%. Dati confermati anche dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che segnala impennate al consumo dei listini, "soprattutto per la verdura e la frutta, con punte del 15-20 per cento rispetto alla scorsa settimana".
Coldiretti entra nel dettaglio: a Campo dei Fiori a Roma, le ciliegie (sono fuori stagione) avrebbero raggiunto valori record di 15 euro al chilo ed i fagiolini 12 euro mentre il prezzo del pomodoro ciliegino è di 4 euro, zucchine a 5 euro, mele fuji a 2,4 euro e clementine a 2,5 euro e l'insalata è andata esaurita nel corso della giornata. Organizzazioni agricole e dei consumatori chiedono vigilanza su fenomeni di speculazioni. Confagricoltura perla di aumenti "inevitabili" ma, aggiunge, le aziende agricole, "stanno facendo ogni sforzo per calmierarli e mantenerli nei limiti fisiologici" che (dati Istat di oggi) a novembre hanno segnato per gli alimentari un +3,7% tendenziale (ma il pane sta a +12,1% e la pasta a +7,6%).
Di tutt'altro avviso il fronte produzione e grande distribuzione. "Non ci sarà alcun aumento sugli scaffali, i prezzi resteranno quelli che erano prima del blocco e tutto sta tornando alla normalità" fanno sapere dalla Coop che, anche grazie al fatto che i Tir potranno viaggiare domenica, assicura scaffali pieni entro 2 giorni su tutto il territorio. Nel frattempo sta riprendendo anche la produzione. Entro sabato mattina i 9 stabilimenti della Barilla torneranno a regime. Le prime a rimettersi in moto saranno le linee di produzione dei 3 stabilimenti destinati alla produzione della pasta che torneranno alla normalità già da domani mattina mentre per i 6 stabilimenti dove si producono i prodotti del Mulino Bianco il ritorno alla normalità è previsto per domani sera al più tardi sabato mattina. Più difficile il ritorno alla normalità per la Bauli che ha potuto ricominciare le consegne. "Fra domani e dopodomani - afferma l'amministratore delegato di Bauli Gastone Caprini - decideremo quando riprendere le produzioni. Molto dipenderà da come andranno consegne e vendite nel week end, in ogni caso mercoledì ripartiremo".
La Bauli, come altre aziende dolciarie, concentra gran parte della sua produzione nel periodo natalizio, per queste imprese il blocco è stato "particolarmente pesante". Hanno già ripreso invece la produzione i caseifici della Granarolo ed è probabile, fa sapere il presidente di Legacoop Agroalimentare Luciano Sita, che siano richiesti turni straordinari per recuperare la produzione persa. Quanto alle consegne del latte fresco, prosegue Sita, al Nord la situazione é tornata normale mentre al Sud tutto dovrebbe regolarizzarsi entro sera. Sono infine sani e salvi i 30.000 polli allevati a Foggia che rischiavano di morire per mancanza di mangime.
AUTOTRASPORTO: ORTOFRUTTA;
CIA, ORA E' CORSA A RINCARI +20%
Concluso il fermo dei 'tir', si apre un altro fronte: quello delle speculazioni sui prezzi dei prodotti agroalimentari che faranno sicuramente più caro il Natale, anche perché tale tendenza dovrebbe proseguire nei giorni che precedono l'inizio delle feste. Già da questa mattina nei mercati si registrano al consumo impennate dei listini, soprattutto per la verdura e la frutta, con punte del 15-20 per cento rispetto alla scorsa settimana. E poi c'è il rischio che sugli scaffali arrivino alimenti la cui qualità è stata irrimediabilmente compromessa perché rimasta per troppo tempo nei camion a causa del fermo dell'autotrasporto. E' quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori. Come, purtroppo, paventato nei giorni del blocco, i rincari -avverte la Cia- non si sono fatti attendere. La prima merce che è arrivata sui mercati (pur se per la normalità piena bisognerà attendere uno o due giorni), ha subito aumenti del tutto ingiustificati. Si tratta, in particolare, di ortaggi e verdura (insalate, spinaci, sedani, finocchi, cavolfiori), i cui prezzi sono lievitati oltre il 20 per cento, con punte anche del 50 per cento. Meno appariscenti gli incrementi della frutta: più 5-8 per cento. Mentre sono rimasti pressoché stabili i prezzi delle patate e della frutta secca, che, tuttavia, avevano già fatto registrare sensibili aumenti, rispetto allo scorso anno, negli ultimi giorni dello scorso mese di novembre. Sono prodotti che, invece, sui campi non sono affatto rincarati. Di qui l'invito della Cia al governo affinché si vigili e si effettuino rigorosi controlli, proprio per stroncare rincari selvaggi. Per quanto riguarda le ripercussioni del fermo dell'autotrasporto, la Cia afferma che l'agricoltura ha subito un danno rilevante, al momento quantificabile in oltre 600 milioni di euro.
Sette giorni per scaffali pieni
Ci vorrà circa una settimana, dopo la sospensione del fermo da parte degli autotrasportatori della Cna e della Confartigianato, per ristabilire la completa normalità nella distribuzione di prodotti alimentari: è la previsione della Coldiretti che mette in guardia da speculazioni e rincari.
Pesanti le conseguenze nel terzo giorno di blocco per i rifornimenti alimentari con conseguenze sempre più pesanti per la produzione e per consumatori. Dal latte al pesce, dall'ortofrutta alle farine per non trascurare le vittime mute di tutto questo disagio: gli animali. Quelli destinati agli allevamenti e quelli che negli allevamenti rischiano di morire di fame perché non si riesce a consegnare i mangimi. Federalimentare parla di danni alle aziende del settore per 210 milioni di euro al giorno. Fedagri-Confcooperative parla di "danni incalcolabili" per l'ortofrutta.
Quattromila tonnellate di pesce sono bloccate sulle strade e in pochi giorni il settore ittico rischia di mandare in fumo 40 milioni di euro. Mentre, secondo Coldiretti, sono condannati a morire di fame 30mila polli che hanno bisogno urgente di mangime per l'alimentazione. Più circostanziato l'allarme del presidente di Avitalia, Gaetano De Lauretis: "in questo momento oltre 10 milioni di capi del settore avicolo (polli, tacchini, faraone) e cunicolo (conigli) stanno rischiando di morire di fame negli allevamenti italiani" afferma sottolineando che "a causa dello sciopero dei trasportatori scarseggiano le scorte di mangimi e già da lunedì molti animali sono senza cibo e stanno morendo",Confagricoltura denuncia una "situazione insostenibile" con carenze di foraggio, mangimi, gasolio per le serre, mancata raccolta nei campi e minaccia, di conseguenza, aumenti per i consumatori in vista di Natale.
Sempre più a rischio le consegne del latte fresco "ancora possibili nel nord Italia - sottolinea Luciano Sita, presidente di Legacoop Agroalimentare - praticamente ferme a Roma, nel Lazio, in Campania, in Puglia ed in Calabria. Abbiamo difficoltà - aggiunge Sita - anche nelle consegne di latte alle mense delle scuole e agli ospedali". Mentre Cia-Confederazione Italiana Agricoltura chiede di utilizzare i mezzi della Protezione civile, per assicurare la consegna di latte. Aumenta l'elenco delle aziende che stanno fermando la produzione: dopo Bauli anche la Barilla ha annuciato il f ermo di 9 stabilimenti. Fermi anche gli stabilimenti dei prodotti caseari di Granarolo e gli stabilimenti di macellazione di Unipeg (1.000 capi al giorno), le cui attività coinvolgono, tra addetti diretti ed indotto, 400 persone.
Sarebbero i banchi del mercato i luoghi dove si consumano le più strane anomalie. Pesce fresco rincarato del 30%, verdura del 20%, frutta del 10%, carne dell'8% e uova del 5%. Dati confermati anche dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che segnala impennate al consumo dei listini, "soprattutto per la verdura e la frutta, con punte del 15-20 per cento rispetto alla scorsa settimana".
Coldiretti entra nel dettaglio: a Campo dei Fiori a Roma, le ciliegie (sono fuori stagione) avrebbero raggiunto valori record di 15 euro al chilo ed i fagiolini 12 euro mentre il prezzo del pomodoro ciliegino è di 4 euro, zucchine a 5 euro, mele fuji a 2,4 euro e clementine a 2,5 euro e l'insalata è andata esaurita nel corso della giornata. Organizzazioni agricole e dei consumatori chiedono vigilanza su fenomeni di speculazioni. Confagricoltura perla di aumenti "inevitabili" ma, aggiunge, le aziende agricole, "stanno facendo ogni sforzo per calmierarli e mantenerli nei limiti fisiologici" che (dati Istat di oggi) a novembre hanno segnato per gli alimentari un +3,7% tendenziale (ma il pane sta a +12,1% e la pasta a +7,6%).
Di tutt'altro avviso il fronte produzione e grande distribuzione. "Non ci sarà alcun aumento sugli scaffali, i prezzi resteranno quelli che erano prima del blocco e tutto sta tornando alla normalità" fanno sapere dalla Coop che, anche grazie al fatto che i Tir potranno viaggiare domenica, assicura scaffali pieni entro 2 giorni su tutto il territorio. Nel frattempo sta riprendendo anche la produzione. Entro sabato mattina i 9 stabilimenti della Barilla torneranno a regime. Le prime a rimettersi in moto saranno le linee di produzione dei 3 stabilimenti destinati alla produzione della pasta che torneranno alla normalità già da domani mattina mentre per i 6 stabilimenti dove si producono i prodotti del Mulino Bianco il ritorno alla normalità è previsto per domani sera al più tardi sabato mattina. Più difficile il ritorno alla normalità per la Bauli che ha potuto ricominciare le consegne. "Fra domani e dopodomani - afferma l'amministratore delegato di Bauli Gastone Caprini - decideremo quando riprendere le produzioni. Molto dipenderà da come andranno consegne e vendite nel week end, in ogni caso mercoledì ripartiremo".
La Bauli, come altre aziende dolciarie, concentra gran parte della sua produzione nel periodo natalizio, per queste imprese il blocco è stato "particolarmente pesante". Hanno già ripreso invece la produzione i caseifici della Granarolo ed è probabile, fa sapere il presidente di Legacoop Agroalimentare Luciano Sita, che siano richiesti turni straordinari per recuperare la produzione persa. Quanto alle consegne del latte fresco, prosegue Sita, al Nord la situazione é tornata normale mentre al Sud tutto dovrebbe regolarizzarsi entro sera. Sono infine sani e salvi i 30.000 polli allevati a Foggia che rischiavano di morire per mancanza di mangime.
AUTOTRASPORTO: ORTOFRUTTA;
CIA, ORA E' CORSA A RINCARI +20%
Concluso il fermo dei 'tir', si apre un altro fronte: quello delle speculazioni sui prezzi dei prodotti agroalimentari che faranno sicuramente più caro il Natale, anche perché tale tendenza dovrebbe proseguire nei giorni che precedono l'inizio delle feste. Già da questa mattina nei mercati si registrano al consumo impennate dei listini, soprattutto per la verdura e la frutta, con punte del 15-20 per cento rispetto alla scorsa settimana. E poi c'è il rischio che sugli scaffali arrivino alimenti la cui qualità è stata irrimediabilmente compromessa perché rimasta per troppo tempo nei camion a causa del fermo dell'autotrasporto. E' quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori. Come, purtroppo, paventato nei giorni del blocco, i rincari -avverte la Cia- non si sono fatti attendere. La prima merce che è arrivata sui mercati (pur se per la normalità piena bisognerà attendere uno o due giorni), ha subito aumenti del tutto ingiustificati. Si tratta, in particolare, di ortaggi e verdura (insalate, spinaci, sedani, finocchi, cavolfiori), i cui prezzi sono lievitati oltre il 20 per cento, con punte anche del 50 per cento. Meno appariscenti gli incrementi della frutta: più 5-8 per cento. Mentre sono rimasti pressoché stabili i prezzi delle patate e della frutta secca, che, tuttavia, avevano già fatto registrare sensibili aumenti, rispetto allo scorso anno, negli ultimi giorni dello scorso mese di novembre. Sono prodotti che, invece, sui campi non sono affatto rincarati. Di qui l'invito della Cia al governo affinché si vigili e si effettuino rigorosi controlli, proprio per stroncare rincari selvaggi. Per quanto riguarda le ripercussioni del fermo dell'autotrasporto, la Cia afferma che l'agricoltura ha subito un danno rilevante, al momento quantificabile in oltre 600 milioni di euro.
Sette giorni per scaffali pieni
Pesanti le conseguenze nel terzo giorno di blocco per i rifornimenti alimentari con conseguenze sempre più pesanti per la produzione e per consumatori. Dal latte al pesce, dall'ortofrutta alle farine per non trascurare le vittime mute di tutto questo disagio: gli animali. Quelli destinati agli allevamenti e quelli che negli allevamenti rischiano di morire di fame perché non si riesce a consegnare i mangimi. Federalimentare parla di danni alle aziende del settore per 210 milioni di euro al giorno. Fedagri-Confcooperative parla di "danni incalcolabili" per l'ortofrutta.
Quattromila tonnellate di pesce sono bloccate sulle strade e in pochi giorni il settore ittico rischia di mandare in fumo 40 milioni di euro. Mentre, secondo Coldiretti, sono condannati a morire di fame 30mila polli che hanno bisogno urgente di mangime per l'alimentazione. Più circostanziato l'allarme del presidente di Avitalia, Gaetano De Lauretis: "in questo momento oltre 10 milioni di capi del settore avicolo (polli, tacchini, faraone) e cunicolo (conigli) stanno rischiando di morire di fame negli allevamenti italiani" afferma sottolineando che "a causa dello sciopero dei trasportatori scarseggiano le scorte di mangimi e già da lunedì molti animali sono senza cibo e stanno morendo",Confagricoltura denuncia una "situazione insostenibile" con carenze di foraggio, mangimi, gasolio per le serre, mancata raccolta nei campi e minaccia, di conseguenza, aumenti per i consumatori in vista di Natale.
Sempre più a rischio le consegne del latte fresco "ancora possibili nel nord Italia - sottolinea Luciano Sita, presidente di Legacoop Agroalimentare - praticamente ferme a Roma, nel Lazio, in Campania, in Puglia ed in Calabria. Abbiamo difficoltà - aggiunge Sita - anche nelle consegne di latte alle mense delle scuole e agli ospedali". Mentre Cia-Confederazione Italiana Agricoltura chiede di utilizzare i mezzi della Protezione civile, per assicurare la consegna di latte. Aumenta l'elenco delle aziende che stanno fermando la produzione: dopo Bauli anche la Barilla ha annuciato il f ermo di 9 stabilimenti. Fermi anche gli stabilimenti dei prodotti caseari di Granarolo e gli stabilimenti di macellazione di Unipeg (1.000 capi al giorno), le cui attività coinvolgono, tra addetti diretti ed indotto, 400 persone.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















