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Lunedì, 14 Luglio : 2008
Nel parco Ducos una «sicurezza» a senso unico
CLAUDIO BUIZZA
- Brescia -
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Attorno alle 19.00 di lunedì 30 giugno mi trovavo con mio figlio al parco Ducos 2. Due auto (una volante della polizia e una dei vigili urbani) hanno varcato il cancello di ingresso e si sono fermate sui viali pedonali nel parco. Sono quindi scese quattro persone: due poliziotti precedevano un vigile ed una vigilessa. - Era chiaro che non si trattava di un’operazione di pronto intervento, poiché i quattro si sono avvicinati a passo lento verso i pochi stranieri presenti nel parco. Non un raggruppamento, no: piccoli gruppi di due, tre persone, giovani o mediamente giovani. Non consumavano cibo, non giocavano, non stavano facendo schiamazzi, non vendevano. - Stavano semplicemente nel parco. - A queste persone sono state poste domande e richiesti i documenti; i poliziotti hanno fatto alcune telefonate, compilato fogli. - Nessuno è stato fermato con tutta evidenza. Tutti i «controllati» alla fine hanno abbandonato il parco «spontaneamente». - In seguito anche gli altri stranieri hanno cominciato ad abbandonare il parco. - Infine le due pattuglie sono risalite sulle vetture e sono uscite dal parco. - Nessuno che non fosse con evidenza straniero è stato controllato. - Tutto si è svolto nella generale indifferenza. Alcuni frequentatori, probabilmente Bresciani autoctoni, hanno continuato a fare jogging e a curare il proprio corpo facendo ginnastica. - Anch’io ho lasciato il parco, con un senso d’inquietudine e di fastidio. - È questa la città che vogliono i Bresciani? - È questo il tanto proclamato spirito di convivenza? - È questo il messaggio cristiano che secondo molti permea la società bresciana? Che pensano di tutto ciò coloro che ogni giorno si dichiarano autentici interpreti e difensori dei valori cristiani? - È questo il finalmente riconquistato senso di sicurezza? - È questa una delle sbandierate azioni di prevenzione dalla violenza? - Naturalmente i delinquenti erano altrove, non in un parco urbano seduti sull’erba alle sette di sera. - Evidentemente nessuno dei controllati stava progettando attentati. - Ho trovato quanto avvenuto estremamente umiliante. - Prima ancora per me, piuttosto che per coloro che sono stati sottoposti a quella forma di controllo del tutto ingiustificata che li ha convinti a lasciare il parco (e probabilmente a non tornarci in futuro), ma non gratuita. - Se questa è una faccia della brescianità di cui oggi è così di moda parlare, ed anche in questo caso è in atto la competizione per stabilire chi sia il più autentico interprete, ne faccio volentieri a meno, e penso che il futuro dei giovani sarà molto triste se cresceranno in questo clima e nell’indifferenza generale per ciò che sta avvenendo. - Infine due domande: è davvero così sottile, da risultare impercettibile, la linea di confine tra la doverosa ed auspicata da tutti attività di sorveglianza e prevenzione e quella di controllare solo i più deboli e socialmente riconoscibili? - Inoltre: era necessario entrare con le auto nel parco quando a 10 metri un parcheggio pubblico era pressoché vuoto?
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















