Torna la ruota per gli abbandonati
Al Civile, come nel Medioevo, uno «sportello» per accogliere i neonati non voluti
di Lisa Cesco
E’ protetta dal giardino che affaccia su via Dal Monte, accanto all’ingresso dipendenti del Civile, la «Ruota per la vita», che sul modello delle antiche ruote degli esposti accoglierà i neonati, per evitare abbandoni nei cassonetti e altre pratiche analoghe. Il progetto è promosso dal Rotary Club Rodengo Abbazia e condiviso dagli Spedali Civili, con la realizzazione sul muro di cinta dell’ospedale, in un’area isolata pensata per proteggere la privacy, di una struttura con un’anta apribile, che consente di depositare in sicurezza i neonati, mantenendo l’anonimato.
Non appena il bambino viene introdotto nello spazio predisposto un sensore elettronico ne avvisa la presenza, attivando gli infermieri e i medici della Terapia intensiva neonatale, nell’attiguo Cubo bianco, al quale il sistema è collegato. Una volta richiuso lo sportello, si attiva una telecamera collegata con la Sicurezza, per individuare se effettivamente ci sia un bambino nella ruota, mentre lo sportello non può più essere riaperto dall’esterno, per una questione di sicurezza e per impedire che altri prelevino il neonato consegnato alle cure dell’ospedale.
«Quando ci è stato proposto di attivare la ruota la perplessità era tanta, ci siamo chiesti se era davvero necessario ripristinare un istituto che ha origini medievali, legato alla disastrosa situazione dell’infanzia in quei secoli», ha spiegato il direttore generale del Civile, Lucio Mastromatteo, nel corso dell’inaugurazione del nuovo servizio, cui sono intervenuti il vescovo di Brescia, monsignor Giulio Sanguineti, la vice presidente della Regione Lombardia, Viviana Beccalossi, l’assessore Guido Bonomelli in rappresentanza della Provincia e l’assessore Fabio Capra per il Comune.
«Poi - ha continuato il direttore Mastromatteo - ci siamo resti conto, anche per i casi recenti di bambini abbandonati, di quanta fragilità ci sia ancora e di come un ospedale debba farsi carico di queste emergenze, cercando di dare un senso alla vita. La ruota ha trovato un’adesione immediata da parte delle istituzioni, in primis la Regione Lombardia. Crediamo che chi è disperato potrà trovare qui una risposta, oggi come nel 1400».
Proprio da un fatto di cronaca, l’ennesimo abbandono nel cassonetto di un neonato (l’ultimo nella nostra provoncia si è verificato a Pralboino), il Rotary ha maturato l’idea di dotare anche Brescia di uno sportello tecnologico, facilmente accessibile dalla strada, sicuro e rispettoso dell’anonimato, come quelli che sono già in funzione da alcuni anni in Germania, Svizzera e Austria, e di recente anche in città italiane come Roma, Aosta, Treviso, Civitavecchia, Firenze, Padova, Palermo e Bergamo.
«Non si tratta di attività di carità - precisa Umberto Maggi, presidente del Rotary Club Rodengo Abbazia, che ha sostenuto il costo complessivo della ruota, 20 mila euro -. E’ uno strumento di salvaguardia del diritto alla vita del fanciullo, come sancito dall’Onu, per dare una opportunità ai neonati di essere accolti in sicurezza e dati in adozione: una rivisitazione in chiave moderna della «ruota» che in secoli lontani consentiva di affidare a monasteri e ospizi i bambini che non potevano essere nutriti e cresciuti dalle famiglie».
Si è detta inizialmente combattuta la vice presidente della Lombardia, chiedendosi se questo fosse davvero un segno di progresso per la Brescia ricca e civile. «Ma alla luce dei bisogni che emergono, della forte presenza extracomunitaria che si fa portatrice di nuove esigenze, credo alla fine che questo sia un momento felice, per cominciare a dare risposte che non riguardano il futuro, ma il nostro presente», ha affermato Viviana Beccalossi, ricordando che per fare ancora meglio bisognerebbe mettere mano alla legislazione vigente, per facilitare le adozioni e ridurre le attese di anni di molte famiglie.
«Chi porta qui il proprio bambino ha comunque rispettato la vita, al costo di fare questo passo - ha concluso il vescovo -. E’ a queste famiglie che bisogna dire “non vi lasciamo soli”».
Non appena il bambino viene introdotto nello spazio predisposto un sensore elettronico ne avvisa la presenza, attivando gli infermieri e i medici della Terapia intensiva neonatale, nell’attiguo Cubo bianco, al quale il sistema è collegato. Una volta richiuso lo sportello, si attiva una telecamera collegata con la Sicurezza, per individuare se effettivamente ci sia un bambino nella ruota, mentre lo sportello non può più essere riaperto dall’esterno, per una questione di sicurezza e per impedire che altri prelevino il neonato consegnato alle cure dell’ospedale.
«Quando ci è stato proposto di attivare la ruota la perplessità era tanta, ci siamo chiesti se era davvero necessario ripristinare un istituto che ha origini medievali, legato alla disastrosa situazione dell’infanzia in quei secoli», ha spiegato il direttore generale del Civile, Lucio Mastromatteo, nel corso dell’inaugurazione del nuovo servizio, cui sono intervenuti il vescovo di Brescia, monsignor Giulio Sanguineti, la vice presidente della Regione Lombardia, Viviana Beccalossi, l’assessore Guido Bonomelli in rappresentanza della Provincia e l’assessore Fabio Capra per il Comune.
«Poi - ha continuato il direttore Mastromatteo - ci siamo resti conto, anche per i casi recenti di bambini abbandonati, di quanta fragilità ci sia ancora e di come un ospedale debba farsi carico di queste emergenze, cercando di dare un senso alla vita. La ruota ha trovato un’adesione immediata da parte delle istituzioni, in primis la Regione Lombardia. Crediamo che chi è disperato potrà trovare qui una risposta, oggi come nel 1400».
Proprio da un fatto di cronaca, l’ennesimo abbandono nel cassonetto di un neonato (l’ultimo nella nostra provoncia si è verificato a Pralboino), il Rotary ha maturato l’idea di dotare anche Brescia di uno sportello tecnologico, facilmente accessibile dalla strada, sicuro e rispettoso dell’anonimato, come quelli che sono già in funzione da alcuni anni in Germania, Svizzera e Austria, e di recente anche in città italiane come Roma, Aosta, Treviso, Civitavecchia, Firenze, Padova, Palermo e Bergamo.
«Non si tratta di attività di carità - precisa Umberto Maggi, presidente del Rotary Club Rodengo Abbazia, che ha sostenuto il costo complessivo della ruota, 20 mila euro -. E’ uno strumento di salvaguardia del diritto alla vita del fanciullo, come sancito dall’Onu, per dare una opportunità ai neonati di essere accolti in sicurezza e dati in adozione: una rivisitazione in chiave moderna della «ruota» che in secoli lontani consentiva di affidare a monasteri e ospizi i bambini che non potevano essere nutriti e cresciuti dalle famiglie».
Si è detta inizialmente combattuta la vice presidente della Lombardia, chiedendosi se questo fosse davvero un segno di progresso per la Brescia ricca e civile. «Ma alla luce dei bisogni che emergono, della forte presenza extracomunitaria che si fa portatrice di nuove esigenze, credo alla fine che questo sia un momento felice, per cominciare a dare risposte che non riguardano il futuro, ma il nostro presente», ha affermato Viviana Beccalossi, ricordando che per fare ancora meglio bisognerebbe mettere mano alla legislazione vigente, per facilitare le adozioni e ridurre le attese di anni di molte famiglie.
«Chi porta qui il proprio bambino ha comunque rispettato la vita, al costo di fare questo passo - ha concluso il vescovo -. E’ a queste famiglie che bisogna dire “non vi lasciamo soli”».
- Horacio Verbitsky
















