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TOUR-POSITIVO ALL'EPO,FINISCE LA FAVOLA DI RICCO': sviluppi
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Messaggio TOUR-POSITIVO ALL'EPO,FINISCE LA FAVOLA DI RICCO': sviluppi 
 

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Giovedì, 17 Luglio : 2008

TOUR: POSITIVO ALL'EPO,
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FINISCE LA FAVOLA DI RICCO'


ROMA - Un viaggio all'inferno, forse senza ritorno. Finisce tra i fischi, prima, e in una triste gendarmeria francese, poi, la parabola di Riccardo Riccò al Tour de France: l'astro nascente del ciclismo italiano, lo stesso che solo qualche giorno fa aveva riacceso il tifo sui tornanti pirenaici, è stato trovato positivo all'epo. Doping, dicono le analisi che hanno rilevato tracce di eritropietina di ultimissima generazione a un controllo effettuato l'8 luglio, prima della crono di Cholet: cacciato dalla Grande Boucle, ad aspettare il modenese i gendarmi che lo hanno interrogato a lungo.

Su di lui è aperta un'inchiesta preliminare, ma resta in stato di fermo, nell'attesa di raccontare la propria verità al giudice. Intanto, però, davanti al magistrato francese, ha negato di avere fatto uso di sostanze proibite, ma la sua favola di atleta destinato a sostituire Marco Pantani, nel cuore dei tifosi italiani, è già finita. Di certo, l'atleta emiliano, dopo essere volato in due tappe pirenaiche, è atterrato bruscamente in una fresca mattina francese, fra fischi e offese, esposto al pubblico ludibrio. E per lui si prospetta una notte da incubo, nella gendarmeria di Mirepoix, un centro di 4 mila abitanti, che sorge nel sud-est della Francia.

Lì, fra quattro mura, Riccò avrà tempo e modo per riflettere, nell'attesa delle controanalisi. Strana storia, la sua. Non volevano promuoverlo fra i prof, perché in possesso di un valore dell'ematocrito troppo alto (51), ma Riccò non ha mai perso le speranza di entrare nel ciclismo che conta: tant'é che decise di trasferirsi per una settimana a Losanna, nella capitale svizzera della lotta al doping, dove si sottopose a tutti i test che dimostrarono come madre natura lo avesse dotato di un 'valore aggiunto'. Quel valore dell'ematocrito era fisiologico, Riccò era una specie di 'superdotato', un 'superuomo', ma anche un predestinato. Stamattina, l'incubo frutto dell'inganno si è materializzato nel pullman della Saunier Duval, la squadra che aveva dato credito (e che si è ritirata dalla Grande boucle) a Riccò facendogli firmare un contratto fino al 2010. "Stai attento, Riccardino, noi puntiamo su di te, non tradirci, non fare sciocchezze", gli avevano detto. E lui, toccato da quelle parole che trasudavano una fiducia e un'ammirazione incondizionate, aveva giurato perfino sulla madre di impegnarsi al massimo e, soprattutto, di evitare di farsi prendere dai cattivi pensieri. Ma le ombre su di lui si erano già addensate, dopo che al Tour in due, entrambi spagnoli, erano finiti all'indice per epo.

Stessa sostanza anche per Riccò: Cera, acronimo di Continous erythropietin receptor activator, individuabile solo con macchinari supersofisticati, di cui evidentemente i francesi sono in possesso, e non in vendita in Italia. Riccò era nel gruppo dei corridori individuati dall'Agenzia transalpina per i controlli del 3 e 4 luglio scorsi, in pratica prima della partenza del Tour. Dalla sua Riccò ha la disponibilità, sempre manifestata, di non volersi sottrarre ad alcun test. "Possono controllarmi quando e come gli pare", aveva ripetuto. Tanta sicurezza aveva indispettito perfino i rivali più agguerriti e indotto a ipotizzare la nascita di una stella. Pantani era romagnolo, si diceva, Riccò emiliano, ma vive in terra di Romagna, proprio per emulare le gesta del 'Pirata'. Riccardino ha perfino scelto di vivere a Torriana, a pochi km da Rimini, per potersi allenare sulle strade del suo idolo. Quest'anno, dopo avere conquistato due tappe al Tour e sfiorato la conquista del Giro, era stato convocato per le Olimpiadi di Pechino. A breve sognava l'impresa in una tappa storica del Tour, quella dell'Alpe d'Huez, in futuro il trionfo a Parigi. Aveva una vita davanti a sé, avrà solo le pareti della gendarmeria francese. E quelle, purtroppo per lui, non si possono scalare.

  





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Messaggio RICCO' AMMETTE: HO FATTO USO DI EPO 
 

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Mercoledì, 30 Luglio : 2008

CICLISMO,

RICCO' AMMETTE:
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HO FATTO USO DI EPO


ROMA - ''Davanti alla procura antidoping mi sono preso le mie responsabilita'. Prima del Tour ho sbagliato, ho assunto la sostanza che tutti sapete. E' stato un errore soltanto mio''. Cosi' Riccardo Ricco', trovato positivo durante la corsa a tappe francese, ha confessato davanti al procuratore del Coni Ettore Torri l'uso dell'epo di ultima generazione.
Davanti alla procura antidoping, nel corso della prima udienza che si è svolta nello Stadio Olimpico, il corridore emiliano ha ammesso di avere assunto sostanze proibite alla vigilia del Tour de France, sottolineando di averlo fatto per conto proprio. "E' stato soltanto un mio errore - dice Riccò - anche per questo ho rifiutato di inoltrare la richiesta per le controanalisi. Il mio pensiero va anche alla squadra, perché per colpa mia qualcuno può aver perso il lavoro. Penso anche ai miei compagni del team che, sempre per causa mia, hanno dovuto rinunciare a proseguire la loro avventura al Tour de France". Riccò aggiunge un particolare: "Al Tour mi hanno sottoposto a diversi controlli antidoping, ma solo in due di essi è venuta fuori la sostanza che avevo assunto. Sono venuto davanti alla procura antidoping per togliermi un peso, perché mi sento in colpa e in dovere di scusarmi anche nei confronti dei miei tifosi".

"La cosa che mi ha ferito di più in tutta questa vicenda è stata l'ipocrisia dell'ambiente del ciclismo". Così Riccardo Riccò si è sfogato dopo l'audizione davanti alla Procura antidoping del Coni. "Come mi sono informato sulle conseguenze di questa sostanza che ho assunto? Basta andare su Internet e ci si informa presto. Quando l'ho presa, ero convinto di non rischiare nulla per la mia salute. Nel mio gesto non sono stato consigliato da nessuno".

  





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