(di Lucio Leante) -
Sale la tensione militare e diplomatica al confine turco-iracheno su cui pende da diversi giorni la minaccia turca un'incursione militare in Nord Iraq al fine di debellare i locali campi del Pkk: una minaccia militare che, insieme al suo gioco diplomatico, sembra stia spingendo Ankara nel grande gioco attorno all'Iraq.
Gli Usa hanno inviato oggi al confine turco-iracheno alcuni aerei spia U-2 in supporto alle operazioni militari turche anti-Pkk, dando l'impressione di seguire una tattica del "doppio binario".
Da un lato domani arriva infatti ad Ankara il segretario di stato Condoleeza Rice, supposta portatrice di un ulteriore tentativo americano di dissuadere Ankara dall' intervento in Iraq: dall'altro, la stessa Washington sta fornendo le informazioni di intelligence necessarie ai militari turchi anche al fine di quell'eventuale intervento. "Decisivo" sarà comunque l'incontro Erdogan-Bush del 5 novembre a Washington, ha confermato il ministro degli esteri turco Ali Babacan: "Da quell'incontro scaturiranno i prossimi passi della Turchia" - ha precisato.
Nel frattempo, Ankara ha confermato che "sta già attuando" sanzioni economiche (non precisate), "contro il Pkk ed i suoi complici" equiparati oggi agli stessi "terroristi" dal premier turco Tayyip Erdogan, con evidente riferimento al governo regionale nord iracheno del curdo Massud Barzani, da lui accusato di "favoreggiare" il Pkk.
Lo stesso Erdogan ha, tuttavia smentito che i (pochissimi) voli civili tra Turchia e Nord Iraq siano stati già sospesi. Gli occhi degli osservatori sono puntati sugli incontri di domani che la Rice ha voluto, anticipando i tempi, con le massime autorità turche, prima di partecipare da domani sera alla riunione ministeriale di Istanbul dei paesi vicini dell'Iraq, a cui si aggiungeranno i ministri degli esteri dei 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu, più quelli dei paesi del G8 (il ministro Massimo D'Alema vi sarà rappresentato dal sottosegretario agli esteri, Ugo Intini). "Se la Rice viene ad Ankara per riproporci una poco credibile cooperazione trilaterale turco-iracheno-americana contro il Pkk in Nord Iraq è bene che sappia che noi abbiamo bisogno di soluzioni urgenti non di continue sperimentazioni di un meccanismo che non ha mai funzionato", ha affermato Babacan.
Significativo è il fatto che il ministro degli esteri iraniano, Manusher Mottaki, abbia voluto precedere la Rice, giungendo anch'egli stasera a sorpresa ad Ankara per una visita non programmata, forse proprio per prevenire un possibile riavvicinamento improvviso di Usa e Turchia. I due paesi alleati nella Nato sono divisi dalla delusione turca sia per l'inazione degli americani contro il Pkk in Nord Iraq, sia per la mozione pendente in Congresso che riconoscerebbe, se approvata anche in seduta plenaria, il "genocidio" degli armeni del 1915-16.
Altrettanto significativo sembra il fatto che alla riunione di Istanbul abbia voluto annunciare la sua partecipazione anche il premier iracheno Nuri al Maliki, mentre vi era prevista solo quella del suo ministro degli esteri, Hoshyar Zebari (un curdo del partito Partito democratico del Kurdistan di Barzani).
"La minaccia di un'incursione militare turca in Nord Iraq ha smosso le acque e sta spingendo Ankara, forse suo malgrado, nel grande gioco attorno all'Iraq" - ha commentato un diplomatico europeo ad Ankara aggiungendo di prevedere che Washington, "alle strette, sceglierà la continuazione dell' alleanza strategica con la Turchia a quella con Barzani".
Gli Usa hanno inviato oggi al confine turco-iracheno alcuni aerei spia U-2 in supporto alle operazioni militari turche anti-Pkk, dando l'impressione di seguire una tattica del "doppio binario".
Da un lato domani arriva infatti ad Ankara il segretario di stato Condoleeza Rice, supposta portatrice di un ulteriore tentativo americano di dissuadere Ankara dall' intervento in Iraq: dall'altro, la stessa Washington sta fornendo le informazioni di intelligence necessarie ai militari turchi anche al fine di quell'eventuale intervento. "Decisivo" sarà comunque l'incontro Erdogan-Bush del 5 novembre a Washington, ha confermato il ministro degli esteri turco Ali Babacan: "Da quell'incontro scaturiranno i prossimi passi della Turchia" - ha precisato.
Nel frattempo, Ankara ha confermato che "sta già attuando" sanzioni economiche (non precisate), "contro il Pkk ed i suoi complici" equiparati oggi agli stessi "terroristi" dal premier turco Tayyip Erdogan, con evidente riferimento al governo regionale nord iracheno del curdo Massud Barzani, da lui accusato di "favoreggiare" il Pkk.
Lo stesso Erdogan ha, tuttavia smentito che i (pochissimi) voli civili tra Turchia e Nord Iraq siano stati già sospesi. Gli occhi degli osservatori sono puntati sugli incontri di domani che la Rice ha voluto, anticipando i tempi, con le massime autorità turche, prima di partecipare da domani sera alla riunione ministeriale di Istanbul dei paesi vicini dell'Iraq, a cui si aggiungeranno i ministri degli esteri dei 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu, più quelli dei paesi del G8 (il ministro Massimo D'Alema vi sarà rappresentato dal sottosegretario agli esteri, Ugo Intini). "Se la Rice viene ad Ankara per riproporci una poco credibile cooperazione trilaterale turco-iracheno-americana contro il Pkk in Nord Iraq è bene che sappia che noi abbiamo bisogno di soluzioni urgenti non di continue sperimentazioni di un meccanismo che non ha mai funzionato", ha affermato Babacan.
Significativo è il fatto che il ministro degli esteri iraniano, Manusher Mottaki, abbia voluto precedere la Rice, giungendo anch'egli stasera a sorpresa ad Ankara per una visita non programmata, forse proprio per prevenire un possibile riavvicinamento improvviso di Usa e Turchia. I due paesi alleati nella Nato sono divisi dalla delusione turca sia per l'inazione degli americani contro il Pkk in Nord Iraq, sia per la mozione pendente in Congresso che riconoscerebbe, se approvata anche in seduta plenaria, il "genocidio" degli armeni del 1915-16.
Altrettanto significativo sembra il fatto che alla riunione di Istanbul abbia voluto annunciare la sua partecipazione anche il premier iracheno Nuri al Maliki, mentre vi era prevista solo quella del suo ministro degli esteri, Hoshyar Zebari (un curdo del partito Partito democratico del Kurdistan di Barzani).
"La minaccia di un'incursione militare turca in Nord Iraq ha smosso le acque e sta spingendo Ankara, forse suo malgrado, nel grande gioco attorno all'Iraq" - ha commentato un diplomatico europeo ad Ankara aggiungendo di prevedere che Washington, "alle strette, sceglierà la continuazione dell' alleanza strategica con la Turchia a quella con Barzani".
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















