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TURISTI PEDOFILI IN AMERICA LATINA, IL TERZO MERCATO CRIMINA
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Lunedì, 06 Ottobre : 2008  Gennaro Carotenuto

 
TURISTI PEDOFILI IN AMERICA LATINA,
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IL TERZO MERCATO CRIMINALE CON NARCO E ARMI


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Sono italiani, soprattutto del Nord, ma anche nordeuropei di tutti i paesi, statunitensi e giapponesi. Ogni anno almeno tre milioni di persone rispettate e insospettabili a casa loro, partono da paesi ricchi per trasformarsi in mostri appena svoltano l’angolo. Approfittano della povertà e si sentono e quasi sempre sono impuniti. Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo un turista su cinque al mondo cerca sesso a pagamento e un sesto di questi, tra quelli che arrivano in America latina o nei Caraibi, ha un obbiettivo preciso: stuprare un bambino.
L’America latina offre paradisi naturali, cultura, musica, ma ci sono milioni di turisti che cercano altro. Bambine intorno agli 8 anni e maschietti di più o meno 12, sono i più ricercati. Ovviamente sono poveri, perché la prostituzione infantile come il lavoro minorile, hanno una diretta relazione con la povertà nella quale continua a vivere una parte importante della popolazione del continente.
Gli stupratori di bambini spendono, e rappresentano un mercato criminale floridissimo. Il turismo a quel fine è infatti al terzo posto dopo il narcotraffico e il traffico dei armi come affare per la criminalità procurando guadagni per miliardi di dollari l’anno. Se fino al decennio scorso la prima destinazione degli stupratori di bambini era soprattutto il nord del Brasile, dove secondo il “Correio Braziliense” un bambino stuprato viene pagato poco più di un Euro, il crollo verticale dell’economia messicana dopo il disastro del Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti del 1994, ha reso il paese nordamericano la prima destinazione del turismo pedofilo.
E’ difficile orientarsi tra i numeri. Al mondo almeno due milioni di bambini è costretto a prostituirsi, due terzi dei quali sono bambine ma secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità 150 milioni di bambine e 73 di bambini avrebbero subito violenze sessuali. Nonostante i numeri in Asia siano maggiori, circa un quarto delle vittime è latinoamericano (in America latina vivono 40 milioni di bambini in stato di abbandono o semiabbandono) e circa 100.000 ogni anno sarebbero nei vari paesi i bambini sequestrati dalle loro famiglie, ridotti in schiavitù e trasferiti nelle capitali turistiche per essere fatti prostituire. Nel nord dell’Argentina, si calcola che il 90% dei bambini che spariscono siano sequestrati per destinarli al mercato della pedofilia nella capitale. Nella sola Buenos Aires sarebbero costretti a prostituirsi almeno 5.000 bambine e bambini.
Per le bambine i bambini costretti alla prostituzione le conseguenze sono nefaste. Quasi sempre sono avviati o obbligati al consumo di droga e oltre al degrado psicologico e sociale al quale sono sottoposti sono esposti a violenze che vanno oltre quelle sessuali, gravidanze nel caso delle bambine e l’esposizione ad ogni tipo di malattie a trasmissione sessuale, a partire dall’AIDS.
L’UNICEF e l’Organizzazione mondiale del lavoro mettono in diretta relazione il turismo sessuale con il “sequestro di minori” e la “pornografia infantile” e vengono associati a legislazioni permissive e ad alto livello di corruzione. E se poche migliaia di bambini vengono sottratti ogni anno al loro destino l’impunità è la cifra degli stupratori che dal Nord del mondo scendono al Sud.
Quelli denunciati ogni anno sono poche centinaia ma solo pochissimi vengono effettivamente condannati. Tra questi per la prima volta, nel marzo del 2007, è stato condannato un italiano, il veronese (il veneto sarebbe la prima regione di provenienza degli stupratori di bambini italiani) Giorgio Sampec, di 56 anni. Si vantava di aver stuprato 400 tra bambini e bambine in Thailandia. E’ stato condannato dal tribunale di Milano a 14 anni di reclusione. Uno su tre milioni.

  





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