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Tv, il Pdl fa marcia indietro Salta il comma "salva Ret
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Mercoledì, 28 Maggio : 2008 La Repubblica

Il sottosegretario Romani accetta la seconda correzione al testo in due giorni
Finisce l'ostruzionismo. Testo approvato con il no di Pd, Idv e Udc


Tv, il Pdl fa marcia indietro
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Salta il comma "salva Rete4"


Romani: "Perché cantano vittoria? Resta sempre in vigore la legge Gasparri"
Veltroni: "Successo politico dell'opposizione". Donadi (Idv): "Si sono arresi, nessun patto"


DI CLAUDIA FUSANI

Walter Veltroni

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ROMA - Per 'l'opposizione è un "grande successo politico" perché la maggioranza ha dovuto fare "una clamorosa marcia indietro". Per il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani si tratta invece di "concessioni che nulla tolgono all'impianto originario della norma". La politica è "bella" anche per questo, rende possibile l'impossibile e ognuno, con i propri occhiali, può vedere la stessa cosa nel modo opposto. La sostanza, però, alla fine è una sola: l'emendamento sulle frequenze tv, infilato in gran carriera in un decreto in scadenza che parla di tutto tranne che di tv e comunicazione, è stato riformulato dal Pdl per la seconda volta in due giorni. E questa seconda correzione è tale per cui scompare quello che era il congelamento dello status quo sul fronte delle frequenze tv, cioè la sopravvivenza di Rete 4 e la non concessione delle frequenze a Europa 7.

Il guscio svuotato dell'emendamento è stato approvato in serata da un'aula spaccata a metà (286 sì, 258 no). Nonostante le correzioni Pd, Idv e anche l'Udc hanno cessato l'ostruzionismo ma hanno votato contro. Ci sarà da aspettare domani invece per l'approvazione generale del decreto per l'attuazione urgente degli obblighi comunitari, il contenitore creato dal governo Prodi che Berlusconi aveva arricchito con l'emendamento salva Rete 4.

"Rivendichiamo un importante successo politico" sorride Giovanna Melandri. "Il giudizio sul provvedimento resta molto negativo perché non si risolve la questione delle sanzioni europee e l'Italia sarà costretta a pagare", insiste Beppe Giulietti eletto con Italia dei Valori, che però aggiunge: "La nuova formulazione del testo rende onore all'opposizione". Michele Meta, capogruppo Pd in Commissione Trasporti (da cui dipende il capitolo comunicazioni), precisa che la modifica ha soprattutto il merito di "non condizionare il parere del Consiglio di Stato sulla sentenza europea, parere che deve arrivare entro l'estate".

E' salvo anche - seppur in zona Cesarini - quel metodo del dialogo su cui tanto punta il Berlusconi IV. Dialogante, infatti, è il commento di Veltroni: "Abbiamo ottenuto un risultato importante che dimostra che questa legislatura sarà molto aperta...". Più in generale il governo "ha tentato una forzatura ed è stato battuto dall'opposizione che ha esercitato le sue prerogative. Così è la vita parlamentare, la dialettica tra maggioranza e opposizione".

Inevitabili alcune domande. Perché un passo indietro così clamoroso da parte del premier? Le ipotesi si sprecano, dalle nomine Rai alla Vigilanza, fino alla stessa Gasparri. Melandri la vede così: "Abbiamo fatto un'opposizione dura e decisa fin dal primo giorno, loro hanno capito che facevamo sul serio e che potevamo far saltare tutto il decreto. E' avvenuto tutto alla luce del sole, nessun patto né trattativa". Forse, a Palazzo Grazioli si sono anche accorti che non era il caso di insistere così tanto e all'inizio della legislatura su un provvedimento clamorosamente ad aziendam.

La svolta comincia a maturare fin dalla mattina. Intorno a mezzogiorno si vedono il sottosegretario Paolo Romani e il ministro Elio Vito, Michele Vietti (Udc), Roberto Zaccaria e Paolo Gentiloni (Pd), Massimo Donadi (Idv). La trattativa riguarda il comma 3 dell'emendamento, parte del 2 e del 5. Insomma, le richieste che aveva fatto in questi giorni Michele Meta (Pd). Michele Vietti la spunta nella parte che riguarda il riferimento alle sentenze della Corte di giustizia europea e della Corte Costituzionale che hanno condannato la legge Gasparri e il piano delle frequenze. Il Pdl infatti ha voluto evitare fino in fondo ogni riferimento a questo buco nero che resta tuttora aperto. Poi accetta la formulazione che "le licenze sono convertite allineandosi alle disposizioni del presente articolo e a quelle comunitarie".

E' una possibile base di accordo, buona per tutti. Qualche ora di riflessione, nuovo appuntamento per le 15 e 30. Nella pausa tra le due riunioni arriva qualche doccia fredda. Il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto frena: "Non c'è nessuna trattativa". Antonio Di Pietro non è da meno: "Non mi convince neppure questa correzione". Mezz'ora prima della ripresa dei lavori in aula, nella sala del governo, lungo il corridoio che fiancheggia l'aula di Montecitorio, s'incontrano di nuovo Romani e Vito, Vietti, Gentiloni, Zaccaria, Melandri e Meta (Pd). La mediazione raggiunta in mattinata sta bene a tutti. Buona la prima, quindi. Si proceda.

Il più cauto, alla fine, resta il capogruppo dell'Italia dei Valori Massimo Donadi. "Prendiamo atto - dice - che se loro tolgono quelle parti dell'emendamento, le opposizioni hanno vinto una grande battaglia". Di merito: "Il primo atto del governo è stato il solito provvedimento ad aziendam, intollerabile". E di metodo: "Hanno usato il solito vecchio giochino di nascondere dietro l'urgenza un atto che non c'entra nulla".

Il sottosegretario Romani gela l'entusiasmo dell'opposizione davanti alle telecamere: "Non capisco perché l'opposizione canti vittoria. Siccome il tempo stringe ed è urgente approvare il decreto, abbiamo dato loro quello che volevano perché è più importante il decreto". L'aggiunta finale è tagliente come una lama: "Quella frase che abbiamo tolto è già presente nella Gasparri". Vero anche questo. Comunque vada, Rete4 è sempre salva. Europa 7 non avrà le sue frequenze. E l'Italia, secondo le procedure europee, resta "fuori regola".

Ecco come cambia emendamento dopo riformulazione

Nella sua riformulazione del comma 3 all'articolo 8 bis, del ddl per la "conversione in legge del decreto legge sulle disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e l'esecuzione delle sentenze della Corte di giustizia e delle Comunità europee", il governo ha eliminato tutta la parte finale. Era su questa parte in particolare che si era concentrata l'opposizione, che aveva letto tra le righe la volontà di salvare l'attuale situazione di Retequattro, la cui possibilità di trasmettere è oggetto da anni di uno scontro. Ma di fatto resta il riferimento alla legge Gasparri e quindi non viene messa in discussione la possibilità della rete di continuare la sua attività.

L'opposizione contestava anche la norma volesse interferire con la prossima pronuncia del Consiglio di stato su Europa 7. Per questo rimane la contrarietà dell'opposizione che, nonostante la soddisfazione per la riformulazione, ha comunque annunciato che voterà contro. Questo il testo del comma che rimane nella nuova formulazione: "Fermo restando quanto stabilito dalla vigente normativa in materia di radiodiffusione televisiva, il trasferimento di frequenze tra due soggetti titolari di autorizzazione generale avviene nel rispetto dell'articolo 14 del Codice delle Comunicazioni elettroniche di cui al decreto legislativo 1mo agosto 2003, n. 259 e successive modificazioni". Mentre viene eliminata la parte seguente: "La prosecuzione nell'esercizio degli impianti di trasmissione è consentita a tutti i soggetti che ne hanno titolo, anche ai sensi dell'articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, fino alla scadenza del termine previsto dalla legge per la conversione definitiva delle trasmissioni televisive in tecnica digitale, nel rispetto del programma per il passaggio definitivo alla trasmissione televisiva digitale di cui al comma 5 e dell'attuazione del Piano nazionale di assegnazione delle frequenze". Il testo sarà illustrato in aula dal sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani.

  





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