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Un napoletano alla porta del Gral
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Domenica, 27 Gennaio : 2008


Un napoletano alla porta del Gral


di Francesco Canessa, Napoli.com


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Se la partitura pretende un suono di campane – e di tali occasioni l’opera lirica ne offre un’infinità – si adoperava sino a qualche tempo fa in teatro, o anche in concerto, una sorta di forca multipla, in gergo detta trabattello da cui pendevano canne, cannine e cannone che opportunamente percosse producevano lo scampanio desiderato.

A dar di martello su di esse, necessitava un fior di musicista e nella gerarchia di palcoscenico chi vi era addetto vestiva gradi di primo maestro sostituto. La carriera di direttore d’orchestra, nel mondo dell’opera, attraversava quella mansione, era gavetta indispensabile per chi ambisse impugnare bacchetta e salire sul podio. Ora il trabattello è scomparso, al suo posto si adopera il “suono campionato” le cui cento sfumature sono nascoste in un computer affidato alla perizia non più di un maestro, ma di un sound-engineer.

Da incorreggibile tradizionalista, me ne lamentai, la scorsa estate all’Arena Flegrea, con Daniel Oren che aveva diretto Tosca con il suono delle campane del Te Deum al primo e quelle dell’Alba romana al  terzo, che straripava dagli altoparlanti. “Si fa così dappertutto, in un paio d’anni è diventata regola ormai al Met, all’Opéra di Parigi, al Covent Garden! Qui abbiamo avuto le casse difettose, per via dell’umidità!”

Sì, aveva ragione, proprio dappertutto: ho ritrovato il “suono campionato” a Roma, a Santa Cecilia, nel grande auditorium di Renzo Piano, ove si fa musica ai massimi livelli ed addirittura nel mitico Parsifal. Lo dirigeva, in forma di concerto, il maestro Daniele Gatti, che ha grande fama all’estero e che l’opera di Wagner eseguirà anche al Festival di Bayreuth, l’estate prossima, nella serata inaugurale. Le porte del tempio del Gral si aprivano sul finale del primo e poi del terzo con lo scampanio soffuso, poi crescente, forte, incalzante di un suono che campionato non pareva affatto, ma vivo, coinvolgente e commovente. Merito del sound-engineer, delle casse perfette?

Certamente  sì, ma anche – e forse principalmente – del  musicista che in orchestra stava ai timpani, il cui battere si aggiunge alle campane e con esse si fonde, dando  il senso dell’imponenza delle mura del Tempio, della eccezionalità della porta che si apre, dell’incedere dei cavalieri e l’emozione della discesa del Gral sulla loro tavola. La musicalità di quei colpi, le loro sfumature, ora morbide e calde, ora secche e drammatiche, parevano esprimere a cuore aperto la poesia della drammaturgia wagneriana. Quel timpanista è un vero artista, è giovane, si chiama Antonio Catone, ed è napoletano verace.. Il maestro Gatti lo vorrebbe in prestito per Bayreuth, mi auguro che il sovrintendente di Santa Cecilia glielo dia. Senza diritto di riscatto, però.

  





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