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UN NATALE DI INTRIGHI PER GLI OSTAGGI IN COLOMBIA
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Martedì, 25 dicembre 2007

UN NATALE DI INTRIGHI
PER GLI OSTAGGI IN COLOMBIA

 
Gennaro Carotenuto
 
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Per giorni sembrava che tre ostaggi nelle mani delle FARC in Colombia fossero sul punto di essere liberati. Sarebbe stato un segnale di speranza e di dialogo, ma anche un indubbio successo diplomatico di Hugo Chávez che in troppi avevano interesse a che fosse boicottato. Alla chiusura di questo articolo la speranza della liberazione sembra stare tramontando e ancora una volta la politica e la guerra contro l’America latina passa sulla testa delle persone.

I familiari dei 45 sequestrati in Colombia aspettano ancora. La liberazione di tre di loro sarebbe il primo concreto segnale di dialogo lanciato dai guerriglieri delle FARC. I tre liberandi, secondo l’annuncio delle FARC stesse, sono l’ex-deputata Consuelo González de Perdomo, l’ex candidata a vicepresidente Clara Rojas e suo figlio Emmanuel di quattro anni, nato in cattività dalla relazione tra Clara e un guerrigliero.

Dopo ore di speranza già domenica la senatrice colombiana Piedad Cordoba, ha però comunicato i suoi timori in pubblico: il governo colombiano di Álvaro Uribe avrebbe lanciato un’offensiva militare contro la guerriglia proprio per impedire il rilascio degli ostaggi. Alle dichiarazioni di Piedad Cordoba, che fino al 21 novembre era stata insieme a Hugo Chávez mediatrice per la liberazione degli ostaggi, il governo colombiano ha apposto una secca smentita. Ma la sostanza è che i combattimenti sarebbero in corso e della liberazione degli ostaggi non si sa più nulla.

Al cinismo della realpolitik fanno però da contraltare innumerevoli atti d’amore verso i sequestrati. Non c’è solo Ingrid Betancourt, che buca lo schermo in un’Europa che nulla sa del conflitto colombiano ed è ben poco interessata alla sorte degli altri ostaggi. Dapprima il maestro Moyano aveva attraversato il paese per chiedere la liberazione del figlio e dei suoi compagni di detenzione. Adesso i familiari degli altri ostaggi hanno inviato attraverso messaggi radio le loro voci fin nel più profondo della selva amazzonica nella speranza che si sentano accompagnati in questo Natale. Sono segni di umanità in una delle guerre più sporche del mondo.

  





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