Unione tiene: in serata voto finale.
Governo sotto su emendamento Fi
Governo sotto su emendamento Fi
ROMA - L’assemblea di Palazzo Madama dopo oltre due ore di discussione approva la class action, l’azione risarcitoria collettiva a tutela dei consumatori. Con 158 sì, 40 contrari e 116 astenuti i senatori approvato l’art. 53 bis che allarga la possibilità dei ricorsi collettivi nelle cause giudiziarie. An, Udc e Fi si sono astenuti e con loro l’ex Pdci Fernando Rossi.
Le urla in Senato
L’articolo fortemente voluto da Manzione e Bordon, che ne avevano fatto una bandiera della manovra, è stato approvato nella sua versione originale. Roberto Manzione ha rinunciato all’ultimo ritocco che voleva mettere al testo. Anche nel pomeriggio la seduta è stata particolarmente animata e nervosa. Urla in aula da parte della CdL e lo sfogo del presidente Franco Marini che con tono di voce alto e concitato ha mosso rilievi all’opposizione di fare ostruzionismo al di là di ogni regola e regolamento. «Vi richiamo alla vostra responsabilità, ieri - ha detto Marini - abbiamo fatto un patto tra gentiluomini che stabiliva il voto per stasera. Le regole dicono che finiti i tempi previsti per gli interventi c’è il dovere del voto. Queste sono le regole altrimenti non si governano più le istituzioni parlamentari».
Sì alla stabilizzazione precari della P.A
«Siamo in un parlamento e non in un’assemblea di condominio» urla dai banchi il capogruppo di Forza Italia Renato Schifani. «Non si può accettare una finanziaria che nei vari crocicchi, di notte e di giorno, prende decisioni e novità importanti per il paese». Rincara la dose il capogruppo di An Altero Metteoli: «Ci deve dare il tempo per subemendare. Basta con questo atteggiamento da magliari», riferendosi alla class action. L’assemblea aveva anche approvato in mattinata l’art. 93 sulla regolarizzazione dei precari, 200.000 in tre anni.
Il voto nella tarda serata o domani
Forse il voto finale questa sera tardi ma la CdL, come del resto già annunciato ieri, punta a far slittare a domani l’approvazione della manovra. Intanto permangono le preoccupazioni per l’atteggiamento dei diniani. In mattinata il governo era stato battuto su un emendamento di Forza Italia a causa del non voto di cinque senatori del centrosinistra, ma si era solo trattato di un «fallo di confusione» a causa del gran caos in aula al momento del voto e non di una scelta politica, come ha precisato lo stesso Lamberto Dini tra coloro che non hanno fatto in tempo a votare proprio per la confusione.
Santagata: «La Maggioranza non traballa»
Lamberto Dini in ogni caso mantiene ancora il riserbo sulla posizione definitiva che sarà adottata dal suo gruppo. «Noi ci riserviamo un giudizio complessivo quando tutti gli emendamenti saranno stati visti, approvati o respinti dall’aula, ed a quel punto decideremo. E' sotto gli occhi di tutti che il governo ha perso consensi, con questa Finanziaria non li può recuperare, e quindi c’è un quadro politico che non può non essere messo in discussione». Per il ministro per l’Attuazione del programma, Giulio Santagata, «l’importante è approvare la Finanziaria e il fatto che il via libera avverrà senza fiducia significa che la maggioranza non è così traballante». «Abbiamo fatto un buon lavoro in Commissione e in Aula e dopo anni avremo una Finanziaria approvata senza fiducia. È un buon segno dei rapporti tra Governo e Parlamento», aggiunge il ministro.
Governo battuto su un emendamento di Fi
Le dichiarazioni di Santagata sono arrivate dopo che governo e maggioranza sono stati battuti, nell’aula del Senato, su un emendamento di Forza Italia all’articolo 93 della finanziaria. I voti a favore sono stati 156, i contrari 153 e 1 astenuto. A mancare alla maggioranza sono stati i voti dei liberal democratici Lamberto Dini e Giuseppe Scalera che non hanno partecipato al voto, del senatore ’indipendente eletto all’estero l’italo-argentino Luigi Pallaro, spesso "ago" della bilancia delle votazioni a Palazzo Madama, e anche degli ulivisti Edoardo Pollastri e Graziano Mazzarello che, secondo quanto si apprende, "sbaglia" a votare. L’astenuto è invece, il senatore a vita Giulio Andreotti. Il senatore a vita Emilio Colombo è giunto in ritardo e non ha fatto in tempo a votare l’emendamento a firma FI.
Le urla in Senato
L’articolo fortemente voluto da Manzione e Bordon, che ne avevano fatto una bandiera della manovra, è stato approvato nella sua versione originale. Roberto Manzione ha rinunciato all’ultimo ritocco che voleva mettere al testo. Anche nel pomeriggio la seduta è stata particolarmente animata e nervosa. Urla in aula da parte della CdL e lo sfogo del presidente Franco Marini che con tono di voce alto e concitato ha mosso rilievi all’opposizione di fare ostruzionismo al di là di ogni regola e regolamento. «Vi richiamo alla vostra responsabilità, ieri - ha detto Marini - abbiamo fatto un patto tra gentiluomini che stabiliva il voto per stasera. Le regole dicono che finiti i tempi previsti per gli interventi c’è il dovere del voto. Queste sono le regole altrimenti non si governano più le istituzioni parlamentari».
Sì alla stabilizzazione precari della P.A
«Siamo in un parlamento e non in un’assemblea di condominio» urla dai banchi il capogruppo di Forza Italia Renato Schifani. «Non si può accettare una finanziaria che nei vari crocicchi, di notte e di giorno, prende decisioni e novità importanti per il paese». Rincara la dose il capogruppo di An Altero Metteoli: «Ci deve dare il tempo per subemendare. Basta con questo atteggiamento da magliari», riferendosi alla class action. L’assemblea aveva anche approvato in mattinata l’art. 93 sulla regolarizzazione dei precari, 200.000 in tre anni.
Il voto nella tarda serata o domani
Forse il voto finale questa sera tardi ma la CdL, come del resto già annunciato ieri, punta a far slittare a domani l’approvazione della manovra. Intanto permangono le preoccupazioni per l’atteggiamento dei diniani. In mattinata il governo era stato battuto su un emendamento di Forza Italia a causa del non voto di cinque senatori del centrosinistra, ma si era solo trattato di un «fallo di confusione» a causa del gran caos in aula al momento del voto e non di una scelta politica, come ha precisato lo stesso Lamberto Dini tra coloro che non hanno fatto in tempo a votare proprio per la confusione.
Santagata: «La Maggioranza non traballa»
Lamberto Dini in ogni caso mantiene ancora il riserbo sulla posizione definitiva che sarà adottata dal suo gruppo. «Noi ci riserviamo un giudizio complessivo quando tutti gli emendamenti saranno stati visti, approvati o respinti dall’aula, ed a quel punto decideremo. E' sotto gli occhi di tutti che il governo ha perso consensi, con questa Finanziaria non li può recuperare, e quindi c’è un quadro politico che non può non essere messo in discussione». Per il ministro per l’Attuazione del programma, Giulio Santagata, «l’importante è approvare la Finanziaria e il fatto che il via libera avverrà senza fiducia significa che la maggioranza non è così traballante». «Abbiamo fatto un buon lavoro in Commissione e in Aula e dopo anni avremo una Finanziaria approvata senza fiducia. È un buon segno dei rapporti tra Governo e Parlamento», aggiunge il ministro.
Governo battuto su un emendamento di Fi
Le dichiarazioni di Santagata sono arrivate dopo che governo e maggioranza sono stati battuti, nell’aula del Senato, su un emendamento di Forza Italia all’articolo 93 della finanziaria. I voti a favore sono stati 156, i contrari 153 e 1 astenuto. A mancare alla maggioranza sono stati i voti dei liberal democratici Lamberto Dini e Giuseppe Scalera che non hanno partecipato al voto, del senatore ’indipendente eletto all’estero l’italo-argentino Luigi Pallaro, spesso "ago" della bilancia delle votazioni a Palazzo Madama, e anche degli ulivisti Edoardo Pollastri e Graziano Mazzarello che, secondo quanto si apprende, "sbaglia" a votare. L’astenuto è invece, il senatore a vita Giulio Andreotti. Il senatore a vita Emilio Colombo è giunto in ritardo e non ha fatto in tempo a votare l’emendamento a firma FI.
(La Stampa.it)
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).

















