NEW YORK, - Il senatore nero dell'Illinois Barack Obama e l'ex Governatore dell'Arkansas Mike Huckabeee hanno vinto i caucus (assemblee) dell'Iowa, il primo scrutinio primario in vista delle elezioni presidenziali del 4 novembre, rispettivamente in campo democratico e repubblicano. Obama ha ottenuto quasi il 38% degli scrutini, davanti all'ex senatore della North Carolina John Edwards e l'ex first lady Hillary Clinton, ambedue appena al di sotto del 30%; mentre tutti gli altri candidati sono sotto il 2%. Visti i pessimi risultati i senatori Joe Biden (Delaware) e Chris Dodd (Connecticut) si sono ritirati dalla gara. In campo repubblicano, Huckabee vince con un distacco di quasi 10 punti sul secondo, l'ex governatore del Massachusetts Mitt Romney, un mormone, che potrebbe avere perso già oggi la corsa per la Casa Bianca, nonostante i milioni di dollari investiti nell'Iowa. Se la cavano tutto sommato abbastanza bene il senatore dell' Arizona John McCain e l'ex senatore del Tennessee (ed attore di 'Law & Order') Fred Thompson, ambedue al 13%.
Tra i democratici, i risultati ottenuti da Hillary sono deludenti, anche se l'ex first lady sembra avere il vento in poppa in New Hampshire, dove si svolgeranno le primarie l'8 gennaio, quelle che non di rado in passato si sono rivelate decisive. I primi commenti a caldo giudicano positiva sia per McCain sia per l'ex sindaco di New York Rudy Giuliani la sconfitta di Romney. McCain è tra i favoriti in New Hampshire (dove Romney potrebbe andare ora molto peggio di quando inizialmente previsto), mentre le prospettive per Huckabee non sono buone nel piccolo stato del Nord-Est. Giuliani -che si trova in queste ore in Florida, lo Stato a cui punta per emergere nelle primarie del 29 gennaio- non si è impegnato a fondo nelle prime tappe, consapevole del fatto che i risultati non sarebbero stati buoni viste le sue posizioni relativamente aperte sui gay e l'aborto.
Parlando ai suoi elettori, Obama ha giocato la carta dell' unità tra Americani (ora divisi), mentre Hillary Clinton è apparsa un po' meno pugnace del solito, probabilmente scossa dai risultati tutto sommato deludenti. La senatrice dello Stato di New York, pronunciando un discorso dai toni meno battaglieri e meno trionfalistici che in passato, ha detto che non abbandonerà la corsa nonostante la sconfitta ai caucus. "Sono pronta alla campagna, sono pronta a guidare perché in questa elezione è in gioco il futuro dell'America", ha detto l'ex first lady, mentre dopo essersi proclamato secondo, Edwards ha spiegato che a suo avviso "ha vinto il cambiamento, ha perso lo status quo".
Ultima modifica di Redazione il 14 Nov 2008 12:31, modificato 2 volte in totale
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
NEW YORK,-Barack Obama, un giovane politico di colore praticamente sconosciuto fino a tre anni fa, ha vinto le assemblee democratiche dell'Iowa: un uomo nero si è aggiudicato uno stato al 90 per cento bianco. E' il segnale che aspettavano gli elettori di colore in altre corse chiave delle presidenziali americane come quella nello stato del sud della South Carolina il 26 gennaio. Ai caucus dell'Iowa Obama ha battuto Hillary Clinton e John Edwards.
Nel discorso della vittoria ha lanciato un messaggio per il cambiamento nell'unità dell'America: "Dicevano che questo paese era troppo diviso e insoddisfatto per tornare unito. Voi avete fatto quel che l'America potrà fare nel 2008: proclamare che siamo un'unica nazione, un unico popolo e che è arrivato il momento di cambiare". Per Hillary, fino a qualche settimana fa l'indiscussa frontrunner nazionale, la corsa diventa al cardiopalma. Sondaggi fuori dai seggi hanno mostrato che la forza di Obama è venuta dai giovani, da elettori che chiedevano un cambiamento, da indipendenti e dall'ala più progressista del partito.
Le donne si sono divise, metà per Hillary, metà per Barack. Gli uomini, in maggioranza, sono andati da Obama. Il senatore nero ha portato ai caucus gente che finora non era mai andata a votare, un dato guardato con molta attenzione dai politologi in un paese come gli Usa dall'affluenza elettorale cronicamente bassa. "Ha vinto il cambiamento, ha perso lo status quo", ha proclamato Edwards partendo con spirito battagliero per il New Hampshire dopo essersi proclamato il secondo arrivato. "Grande notte per i democratici. Mandiamo un messaggio di cambiamento e il cambiamento sarà un presidente democratico alla Casa Bianca nel 2009", ha detto Hillary Clinton congratulandosi con Barack e con Edwards in un discorso meno trionfalistico che in passato in cui ha avvertito gli elettori che per vincere la Casa Bianca ai democratici serve un candidato disposto a "correre la maratona", uno che poi sia pronto "fin dal primo giorno".
Le interviste ai seggi hanno mostrato che gli elettori hanno preferito il messaggio di Obama, per cambiare il modo di fare politica a Washington, a quello di Hillary basato sull'esperienza da First Lady e senatrice di New York. Il prossimo appuntamento in New Hampshire sarà determinante per il futuro scenario in campo democratico: Hillary è tuttora largamente in testa ma l'impulso ricevuto dai rivali ai caucus dell'Iowa rischia di tagliarle le gambe. In New Hampshire i democratici arriveranno comunque con due candidati in meno: i senatori Chris Dodd, che aveva puntato sull'Iowa al punto di trasferircisi temporaneamente con la famiglia, e Joe Biden, hanno annunciato il ritiro.
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
NEW YORK - Prossima fermata New Hampshire: la macchina della campagna elettorale americana ha abbandonato in massa l'Iowa, dove il democratico Barack Obama e il repubblicano Mike Huckabee sono usciti vincitori, per spostarsi nel piccolo stato del Nord Est dove si vota l'8 gennaio. Le primarie di martedì sono decisive per confermare le speranze di Obama su Hillary Clinton e John Edwards e certificare la stazza nazionale di Huckabee, l'ex predicatore battista ed ex governatore dell'Arkansas proiettato ora a fare da terzo incomodo tra Mitt Romney e John McCain.
Il day after dell'Iowa è cominciato con i candidati già tra le nevi dello 'stato granito', impegnati fin dall'alba a tutto campo in interviste televisive e comizi. John Edwards alle sei del mattino si era già mischiato ai suoi sostenitori a Manchester, Hillary Clinton e Bill a Nashua, Obama a Portsmouth. E' volato in New Hampshire anche Rudy Giuliani, l'ex sindaco repubblicano di New York che aveva bypassato l'Iowa dove si è piazzato fanalino di coda. E' cominciata intanto l'analisi del voto: unanime il giudizio che in Iowa "il cambiamento abbia vinto sullo status quo", come ha detto ieri Edwards, il democratico che alle asseblee-caucus si è piazzato secondo. Per il Wall Street Journal hanno acquistato importanza gli elettori indipendenti, in particolare per Obama e McCain. Sul New York Times, la vittoria dei due outsider ha fatto pensare a un "terremoto" al commentatore conservatore David Brooks.
L'Iowa ha fatto scoprire agli americani che Obama può andare in un testa a testa con Hillary e vincere e che i soldi di Mitt Romney e la sua famiglia da cartolina non sono una garanzia di vittoria, ha sostenuto Mike Halperin su Time. In campo repubblicano il voto di ieri ha dimostrato che un candidato come McCain può bypassare l'Iowa e essere ancora ben piazzato per vincere dopo. Ha provato anche a tutti i livelli che non tutti gli americani sono arrabbiati per quel che succede in America come John Edwards ma che il paese sta attraversando una crisi di autorità dopo sette anni di George W. Bush. In New Hampshire i candidati sono atterrati sulle ali di un sondaggio Reuters/C-Span/Zogby che vede Hillary e McaCain ancora in testa ma che è stato condotto prima della vittoria di Obama e Huckabee. Hillary batterebbe Obama 32 a 26% con Edwards terzo al 20%. Tra i repubblicani, McCain al 34% sconfiggerebbe Romney di quattro lunghezze con Huckabee al 10%.
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
I sondaggi danno Barack in testa di dieci punti in New Hampshire. Ma, secondo Drudge Report, i pronostici sarebbero contro l'ex First Lady in tutta l'America.
NEW YORK - Valanga Obama: anche la rilevazione quotidiana della Cnn lo dà in schiacciante vantaggio su Hillary Clinton nelle primarie democratiche che si terranno domani nel New Hampshire. Il senatore nero di Chicago otterrebbe secondo il sondaggio il 39% dei voti contro il 29% della senatrice di New York ed ex first lady. La cosa più impressionante però è la rapidità con cui Barack Obama, già trionfatore delle primarie nello Iowa, avrebbe costruito questo vantaggio: il sondaggio per Cnn è stato condotto fra sabato e domenica, e la precedente rilevazione pubblicata sabato sera dava Obama e Clinton appaiati al 33% . John Edwards è sempre terzo ma cala dal 20 al 16% delle preferenze.
E di fronte a pronostici tanto eclatanti, secondo Drudge Report, il blog politico di Matt Drudge che cita fonti vicine all’ex first lady, Hillary Clinton mediterebbe addirittura il ritiro. Non solo per la probabile sconfitta in New Hampshire ma soprattutto perché sarebbe in difficoltà anche nei sondaggi nazionali che fino a oggi l’hanno data come assoluta favorita. Anche i finanziatori della sua campagna elettorale avrebbero chiuso i cordoni della borsa.
Un'ipotesi che la senatrice ha provveduto subito a smentire in un'intervista rilasciata alla Cbs per ribadire che «qualsiasi cosa accada», resterà in pista. «Andremo avanti fino al 5 febbraio», ha detto. Commentando: «Ho sempre pensato che sarebbe stata una corsa davvero dura e sono pronta a tutto».
Il 5 febbraio vanno alle urne 22 stati e a quel punto sia in campo democratico che repubblicano l’identikit del candidato alla presidenza dovrebbe essere definito.
Intanto, secondo i pronostici, la battaglia per il New Hampshire è già compromessa. Obama, il senatore dell’Illinois ha 12 punti percentuali di vantaggio sulla collega di New York anche secondo un sondaggio condotto da American Research Group con interviste telefoniche tra il 4 e il 5 gennaio. Obama potrebbe contare sul 38 per cento del consenso contri il 26 per cento di Clinton. L’ex senatore della Carolina del Nord John Edwards è in terza posizione con il 20 per cento dei consensi.
Il distacco tra Obama e Clinton è grossomodo lo stesso rilevato da un altro sondaggio diffuso nella giornata di ieri, quello dell’istituto Rasmussen che vede Obama con il 39 per cento dei consensi e Clinton in calo al 27 per cento
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ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
"Non vuole il Patriot Act e lo ha votato, è contro la guerra e ha approvato i fondi"
MAURIZIO MOLINARI
INVIATO A MANCHESTER (NEW HAMPSHIRE) - Cravatta gialla, camicia a quadretti e piccoli occhi vispi celesti Mark Penn è il guru elettorale di Hillary Clinton, già consulente del marito Bill e di Tony Blair. È a questo mastino liberal che spetta il compito di demolire il fenomeno-Obama, e quando entra nella spin-room del Saint Anselm College fa capire che la strategia scelta è di «presentare agli elettori il vero volto di un candidato che si contraddice» fino al punto da apparire «un ipocrita»: Barack sarà anche un ottimo oratore ma quanto a fatti concreti non potrebbe essere più scarso.
Perché accusa Barack Obama di essere un ipocrita?
«Ha detto che era contro il Patriot Act ma poi al Senato ha votato a favore, ha costruito la sua campagna sull’opposizione alla guerra di Bush in Iraq, ma ne ha autorizzato i fondi da parte del Congresso, sulla riforma sanitaria cambia idea in continuazione al punto che è difficile tenere il conto delle posizioni che ha avuto. Mi pare che ce ne sia a sufficienza per giudicare l’affidabilità di questo candidato. Agli americani piacciono i confronti seri, non piace essere ingannati».
Ritiene che questi vostri attacchi negativi contro Barack Obama possano frenare il suo momento favorevole, soprattutto fra i giovani elettori?
«Dopo i caucus dell’Iowa siamo entrati nella fase in cui non si può continuare a chiudere gli occhi sulle contraddizioni di Obama, come quella sull’energia. Dice di essere contro le scelte del presidente Bush, ma ha poi votato senza battere ciglio a favore della legge dei repubblicani. È giunto il momento di parlare delle cose serie che riguardano il futuro dell’America». È per questo che Hillary Clinton ha affondato i colpi contro Obama nel dibattito? «Hillary ha riportato il dibattito presidenziale alla realtà, in maniera molto concreta. Altri avrebbero preferito restare sul vago. Ma una campagna presidenziale non è solo questione di toni e sorrisi, frasi ad effetto e battute che fanno ridere, ciò che conta sono le azioni compiute perché servono a dimostrare chi è il candidato migliore per difendere gli interessi della nazione. Le incertezze del senatore Obama ora sono sotto gli occhi degli elettori, saranno loro a decidere. A partire dal voto in New Hampshire».
L’accusa a Obama di fare «flip-flop», di contraddirsi, è molto simile a quella con cui Karl Rove aiutò George W. Bush a sconfiggere il democratico John Kerry quattro anni fa, si sta ispirando a lui?
«Bush gettò ingiustamente fango su Kerry, gran parte di quegli attacchi erano basati su bugie. Noi siamo concentrati sul vero curriculum di Obama. Il dibattito è sulla sostanza dei candidati in lizza. Dobbiamo scegliere un presidente capace di fare ciò che dice, di essere davvero affidabile, serio».
Crede che dopo la sconfitta in Iowa un nuovo passo falso di Hillary Clinton in New Hampshire sarebbe decisivo per consegnare la nomination democratica a Obama?
«C’è ancora tempo prima dell'assegnazione della nomination. Siamo solo all’inizio. Ma riguardo all’esito molto dipenderà dai media: devono esaminare il curriculum di Obama proprio come fanno ogni giorno con quello di Hillary. Non ci possono essere due pesi e due misure. Obama ha votato al Senato contro l’assistenza sanitaria universale e a favore della legge sull’energia scritta da Dick Cheney. È giusto che gli elettori lo sappiano prima di andare a votare».
I sondaggi dicono che la principale forza di Obama è di essere percepito come il candidato del cambiamento. Qual è la vostra contromossa?
«Il vero cambio è Hillary perché da 35 anni è impegnata a riformare l'America. Mentre Obama nel breve periodo passato al Senato di Washington si è dimostrato in costante contraddizione con se stesso».
Cosa si aspetta da questa campagna presidenziale?
«Che sarà una lunga e dura».
Obama e Edwards sembrano giocare il tandem con attacchi incrociati contro Hillary. Si aspettava questa alleanza?
«Nessuna sorpresa. C’erano dei segnali. Gli elettori giudicheranno».
Chi è Mark Penn
53 anni, è il guru elettorale di Hillary Clinton, già consulente del marito Bill e di Tony Blair. Può essere considerato il maggior artefice della rielezione di Bill Clinton avendo condotto la campagna elettorale del 1996 in cui il candidato democratico sconfisse il repubblicano Bob Dole. E’ stato consulente di circa 500 enti e istituzioni e di non menodi 25 capi di Stato. Nell’81 è stato dietro la campagna di rielezione del primo ministro di Israele, Menachem Begin.
ViviCentro (art. 19 e 21)
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"Rappresenta il vecchio potere, per difendersi sa soltanto buttarci fango addosso"
MAURIZIO MOLINARI
INVIATO A MANCHESTER (New Hampshire) - Che si trovi a duellare con Hillary Clinton in un dibattito tv, a decidere le mosse della campagna nel quartier generale di Manchester o a parlare ai fan nell'auditorium del liceo Salem, Barack Obama ha sempre a fianco David Axelrod, il consigliere politico famoso per l'abilità nel far eleggere candidati afroamericani con voti bianchi. Ci è riuscito nel 1987 con Harold Washington, diventato sindaco di Chicago, nel 2004 con Obama al Senato e nel 2007 con Deval Patrick governatore del Massachusetts. Ora l'obiettivo è il primo presidente afroamericano ed è sicuro di riuscire perché «Obama è il futuro». Baffi non curati, scarpe da ginnastica verdi, pantaloni vecchi e giacca sdrucita, Axelrod ha ancora il look del Lower East Side operaio di New York dove nacque 51 anni fa. Ma l'aspetto trasandato e la voce bassa non devono trarre in inganno sulla determinazione nel voler vincere le presidenziali. Il primo ostacolo resta Hillary «che incarna il vecchio sistema di potere di Washington».
Come rispondete ai duri attacchi di Hillary, che accusa Obama di mentire sul suo curriculum politico?
«Gli attacchi di Hillary e del suo team non ci spaventano. Siamo portatori di cambiamento ed è nota la determinazione con cui il sistema di potere a Washington si difende. Quando è attaccato questo vecchio potere reagisce gettando fango. E' quanto stanno facendo contro di noi. Ma non gli servirà a molto. La voglia di cambiare degli americani è grande».
Hillary ha ricordato che Obama votò il Patriot Act. E' vero?
«Non è vero, quando il Patriot Act venne approvato Obama non era neanche in Senato, ciò che ha approvato sono revisioni votate in seguito. Questi attacchi nascono dalla debolezza da chi li lancia. Lo stesso vale per l'aborto. Come si fa a suggerire che Obama è contro l'aborto quando da anni sostiene i pro-abortisti in Illinois?».
Sta dicendo che è Hillary ad essere una bugiarda...
«La gente capisce bene. Lei si sente in bilico e va all'attacco».
Non temete un suo ritorno in New Hampshire?
«Hillary non ci preoccupa. Non accettiamo la discussione sulle presunte contraddizioni di Obama. Siamo alle ultime battute in New Hampshire e ci vogliono trascinare dove non vogliamo andare. In casi simili chi attacca è peggio di coloro che vengono attaccati».
L'ex presidente Clinton è impegnato a sostenere la moglie. Non vi imbarazza trovarvelo contro?
«Ci sono molti democratici che amano ancora Bill Clinton, me incluso. Ma il suo nome non è sulla scheda. Come lui stesso ha detto più volte "le campagne elettorali sono sul futuro, non sul passato". Barack Obama rappresenta il futuro».
Molti ritengono che il tallone d'Achille di Obama sia l'inesperienza, lo accusano di non aver fatto nulla di notevole da quando è al Senato. Cosa risponde?
«Obama ha lavorato con il senatore repubblicano Lugar sulla legge per raccogliere armi nucleari nell'Est. Ha fatto approvare la riforma etica anti-lobbisti più importante dal Watergate. E grazie a lui è passato il "Google Bill" con il quale l'intero bilancio federale è online».
Obama ha detto che le tribù dell'Anbar hanno iniziato a cooperare sulla sicurezza dopo la vittoria dei democratici al Congresso nel 2006. Non le sembra una tesi difficile da dimostrare?
«Il punto che Obama voleva sottolineare è che in Iraq mancano i progressi politici. Dobbiamo ritirare le truppe per evitare di dover fare i poliziotti in una guerra civile».
Ma in realtà le violenze stanno diminuendo, proprio grazie ai rinforzi che non volevate. Sull'Iraq avete sbagliato?
«Si parla molto della diminuzione delle violenza ma in realtà ciò che conta sono i progressi politici e sono finora limitati. Dobbiamo accelerarli facendo sapere che non resteremo lì a lungo. Devono essere gli iracheni gestire politicamente il loro Paese».
Perché Obama vuole mandare le truppe in Pakistan contro Al Qaeda?
«Le aree tribali del Pakistan al confine dell'Afghanistan sono controllate da Al Qaeda, che ha ucciso 3 mila americani. Come presidente Obama avrà l'obbligo di occuparsi di questa situazione intollerabile».
Vincerete la Casa Bianca?
«Stiamo sfidando un establiment molto resistente, determinato. Ma la nostra lotta andrà avanti. Gli attacchi che subiamo in New Hampshire solo altri episodi minori di un conflitto più grande. Il senatore Obama rappresenta questa lotta, per il cambiamento».
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
INVIATO A MANCHESTER - Hillary ha gli occhi umidi in un caffè di Portsmouth mentre Barack Obama è in cima alla scalinata dell'Opera House di Lebanon per parlare a una folla talmente grande da non poter entrare nei locali previsti per il comizio: le due opposte immagini suggellano il giorno della vigilia delle primarie del New Hampshire e fotografano le diverse sorti dei più accreditati contendenti alla nomination democratica.
Staccata nei sondaggi di oltre dieci punti da Barack Obama, l'ex First Lady è bersagliata dalle indiscrezioni su un possibile ritiro dalla gara presidenziale. A lanciarle è il sito Internet conservatore «DrudgeReport», secondo il quale questa ipotesi serpeggia nel suo team, oramai spaccato da liti intestine, con il solo James Carville - un clintoniano di ferro - a chiederle di continuare a battersi almeno fino al Super Martedì del 5 febbraio, quando si voterà in grandi Stati come New York e California.
Anche Bill Clinton sarebbe pronto a gettare la spugna, ammettendo di «non poter trasformare mia moglie in un uomo». Hillary reagisce facendo dire ai portavoce più fidati: «Continuo a battermi». Ma ha i nervi a fior di pelle e le prime ad accorgersene sono sedici elettrici incerte che incontrano Hillary al «Café Espresso» di Portsmouth. Quando una fotografa freelance presente all'incontro chiede banalmente a Hillary «come fa a tirare avanti così bene, resistendo alla fatica con i capelli sempre a posto?», la risposta all'inizio è un banale «non è facile ma ci sono giorni nei quali qualcuno mi aiuta». Un attimo dopo però gli occhi le diventano umidi, la voce quasi si spezza e Hillary - ripresa in diretta tv dalla Abc - mostra gli occhi rossi di pianto quando dice: «Non potrei farcela se non credessi con passione che candidarsi a presidente è la cosa giusta da fare, vedo molte opportunità per questa nazione e non voglio che cada all'indietro».
Hillary è un fiume in piena, l'emozione sembra non fermarsi: «Sapete, questa candidatura è per me qualcosa di molto personale, non si tratta solo di politica, c'è chi pensa che le elezioni siano un gioco, con tanti alti e bassi ma in realtà è in gioco il nostro futuro, quello dei nostri figli, riguarda tutti noi». Che siano state lo sfogo sincero di una candidata sull'orlo del ritiro oppure un'emozione costruita a tavolino per proiettare un'immagine più umana, tesa ad allontanare quella della spietata calcolatrice, le lacrime di Hillary raffigurano comunque le difficoltà della campagna dei Clinton, evidenziata dai sondaggi e sottolineata anche dal calo di appeal di Bill.
«In alcuni eventi elettorali trova un pubblico di poche persone e c'è anche chi si addormenta», racconta il New York Times. Sul fronte opposto Barack Obama raccoglie folle sempre più grandi ovunque vada: in una scuola di Salem la coda per entrare era lunga oltre 500 metri, con la sala già piena, mentre ieri a Lebanon l'idea di aprire i battenti dell'Opera House ai fan è stata abbandonata in fretta perché non tutti sarebbero riusciti a entrare nella sala pubblica più grande della città. Così il senatore dell'Illinois ha deciso di uscire sulla scalinata e, microfono in mano, parlare alla folla di sostenitori. «Voi siete l'onda che io cavalco» ha gridato, sicuro di ottenere oggi dalle urne del New Hampshire la conferma della vittoria dell'Iowa. Al suo fianco ha ormai come alleato dichiarato John Edwards, che picchia duro contro Clinton: «Il candidato presidenziale che ha preso più fondi dalle lobby farmaceutiche non è un repubblicano ma un democratico». E il suo nome è Hillary.
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USA, OGGI LE PRIMARIE IN NEW HAMPSHIRE:
OBAMA FAVORITO
ROMA - Grida di entusiasmo, lacrime di rabbia o di commozione, promesse e proclami, e guerra dei sondaggi: a poche ore dalle tanto attese primarie in New Hampshire - quando apriranno le urne nello stato, in Italia saranno le prime ore del pomeriggio - non manca proprio nulla per surriscaldare la corsa alla Casa Bianca.
Barak Obama, vincitore per i democratici già in Iowa, è partito bene anche in New Hampshire, aggiudicandosi una prima mini vittoria, ma di buon augurio, a Dixville Notch, uno sperduto paesino nel nord dello stato vicino al confine con il Canada. Allo scoccare della mezzanotte i 17 aventi diritto al voto (gli abitanti sono solo una ventina) hanno incoronato Obama vincitore tra i democratici e John McCain tra le file repubblicane. Il senatore nero dell'Illinois ha ottenuto sette voti.
Zero preferenze invece a Hillary Clinton: un segnale, questo, considerato di cattivo augurio per il resto della giornata. In passato Dixville Notch ha azzeccato alcuni dei futuri presidenti, come ad esempio nel 1992 e nel 2000, quando scelse Bill Clinton e George W. Bush, che persero poi nel resto del New Hampshire, ma alla fine diventarono presidente. Tra i democratici, due voti sono andati a John Edwards e uno a Bill Richards, mentre tra i repubblicani, McCain ha ottenuto 4 voti, due sono andati a Mitt Romney e uno a Rudy Giuliani.
Ai primi successi di Obama, che ha raggiunto Hillary Clinton anche nei sondaggi a livello nazionale, e che tra urla di entusiasmo arringa i sostenitori con un "noi faremo la Storia, noi rimetteremo a posto il paese, cambieremo il mondo", fa da contrasto la ripida discesa di Hillary Clinton che però, indomita, ieri ha annunciato: "Continuerò a correre. Andrò avanti fino al 5 febbraio". Ma per la ex first lady, che ieri si è lasciata travolgere dall'emozione fino alle lacrime davanti a un gruppo di elettori, sembra finita l'epoca delle sue note risate.
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ALLE PRIMARIE IN NEW HAMPSHIRE
MIRACOLO HILLARY, TRIONFO MCCAIN
NASHUA (NEW HAMPSHIRE) - Le lacrime della vigilia e la caccia al voto in extremis hanno compiuto un miracolo politico per Hillary Clinton. Cancellando d'un colpo sondaggi negativi e persino voci di ritiro, la senatrice è emersa dalle primarie in New Hampshire vincente, carica di rinnovata energia e pienamente in corsa per la Casa Bianca. Un verdetto che rappresenta una brusca frenata per le ambizioni del senatore nero Barack Obama, di cui i sondaggi alla vigilia prevedevano un'affermazione schiacciante dopo la vittoria nella prima tappa in Iowa.
Nella notte della vittoria dell'ex First Lady tra i democratici, il piccolo stato nel nordest degli Stati Uniti ha offerto all'America e al mondo anche il ritorno sotto i riflettori del 'vecchio guerriero' John McCain, che per i Repubblicani si è imposto con un margine di 5-6 punti su Mitt Romney. Tra la Clinton e Obama è stato invece un testa a testa da
brivido, concluso con un distacco minimo. Del tutto smentiti sono risultati i sondaggi della vigilia, che indicavano il
senatore nero avanti di ben 10 punti. Il New Hampshire, con il suo 44% di elettori che si professano indipendenti e spesso non si schierano fino all' ingresso nel seggio, si è rivelato ancora una volta imprevedibile.
I sondaggi, aggiornati a domenica sera, sono stati ribaltati nel giro degli ultimi due giorni, quando ha dato i frutti la caccia frenetica al voto lanciata in extremis da Hillary Clinton e dal marito Bill in tutto lo stato. E ad aiutare potrebbero essere stati anche gli occhi lucidi e la commozione che la senatrice ha mostrato alla vigilia, parlando
con alcuni elettori: un'immagine diversa da quella che solitamente l'accompagna, che ha dominato i palinsesti
televisivi anche durante il giorno del voto. A differenza di quanto era avvenuto in Iowa, in New Hampshire sono state le donne, secondo le prime analisi, a dare la vittoria finale all'ex First Lady.
In New Hampshire, ha detto la Clinton ai sostenitori a Manchester, "ho trovato la mia voce... e sono venuta qui questa notte con il cuore pieno di gioia". Bill l'ha accompagnata sul palco, ma poi è sceso e l'ha lasciata sola: un altro segnale di un cambio di rotta strategico rispetto all'Iowa. Obama, nell'ammettere la sconfitta di fronte ai sostenitori riuniti in una palestra a Nashua, si è congratulato con la Clinton per la vittoria in una sfida "combattuta duramente", ma ha detto di essere ancora "incandescente" e pronto a vincere "e guidare il paese in una direzione fondamentalmente diversa".
McCain ha messo a segno un bis del trionfo che aveva ottenuto qui nella sua prima campagna presidenziale nel 2000, quando aveva sconfitto George W.Bush. All'epoca, alla vittoria in New Hampshire non erano seguiti altri successi e Bush aveva riorganizzato le truppe e ottenuto la nomination. Stavolta il panorama dei candidati repubblicani è assai più incerto. Con la campagna che si sposta nel sud, è possibile che riemerga Mike Huckabee, il vincitore della prima tappa elettorale in Iowa, che in New Hamphsire ha avuto un terzo posto di tutto rispetto scavalcando Rudy Giuliani. Insieme a McCain e Huckabee, resta in corsa ma indebolito anche Romney, che dovrà ora giocarsi il tutto per tutto nelle prossime scadenze elettorali. "Abbiamo mostrato al popolo americano cosa significa una vera rivincita", ha detto un entusiasta McCain a Nashua, ironizzando sul titolo di 'risorto' di cui dagli anni Novanta si fregia Bill Clinton, per i clamorosi ritorni in scena politici durante le elezioni presidenziali del 1992. "Sono venuto in New Hampshire - ha aggiunto - per dire la verità sul nostro paese, e la gente mi ha ascoltato. Ora passiamo al Michigan e South Carolina e a vincere la nomination", ha promesso il combattivo senatore dell'Arizona.
Hillary Clinton torna a sorridere
Alla fine ha prevalso la solidarietà femminile, l'effetto lacrime ha influenzato il voto. Data spacciata alla vigilia con una forbice di almeno dieci punti percentuali, Hillary Clinton ha ribaltato i pronostici e si è aggiudicata le primarie democratiche del New Hampshire frenando l'abbrivio del superfavorito Barack Obama nella corsa alla Casa Bianca.
Di Hillary ieri erano stati scritti i necrologi politici: l'ex First Lady "umanizzata" dal pianto ha invece vinto con il 39 per cento dei voti contro il 36-37 di Obama, il 17 per cento di John Edwards e il 5 per cento di Bill Richardson. Nulla è scontato a questo punto in campo democratico dopo il ritorno al cardiopalma della 'comeback kid', come era stato soprannominato il marito Bill sopravvissuto nel 1992 proprio in New Hampshire allo scandalo Gennifer Flowers.
"Ho il cuore pieno di gioia. In New Hampshire ho trovato la mia voce", ha detto Hillary a Manchester, tirando le fila delle montagne russe emotive degli ultimi giorni. In uno stato che ha molte donne al vertice, hanno votato per Hillary il 47 per cento delle donne, ribaltando le percentuali di elettorato femminile che aveva preferito Obama in Iowa. Obama, che ha avuto il 34 per cento del voto delle donne, si è congratulato con la rivale ma ha aggiunto che ha ancora "il fuoco addosso" ed è "pronto a andare". E anche Edwards non ha mostrato alcuna intenzione di ritirarsi nonostante il risultato: "Dopo l'Iowa e il New Hampshire ci sono ancora 48 stati in palio", ha commentato. Jay Carson, un portavoce di Hillary, ha detto alla Nbc che la situazione si è "ribaltata" sabato sera dopo che la senatrice ha cominciato a incontrare elettori a piccoli gruppi e a rispondere alle domande della gente. Determionante è stato il pianto di lunedì, ha detto l'amico Tery McAuliffe.
Altri fattori in gioco su cui hanno puntato i riflettori gli esperti: il fatto che gli individualisti abitanti del New Hampshire sono dei gran 'bastian contrari' e che gli indipendenti non sono andati in massa da Obama ma si sono divisi anche tra la senatrice di New York e il vincitore repubblicano John McCain.
McCain rinasce in New Hampshire
Il senatore dell'Arizona John McCain, 71 anni, un eroe della guerra del Vietnam, ha vinto le primarie repubblicane del New Hampshire con circa il 37% dei voti, battendo di circa 5-6 punti l'ex governatore del vicino Massachusetts, Mitt Romney, che avrà grosse difficoltà ad aggiudicarsi la nomination del 'Grand Old Party' in vista della Casa Bianca.
La vittoria di McCain, che fino a poche settimane or sono veniva dato per spacciato, era stata preannunciata dagli ultimi sondaggi ed è stata probabilmente agevolata dai mediocri risultati di Romney, battuto dall'ex governatore dell'Arkansas Mike Huckabee, nell'Iowa. Trionfalmente accolto dai suoi sostenitori, McCain, che è stato prigioniero di guerra per oltre 5 anni in Vietnam, ha detto che "abbiamo mostrato al popolo americano cosa significa una vera rivincita. Ora passiamo al Michigan e alla South Carolina e a vincere la nomination". McCain aveva vinto otto anni fa le primarie del New Hampshire contro George W. Bush, poi eletto presidente. In Michigan si voterà il 15 gennaio, in South Carolina il 19 gennaio per i repubblicani.
Il vincitore dell'Iowa, Huckabee, conquista una onorevole medaglia di bronzo con circa l'11% dei suffraqi, mentre l'ex sindaco di New York Rudy Giuliani ottiene il 9%. L'ex governatore dell'Arkansas punta ad ottenere buoni risultati negli Stati del Sud (dove i cristiani fondamentalisti come lui sono popolari), mentre Giuliani, con una strategia giudicata rischiosa, aspetta le primarie della Florida, il 29 gennaio, per tentare, con un effetto domino, di conquistare stati popolosi ed essenziali come New York, New Jersey e California il 5 febbraio, in occasione del 'super-martedi' tsunami, con primarie in 22 Stati. Chi non molla infine è Romney, l'ex organizzatore delle olimpiadi di Salt Lake City, che nonostante tutto può vantarsi di avere vinto due medaglie d'argento (Iowa e New Hampshire), e una d'oro in Wyoming, dove il 5 gennaio si sono svolte (mini) primarie repubblicane.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
NEW YORK - Hanno sbagliato tutti, ma soltanto su Hillary: gli istituti demoscopici, i giornalisti e i commentatori politici americani si chiedono oggi perché nessuno é stato in grado di indovinare o almeno di anticipare la vittoria della Clinton alle primarie democratiche del New Hampshire, ieri. Come succede sempre in questi casi, in tutti i paesi del mondo, le ragioni invocate sono tante: tra queste spiccano in prima linea le difficoltà per gli istituti demoscopici di capire i fenomeni nuovi o inconsueti.
Tra le scuse invocate per giustificare la debacle ne spiccano almeno due. Primo, i pochi giorni di spazio tra le assemblee (caucus) dell'Iowa e le primarie del New Hampshire, cinque giorni in tutto invece della tradizionale decina, non hanno lasciato il tempo necessario e sufficiente ai sondaggisti per capire che il vento stava in realtà cambiando, e decisamente. Secondo, le lacrime di Hillary, considerate l'evento chiave di queste seconde primarie, hanno inumidito gli occhi dell'ex first lady a sole 24 ore dallo scrutinio, quando gli istituti demoscopici avevano già smesso di lavorare per il New Hampshire.
Con un improvviso cambio di strategia, non si sa se spontaneo o costruito a tavolino, l'ex first lady si è emozionata in un 'diner' (i ristoranti popolari) davanti ad una decina di donne, parlando della sua battaglia politica di una vita. Le immagini, riprese in continuo da tutte le tv, hanno occupato i media fino all'apertura dei seggi, alzando un muro che ha bloccato il messaggio di Obama. Un fatto lascia però perplessi in questa prima analisi: la percentuale attribuita da quasi tutti i sondaggi ad Obama, intorno al 36% dei suffragi, era davvero giusta, mentre Hillary é stata inspiegabilmente data indietro di una decina di punti, da tutti. I sondaggi hanno inoltre azzeccato le percentuali delle primarie repubblicane, riuscendo a percepire che il senatore dell'Arizona John McCain, dato per quasi moribondo nei mesi scorsi, sarebbe tornato alla grande e avrebbe sconfitto seccamente l'ex governatore del vicino Massachusetts Mitt Romney, che giocava quasi in casa.
Forse la verità è semplicemente un'altra: la prima tappa dell'Iowa, uno immenso Stato agricolo quasi vuoto del Midwest, non conta in realtà un granché e sarebbe stata la insolita carovana di circa 2.500 giornalisti a 'gonfiare' lo scrutinio. Sembra dimostrarlo il fatto che Hillary, nel New Hampshire, ha recuperato la percentuale che è sempre stata la sua nei sondaggi a livello nazionale, appena al di sotto del 40% delle intenzioni di voto.
La sorpresa Hillary ha infine spiazzato anche le agguerritissime tv all news americane, molto prudenti ieri nel dare i risultati del testa a testa con Obama. Wolf Blitzer della Cnn, poco prima che il senatore nero riconoscesse la sua sconfitta contro l'ex first lady continuava a dire "guardate come sono vicini", mentre il suo collega Brit Humwe di FoxNews qualificava una (eventuale) vittoria di Hillary "una grande sorpresa, una grossa notizia"
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
MANCHESTER (NEW HAMPSHIRE) - Vince Hillary, spinta dalle donne. Vince John McCain, ringiovanito dall'entusiasmo popolare per il suo "parlar chiaro". Perdono Barack Obama, Mitt Romney, i media e i sondaggisti. E l'America, dopo due tappe che dovevano essere decisive - Iowa e New Hampshire - si ritrova al punto di partenza, con una gara dominata dall' incertezza e con tre democratici e quattro repubblicani ancora tutti in corsa per il premio finale: la Casa Bianca.
Le elezioni più importanti e seguite al mondo stanno rispettando i pronostici solo su un punto: in assenza di chiari favoriti e, per la prima volta dal 1928, senza un presidente o un vice in carica tra i candidati, nella campagna presidenziale americana del 2008 può accadere di tutto. E così, dopo la vittoria in Iowa dei volti nuovi Obama e Mike Huckabee (meno di 100 anni in due), in New Hampshire è stata la volta delle resurrezioni politiche. McCain, 71 anni, dato per finito solo lo scorso autunno, sulle prime pagine dei giornali americani è ora diventato 'il Lazzaro della politica'.
E la sessantenne signora Clinton può fregiarsi del titolo di 'Comeback Kid', la ragazza che torna in scena, un tempo prerogativa del marito Bill per i suoi mirabolanti recuperi elettorali. L'economia si è rivelato il tema che sta più a cuore in questo momento agli americani, e gli elettori hanno reagito scegliendo mani esperte, invece di volti nuovi. Una nuova Hillary ha lasciato il New Hampshire ringraziando gli elettori non solo per averle dato la vittoria per 39-36% su Obama, ma anche per averle fatto trovare una voce diversa, più umana e appassionata. "In questi ultimi giorni - ha confessato - ho sentito che potevo finalmente comunicare con la gente, che potevamo essere legati da un sentimento personale e profondo".
Il dibattito in Tv domenica scorsa, quando Obama e John Edwards si erano alleati per attaccarla, secondo Hillary è stato il punto di svolta. Ha capito cosa fare, è andata a parlare con la gente, con il cuore in mano, ha versato anche le prime lacrime e ha compiuto un miracolo politico. In due giorni ha ribaltato sondaggi che la davano perdente di 10 punti (e anche più, per i suoi stessi strateghi), ha conquistato il voto femminile (47-34%) e ha dato una dura lezione al giovane senatore nero. Dall'altra parte della barricata, McCain ha ripetuto la magia del 2000, quando in New Hampshire mise ko l'allora governatore del Texas George W.Bush con una campagna basata sullo slogan del "parlar chiaro". Anche stavolta, ha detto al proprio popolo in festa dopo la vittoria sulle note di 'Rocky', "sono venuto qui per dirvi la verità, vi ho detto come stanno le cose nel nostro paese, e mi avete ascoltato".
Mitt Romney, l'ex governatore mormone del Massachusetts che aveva puntato tutto su due vittorie in Iowa e New Hampshire, è stato battuto 37-32% e ha dovuto accontentarsi - nelle sue parole - "della seconda medaglia d'argento". Per il manager che salvò le Olimpiadi invernali di Salt Lake City dalla catastrofe economica, non è abbastanza: Romney sa bene che più degli altri aveva bisogno di cominciare la serie delle primarie con un medagliere d'oro. Paradossalmente, adesso per Hillary e McCain si pone la necessità di ispirarsi nelle tappe future alla strategia che Karl Rove disegnò nel 2000 per un nemico di entrambi, George W. Bush. Rove riportò in corsa Bush, dopo la sconfitta con McCain, spingendolo ad appropriarsi delle parole dell'avversario (all'epoca lo slogan era 'riforme', oggi è 'cambiamento') e ad attaccarlo senza pietà.
E' quello che la Clinton farà d'ora in poi con Obama e che McCain deve fare dentro l'affollato recinto di aspiranti presidenti repubblicani: Romney e Huckabee hanno entrambi buone chance negli stati dei prossimi voti, mentre prima o poi potrebbe arrivare il momento anche dell'ex sindaco di New York Rudy Giuliani, solo quarto in New Hampshire alle spalle dell'ex governatore dell'Arkansas, con un misero 9%. Gli avversari dei due vincitori non staranno ovviamente a guardare e Obama ha dato un assaggio del clima nuovo che si respira. Dopo essere stato per mesi il candidato del 'volare alto', ha voluto ricordare di essersi formato a Chicago, "dove siamo abituati alla politica dura e spregiudicata".
Come dire: se Hillary e Bill vogliono giocare pesante, noi della città di Al Capone non saremo da meno. Adesso la corsa alla nomination diventa anche una corsa ai soldi. Con gli stati popolosi in arrivo, la politica delle strette di mano del New Hampshire non funziona più, occorrono milioni di dollari di investimenti in spot televisivi. E' per questo che i candidati, lasciate le nevi del New England, sono ripartiti subito a caccia di finanziamenti elettorali, per investire pesantemente nelle Tv del Nevada (dove i democratici votano il 19 gennaio) e della South Carolina, ma soprattutto per prepararsi alla sfida del Supermartedì 5 febbraio, quando votano una ventina di stati.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
VOTO USA: SI RITIRA RICHARDSON,
BLOOMBERG VALUTA LA CANDIDATURA
WASHINGTON Il governatore del New Mexico Bill Richardson ha deciso di ritirarsi dalla corsa alla nomination dei democratici per la Casa Bianca. Lo rivelano fonti dello staff di quello che era diventato il primo ispanico in corsa per la presidenza, citate dai media americani: l'annuncio ufficiale è atteso nel corso della giornata di giovedì. Richardson, secondo le stesse fonti, ha compreso che il suo curriculum di alto profilo non è sufficiente per competere alla pari con le 'star' del partito come Hillary Clinton, Barack Obama e John Edwards.
Prima di diventare governatore dello stato nel sud degli Usa, Richardson è stato ministro dell'Energia nell'amministrazione Clinton e ambasciatore degli Usa all'Onu ed é stato protagonista di varie mediazioni internazionali. La decisione è stata presa dal governatore dopo il quarto posto ottenuto nelle primarie in New Hampshire, con meno del 5%, che ha fatto seguito a un risultato ancora peggiore (2%) nei caucus in Iowa. Dopo l'Iowa, si erano già ritirati altri due aspiranti presidenti democratici, i senatori Joe Biden e Chris Dodd. Nell'ultimo dibattito televisivo tra i candidati, domenica scorsa, Richardson si era schierato più volte al fianco della Clinton, per difenderla dagli attacchi di Obama ed Edwards. Una circostanza che potrebbe portare ora a un suo appoggio diretto alla senatrice di New York.
Il sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha lanciato un'attività di raccolta di informazioni e di esplorazione per valutare una possibile candidatura alla Casa Bianca come indipendente: lo rivela la Cnn, citando fonti vicine al sindaco. Secondo le stesse fonti, non si tratta di un comitato esplorativo formale, come quelli che avevano preceduto le candidature ufficiali degli attuali aspiranti presidenti, ma Bloomberg starebbe raccogliendo informazioni per prendere una decisione finale entro i primi giorni di marzo. Il passo di Bloomberg arriva all'indomani delle primarie in New Hampshire, in cui Hillary Clinton ha sconfitto Barack Obama, con cui Bloomberg è stato più volte in contatto negli ultimi tempi. Il sindaco di New York solo pochi giorni fa ha organizzato in Oklahoma un forum di politici scontenti con l'attuale scenario della corsa alla Casa Bianca.
LA CORSA ALLA CASA BIANCA RESTA UN REBUS AVVINCENTE
dell'inviato Marco Bardazzi
MANCHESTER (NEW HAMPSHIRE) - Vince Hillary, spinta dalle donne. Vince John McCain, ringiovanito dall'entusiasmo popolare per il suo "parlar chiaro". Perdono Barack Obama, Mitt Romney, i media e i sondaggisti. E l'America, dopo due tappe che dovevano essere decisive - Iowa e New Hampshire - si ritrova al punto di partenza, con una gara dominata dall' incertezza e con tre democratici e quattro repubblicani ancora tutti in corsa per il premio finale: la Casa Bianca.
Le elezioni più importanti e seguite al mondo stanno rispettando i pronostici solo su un punto: in assenza di chiari favoriti e, per la prima volta dal 1928, senza un presidente o un vice in carica tra i candidati, nella campagna presidenziale americana del 2008 può accadere di tutto. E così, dopo la vittoria in Iowa dei volti nuovi Obama e Mike Huckabee (meno di 100 anni in due), in New Hampshire è stata la volta delle resurrezioni politiche. McCain, 71 anni, dato per finito solo lo scorso autunno, sulle prime pagine dei giornali americani è ora diventato 'il Lazzaro della politica'.
E la sessantenne signora Clinton può fregiarsi del titolo di 'Comeback Kid', la ragazza che torna in scena, un tempo prerogativa del marito Bill per i suoi mirabolanti recuperi elettorali. L'economia si è rivelato il tema che sta più a cuore in questo momento agli americani, e gli elettori hanno reagito scegliendo mani esperte, invece di volti nuovi. Una nuova Hillary ha lasciato il New Hampshire ringraziando gli elettori non solo per averle dato la vittoria per 39-36% su Obama, ma anche per averle fatto trovare una voce diversa, più umana e appassionata. "In questi ultimi giorni - ha confessato - ho sentito che potevo finalmente comunicare con la gente, che potevamo essere legati da un sentimento personale e profondo".
Il dibattito in Tv domenica scorsa, quando Obama e John Edwards si erano alleati per attaccarla, secondo Hillary è stato il punto di svolta. Ha capito cosa fare, è andata a parlare con la gente, con il cuore in mano, ha versato anche le prime lacrime e ha compiuto un miracolo politico. In due giorni ha ribaltato sondaggi che la davano perdente di 10 punti (e anche più, per i suoi stessi strateghi), ha conquistato il voto femminile (47-34%) e ha dato una dura lezione al giovane senatore nero. Dall'altra parte della barricata, McCain ha ripetuto la magia del 2000, quando in New Hampshire mise ko l'allora governatore del Texas George W.Bush con una campagna basata sullo slogan del "parlar chiaro". Anche stavolta, ha detto al proprio popolo in festa dopo la vittoria sulle note di 'Rocky', "sono venuto qui per dirvi la verità, vi ho detto come stanno le cose nel nostro paese, e mi avete ascoltato".
Mitt Romney, l'ex governatore mormone del Massachusetts che aveva puntato tutto su due vittorie in Iowa e New Hampshire, è stato battuto 37-32% e ha dovuto accontentarsi - nelle sue parole - "della seconda medaglia d'argento". Per il manager che salvò le Olimpiadi invernali di Salt Lake City dalla catastrofe economica, non è abbastanza: Romney sa bene che più degli altri aveva bisogno di cominciare la serie delle primarie con un medagliere d'oro. Paradossalmente, adesso per Hillary e McCain si pone la necessità di ispirarsi nelle tappe future alla strategia che Karl Rove disegnò nel 2000 per un nemico di entrambi, George W. Bush. Rove riportò in corsa Bush, dopo la sconfitta con McCain, spingendolo ad appropriarsi delle parole dell'avversario (all'epoca lo slogan era 'riforme', oggi è 'cambiamento') e ad attaccarlo senza pietà.
E' quello che la Clinton farà d'ora in poi con Obama e che McCain deve fare dentro l'affollato recinto di aspiranti presidenti repubblicani: Romney e Huckabee hanno entrambi buone chance negli stati dei prossimi voti, mentre prima o poi potrebbe arrivare il momento anche dell'ex sindaco di New York Rudy Giuliani, solo quarto in New Hampshire alle spalle dell'ex governatore dell'Arkansas, con un misero 9%. Gli avversari dei due vincitori non staranno ovviamente a guardare e Obama ha dato un assaggio del clima nuovo che si respira. Dopo essere stato per mesi il candidato del 'volare alto', ha voluto ricordare di essersi formato a Chicago, "dove siamo abituati alla politica dura e spregiudicata".