Home    Forum    Cerca    FAQ    Iscriviti    Login
Nuova Discussione  Rispondi alla Discussione  Ringrazia Per la Discussione Pagina 1 di 1
 
Almirante: Dati ed opinioni. (sviluppi)
Autore Messaggio
Rispondi Citando  
Messaggio Almirante: Dati ed opinioni. (sviluppi) 
 

I nostri FORUM - Image - ARCHIVIO "Indici"  Image  Image News con Video  


Lunedì, 26 Maggio : 2008

La proposta nella prima seduta del Consiglio comunale capitolino
"Superare gli schemi della prima Repubblica". Strade anche per Craxi e Fanfani


Alemanno in Campidoglio
 Image
'Vie per Almirante e Berlinguer'


Ma la riunione finisce con l'opposizione che protesta perché non le è stata data la parola

Il sindaco Alemanno durante la prima seduta del Consiglio comunale

ROMA - Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno lancia la proposta di intitolare strade ai leader di destra, di centro e di sinistra della prima Repubblica. Lo ha fatto nel discorso introduttivo alla prima seduta del Consiglio comunale capitolino: "Ha suscitato scalpore il fatto che si parlasse di dedicare una strada a Giorgio Almirante. A Roma c'è una via dedicata a Lenin e, doverosamente, c'è una via Palmiro Togliatti. Dico che non bisogna seguire schemi da prima Repubblica e propongo di intitolare una strada a Berlingiuer, una a Craxi e una a Fanfani".

La proposta è stata applaudita, ma il consiglio si è chiuso malamente con i rappresentanti di opposizione che urlavano "Buffoni, Buffoni" all'indirizzo della presidenza. Motivo: l'aver chiuso la seduta senza aver dato la parola all'opposizione. E' stata subito indetta una conferenza stampa, nella quale il capogruoppo del Pd, Umberto Marroni, ha parlato a nome della minoranza: "Quella di oggi è una pagina molto negativa per il Consiglio comunale di Roma, al di là delle dichiarazioni fatte dal sindaco Alemanno sulla disponibilità al dialogo, è stato impedito all'opposizione di parlare, cosa che non è mai avvenuta". Marroni ha poi precisato "Il presidente Pomarici ha commesso una grave irregolarità e scorrettezza, perchè aveva messo al voto il prolungamento del dibattito, come peraltro concordato con il capogruppo del Pdl. Invece è stato chiuso in maniera del tutto autoritaria, facendo parlare solo il sindaco e non l'opposizione. Verificheremo la legalità dell'applicazione del regolamento".

Quattro rintocchi della campana Patarina, sul campanile del Campidoglio, hanno accompagnato il giuramento di Gianni Alemanno. Seduto tra il vice sindaco Mauro Cutrufo e l'assessore alla scuola Laura Marsilio, il sindaco di Roma ha pronunciato il suo discorso di fronte al primo Consiglio comunale della nuova amministrazione e ha giurato di osservare lealmente la Costituzione italiana. Prima dell'inizio lavori, Francesco Rutelli si è avvicinato per stringergli la mano. Non era presente, invece, l'altro sfidante delle elezioni, Luciano Ciocchetti, che si è dimesso: al suo posto siede in consiglio Dino Gasperini. Nell'Aula Giulio Cesare gremita di parenti e amici dei consiglieri vi è anche la moglie di Alemanno, Isabella Rauti e il figlio Manfredi.

Alemanno ha esordito il discorso salutando Francesco Rutelli e Francesco Storace - che si è autodefinito "consigliere transgender, nel senso che non sto né di qua né di là" - per la loro scelta di rimanere nel consiglio. "Credo che ci debba essere una collaborazione - ha detto il neo sindaco - in particolare con Rutelli, per il bene comune. Abbiamo problemi seri davanti a noi che meritano risposte serie". Il primo cittadino ha fatto il quadro della situazione: "Le condizioni da cui dobbiamo partire non sono positive. Devo dare cattive notizie al consiglio comunale rispetto al bilancio e al patto di stabilità. Dopo aver preso atto di una situazione molto deficitaria, ho chiesto un'attenta verifica alla ragioneria e al ministero del Tesoro. Entro 15 giorni daremo i dati sul bilancio comunale e sullo stato di salute delle società controllate. Dalle prime verifiche, gli esiti sono assolutamente negativi. Non ho nessuna volontà polemica, ma conoscere questi dati è il primo passo per costruire politiche future". A proposito del debito di 7 miliardi di euro del Comune di Roma, il sindaco ha assicurato: "con l'opposizione studieremo una risposta da dare a una situazione grave e pericolosa".

Nel primo Consiglio comunale, Alemanno ha messo in luce diverse tematiche. "Istituiremo un Garante della nuova cittadinanza sul modello di quanto proposto da Piva perché possa essere un punto di riferimento per coloro che vengono a vivere qui, italiani e non. Bisogna cancellare ogni dubbio sulla nostra volontà di non discriminazione".

Per quanto riguarda il nucleo famigliare ha detto: "Faremo il possibile affinchè sia riconosciuto il valore della famiglia fondata sul matrimonio tra l'uomo e la donna. La famiglia è il nostro punto di riferimento. In tutte le nostre politiche cercheremo di prestare assistenza a questo istituto dal quale non si può prescindere".

Tra le sue proposte, Gianni Alemanno ha fatto un invito al Santo Padre perchè andasse in Campidoglio. "Vorrei però che fosse una scelta di tutto il consiglio comunale". Sembra che solo la maggioranza abbia accolto di buon grado l'intenzione del sindaco che ha voluto concludere il discorso con un augurio: "Vogliamo dar vita a una rivoluzione conservatrice perché solo essendo consapevoli della propria identità si ha la forza di integrare le altre. Faremo di tutto per servire i cittadini. Viva Roma, viva l'Italia, viva l'urbe eterna".

In merito alle lamentele post Consiglio il sindaco capitolino, a margine del congresso della magistratura indipendente al Residence di Ripetta, ha precisato: "Il presidente Pomarici ha rispettato alla lettera il regolamento comunale, anche gli uffici mi hanno confermato che la sua è stata l'interpretazione più corretta. Non vedo la tragedia in quello che è successo. Le polemiche da parte dell'opposizione sono eccessive - ha aggiunto - mi dispiace che a causa di questo equivoco si sia interrotto il dibattito. Comunque il consiglio sarà riconvocato a breve, il dibattito sarà portato a termine e io potrò replicare".

Su un ipotetico input (detto da Storace) a chiudere i lavori d'aula deciso dallo stesso Alemanno, il sindaco ironizza: "Non so in base a cosa faccia queste affermazioni Storace. Forse aveva una microspia sotto al tavolo della presidenza? In realtà Pomarici, come si conviene a un presidente del consiglio, ha deciso in piena autonomia e ha rispettato il regolamento in modo fin troppo pignolo".

Ad Alemanno "sembra strano che proprio Storace dica questo visto che è stato lui, insieme a Dino Gasperini, a chiedere l'interruzione del dibattito. L'equivoco tra Pd e Pdl è quindi nato per venire incontro alle loro richieste poste anche in maniera drammatica perchè avevano paventato una violazione dei diritti dei consiglieri. Non capisco quali siano gli intenti politici di queste affermazioni".



Ultima modifica di Redazione il 31 Maggio 2008 13:19, modificato 2 volte in totale 






ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Online Profilo Invia Messaggio Privato HomePage
Download Messaggio Torna in cima Vai a fondo pagina
Rispondi Citando  
Messaggio Via Giorgio Almirante, terrorista 
 

I nostri FORUM - Image - ARCHIVIO "Indici"  Image  Image News con Video  


Lunedì, 26 Maggio : 2008

Via Giorgio Almirante,
 Image
terrorista


di Gennaro Carotenuto,

giorgio_almirante

In molti hanno scritto dell’Almirante antisemita e dell’Almirante massacratore repubblichino e ci vuole un tir di Maalox (o lo stomaco di Veltroni, “nulla fermerà il dialogo con il PDL”) per mandarlo giù.

Ben pochi invece si sono soffermati sul fatto che Giorgio Almirante fu amnistiato solo perché ultrasettantenne dal reato di favoreggiamento aggravato agli autori della strage di Peteano, nella quale tre carabinieri furono fatti saltare in aria.

Giorgio Almirante, il grande statista al quale Gianfranco Fini rende omaggio e Gianni Alemanno vuol dedicare una strada romana, per la legge italiana è dunque un terrorista complice dell’assassinio di tre carabinieri. Ecco tutta la storia.

Il 31 maggio 1972, in Peteano di Sagrado, in provincia di Gorizia, mentre in televisione trasmettevano Inter-Ajax, morirono dilaniati in un attentato il brigadiere Antonio Ferraro di 31 anni e i carabinieri Donato Poveromo e Franco Bongiovanni di 33 e 23 anni. Rimasero gravemente feriti il tenente Francesco Speziale e il brigadiere Giuseppe Zazzaro.

Nonostante i morti fossero tre poveri carabinieri (nella foto), immediatamente una cortina di depistaggi fu elevata per coprire i responsabili. Come per Piazza Fontana si diede per anni la colpa ai rossi; la strategia della tensione serviva per quello e funzionava così.
Image Tra i principali depistatori vi fu il generale Dino Mingarelli, condanna confermata in Cassazione nel 1992 per falso materiale ed ideologico e per soppressione di prove, e il generale piduista Giovanbattista Palumbo, che all’epoca era comandante della divisione Pastrengo di Milano e che aveva competenza su tutto il Norditalia, che inventò la pista rossa di sana pianta. Per difendere gli assassini di tre carabinieri, due dei maggiori in grado dell’arma delle vittime, per anni ne fecero di tutti i colori, manomettendo e facendo sparire le prove, come si legge nelle sentenze e come racconta benissimo il giudice Felice Casson in un libro intervista che uscirà in futuro.

La strage avvenne a 15 giorni dall’omicidio Calabresi e tre settimane dopo le elezioni politiche del 7 maggio nelle quali l’MSI era cresciuto fino all’8.67%, massimo storico e ad un passo dal PSI. I colpevoli materiali della strage, condannati all’ergastolo con sentenza definitiva, erano gli iscritti all’MSI friulano Carlo Cicuttini e Vincenzo Vinciguerra insieme ad Ivano Boccaccio, ucciso pochi mesi dopo i fatti in uno strano tentativo di dirottamento aereo all’aeroporto di Ronchi dei Legionari. Con Peteano c’entrano tutti, i vertici dei carabinieri, l’MSI (al quale erano iscritti tutti i terroristi) la P2, Gladio, i servizi italiani e la CIA nel pieno della strategia della tensione. Destabilizzare per stabilizzare.

Per trappolare la 500 di Peteano furono usati materiali di Gladio conservati ad Aurisina e tecniche che venivano insegnate alla Folgore a Pisa. Risoltosi il problema di Boccaccio, restavano Cicuttini e Vinciguerra. Abbiamo già detto che la strategia della tensione serviva a destabilizzare per stabilizzare e proprio l’MSI la stava capitalizzando, come il voto del 7 maggio aveva appena dimostrato. E quindi i camerati andavano salvati. E qui interviene il nostro. Dopo la morte di Boccaccio a Ronchi, Vinciguerra e Cicuttini, segretario dell’MSI a San Giovanni a Natisone, in provincia di Udine, che faceva i comizi con Giorgio Almirante, nonostante non fossero ancora stati inquisiti per Peteano (le piste fasulle staranno in piedi per anni), si erano comunque resi latitanti. Latitanza dorata nella Spagna di Francisco Franco, dove il loro punto di riferimento era Stefano delle Chiaie e dove con questo si dedicavano al traffico d’armi. Cicuttini sposò perfino la figlia di un generale. C’era un solo punto debole del piano: la voce di Cicuttini registrata sia nei comizi dell’MSI sia nella telefonata con la quale Cicuttini attirò i carabinieri nella trappola a Peteano.

E fu proprio Giorgio Almirante, il fascista in doppio petto, quello rispettabile, quello con il senso dello Stato, a proteggere l’autore della strage di Peteano fino a mandargli 34.650 dollari statunitensi in Spagna proprio per operarsi alle corde vocali. Ciò è processualmente provato. Almirante consegnò personalmente i soldi all’avvocato goriziano Eno Pascoli che li fece avere a Cicuttini a Madrid, via Svizzera. Almirante e Pascoli, incriminati per favoreggiamento dell’autore della strage di Peteano furono rinviati a giudizio insieme. Ma mentre Pascoli sarà condannato, la condanna di Almirante seguirà un corso diverso. Il capo dell’MSI godeva infatti dell’immunità parlamentare dietro la quale si trincerò perfino per evitare di essere interrogato. La tirò avanti per anni di battaglie nelle quali non fu mai in dubbio la sua colpevolezza, finché non intervenne un’amnistia praticamente ad personam, della quale beneficiava solo in quanto ultrasettantenne. Giorgio Almirante, l’uomo d’ordine, dovette chiedere per sé l’amnistia perché il dibattimento lo avrebbe condannato e ne beneficiò (mentre il suo complice fu condannato) per il reato di favoreggiamento aggravato degli autori (militanti e dirigenti del suo partito) di un attentato terroristico nel quale vennero uccisi tre carabinieri. Non si parla di violenza politica o di strada, di giovani di destra e sinistra che si fronteggiavano e a volte si ammazzavano; stiamo parlando del peggiore stragismo. Dedichiamogli una strada, lo merita: Via Giorgio Almirante, terrorista.

  





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Online Profilo Invia Messaggio Privato HomePage
Download Messaggio Torna in cima Vai a fondo pagina
Rispondi Citando  
Messaggio FINI A FIANO, VERGOGNOSE FRASI RAZZISTE DI ALMIRANTE 
 

I nostri FORUM - Image - ARCHIVIO "Indici"  Image  Image News con Video  


Mercoledì, 28 Maggio : 2008


FINI A FIANO,
 Image
VERGOGNOSE FRASI RAZZISTE DI ALMIRANTE


Gianfranco Fini, Giorgio Almirante, Maurizio Gasparri. A destra c'è Almerigo Grilz

ROMA - "Credo che a lei faccia piacere, onorevole Fiano, se dico che sono certamente vergognose le frasi che lei ha letto e che esprimono un sentimento razzista che purtroppo in quell'epoca tragica albergava in tanti e troppi esponenti che in alcuni casi si allocavano a destra, in altri in altre formazioni politiche". Lo ha detto nell'Aula della Camera il presidente Gianfranco Fini dopo che il deputato Emanuele Fiano (Pd) ha letto delle frasi di un testo di Giorgio Almirante pubblicato nel maggio 1942 sulla rivista 'La difesa della razza'. Frasi in cui Almirante, fra l'altro, poneva la necessità di "porre un altolà ai meticci e agli ebrei".

Emanuele Fiano, che è di religione ebraica, ha preso la parola non appena Fini è entrato a presiedere in Aula. "Ho visto dei manifesti a Milano, la mia città - ha detto - secondo cui noi italiani dovremmo essere orgogliosi di Giorgio Almirante, di cui dovremmo ricordare la figura. Voglio farlo anch'io leggendo un suo testo autografo pubblicato il 5 maggio 1942 sul periodico 'La difesa della razza'", di cui l'ex leader del Msi era vicedirettore".

Dopo aver letto il breve testo sul razzismo, Fiano ha concluso: "Ringrazio chi ha avuto l'idea di dedicare una strada a Giorgio Almirante per non dimenticare. In effetti noi non lo dimenticheremo mai...". Fini ha ascoltato Fiano, che parlava nel giorno in cui alla Camera è prevista la cerimonia di presentazione dei discorsi parlamentari di Giorgio Almirante, del quale ricorre in questi giorni il ventennale della morte. Dopodiché ha fatto i suoi rilevi che sono stati applauditi dall'Assemblea.

  





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Online Profilo Invia Messaggio Privato HomePage
Download Messaggio Torna in cima Vai a fondo pagina
Rispondi Citando  
Messaggio Almirante, Alemanno: strada solo con consenso ebrei. 
 

I nostri FORUM - Image - ARCHIVIO "Indici"  Image  Image News con Video  


Mercoledì, 28 Maggio : 2008

Almirante, Alemanno: strada solo con consenso ebrei.
 Image
Fini lo condanna, poi ne fa padre Patria


(di Milena Di Mauro)

Gianfranco Fini probabilmente sapeva che sarebbe arrivato un giorno così. Un giorno in cui da presidente della Camera, dopo averlo fatto per anni da leader della destra, si sarebbe di nuovo trovato a fare i conti con la condanna delle "infami leggi razziali volute dal fascismo". La sorte ha voluto che l'ennesima abiura Fini abbia dovuto compierla prendendo le distanze, nell'Aula di Montecitorio, dalle frasi "vergognose" e "razziste" scritte da Giorgio Almirante su 'La Difesa della razza'. E proprio nel giorno in cui il leader missino, nel ventennale della sua scomparsa, sarebbe stato ricordato alla Camera dal suo ex delfino, con una solenne cerimonia di presentazione dei discorsi parlamentari di Almirante. Quando il caso scoppia, al mattino, il dibattito politico è già ampiamente in corso per la proposta del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, di intitolare una strada in città ad Almirante, ostacolata dal secco no degli ebrei romani. In Aula é il deputato del Pd Emanuele Fiano a chiedere a Fini di pronunciarsi sulle posizioni espresse nel 1942 dal leader missino sulla rivista della quale era vicedirettore, imponendo "un altolà al meticciato e all'ebraismo" ed istigando a fare del "razzismo cibo di tutti e per tutti". Il presidente della Camera replica deciso e senza reticenze. "Posso dire senza esitazioni che sono frasi vergognose, che esprimono un sentimento razzista", scandisce Fini, forte delle numerose revisioni storiche compiute nel tempo, dello stretto rapporto con la comunità ebraica, della storica visita in Israele e delle condanne ribadite fino al punto di catalogare come "male assoluto" le persecuzioni razziali volute dal fascismo.

Certo, Fini aggiunge che il razzismo "in quegli anni dopo la guerra albergava in tanti, troppi esponenti che si collocavano a destra e, in altri casi, in altre formazioni politiche". Sarà il 'Secolo' a puntualizzare che in quei tempi "il demone dell'antisemitismo si era purtroppo impadronito di molti intellettuali e politici italiani", da Giovanni Spadolini ad Amintore Fanfani, da Giorgio Bocca ad Eugenio Scalfari. Alleanza Nazionale fa quadrato attorno ai due leader storici della destra, Almirante e Fini, per dire che il presidente della Camera ha ragione a definire "vergognose" le frasi razziste pronunciare non solo da Almirante ma da tutti; ma che in ogni caso Almirante resta soprattutto "l'uomo della pacificazione nazionale", un leader di cui andare fieri. Intanto, però, la polemica monta. Marco Follini si incarica di definire, a nome del Pd, "un errore storico e politico" la celebrazione di Almirante da parte della destra, mentre l'ex ministro Barbara Pollastrini giudica "deplorevole procedere ad un revisionismo strisciante anche attraverso la toponomastica".

Donna Assunta si inalbera. "Mio marito di strade intitolate ne ha più di duecento. Facciamo una cosa: intitoliamo al presidente della comunità ebraica Riccardo Pacifici la strada romana che Alemanno avrebbe voluto dedicare ad Almirante, così forse si calmerà e penserà a cose più serie, invece che a queste fesserie", chiude provocatoriamente la querelle la vedova del leader missino. Pacifici ribatte caustico: "Forse quando donna Assunta parla di una strada intitolata a Riccardo Pacifici intende riferirsi a mio nonno, morto a 39 anni ad Auschwitz e che non ho mai conosciuto". Ma mentre clamore e frastuono per tutto il giorno montano, a sera nel silenzio ovattato della Sala della Lupa a Montecitorio Almirante viene solennemente commemorato da Fini a vent'anni dalla scomparsa, di fronte a Giulio Andreotti, Francesco Cossiga, Luciano Violante, Fausto Bertinotti e a tutta la comunità della destra riunita, dai militanti semplici a ministri, sottosegretari e parlamentari in grisaglie. E' qui che Fini bilancia le parole forti (per qualcuno anche troppo) pronunciate al mattino. E dipinge il leader missino, "marginalizzato e anche perseguitato dalla politica italiana", come un protagonista del '900, un padre della democrazia italiana ''rimasta solida e non scivolata nel baratro della guerra civile" anche grazie a lui, oltre che ad uomini come Aldo Moro ed Enrico Berlinguer. Almirante "intuì il valore della pacificazione nazionale", lo onora Fini, suo delfino e ora terza carica dello Stato.

Pur sperimentando su di sé la "conventio ad excludendum" interpretò lealmente il ruolo di oppositore e "si conquistò sul campo la sua patente democratica". La cerimonia si chiude, Andreotti assicura che i discorsi parlamentari di Almirante - raccolti in cinque volumi e presentati oggi - "aiutano a capire la tormentata e complessa vita della nazione". Tocca a Violante ricordare che fu Almirante stesso a prendere le distanze dalle sue antiche posizioni razziste, mentre per Cossiga "Fu eccellente e capì per primo che l'unica via percorribile era quella della parlamentarizzazione". Gianni Alemanno se ne va insistendo sull'idea di intitolargli una strada, ma solo con il placet degli ebrei italiani. "Non dipende solo da noi ma dalle diverse sensibilità presenti nel nostro Paese", allontana il progetto Riccardo Pacifici.

  





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Online Profilo Invia Messaggio Privato HomePage
Download Messaggio Torna in cima Vai a fondo pagina
Mostra prima i messaggi di:
Nuova Discussione  Rispondi alla Discussione  Ringrazia Per la Discussione  Pagina 1 di 1
 

Online in questo argomento: 0 Registrati, 0 Nascosti e 0 Ospiti
Utenti Registrati: Nessuno


 
Lista Permessi
Non puoi inserire nuovi Argomenti
Non puoi rispondere ai Messaggi
Non puoi modificare i tuoi Messaggi
Non puoi cancellare i tuoi Messaggi
Non puoi votare nei Sondaggi
Non puoi allegare files in questo forum
Non puoi scaricare gli allegati in questo forum
Puoi inserire eventi calendario in questo forum