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Sabato, 18 Ottobre : 2008 CronacaQui.it
Parroco del Chierese nel mirino di balordi: la magistratura indaga
TORINO - La sua missione, da sempre, è aiutare i più bisognosi, i miserabili. Spende tempo e denaro per alleviarne le sofferenze, soddisfarne i bisogni. “Padre coraggio” è fatto così, è generoso e altruista. Qualità rare. Qualità che lo hanno però cacciato in un bel guaio, in un pasticcio più grande di lui. “Padre coraggio” è finito nel mirino di anonimi personaggi che dai primi giorni dello scorso mese di luglio lo bersagliano con lettere dal contenuto delirante: «Sei un pedofilo, ti denunciamo». E accanto alle lettere, ritagli di giornali con articoli sui preti pedofili: «Papa Ratzinger: “Fuori dalla Chiesa i preti pedofili”». Naturalmente, “padre coraggio” non è un prete pedofilo. Per questo motivo ha deciso di denunciare l’episodio ai carabinieri.
La vicenda ha inizio la scorsa estate, quando davanti al portone di una parrocchia del Chierese viene abbandonata una grossa busta di colore giallo. All’interno della busta, una lunga lettera scritta a penna e ritagli di articoli di giornale. Si parla di pedofilia. Sia nella lettera sia negli articoli ritagliati da mani sconosciute si fa riferimento alle gesta di numerosi preti finiti in passato nel fango a causa di comportamenti censurabili. Il testo della missiva è un susseguirsi di accuse deliranti indirizzate al parroco, riferimenti a presunte abitudini dell’uomo. Chi ha scritto la lettera, avvisa: «Guarda che lo raccontiamo in giro».
“Padre coraggio” non perde tempo. Raccoglie lettera e articoli e si presenta nella stazione dei carabinieri del paese, denuncia gli autori del ricatto e chiede aiuto ai militari. Il materiale viene consegnato alla magistratura, l’inchiesta affidata al sostituto procuratore Nicoletta Quaglino. Della vicenda comincia ad occuparsi la polizia giudiziaria del magistrato. Mentre al prete viene recapitata una seconda lettera anonima, con nuove minacce e altre accuse deliranti. Alle lettere si aggiungono poi le telefonate, che svegliano il parroco nel pieno della notte. Dall’altra parte del filo c’è una voce sconosciuta: a volte tace, altre volte offende, minaccia. Sui tabulati compaiono numeri rigorosamente anonimi, partiti da telefoni pubblici.
C’è una pista, però. Porta ad alcuni tossicodipendenti della zona: volti noti, personaggi che hanno frequentato in passato la parrocchia. “Padre coraggio” ha provato spesso a dare loro una mano, li ha aiutati in diverse occasioni. Ha offerto anche del denaro, ma quando poi ha capito che quel denaro veniva utilizzato per acquistare sostanze stupefacenti ha deciso di dire “basta”. Niente più aiuti, non ne valeva la pena. Dopo quella scelta, ecco le prime minacce. Forse un collegamento tra le due vicende c’è, esiste. La Procura indaga. E un grosso aiuto potrebbe giungere dai filmati di una telecamera che inquadra la facciata principale della parrocchia. Quella telecamera avrebbe infatti ripreso una persona, uno sconosciuto che abbandona una busta davanti al portone d’ingresso della chiesa e poi scappa. È buio, le immagini scure non aiutano. Anche se qualcuno, in Procura, è convinto di riuscire ad assegnare presto un nome e un cognome a quel volto. È solo questione di tempo, poi gli autori - o l’autore - del vile ricatto verranno smascherati.
La vicenda ha inizio la scorsa estate, quando davanti al portone di una parrocchia del Chierese viene abbandonata una grossa busta di colore giallo. All’interno della busta, una lunga lettera scritta a penna e ritagli di articoli di giornale. Si parla di pedofilia. Sia nella lettera sia negli articoli ritagliati da mani sconosciute si fa riferimento alle gesta di numerosi preti finiti in passato nel fango a causa di comportamenti censurabili. Il testo della missiva è un susseguirsi di accuse deliranti indirizzate al parroco, riferimenti a presunte abitudini dell’uomo. Chi ha scritto la lettera, avvisa: «Guarda che lo raccontiamo in giro».
“Padre coraggio” non perde tempo. Raccoglie lettera e articoli e si presenta nella stazione dei carabinieri del paese, denuncia gli autori del ricatto e chiede aiuto ai militari. Il materiale viene consegnato alla magistratura, l’inchiesta affidata al sostituto procuratore Nicoletta Quaglino. Della vicenda comincia ad occuparsi la polizia giudiziaria del magistrato. Mentre al prete viene recapitata una seconda lettera anonima, con nuove minacce e altre accuse deliranti. Alle lettere si aggiungono poi le telefonate, che svegliano il parroco nel pieno della notte. Dall’altra parte del filo c’è una voce sconosciuta: a volte tace, altre volte offende, minaccia. Sui tabulati compaiono numeri rigorosamente anonimi, partiti da telefoni pubblici.
C’è una pista, però. Porta ad alcuni tossicodipendenti della zona: volti noti, personaggi che hanno frequentato in passato la parrocchia. “Padre coraggio” ha provato spesso a dare loro una mano, li ha aiutati in diverse occasioni. Ha offerto anche del denaro, ma quando poi ha capito che quel denaro veniva utilizzato per acquistare sostanze stupefacenti ha deciso di dire “basta”. Niente più aiuti, non ne valeva la pena. Dopo quella scelta, ecco le prime minacce. Forse un collegamento tra le due vicende c’è, esiste. La Procura indaga. E un grosso aiuto potrebbe giungere dai filmati di una telecamera che inquadra la facciata principale della parrocchia. Quella telecamera avrebbe infatti ripreso una persona, uno sconosciuto che abbandona una busta davanti al portone d’ingresso della chiesa e poi scappa. È buio, le immagini scure non aiutano. Anche se qualcuno, in Procura, è convinto di riuscire ad assegnare presto un nome e un cognome a quel volto. È solo questione di tempo, poi gli autori - o l’autore - del vile ricatto verranno smascherati.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















