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Lunedì, 30 Giugno : 2008
Annarita Scalvenzo
«Mi sento offesa come persona e come donna. La maggior parte di queste barzellette prendono di mira donne e bambini e ne offendono la dignità».
Dura presa di posizione di Lina Borghesio, referente dell’associazione di volontariato “Punto a Capo”, che si occupa della difesa dei diritti delle donne, delle famiglie disagiate e che in particolare opera per l’integrazione delle famiglie straniere, contro il libretto “Il Borgo Po si racconta barzelletando”, scritto da Gege Volta, che pubblicizza gli esercizi commerciali sponsor della festa del borgo, che si terrà nel fine-settimana dall’11 al 13 luglio, abbinando ad ognuno di essi una barzelletta.
Barzellette nel puro stile Gege, quelle classiche da “bar”, spinte e dove la raffinatezza certamente non si sa che cosa sia, ma non è contro di lui, come persona, che è rivolta l’indignazione della Borghesio che, a tale proposito dice: non le condivido e non mi fanno ridere.
L’attacco di Lina Borghesio è duplice: se da una parte c’è la volontà di difendere la dignità dei soggetti più deboli, dall’altra ci si domanda come l’Amministrazione comunale abbia potuto condividere questo progetto, poiché il libretto porta in prima pagina il saluto del Sindaco e dell’Assessore alla Cultura.
La Borghesio ha così inviato una lettera di protesta a tutti gli amministratori, al Presidente dell’Ascom e alle Consigliere per le Pari Opportunità della Provincia di Torino e della Regione Piemonte.
Scrive Lina Borghesio:
Questa pubblicazione ha due prefazioni, una del Sindaco e dell’Assessore alla Cultura che, oltre a ringraziare di cuore, si dicono ‘sicuri che il vostro impegno (dei soci del Borgo), sarà sempre prezioso per la comunità’. L’altra è del presidente del Borgo che, molto orgoglioso del libercolo, lo definisce ‘un opuscolo destinato per la sua ricchezza di contenuti, a rimanere nel tempo’. Ci sono tutte le premesse per una operazione culturale di tutto rispetto. Peccato che quando lo si legge, ci si trova di fronte ad una sequela di volgarità e oscenità che rasentano la pornografia. Un contenuto inqualificabile, che mi ha offesa come persona e come donna e che mi ha indignata come cittadina che il consenso, attraverso il patrocinio, dell’Amministrazione comunale alla stampa e diffusione di opuscoli che sono al limite non solo della decenza, ma di azioni che rasentano la rilevanza penale.
Opuscolo che cerca di intercettare possibili clienti attraverso la descrizione di atti sessuali tra donne ed animali od oggetti, atti di libidine per bambini…tanto per citare alcuni dei contenuti ‘che resteranno nel tempo’.
Siccome non credo che i chivassesi siano dei pervertiti, penso che questa pseudo operazione culturale li offenda tutti nella propria dignità personale. Alle donne poi…credo vadano pubbliche scuse da parte di chi ha pensato di poterle liberamente offendere utilizzando l’oscenità come un modo divertente per descriverle.
Queste scuse credo siano doverose in primo luogo da parte dell’Amministrazione comunale, che ha come dovere quello di rappresentare e difendere la dignità dei propri cittadini e con quello di partecipare ad operazioni che non sono neppure più di moda nelle peggiori osterie.
Invito anche i commercianti, che voglio sperare siano stati coinvolti inconsapevolmente in questa operazione, a dissociarsi pubblicamente da questa sciagurata iniziativa.
Invito le istituzioni a cui è stata inviata la lettera, a prendere posizione per quanto di loro competenza: in particolare, invito i Consiglieri comunali a chiedere conto di come si spendono i soldi pubblici e quale sia l’orientamento culturale dell’Amministrazione.
Porgo un invito alle Consigliere di Parità, a verificare se sia possibile che i fondi destinati alla cultura, possano avere una simile destinazione.
Barzellette nel puro stile Gege, quelle classiche da “bar”, spinte e dove la raffinatezza certamente non si sa che cosa sia, ma non è contro di lui, come persona, che è rivolta l’indignazione della Borghesio che, a tale proposito dice: non le condivido e non mi fanno ridere.
L’attacco di Lina Borghesio è duplice: se da una parte c’è la volontà di difendere la dignità dei soggetti più deboli, dall’altra ci si domanda come l’Amministrazione comunale abbia potuto condividere questo progetto, poiché il libretto porta in prima pagina il saluto del Sindaco e dell’Assessore alla Cultura.
La Borghesio ha così inviato una lettera di protesta a tutti gli amministratori, al Presidente dell’Ascom e alle Consigliere per le Pari Opportunità della Provincia di Torino e della Regione Piemonte.
Scrive Lina Borghesio:
Questa pubblicazione ha due prefazioni, una del Sindaco e dell’Assessore alla Cultura che, oltre a ringraziare di cuore, si dicono ‘sicuri che il vostro impegno (dei soci del Borgo), sarà sempre prezioso per la comunità’. L’altra è del presidente del Borgo che, molto orgoglioso del libercolo, lo definisce ‘un opuscolo destinato per la sua ricchezza di contenuti, a rimanere nel tempo’. Ci sono tutte le premesse per una operazione culturale di tutto rispetto. Peccato che quando lo si legge, ci si trova di fronte ad una sequela di volgarità e oscenità che rasentano la pornografia. Un contenuto inqualificabile, che mi ha offesa come persona e come donna e che mi ha indignata come cittadina che il consenso, attraverso il patrocinio, dell’Amministrazione comunale alla stampa e diffusione di opuscoli che sono al limite non solo della decenza, ma di azioni che rasentano la rilevanza penale.
Opuscolo che cerca di intercettare possibili clienti attraverso la descrizione di atti sessuali tra donne ed animali od oggetti, atti di libidine per bambini…tanto per citare alcuni dei contenuti ‘che resteranno nel tempo’.
Siccome non credo che i chivassesi siano dei pervertiti, penso che questa pseudo operazione culturale li offenda tutti nella propria dignità personale. Alle donne poi…credo vadano pubbliche scuse da parte di chi ha pensato di poterle liberamente offendere utilizzando l’oscenità come un modo divertente per descriverle.
Queste scuse credo siano doverose in primo luogo da parte dell’Amministrazione comunale, che ha come dovere quello di rappresentare e difendere la dignità dei propri cittadini e con quello di partecipare ad operazioni che non sono neppure più di moda nelle peggiori osterie.
Invito anche i commercianti, che voglio sperare siano stati coinvolti inconsapevolmente in questa operazione, a dissociarsi pubblicamente da questa sciagurata iniziativa.
Invito le istituzioni a cui è stata inviata la lettera, a prendere posizione per quanto di loro competenza: in particolare, invito i Consiglieri comunali a chiedere conto di come si spendono i soldi pubblici e quale sia l’orientamento culturale dell’Amministrazione.
Porgo un invito alle Consigliere di Parità, a verificare se sia possibile che i fondi destinati alla cultura, possano avere una simile destinazione.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).


















