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Giovedì, 11 Settembre : 2008
di CHRIS CARTER;
USA-CAN, 08. Mulder & Scully,
i due consulenti del paranormale in forza all’FBI, hanno da tempo mollato, perché sopraffatti dalla tensione e dalla diffidenza. Però ora sono richiamati per la sparizione di un’agente e la presenza di uno che ha le “visioni”. Il 93 uscì su Fox tv “X-Files”, destinata a cambiare profondamente la stessa idea di serialità tv. Si basava su uno strano e conturbante equilibrio tra narrazione realistica, di cui aveva gli stilemi esteriori, e accenni sul paranormale, sulla fantascienza esoterica, via via più presenti e insistenti, tali da trasformare “dall’interno”, fino a far perdere gli stessi contorni della realtà. Questa miscela è diventata un’inconfondibile e originale cifra di stile, che si deve essenzialmente al creatore dell’intera serie, lo sceneggiatore Chris Carter, che qui ha diretto, oltre che scritto e prodotto. Già ne è stato tirato un lungometraggio nel 98, riuscito a metà, perché sembrava uno degli episodi tv, però ”allungato” oltre misura, né riusciva trovare soluzioni stilistico-narrative adeguate allo spettacolo su grande schermo. Il film odierno invece, a sei anni dalla chiusura televisiva, batte, con intelligenza, tutt’altra strada. O, per meglio dire, dopo un inizio, in cui ci è presentato l’armamentario solito di situazioni che sembrano “a limite”, la drammaturgia narrativa, il conflitto su cui muovono le dinamiche caratteriali si sofferma essenzialmente sull’ambiguità e sul dubbio esistenziale. Quanto più le dinamiche prendono corpo, con una chiarezza dialogica svelta e mai sovrappositiva, tanto più c’infogniamo in una terribile storia di truculenti ed efferati delitti, la cui soluzione, in un crescendo d’azione, è perfino paradossale, nella sua apparente contraddittorietà di sentimenti messi in campo. Il paranormale è affrontato in una modalità contrastuale, molto soffusa di ambiguità, in cui le contraddizioni non vengono sciolte, ma poste su un piano di spiegazione psicologica. Il prete che ha le “visioni”, è stato pedofilo; ma il suo fare è espiatorio, o è veramente intriso della presenza dell’”altro”? Il film lascia le risposte in bilico. Ciò che conta, e spinge il “medico”, quindi razionalista, Scully all’azione, è la volontà di non accettare il fatto compiuto, il banale, spesso crudele, svolgersi del destino: il suo rapporto col bambino malato, forse terminale, è un parossismo di volontà: anche lei arriva a “volerci credere”, di poterlo salvare; come Mulder fa nei confronti di quella tormentata anima del prete, cui attribuisce buona fede. Ma la cornice è un perfetto film d’azione, che con questi patémi arricchisce la tensione e la pregnanza dell’atmosfera visuale
















